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FAMILY DAY: un interessante analisi proposta da Antonio Socci

Notizia del 21/05/2007

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MA COSA STA ACCADENDO NEL MONDO CATTOLICO E NELLA CHIESA DOPO IL FAMILY DAY ? 18.05.2007 
 
Forse è il caso che anche i vescovi italiani facciano una seria riflessione… 
 
Il gran successo numerico del Family Day può essere pericoloso per la Chiesa? Innanzitutto mi rallegro che i miei timori di flop si siano dimostrati infondati. Un popolo saggio e generoso, disprezzato dalle élite, dai salotti e sempre censurato dai media, ha fatto sentire la sua voce. E’ un gran bene per la nostra Italia e per il suo futuro civile (anche per la sua sopravvivenza demografica). Ma non è una guerra fra guelfi e ghibellini, fra laici e cattolici. La “guerra dei Dico” è innanzitutto una guerra fra cattolici, una drammatica spaccatura ecclesiale che cova sotto la cenere da tre decenni.
 
Infatti il testo dei Dico è stato partorito dall’interno del mondo cattolico, non dai Radicali di Pannella. E’ stato costruito da due personalità che vengono dall’establishment “cattolico democratico”, quello più protetto e sponsorizzato dai vescovi italiani: l’Azione Cattolica e la Fuci (mentre i movimenti che il 12 maggio hanno riempito piazza San Giovanni per anni sono stati presi letteralmente a calci dai vescovi italiani).
 
Mi spiego. A firmare i Dico – per il governo del dossettiano Romano Prodi - è quella Rosy Bindi che viene dalla presidenza dell’Azione Cattolica Italiana, una che è entrata in politica nella Dc proprio come “rappresentante” del mondo cattolico e fiduciaria dei vescovi. E l’estensore materiale della legge è Stefano Ceccanti, oggi capo dell’Ufficio legislativo del ministero per i Diritti e per le Pari opportunità, ma ieri presidente della Fuci, la “fucina” dell’establishment “cattolico democratico”. Non solo. Proprio Ceccanti ha svelato che l’articolato dei Dico si ispira al cardinal Martini. Testuale: “Il cardinale Carlo Maria Martini, in un bellissimo discorso pronunciato alla vigilia di Sant’Ambrogio del 2000 diceva che sulle coppie di fatto ‘l’autorità pubblica può adottare un approccio pragmatico e deve testimoniare una sensibilità solidarista’. E concludeva: ‘Al vertice delle nostre preoccupazioni non deve esserci il proposito di penalizzare le unioni di fatto, ma sostenere le famiglie in senso proprio’. Questi sono i canoni di Martini che di fatto andiamo a proporre” (La Stampa, 11.12.2006).
 
Infatti quando il Papa ha “demolito” i Dico con l’Esortazione apostolica che richiamava i politici cattolici a “non votare leggi contro natura”, il cardinal Martini, tre giorni dopo, ha tuonato pubblicamente quasi da Antipapa: “la Chiesa non dia ordini dall’alto”.
 
Per leggere il resto dell’interessante articolo, dove inoltre vengono proposti dall'autore alcuni interessanti retroscena del Motu Proprio che Benedetto XVI ha in animo di pubblicare sulla sacra liturgia, cliccare qui.

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(News catalogata in: Chiesa )
 

 

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