VITA CRISTIANA: il rispetto umano, una piaga morale molto attuale

Il rispetto umano è una piaga della vita cristiana. Ed è una piaga di molti, di troppi cristiani.

Dove si vede Dio offeso, Gesù oltraggiato, la Madonna e i santi maltrattati, bisognerebbe vedere i cristiani coraggiosi e coerenti che fanno muro di difesa e di onore alla loro Fede.

Invece, quanto coniglismo e quanta viltà di animo! Addirittura, quanto sforzo di nascondersi fra gli stessi nemici della Fede, per paura di essere scoperti e segna­ti a dito!

È vero che oggi, in questo mondo corrotto, in que­sta società scandalosa e beffarda, dominata dall'atei­smo più animalesco che si possa concepire, occorre davvero gran coraggio per essere coerenti.

Ma non è forse questo un motivo in più perché i cristiani, lungi dal nascondersi, si facciano avanti a testimoniare con energia la loro fede «che vince il mondo» (Gv 5,4)?

Coloro che si vergognano, che hanno paura di apparire come veri cristiani, hanno più le vesti da vili traditori che da discepoli di Cristo.

Contro costoro c'è la parola tagliente e terribile di Gesù: «Chi si vergognerà di me e delle mie parole

davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,38).

«Pescatori e pescatrici»

Nella lotta contro il protestantesimo che rovinava la fede di tanti cristiani con le sue eresie dottrinali e morali, san Carlo Borromeo volle istituire grandi scuo­le di catechismo e di istruzione religiosa per il popolo. Ebbe bisogno di cristiani laici coraggiosi. Li trovò, uomini e donne. Li divise nei due gruppi dei «pesca­tori» e delle «pescatrici», e organizzò i giri apostolici per le case, per le strade, per i campi. Era uno spetta­colo di vera fede vedere questi cristiani coraggiosi all'opera per testimoniare Gesù Cristo e annunciare il suo Vangelo puro, senza errori.

Ogni cristiano dovrebbe far suo, con fierezza, il grido di san Paolo: «Non mi vergogno del Vangelo» (Rm 1,16). Dovunque. In casa o fuori. Negli uffici o nelle scuole. Tra gli amici e tra i nemici. «I veri cri­stiani - diceva san Gregorio Magno - sanno morire, ma non transigere». E dovrebbe bastare il ricordo dei glo­riosi martiri, sempre vivi nella Chiesa celeste e terre­stre. La loro gloria conferma luminosamente la parola di Gesù: «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del van­gelo, la salverà» (Mc 8,35).

Si vergognano...

Che cosa dire, adesso, di molti cristiani che per rispetto umano mancano persino ai loro doveri fonda­mentali?

Si vergognano di farsi il segno di croce e di recita­re qualche preghiera mattino e sera, o prima dei pasti.

Si vergognano di entrare in una chiesa a pregare, di avere la corona e di recitare il Rosario, di salutare un'immagine sacra nelle edicole.

Si vergognano di andare a Messa. Si vergognano di confessarsi. Si vergognano di ricevere la Santa Comu­nione.

Si vergognano di riprendere chi bestemmia o pro­fana cose sacre. Addirittura, alcuni arrivano a vergo­gnarsi di... non bestemmiare!

Si vergognano di difendere la loro fede dagli attac­chi e dagli insulti dei nemici; e magari si vergognano di essere considerati ancora cristiani... Si vergognano di non leggere stampe per sporcaccioni, di non vedere cinema immondi, di non seguire le nuove mode invere­conde.

Si vergognano di rimproverare chi dà scandalo, chi offende e dileggia la morale evangelica. Arrivano a vergognarsi di opporsi all'aborto, al divorzio, alla pil­lola contro la vita umana. Si vergognano, si vergogna­no... Pare che non sappiano fare altro!

Chi non si vergogna

Ancora giovanetto, san Bernardino da Siena fu invitato una volta da uno zio a casa sua. Andò, ma vi trovò anche altre persone che nella conversazione con facilità parlavano scorrettamente. Pronto e risoluto, san Bernardino disse allo zio: «O questi signori cambiano modo di parlare, o io me ne vado via!». Lo zio avvertì gli ospiti, e il linguaggio non fu più scorretto.

Ma dovunque si trovava, san Bernardino non solo non aveva neppure l'ombra del rispetto umano, ma era lui che incuteva rispetto a tutti. Anche i suoi compagni lo sapevano bene, e se talvolta si lasciavano andare a qualche discorso non corretto al solo veder arrivare san Bernardino, dicevano fra loro: «smettiamo, arriva Ber­nardino».

San Giuseppe Moscati, ugualmente, fu un cristiano pieno di luce ed esercitava un fascino indescrivibile con la testimonianza della sua fede viva. Chi voleva, poteva vederlo ogni mattina fermo e raccolto in chiesa per due ore di preghiera. Sulla cattedra, prima di ini­ziare l'insegnamento, esortava sempre gli studenti a innalzare la mente al «Signore Dio delle scienze» (1 Sam 2,3). Non appena suonava l'Angelus, interrompe­va ogni discorso e anche la visita medica, invitando tutti i presenti a recitare con lui l'Angelus.

Quale forza e trasparenza di fede vissuta in lui! Altro che i meschini rispetti umani della nostra fede da vili complessati...

Non vergognarsi di Lei

«Fammi degno di lodarti, o Vergine Santa!».

Contro ogni rispetto umano, contro ogni paura o viltà, debbo e voglio lodare la Madonna, che è mia Madre.

Non solo non mi vergognerò di Lei, ma voglio difenderla e glorificarla, voglio amarla e farla amare, dovunque, con passione filiale sempre ardente.

Posso guardare a tutti i santi, paladini di amore vibrante verso la celeste Madre e Regina. Ma guardo in particolare a san Massimiliano M. Kolbe, a questo apo­stolo e vittima dell'Immacolata, il quale non solo non si vergognò mai dell'Immacolata, ma volle consumarsi totalmente per Lei, fino a essere considerato esaltato e folle, anzi, fino a chiamarsi da se stesso «folle dell'Im­macolata».

(cfr. “Maggio mese di Maria”, Padre Stefano Maria Manelli, Casa Mariana Editrice, 2003, pag. 100-105)