MA COSA STA ACCADENDO NEL MONDO CATTOLICO E NELLA CHIESA DOPO IL FAMILY DAY ? 18.05.2007
Forse è il caso che anche i vescovi italiani facciano una seria riflessione…
Il gran successo numerico del Family Day può essere pericoloso per la Chiesa? Innanzitutto mi rallegro che i miei timori di flop si siano dimostrati infondati. Un popolo saggio e generoso, disprezzato dalle élite, dai salotti e sempre censurato dai media, ha fatto sentire la sua voce. E’ un gran bene per la nostra Italia e per il suo futuro civile (anche per la sua sopravvivenza demografica). Ma non è una guerra fra guelfi e ghibellini, fra laici e cattolici. La “guerra dei Dico” è innanzitutto una guerra fra cattolici, una drammatica spaccatura ecclesiale che cova sotto la cenere da tre decenni.
Infatti il testo dei Dico è stato partorito dall’interno del mondo cattolico, non dai Radicali di Pannella. E’ stato costruito da due personalità che vengono dall’establishment “cattolico democratico”, quello più protetto e sponsorizzato dai vescovi italiani: l’Azione Cattolica e la Fuci (mentre i movimenti che il 12 maggio hanno riempito piazza San Giovanni per anni sono stati presi letteralmente a calci dai vescovi italiani).
Mi spiego. A firmare i Dico – per il governo del dossettiano Romano Prodi - è quella Rosy Bindi che viene dalla presidenza dell’Azione Cattolica Italiana, una che è entrata in politica nella Dc proprio come “rappresentante” del mondo cattolico e fiduciaria dei vescovi. E l’estensore materiale della legge è Stefano Ceccanti, oggi capo dell’Ufficio legislativo del ministero per i Diritti e per le Pari opportunità, ma ieri presidente della Fuci, la “fucina” dell’establishment “cattolico democratico”. Non solo. Proprio Ceccanti ha svelato che l’articolato dei Dico si ispira al cardinal Martini. Testuale: “Il cardinale Carlo Maria Martini, in un bellissimo discorso pronunciato alla vigilia di Sant’Ambrogio del 2000 diceva che sulle coppie di fatto ‘l’autorità pubblica può adottare un approccio pragmatico e deve testimoniare una sensibilità solidarista’. E concludeva: ‘Al vertice delle nostre preoccupazioni non deve esserci il proposito di penalizzare le unioni di fatto, ma sostenere le famiglie in senso proprio’. Questi sono i canoni di Martini che di fatto andiamo a proporre” (La Stampa, 11.12.2006).
Infatti quando il Papa ha “demolito” i Dico con l’Esortazione apostolica che richiamava i politici cattolici a “non votare leggi contro natura”, il cardinal Martini, tre giorni dopo, ha tuonato pubblicamente quasi da Antipapa: “la Chiesa non dia ordini dall’alto”.
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Per leggere il resto dell’interessante articolo, dove inoltre vengono proposti dall'autore alcuni interessanti retroscena del Motu Proprio che Benedetto XVI ha in animo di pubblicare sulla sacra liturgia,
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