Giacinta
di Fatima
Luci sull’Est
Via Savoia, 80 – 00198
Roma
© DVCK e.V. (Francoforte)
Seconda edizione: aprile/2000
Edizione fuori commercio.
Distribuzione gratuita.
Tutti i diritti riservati.
Titolo originale dell’opera:
“Jacinta, a pastorinha de
Nossa Senhora”
Traduzione a cura di Juan
Miguel Montes.
Illustrazioni di Roberto Dias
Tavares.
* *
*
Nel
1935 Suor Lucia scrive circa sua cugina Giacinta: "Ho speranza che il
Signore, per la gloria della Santissima Vergine, le concederà l'aureola della
santità. Lei era bambina solo negli anni. Per il resto, sapeva praticare le
virtù e mostrare a Dio e alla Santissima Vergine il suo amore per la pratica
del sacrificio... È ammirevole come avesse compreso lo spirito di preghiera e
di sacrificio che la Madonna ci raccomandò.... Conservo di lei una grande stima
di santità". E aggiunge: "Giacinta fu, secondo me, quella a cui la
Madonna comunicò una maggiore abbondanza di grazie, di conoscenza di Dio e
della virtù... Aveva un portamento oltremodo serio, modesto e amabile, che
sembrava tradurre la presenza di Dio in tutti i suoi atti, proprio da persona
avanti negli anni e di grande virtù".
Leggiamo nella prefazione all'edizione portoghese di
quest'opera: "Questo libricino, nelle sue poche pagine elaborate dal
grande apostolo di Fatima, padre Fernando Leite...ci fa scoprire la semplicità
e trasparenza dell'anima gigante della piccola Giacinta. E ci fa vedere a tutti
noi, in particolare ai bambini, come una bambina, a partire dai sei anni...fino
alla morte, prima di compierne dieci, diventò una risposta fedele alle
richieste del Celestiale Messaggero e della Madonna.
Il 13 maggio 1989 un decreto della Congregazione per la
Causa dei Santi, firmato dal Cardinale Angelo Felici, dichiarò l'eroicità delle
virtù di Giacinta Marto, mettendo in evidenza il suo perseguimento delle virtù
teologali, cardinali ed annesse.
Si giunse poi, al 28 giugno 1999: nella Sala Clementina
del Vaticano, alla presenza del Santo Padre, è stato promulgato dalla
Congregazione delle Cause dei Santi, il decreto sul miracolo scientificamente
approvato, ottenuto per intercessione dei Venerabili Servi di Dio, Francesco e
Giacinta Marto.
La guarigione riguarda Maria Emilia Santos (portoghese)
che, trascorsi ventidue anni nell’immobilità assoluta, dopo aver ricorso
fiduciosamente ai due piccoli Servi di Dio guarì rapidamente, totalmente e
irreversibilmente.
Finalmente la Beatificazione
Percorso tutto l’iter, scandagliato ogni aspetto, anche
apparentemente il più insignificante della vita dei due pastorelli, ecco
finalmente i due fanciulli giungere al giorno della loro beatificazione: il 13
maggio 2000!
A Fatima, in quella data, sua SS. Giovanni Paolo II, lì
eleverà all’onore degli Altari.
Da questo momento tutti i bambini del mondo avranno un
sicuro modello di santità da imitare: infatti tutti, grandi e piccoli, siamo
chiamati alla santità per glorificare il nostro Creatore, fuggendo dalle
innumerevoli occasioni di peccato e di degrado morale che ci offre il mondo
odierno.
Luci sull'Est
Una bambina nasceva il giorno 11 marzo 1910 nella
frazione di Fatima, comune di Vila Nova de Ourém.
Fu battezzata nella chiesa parrocchiale il 19 dello
stesso mese, festa di San Giuseppe. Le diedero il nome di Giacinta, lo stesso
di sua madrina.
Suo padre si chiamava Manoel Pedro Marto (1873-1957),
uomo molto serio, pio e timoroso di Dio. Sua madre era Olimpia di Gesù
(1870-1956), donna semplice e devota, sorella del padre di Lucia.
La signora Olimpia si era sposata due volte: dal primo
matrimonio, con un fratello della madre di Lucia, nacquero due figli, Antonio e
Manoel dos Santos Rosa. Nel secondo matrimonio, contratto nel 1897, ebbe sette
figli: Giuseppe, Teresa (morta a soli due anni), Florinda (morta nel 1920, a venti
anni), ancora una Teresa (morta nel 1921 a sedici anni), Giovanni, Francesco e
Giacinta. Furono questi due più piccoli che la Madonna scelse per farli i suoi
confidenti.
Ai due fratellini Francesco e Giacinta piaceva molto
andare insieme alla loro cugina Lucia, che viveva nella stessa zona di
Aljustrel, in una casa vicina. Scrive Lucia:
"Non so perché Giacinta e suo fratellino Francesco
avessero per me una particolare predilezione e mi cercassero quasi sempre per
giocare. Non gli piaceva la compagnia di altri bambini e mi chiedevano di
andare a un pozzo che avevano i miei genitori in fondo al podere".
In quel luogo saltellavano, giocavano e si divertivano un
mondo, raccontandosi le belle storielle che ognuno sapeva. Insieme pure
partivano con le pecore verso il monte.
"A Giacinta piaceva molto prendere gli agnellini
bianchi, sedersi cingendoseli al collo, abbracciarli e baciarli e, quando
calava la notte, portarli a casa tenendoli sempre al collo perché non si
stancassero. Un giorno, tornando a casa, si mise in mezzo al gregge:
"- Giacinta
- le domandai - perché sei lì, in mezzo alle pecore?
"- Per fare
come Nostro Signore, il quale in quel santino che mi hanno dato sta anche lui
così, in mezzo a molte pecore e con una al collo".
In certe occasioni si divertivano giocando alle
"prendas". Chi vince impartisce ordini a chi perde. Lucia racconta
quanto segue al riguardo a Giacinta: "Un giorno stavamo giocando così a
casa dei miei e mi toccò di darle a lei un ordine. Mio fratello stava scrivendo
seduto a un tavolo; le disse allora di dargli un abbraccio e un bacio.
"- Questo no! Ordinami altro - reagisce Giacinta -,
perché non mi chiedi di baciare Nostro Signore che è lì? (si trattava di un
crocifisso appeso alla parete).
- Va bene - risposi - sali su una sedia, portalo qui e,
in ginocchio, gli darai tre baci e tre abbracci, uno per Francesco, uno per me
e un altro per te.
- A Nostro Signore ne do tutti quelli che vorrai.
E corse a prendere il crocifisso. Lo baciò e abbracciò
con tale devozione, che mai dimenticherò quella azione."
Tre baci e tre abbracci a Gesù e Maria, non sarà questo
il simbolo della vita dei tre pastorelli? Non è stata tutta un bacio d'amore a
Nostro Signore e alla Sua Madre Santissima?
Siccome mia sorella era zelatrice del Sacro Cuore di Gesù
- racconta Lucia – si era assunta l’impegno di vestire alcuni angioletti che
avevano il compito di lanciare fiori vicino al baldacchino del Santissimo
durante la processione...". Giacinta fu una delle bambine scelte per sì
onorevole incarico.
Mia sorella - continua Lucia - ci spiegò come dovevamo
far cadere i fiori sul Bambino Gesù.
Giacinta chiese:
- E noi lo vedremo?
- Sì, rispose mia sorella. Sarà portato dal Signor
Priore...
Arrivò infine il giorno tanto atteso... Ci misero tutte e
due accanto all'altare e nella processione accanto al baldacchino, ognuna col
suo cestino di fiori. Nei luoghi segnati da mia sorella, lanciavo su Gesù i
miei fiori. Nonostante i molti segni che feci a Giacinta, non riuscii a farle
lanciare neanche un fiore. Lei guardava in continuazione il signor Priore e
niente altro. Quando finì la processione, mia sorella la portò fuori della chiesa
e le domandò:
- Giacinta, perché non hai lanciato i fiori su Gesù?
- Perché non l'ho visto.
Poi mi chiese:
- Allora, tu hai visto il Bambino Gesù?
- No! Ma non sai che il Bambino Gesù nell'Ostia non si
vede, è nascosto? È Lui che noi riceviamo nella nostra comunione."
Gesù nascosto passò ad essere l'espressione con cui i tre
pastorelli si riferivano a Nostro Signore Sacramentato.
Prima apparizione dell'angelo.
"Mi sembra...che la prima apparizione dell’Angelo
nella nostra grotta del Cabeço dovrebbe risalire alla primavera del 1916.
Giocavamo da qualche tempo, ed ecco che un vento forte
scuote le piante e ci fa sollevare lo sguardo per vedere che cosa stesse
succedendo, perché la giornata era serena. Allora cominciamo a vedere sulle
piante una luce più bianca della neve, che andava assumendo l'aspetto di un
giovane trasparente, più splendente di un cristallo attraversato dai raggi del
sole. Man mano che si avvicinava, ne venivamo distinguendo i tratti: un giovane
dai 14 o 15 anni, di una grande bellezza... Arrivando presso di noi ci disse:
- Non abbiate paura! Sono l'Angelo della
Pace. Pregate con me.
E inginocchiatosi sulla terra, curvò la fronte fino al
suolo, facendoci ripetere tre volte
queste parole:
- Dio mio! Credo,
adoro, spero e vi amo. Vi chiedo perdono per coloro che non credono, non
adorano, non sperano e non vi amano.
Dopo di che, si alzò e disse:
- Pregate così. I
Cuori di Gesù e di Maria sono attenti alla voce delle vostre suppliche.
E scomparve. L'atmosfera soprannaturale che ci avvolse
era tanto intensa che quasi non ci rendevamo conto, per un lungo lasso di
tempo, della nostra stessa esistenza, restando nella posizione in cui l'Angelo
ci aveva lasciato, e ripetendo sempre la stessa preghiera. Le sue parole
rimasero talmente incise nella nostra mente che non le avremmo più dimenticate.
Da allora rimanevamo lungo tempo così, prostrati per terra, ripetendole, a
volte fino a crollare per la stanchezza".
Seconda apparizione
dell'Angelo
La seconda apparizione dell'Angelo non avvenne nel luogo
della prima, bensì nel pozzo in fondo al podere dei genitori di Lucia.
"Trascorso parecchio tempo, in una giornata
d'estate...giocavamo nei pressi di un pozzo che i miei avevano nel podere, da
noi chiamato Ameiro.
Da un momento all'altro vedemmo comparirci di fronte a
noi la stessa figura dell'Angelo, che ci disse:
- Che fate? Pregate! Pregate molto! I Cuori Santissimi di
Gesù e di Maria hanno su di voi disegni di misericordia. Offrite costantemente
all'Altissimo preghiere e sacrifici.
- Come dobbiamo fare a sacrificarci?, domandai.
- In tutti i modi possibili, offrite a Dio un sacrificio
in atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione
dei peccatori. Attirate così la pace sulla vostra Patria. Io sono il suo angelo
custode, l'Angelo del Portogallo. Soprattutto accettate e sopportate con
sottomissione la sofferenza che il Signore vi manderà.
- Queste parole si incisero nel nostro spirito come una
luce che ci faceva comprendere chi era Dio; come ci amava e voleva essere
amato; il valore del sacrificio e come gli era gradito; e come, per mezzo di
esso, convertiva i peccatori. Perciò da allora incominciamo a offrire a Dio
tutto quanto ci mortificava."
Terza apparizione dell'Angelo
Mesi dopo, a settembre od ottobre 1916, nuovamente
l'inviato celeste scese con un messaggio, ancora più sublime, alla grotta del
Cabeço, luogo della prima apparizione.
"Appena vi giungemmo, cominciammo a ripetere la
preghiera dell'Angelo in ginocchio, con i volti a terra: Dio Mio, Credo, adoro,
spero e vi amo, ecc. Non so quante volte avevamo ripetuto questa preghiera,
quando vedemmo che su di noi brillava una luce sconosciuta. Ci alzammo per
vedere cosa succedesse e vedemmo l'Angelo con un calice nella mano sinistra e
sospesa su di esso un'Ostia, da cui cadevano nel calice alcune gocce di sangue.
Lasciando il calice e l'Ostia sospesi in aria, si prostrò a terra vicino a noi
e ripeté tre volte la preghiera:
- Trinità santissima, Padre, Figliolo e Spirito Santo, vi
offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente
in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei
sacrilegi e delle indifferenze con cui è offeso. E per i meriti infiniti del
suo santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione
dei poveri peccatori.
Poi sollevandosi prese di nuovo in mano il calice e
l'Ostia, e diede a me l'Ostia e ciò che conteneva il calice lo diede da bere a
Giacinta e a Francesco, dicendo nello stesso tempo:
- Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo,
orribilmente oltraggiati dagli uomini ingrati. Riparate i loro delitti e
consolate il vostro Dio.
Di nuovo si prostrò a terra e ripeté con noi altre tre
volte la stessa preghiera: Trinità santissima, ecc. e scomparve."
13 maggio: prima apparizione
Nella domenica 13 maggio 1917, sul piccolo elce della
Cova de Iria, i tre pastorelli videro una "una Signora tutta vestita di
bianco, più splendente del sole, che ci disse:
- Non abbiate paura. Non vi faccio del male.
Io le domandai:
- Di dove è vostra Signoria?
- Sono del Cielo.
- E cosa vuole da me vostra Signoria?
- Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi
consecutivi, il giorno 13, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa
voglio. Poi ritornerò ancora qui una settima volta.
Io domandai ancora:
- E anch'io vado in Cielo?
- Sì, ci vai.
- E Giacinta?
- Anche lei.
- E Francesco?
- Anche lui, ma deve recitare molti rosari...Volete
offrirvi a Dio, per sopportare tutte le sofferenze che vorrà inviarvi, come
atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la
conversione dei peccatori?
- Sì, vogliamo.
- Andate, dunque; avrete molto da soffrire, ma la grazia
di Dio sarà il vostro conforto...
Allora, per un impulso intimo, anch'esso comunicatoci,
cademmo in ginocchio e ripetemmo interiormente: "O Trinità santissima, vi
adoro. Mio Dio, mio Dio, vi amo nel Santissimo Sacramento".
Passati i primi momenti, la Madonna aggiunse:
- Recitate il rosario tutti i giorni per ottenere la pace
per il mondo e la fine della guerra.
Poi cominciò ad elevarsi serenamente, salendo verso
oriente, fino a scomparire nell'immensità dell'orizzonte”.
Verso la fine della prima apparizione della Madonna,
Lucia raccomandò insistentemente ai cugini di conservare il segreto su tutto
quanto avevano visto e udito. I due piccoli furono d'accordo e si stabilì un
patto.
"Quella stessa sera, mentre ancora eravamo attoniti
per la sorpresa, Giacinta, ogni tanto esclamava con entusiasmo:
- Ah, che Signora tanto bella!
- Scommetto che lo dirai a qualcuno, le dicevo.
- Puoi stare tranquilla, non lo dirò, no."
Nonostante quanto aveva promesso, quella stessa notte
ruppe il patto, raccontando tutto quanto era accaduto nella Cova da Iria.
"Il giorno dopo - racconta Lucia - quando suo
fratello corse per darmi la notizia che lei aveva detto tutto, quella notte, in
casa, Giacinta ascoltò l'accusa senza dire niente.
- Visto? Già mi sembrava...
- Avevo qua dentro una cosa che non mi permetteva di
rimanere zitta, rispose con le lacrime agli occhi.
- Adesso non piangere più, e non dire nient'altro a
nessuno su quello che la Signora ci ha detto.
- L’ho già detto!
- Che cosa hai detto?
- Ho detto che la Signora ci ha promesso di portarci in
Cielo!
- Hai detto questo addirittura?
- Perdonami, non dico niente più a nessuno!"
"Tuttavia la notizia si era sparsa. Mia madre
incominciava ad affliggersi e voleva ad ogni costo che io la smentissi. Un
giorno, prima che io uscissi col gregge, volle costringermi a confessare che
avevo mentito. Non risparmiò a questo fine carezze, minacce, neanche il manico
della scopa. Non ottenendo altra risposta che un muto silenzio o la conferma di
quanto già avevo detto, mi ordinò di uscire col gregge, aggiungendo che
pensassi bene durante la giornata, perché se mai avesse permesso una bugia ai
suoi figli, molto meno ne avrebbe permessa una di quella specie; che mi avrebbe
costretto ad andare dalle persone che avevo ingannato per confessare di aver
mentito e chiedere perdono.
Partii dunque con le mie pecorelle e quel giorno i miei
compagni già mi aspettavano. Vedendomi piangere, me ne chiesero la causa.
Raccontai loro quanto era avvenuto e aggiunsi:
- Ditemi, adesso che farò? Mia madre vuole ad ogni costo
che dica che ho mentito; come potrò dirlo?
Allora Francesco si rivolse a Giacinta:
- Vedi, sei tu che hai la colpa! Perché lo hai detto?
La povera creatura piangendo si mise in ginocchio e ci
chiese perdono.
- Ho fatto male - diceva – ma non dirò più niente a
nessuno”.
Gli avvenimenti della Cova de Iria diventavano sempre più
di dominio pubblico, ma nessuno o quasi nessuno era disposto a prestarvi
credito. Molto ebbero a soffrire i tre veggenti per le punizioni, gli scherzi,
le beffe e la diffidenza non solo del popolo, ma anche delle proprie famiglie.
13 giugno: seconda
apparizione.
"Dopo aver recitato il rosario, vedemmo la Madonna.
- "Cosa vuole da me vostra Signoria?
- Voglio che veniate il giorno 13 del mese prossimo, che
diciate il vostro rosario tutti i giorni e che impariate a leggere. Poi vi dirò
che cosa voglio.
Chiesi la guarigione di una persona malata e Nostra
Signora rispose:
- Se si converte, guarirà entro l'anno.
Aggiunsi ancora:
- Vorrei chiederle di portarci in Cielo.
- Sì, Giacinta e Francesco li porto tra poco. Ma tu resti
qui ancora qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e
amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la
abbraccia, prometto la salvezza; e queste anime saranno amate da Dio come fiori
posti da me ad adornare il suo trono.
- Rimango qui sola?, chiesi triste.
- No, figlia. E tu soffri molto? Non scoraggiarti. Non ti
lascerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti
condurrà a Dio.
Nel momento in cui disse queste ultime parole aprì le
mani e ci comunicò per la seconda volta il riflesso di quella immensa luce. In
essa ci vedevamo come sommersi in Dio. Giacinta e Francesco sembravano essere
nella parte di luce che si elevava verso il cielo e io in quella che si
diffondeva sulla terra. Di fronte al palmo della mano destra della Madonna
stava un cuore circondato da spine, che parevano conficcate in esso.
Comprendemmo che era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati
dell'umanità, che voleva riparazione".
13 luglio: terza apparizione
"La Madonna ci raccomandò:
- Voglio che veniate qui il giorno 13 del mese prossimo,
che continuiate a recitare tutti i giorni il rosario in onore della Madonna del
Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto
lei ve la potrà meritare.
Allora Le dissi:
- Vorrei chiederle di dirci chi è, e di fare un miracolo
per cui tutti credano che Vostra Signoria ci appare.
- Continuate a venire qui tutti i mesi. In ottobre dirò
chi sono, che cosa voglio, e farò un miracolo che tutti vedranno per potere
credere...
Quindi proseguì:
- Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte e in
modo speciale quando fate qualche sacrificio: O Gesù, è per amor vostro, per la
conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore
Immacolato di Maria.
Dicendo queste ultime parole aprì di nuovo le mani come
nei due mesi passati. Il riflesso (di luce che esse emettevano) parve penetrare
la terra e vedemmo come un grande mare di fuoco e immersi in questo fuoco i
demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o abbronzate, di
forma umana, che ondeggiavano nell'incendio... tra grida e gemiti di dolore e disperazione,
che terrorizzavano e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per
la forma orribile e ributtante di animali spaventosi e sconosciuti, ma
trasparenti come dei carboni di braccia".
Dopo
la visione dell'inferno, la Madonna disse con bontà e tristezza:
- "Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei
poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al
mio Cuore Immacolato. Se farete quello che vi dirò, molte anime si salveranno e
avranno pace. La guerra sta per finire, ma se non smetteranno di offendere Dio,
ne comincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce
sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio vi dà del fatto che si
appresta a punire il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della
fame e di persecuzioni alla Chiesa e al
Santo Padre.
Per impedire tutto questo verrò a chiedere la consacrazione
della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice dei primi
sabati. Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà
pace; diversamente, diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e
persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà
soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate. Infine, il Mio Cuore
Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si
convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace.
In Portogallo si conserverà sempre il dogma della Fede.
Questo non ditelo a nessuno. A Francesco, sì, potete dirlo.
Quando recitate il rosario, dopo ogni mistero dite:
"O Gesù mio, perdonateci, liberateci dal fuoco dell'inferno, portate in
cielo tutte le anime, soprattutto quelle più bisognose".
Questo è il segreto di Fatima, che consta di tre parti:
Prima parte: Castighi di Dio per i nostri peccati. Su
questa terra: guerre, fame, persecuzioni religiosa, errori diffusi nel mondo
dalla Russia, diverse nazioni annientate. Nell'altra vita: l'inferno.
Seconda parte: Mezzo per evitare tali castighi: la
devozione al Cuore Immacolato di Maria.
Terza parte: Scritta da Lucia agli inizi di gennaio del
1944 era custodita nel Vescovado di Leiria fino al 1958, quando fu inviata a
Roma.
Nel 1917 la Chiesa ed i cattolici portoghesi erano
ferocemente perseguitati. Gli avvenimenti di Fatima erano anch'essi sotto
violento attacco.
Il Sindaco intimò ai genitori dei veggenti di comparire
con i loro figli a Vila Nova de Ourém.
Il signor Marto, padre di Francesco e Giacinta, vi si
recò ma senza portare i figli, mentre il padre di Lucia portò sua figlia.
"Il giorno dopo, al mattino presto, mi misero su
un’asinella dalla quale caddi ben tre volte durante il cammino. Là mi recai
accompagnata da mio padre e da mio zio...
Di fronte alla casa di mio zio, mio padre attese qualche
istante. Ne approfittai per correre al letto di Giacinta a dirle addio. Nel
dubbio di non vederci più, la abbracciai. La povera bambina piangendo, mi
disse:
- Se ti uccidono, digli che io e Francesco siamo come te
e che anche noi vogliamo morire. E ora vado subito al pozzo con Francesco per
pregare molto per te.
Al calare della sera ero già nuovamente a casa. Mi avviai
rapidamente al pozzo e vi trovai tutti i due, prostrati sull'orlo del pozzo, in
lacrime, con la testa fra le mani. Non appena mi videro, rimasero sorpresi:
- Sei tu? Qua è venuta tua sorella (Maria dos Anjos) e ci
ha detto che ti avevano già ucciso. Abbiamo già tanto pregato e pianto per
te."
Il 13 agosto, data fissata dalla Madonna per la quarta
apparizione, il Sindaco venne a Fatima e portò con l'inganno i tre pastorelli a
Vila Nuova de Ourém. Li trattenne sia nel Comune, sia a casa sua che in carcere.
Non risparmiò promesse né minaccie pur di strappar loro il segreto.
"A Giacinta quello che risultava più penoso era
l'abbandono da parte dei suoi genitori e diceva, con le lacrime che scorrevano
sul suo viso:
- Né i tuoi genitori né i miei sono venuti a vederci. A
loro non importa della nostra sorte.
- Non piangere - le disse Francesco - offriamo anche
questo a Gesù per la conversione dei peccatori.
E alzando gli occhi e le manine al Cielo, lui fece
l'offerta:
- O Gesù mio, per il vostro amore e per la conversione
dei peccatori.
Vedendola piangere, sua cugina Lucia le chiese quale era
la causa delle sue lacrime:
- Perché noi moriremo - rispose - senza rivedere né i
nostri padri né le nostre madri.
E con il volto inondato di lacrime:
- Io voglio vedere almeno mia madre!
- Allora non vuoi offrire questo sacrificio per la
conversione dei peccatori?
- Voglio, voglio.
E sempre col viso rigato dalle lacrime, alzando occhi e
mani al Cielo, feci l'offerta:
- O Gesù mio, è per il Vostro Amore, per la conversione
dei peccatori, per il Santo Padre e in riparazione dei peccati commessi contro
il Cuore Immacolato di Maria."
Nel carcere i detenuti consigliavano i pastorelli:
- "Voi dovete dire al sindaco quel segreto. Che vi
importa che quella Signora non voglia?
- Questo mai! - rispose Giacinta con vivacità -,
preferirei prima morire.
- Decidemmo allora di recitare il nostro rosario.
Giacinta aveva una medaglia al collo e chiese a un carcerato di appenderla alla
parete. In ginocchio, di fronte a questa medaglia, cominciammo a pregare. Anche
i carcerati si misero in ginocchio e pregarono con noi, almeno quelli che
sapevano pregare. Finito il rosario, Giacinta ritornò in lacrime vicino alla
finestra.
- Giacinta, allora tu non vuoi offrire questo sacrificio
a Nostro Signore?, le domandai.
- Voglio, ma mi ricordo di mia madre e piango senza
volerlo...
Fra i carcerati c'era uno che suonava l'armonica. Per
distrarci si misero allora a suonare e cantare. Ci chiesero se sapevamo
ballare. Dicemmo di conoscere il fandango e la vira. Giacinta fece coppia con
un povero ladro che, vedendola così piccolina, finì col ballare con la bambina
abbracciata al collo! Che la Madonna abbia avuto pietà della sua anima e lo
abbia convertito!"
Il pentolone d’olio bollente
Per vincere la resistenza dei veggenti, si passa ad una
strategia radicale. Viene dato ordine di preparare un pentolone di olio
bollente e si minaccia di friggerli vivi, a meno che non si decidano a rivelare
il segreto.
"Passati alcuni minuti compare una guardia, che si
rivolge a Giacinta con voce tuonante:
- L'olio sta bollendo. Dici il segreto se non vuoi finire
bruciata.
- Non posso.
- Non puoi? Io farò in modo che tu possa. Vieni!
La pastorella senza vacillare si avvia al sacrificio.
"Se n’è andata subito, senza salutarci", dichiara Lucia.
In seguito fu la volta di Francesco, che si comportò con lo
stesso coraggio.
Dopo fu la mia volta, confessa Lucia. Mi dissero che i
miei cugini erano già stati bruciati e che mi sarebbe accaduto lo stesso, a
meno che non avessi rivelato il segreto. Nonostante fosse convinta che dicevano
la verità, non ebbi paura".
Lei stessa commenta: "Rimasi con l'impressione che
il sindaco era lo strumento di cui Dio si serviva per farci soffrire per il suo
amore e per la conversione dei peccatori. Suppongo che lo stesso pensassero i
miei cugini".
Vedendo che i suoi tentativi erano falliti, il 15 agosto
- festa dell'Assunzione di Maria Vergine - il Sindaco riportò a Fatima i tre
piccoli eroi.
15 agosto: quarta apparizione
Domenica 15 agosto "andando con le pecore... in un
luogo detto Valinhos e sentendo che qualcosa di soprannaturale si avvicinava e
ci avvolgeva, sospettammo che la Madonna potesse apparirci da un momento
all’altro. Ebbi pena per Giacinta che non l’avrebbe vista e chiesi a suo
fratello Giovanni di andare a chiamarla. Dato che non voleva farlo, gli diedi
due spiccioli e partì di corsa. Un istante dopo l'arrivo di Giacinta, vedemmo
la Madonna su un querciolo.
- Cosa vuole da me Vostra Signoria?
- Voglio che continuiate ad andare alla Cova de Iria il
giorno 13 e che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni. L'ultimo mese
farò il miracolo perché tutti credano.
- Vostra Signoria, che cosa vuole che si faccia con il
denaro che tutti lasciano alla Cova de Iria?
- Fate due portantine: una portala tu con Giacinta e
altre due bambine vestite di bianco, e l'altra la porti Francesco con altri tre
bambini. Le portantine sono per la festa della Madonna del Rosario e il denaro
avanzato è per una cappella che devono far fare.
- Vorrei chiederle la guarigione di alcuni malati.
- Sì, alcuni li guarirò entro l'anno.
E assumendo un aspetto più triste, aggiunse:
- Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i
peccatori, perché molte anime vanno all'inferno, perché non vi è chi si
sacrifichi e preghi per loro".
E come al solito cominciò a elevarsi verso oriente".
13 settembre: quinta
apparizione
"Le strade erano traboccavano di gente. Tutti
volevano vederci e parlarci. Non c'era rispetto umano. Numerose persone,
persino signore e gentiluomini, riuscivano a rompere le fila della folla che ci
attorniava e mettendosi in ginocchio davanti a noi, chiedevano che facessimo
presente alla Madonna le loro necessità. Altri, non riuscendo ad avvicinarsi,
gridavano ad alta voce da lontano...
Apparivano tutte
le miserie della povera umanità. E alcuni gridavano persino dagli alberi ed dai
muri su cui si erano arrampicati per vederci passare.
Arrivammo finalmente a la Cova da Iria, presso l'elce, e
cominciammo a recitare col popolo il rosario. Poco dopo vedemmo il solito
riflesso della luce e in seguito la Madonna sull'alberello (che diceva):
- Continuate a recitare il rosario per ottenere la fine
della guerra. In ottobre verranno anche Nostro Signore, la Madonna Addolorata e
quella del Carmelo, San Giuseppe con Gesù Bambino, per benedire il mondo. Dio è
contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda (con cui
i pastorelli cingevano la vita per mortificarsi), portatela soltanto di giorno.
- Mi hanno chiesto di chiedervi molte cose: guarigione di
alcuni malati, di un sordomuto.
- Sì, ne guarirò alcuni, altri no. In ottobre farò il
miracolo perché tutti credano.
E cominciando ad elevarsi, scomparve come al solito”.
13 ottobre: sesta apparizione
"Arrivati alla Cova da Iria presso l'elce, spinta da
un moto interiore chiesi al popolo di chiudere gli ombrelli per recitare il
rosario. Poco dopo, vedemmo il riflesso della luce e la Madonna sull'elce.
- Che cosa vuole da me Vostra Signoria?
- Voglio dirti che facciano in questo luogo una cappella
in mio onore, che sono la Regina del Rosario, di continuare sempre a recitare
il rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i militari ritorneranno
presto alle loro case.
- Io avevo molte cose da chiederle: se guariva alcuni
malati e se convertiva alcuni peccatori...
- Alcuni sì, altri no. Bisogna che si emendino, che
chiedano perdono dei loro peccati.
E assumendo un aspetto più triste:
- Non offendano più Dio nostro Signore, che è già molto
offeso.
Quindi, aprendo le mani, la Madonna le fece riflettere
sul sole e, mentre si elevava, il riflesso della sua luce continuava a
proiettarsi sul sole".
Si realizza allora il grande miracolo, promesso tre mesi
prima, come prova della veridicità delle apparizioni di Fatima. Smette di
piovere e il sole per tre volte gira su se stesso, lanciando in tutte le
direzioni raggi di luce di diversi colori. Il globo di fuoco pare staccarsi dal
firmamento e precipitare sulla folla, che vive momenti di grande terrore. A
dieci minuti dall'inizio del prodigio, il sole ritorna al suo stato normale.
Nel frattempo, i pastorelli erano stati oggetto di altre visioni:
"Scomparsa la Madonna nell'immensità del firmamento,
vedemmo presso il sole San Giuseppe con Gesù Bambino e la Madonna tutta vestita
di bianco con un manto azzurro. San Giuseppe con il Bambino parevano benedire
il mondo, facendo gesti con la mano in forma di croce.
Poco dopo, svanita questa apparizione, vidi Nostro
Signore e la Madonna, che mi sembrava fosse Nostra Signora Addolorata. Nostro
Signore benediva il mondo allo stesso modo di San Giuseppe. Svanì anche
quest'apparizione e mi parve di vedere ancora la Madonna in forma somigliante a
Nostra Signora del Carmelo".
"Vennero ad interrogarci due sacerdoti che ci
raccomandarono di pregare per il Santo Padre. Giacinta chiese chi era il Santo
Padre ed i buoni sacerdoti spiegarono chi era e come aveva bisogno di molte
preghiere. (Da allora non offrimmo a Dio nessuna preghiera o sacrificio, senza
fare una supplica per Sua Santità). Giacinta rimase con tanto amore al Santo
Padre che, ogniqualvolta offriva i suoi sacrifici a Gesù, aggiungeva: e per il
Santo Padre. Alla fine della recita del rosario pregava sempre tre Avemarie per
il Santo Padre e alcune volte diceva:
- Quanto darei per vedere il Santo Padre! Qui viene tanta
gente e mai il Santo Padre.
Nella sua innocenza di bambina pensava che il Santo Padre
potesse compiere questo viaggio come ogni altra persona.
Sviluppammo un amore così grande per lui, che quando un
giorno il signor Priore disse a mia madre che probabilmente io dovevo andare a
Roma per essere interrogata dal Santo Padre, battevo le mani per la gioia e
dicevo ai miei cugini:
- Che bello, vedrò il Santo Padre!
E con le lacrime sul viso mi dicevano:
- E noi non andiamo a vederlo, ma offriremo questo
sacrificio per lui!"
La devozione così grande di Giacinta per il Santo Padre
le fu ricompensata con favori particolari:
"Un giorno - ci racconta Lucia - andammo a
trascorrere le ore del pisolino al pozzo dei miei genitori. Passato un po' di
tempo, Giacinta mi chiama:
- Non hai visto il Santo Padre?
- No!
- Non so come è andata, ma ho visto il Santo Padre in una
casa molto grande, in ginocchio davanti a un tavolo, piangente con le mani sul
viso. Fuori dalla casa vi era molta gente e alcuni gli tiravano pietre, altri
gli lanciavano imprecazioni e gli dicevano molte brutte parole. Povero Santo
Padre, dobbiamo pregare molto per lui!
In un'altra occasione fummo alla grotta del Cabeço.
Giunti lì ci mettemmo in ginocchio a recitare la preghiera dell'Angelo. Dopo un
certo tempo, Giacinta si alzò e mi chiamò:
- Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di
gente che piange perché ha fame e non ha niente da mangiare? E il Santo Padre
in una chiesa che prega davanti al Cuore Immacolato di Maria? E tanta gente che
prega con lui?"
Queste visioni sembrano riferirsi all'ultima guerra
mondiale, quando il mondo era pieno di morti e di gente che piangeva per la
fame. E quanti ingiuriavano e calunniavano il Santo Padre! Pio XII si rivolse
allora al Cuore Immacolato di Maria e le consacrò solennemente il mondo.
Dopo le apparizioni, Giacinta si appassionò all'ideale di
convertire i peccatori per strapparli dal supplizio dell'inferno, la cui
paurosa visione tanto l'aveva colpita.
"Frequentemente sedeva per terra o su una pietra e
incominciava a dire:
- O inferno! O inferno! Quanta pietà ho delle anime che
vanno all’inferno! Di quelle persone vive che ardono come legna al fuoco!"
Quante volte la piccolina ripeteva la umile supplica
insegnata dalla Madonna!
"Giacinta,
mezza tremante, si inginocchiava con le mani giunte per recitare la preghiera
che la Madonna ci aveva insegnato:
- O Gesù mio, perdonateci, liberateci dal fuoco
dell'inferno, portate in cielo tutte le anime, soprattutto quelle più
bisognose.
E rimaneva così, per lunghi momenti, in ginocchio,
ripetendo la stessa preghiera. Ogni tanto chiamava me o suo fratello, come se
si fosse appena svegliata da un sogno.
- Francesco, Lucia, state pregando con me? Bisogna
pregare molto per liberare le anime dall'inferno. Là ne vanno tante, tante.
Altre volte domandava:
- Perché la Madonna non mostra l'inferno ai peccatori? Se
lo vedessero, non peccherebbero pur di evitarlo! Che pena ho dei peccatori! Se
io potessi mostrare loro l'inferno!
In altre occasioni, dopo essere rimasta a lungo
pensierosa, diceva:
- Quanta gente cade nell'inferno, quanta gente
nell'inferno!"
"Giacinta - ci racconta Lucia - era molto colpita da
alcune cose rivelate nel segreto. Per esempio, la visione dell'inferno, la
disgrazia di tante anime che vi cadono, la futura guerra con i suoi orrori, i
quali sembrava avere presenti e che la faceva tremare di paura. Quando la
vedevo molto pensosa, le chiedevo:
- Giacinta, a cosa pensi?
Non di rado mi rispondeva:
- A quella guerra
che verrà, a tanta gente che morirà e andrà all'inferno. Che pena! Se
smettessero di offendere Dio, né ci sarebbe la guerra, né andrebbero
all'inferno.
Un giorno andai a casa sua per stare un po' con lei. La
trovai seduta sul letto, molto pensosa.
- Giacinta, a cosa pensi?
- Alla guerra che deve venire. Deve morire tanta gente! E
va quasi tutta all'inferno! Devono essere distrutte molte case e devono morire
molti sacerdoti."
Terrorizzata dalla visione della futura guerra, si rivolgeva
all’amica prediletta dicendole:
- “Senti, io vado in Cielo. Quando vedrai la luce che la
Signora ci ha detto che verrà prima (della guerra), fuggi in Cielo anche te.
- Ma non vedi che in Cielo non si può fuggire?
- È vero! Non puoi. Ma non aver paura! Io, dal Cielo,
chiederò molto per te, per il Santo Padre, per il Portogallo, perché la guerra
non arrivi qui, e per tutti i sacerdoti."
All'indomani della prima apparizione, Giacinta esclamava:
- “Quella Signora ci ha detto di recitare il rosario e di
fare sacrifici per la conversione dei peccatori... I sacrifici, come li
dobbiamo fare?
Francesco pensò subito a un buon sacrificio:
- Diamo la nostra merenda alle pecore e facciamo il
sacrificio di saltare il pasto.
In pochi minuti tutto il loro cibo veniva distribuito fra
il gregge. Così passammo un giorno di digiuno, senza prendere assolutamente
nulla!
Giacinta prese
molto sul serio i sacrifici per la conversione dei peccatori e non tralasciava
nessuna occasione per farli.
Alcune fanciulle, figlie di due famiglie di Moita,
bussavano alle porte delle case per chieder l’elemosina. Le incontrammo un
certo giorno mentre portavamo il gregge al pascolo. Giacinta, vedendole, ci
disse:
- Diamo la nostra merenda a quelle poverine per la
conversione dei peccatori.
E corse a portargliela. Risolvemmo di dar loro la nostra
merenda tutte le volte che le avessimo incontrate. E le povere bambine, felici
per la nostra elemosina, ci cercavano e ci aspettavano per la strada. Non
appena le vedeva, Giacinta correva loro portandole tutto il nostro sostegno di
quel giorno, con soddisfazione tale da sembrare che non ne sentissimo affatto
la mancanza!".
La merenda non rappresentava per i pastorelli quel
leggero spuntino che noi prendiamo a metà pomeriggio, ma era addirittura il
loro pasto del mezzogiorno. Infatti, loro uscivano da casa al mattino presto
per tornare solo verso il tramonto. Che enorme sacrificio passare tutta la
giornata senza alimentarsi!
Per riparare le offese a Nostro Signore e convertire i
peccatori, i pastorelli approfittavano di ogni opportunità per fare sacrifici.
Oltre al sacrificio della merenda, mortificavano il
palato in molti modi. Quando la madre di Giacinta offrì ai tre piccoli veggenti
alcuni grappoli d'uva, la sua piccolina le disse:
- “Non li mangeremo ed offriremo questo sacrificio per i
peccatori.
Lo stesso accadeva con i deliziosi fichi.
Giacinta per mortificarsi mangiava persino le ghiande
delle quercie e le olive verdi, dicendo:
- Le mangio perché sono amare, per convertire i
peccatori."
Per offrire sacrifici, rinunciavano pure a bere. Scrive
Lucia:
"Avevamo anche l'abitudine, ogni tanto, di stare
senza bere per tutta una novena o un mese. Una volta facemmo questo sacrificio
in pieno mese di agosto, quando il caldo era soffocante."
Quando una volta Lucia portò un bicchiere d'acqua a
Francesco, questi le disse:
- “Non voglio bere, voglio soffrire per la conversione
dei peccatori."
E Giacinta:
- “Anch'io voglio offrire il sacrifico per i
peccatori."
Oltre i sacrifici del palato, i pastorelli
“crocifiggevano” il corpo con molte altre penitenze. Stringevano alla vita una
corda che la Madonna, nell'apparizione di settembre, ordinò loro di portare
soltanto di giorno.
"Sia per la larghezza e la ruvidezza della corda,
sia perché talora la stringevamo troppo, questo strumento a volte ci faceva
soffrire orribilmente. Giacinta ogni tanto si lasciava sfuggire qualche lacrima
per lo sconforto che le provocava. Le dicevo allora di levarsela e mi
rispondeva:
- No. Voglio offrire questo sacrificio a Nostro Signore
in riparazione e per la conversione dei peccatori".
Un giorno Giacinta pungendosi con le ortiche disse ai
suoi compagni:
- "Vedete, vedete qui un'altra cosa con la quale ci
possiamo mortificare!
Da allora in poi
ci rimase l'abitudine ogni tanto di strofinare le gambe alle ortiche, per
offrire anche questo sacrificio"
Un altro sacrificio era di stare per ore col viso sulla
terra ripetendo la preghiera dell'Angelo:
"Giacinta aveva per il ballo, confessa Lucia, un
piccolo affetto particolare e molto dono artistico". Poco dopo le
apparizioni lei disse:
- “Adesso non ballo più, perché voglio offrire questo
sacrificio a Nostro Signore".
In spirito di umiltà e raccoglimento, i pastorelli
evitavano i curiosi che cercavano di interrogarli. Talora ci riuscivano
servendosi di spiritosi accorgimenti:
"Stavamo un giorno a Fatima - racconta Lucia -
quando lungo la strada vedemmo scendere da una automobile un gruppo di signore
e alcuni gentiluomini. Non dubitammo per un istante che cercassero proprio noi.
Non potevamo più fuggire senza essere notati. Quindi, decidemmo di andare
avanti nella speranza di non essere riconosciuti. Giunti presso di noi, le
signore ci chiesero se conoscevamo i pastorelli a cui la Madonna era apparsa.
Rispondemmo di sì. Ci chiesero se sapevamo dove abitavano. Demmo loro tutte le
indicazioni precise su come giungervi e andammo a nasconderci in un boschetto.
Giacinta, contenta del buon risultato dell'esperienza,
diceva:
- Così dobbiamo fare ogni volta che non ci riconoscano.
Un giorno eravamo seduti a due passi dalla casa dei Marto,
all'ombra di due alberi di fichi accanto alla strada. Francesco si allontanò un
poco per giocare. Vedendo avvicinarsi diverse signore, corse da noi per
avvisarci. Siccome a quell'epoca si usavano capelli con falde larghe come
setacci, pensammo che così abbigliate non erano riuscite a vederci e, senza
esitazione, salimmo su uno dei fichi. Loro passarono sotto di noi e, scesi in
tutta fretta, andammo subito a nasconderci in un campo di granturco”.
I continui e faticosi interrogatori ai quali, il più delle
volte, non potevano sottrarsi, costituivano un angustioso tormento e uno dei
sacrifici maggiori per i tre veggenti.
L'Angelo disse ai veggenti nella seconda apparizione:
- “Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione
la sofferenza che il Signore vi manderà."
E la Madonna avvertì loro il 13 maggio:
- “Avrete molto da soffrire."
Queste sofferenze furono il dubbio e la diffidenza di
quasi tutti, persino dello stesso parroco, le derisioni, gli scherni, gli
insulti di molti; fu anche il castigo corporale, la persecuzione e perfino il
carcere per decisione del sindaco.
I genitori di Francesco e di Giacinta non arrivarono alla
severità della madre di Lucia e non permettevano che altre persone li
percuotessero.
Ma i piccolini - scrive la cugina e amica -
"soffrivano nel vedermi soffrire, e non poche volte le lacrime bagnavano
il loro viso vedendomi afflitta e mortificata.
Un giorno mi disse Giacinta:
- Vorrei che i miei genitori fossero come i tuoi, in modo
che questa gente percuotesse anche a me; così avrei più sacrifici da offrire a
Nostro Signore!"
Nonostante l'opposizione paterna, anche Giacinta e
Francesco patirono ogni tanto maltrattamenti corporali. Una volta Giacinta,
dopo essere stata percossa da una povera donna, disse:
- “Dobbiamo chiedere alla Madonna, offrendo sacrifici, la
conversione di questa donna. Commette tanti peccati e, se non si confessa,
andrà all'inferno".
In verità, dopo poco tempo quella donna si convertì.
Oltre a queste sofferenze, ci fu la malattia che colpì
Francesco durante sei mesi e a Giacinta durante quasi un anno e mezzo.
Le apparizioni di giugno e luglio in cui la Madonna mostrò
e parlò del suo Cuore, infiammarono la più piccola dei veggenti di amore a quel
Cuore Immacolato.
"Giacinta mi diceva ogni tanto:
- Quella Signora ha detto che il suo Cuore Immacolato
sarà il nostro rifugio e la strada che ci condurrà a Dio. Non ti piace molto? A
me piace tanto il Suo Cuore!"
Dalla litania di
giaculatorie suggerita dal "santo" Padre Cruz, la piccola scelse
questa da recitare continuamente: "Dolce Cuore di Maria, sii la salvezza
mia".
"A volte, dopo detto questa giaculatoria, aggiungeva
con quella semplicità che le era naturale:
- Amo tanto il Cuore Immacolato di Maria! È il Cuore
della nostra mammina del cielo! Non ti piace dire molte volte: Dolce Cuore di
Maria, Immacolato Cuore di Maria? A me piace tanto, tanto".
Talora andava a cogliere i fiori del campo cantando una
musichetta composta da lei stessa in quel momento:
- Dolce Cuore di Maria, sii la salvezza mia! Immacolato
Cuore di Maria, converti i peccatori, libera le anime dall'inferno!".
La Madonna chiese comunioni. Giacinta, cui non
consentivano di soddisfare questa richiesta, esclamava tristemente:
- “Mi spiace tanto non poter comunicarmi in riparazione
dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria!"
Offriva ciò che poteva: preghiere e sacrifici. Nel corso
della malattia confidava a sua cugina:
- “Soffro molto, ma offro tutto per la conversione dei
peccatori e per riparare le offese al Cuore Immacolato di Maria."
Giacinta, nel congedarsi di Lucia, le fa queste raccomandazioni
che esprimono il senso più intimo e profondo del messaggio di Fatima:
- “Ormai mi manca poco per andare in cielo. Tu resti qui
per dire che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di
Maria. Quando sarà il momento di dirlo, non nasconderti, dì a tutti che Dio ci
concede le grazie attraverso il Cuore Immacolato di Maria, di chiederle a lei,
che il Cuore di Gesù vuole che, al suo fianco, si veneri il Cuore Immacolato di
Maria. Chiedano la pace al Cuore Immacolato di Maria che Dio ha affidato a lei.
Se potessi mettere nel cuore di tutti la luce che ho qui dentro nel petto a
bruciarmi e a farmi amare tanto il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria!"
In queste impressionanti parole sono contenute cinque
affermazioni principali:
1 - Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore
Immacolato di Maria.
2 - Lucia è stata incaricata di dirlo.
3 - Dio concede tutte le grazie per mezzo dell'Immacolato
Cuore di Maria.
4 - Il Cuore di Gesù vuole che si veneri accanto a sé il
Cuore di Sua Madre.
5 - Nel Cuore di Maria si giocano le sorti della pace nel
mondo.
Con Gesù nascosto
Con questa incantevole espressione, Gesù nascosto, i pastorelli chiamavano Nostro Signore
Sacramentato.
"Quando Giacinta era malata - racconta Lucia - le
portai un’immagine a stampa del Sacro Calice con un'Ostia. La prese, la baciò e
radiante di gioia disse:
- E Gesù Nascosto! Lo amo tanto! Cosa darei per riceverlo
in Chiesa! In Cielo non si fa la comunione? Se ci si comunica, farò la comunione
tutti i giorni. Quanto sarei contenta se l'Angelo venisse all'ospedale a
portarmi un'altra volta la santa Comunione!
A volte mi domandava:
- Morirò senza ricevere Gesù Nascosto? Ah, se la Madonna
me lo portasse quando mi verrà a prendere!
A volte, tornando dalla chiesa entrava a casa sua e mi
chiedeva:
- Hai fatto la comunione?
Se rispondeva di sì:
- Vieni qui,
stammi molto vicina, tu che hai Gesù Nascosto nel tuo cuore".
Quando Lucia andava alla scuola, che si trovava dietro la
chiesa, Giacinta le affidava questo pensiero per Gesù Sacramentato:
- “Senti, digli a
Gesù Nascosto che lo amo molto.
Altre volte diceva: - Dì a Gesù che li mando i miei
pensieri".
Nell'anno e tre mesi che Giacinta fu malata, molta gente
andava a visitarla e tutti avevano l'impressione di stare con una piccola
santa:
"Le vicine a volte andavano a cucire i vestiti
accanto a lei e dicevano:
- Vado a lavorare un po’ al capezzale di Giacinta. Non so
cosa abbia, ma ci piace stare accanto a lei.
Se i bambini che accompagnavano le loro madri dicevano
qualcosa che non andava, la piccola malata reagiva subito:
- “Non dite così che offendete Dio Nostro Signore.
Se raccontavano fatti poco edificanti riguardo alle loro
famiglie, diceva:
- Non permettete ai vostri bambini di peccare perché
possono andare all'inferno.
Se si trattava di gente più grande...
- Dite loro di non fare così perché è peccato, così
offendono a Dio Nostro Signore e poi possono condannarsi."
Cercava di non scomodare nessuno e raccomandava a Lucia:
- “Non voglio che diciate a nessuno che soffro, neanche a
mia madre perché non voglio che si affligga."
E provvedeva a tranquillizzarla:
- “Non si affligga mia madre, vado in Cielo. Là pregherò
molto per lei."
Altre volte diceva:
- “Non pianga, sto bene".
In mezzo ai suoi dolori atroci mormorava:
- “O Gesù adesso potete convertire molti peccatori perché
questo sacrificio è molto grande."
Scrive Lucia:
"Una domenica le mie amiche di Moita..., dopo la
Messa, andarono da mia madre per chiederle di permettermi di trascorrere con
loro la giornata. Concessa l'autorizzazione, mi chiesero di portare con me
Giacinta e Francesco."
Anche i loro genitori concessero l'autorizzazione di
accompagnare la cugina.
"Dopo il pranzo, Giacinta non riuscì a resistere al
sonno e il signor José Alves ordinò a una delle nipoti di adagiarla sul suo
letto. Poco dopo dormiva profondamente e la gente del paese, che stava
cominciando ad arrivare per passare con noi la serata, ebbe desiderio di
vederla e presero a spiarla per verificare che non si fosse già svegliata.
Rimasero ammirati vedendola immersa in un sonno molto pesante, con un sorriso
angelico sulle labbra e le mani giunte verso il Cielo. La stanza si riempì
rapidamente di curiosi. Tutti volevano vederla anche a costo di dover subito
uscire per far spazio ad altri. La moglie del sig. José Alves e le nipoti
dicevano:
- Questa deve essere un angelo!
E presi da un certo rispetto, gli astanti rimasero
inginocchiati accanto al letto, finché non la chiamai verso le quattro e mezza
per andare a pregare il rosario alla Cova da Iria."
Questa deve essere un angelo! È l'impressione che tutti
avevano leggendo la vita e ammirando le virtù della piccola pastorella alla
quale erano apparsi l'angelo e la Madonna.
"Giacinta - scrive Lucia – ben sapeva, quando era
ricoverata, di stare in ospedale non per guarire, ma per soffrire. Molto prima
che qualcuno le dicesse che sarebbe stata ricoverata a Vila Nova de Ourém, un
giorno lei affermó:
- La Madonna vuole che io vada in due ospedali: ma non
sarà per guarire, bensì per soffrire di più, per amore di Nostro Signore e per
i peccatori."
Nei mesi di luglio
e agosto 1919 fu ricoverata nell'ospedale di Vila Nova de Ourém. Ritornò a
casa, ma la malattia - una pleurite purulenta - si aggravò sempre di più. Al
fine di essere curata meglio, partì per Lisbona il 20 gennaio 1920. La Madonna
la avvertì delle sofferenze che la aspettavano.
"La Santissima Vergine si degnò nuovamente di
visitare Giacinta, per annunciarle nuove croci e sacrifici. Me ne diede
notizia:
- Mi ha detto che andrò a Lisbona, in un altro ospedale;
che non rivedrò né te né i miei genitori; che dopo aver sofferto molto, morirò
sola, ma che non devo avere paura, che verrà Lei a prendermi per portarmi in
cielo.
E piangendo mi abbracciava e diceva:
- Non ti rivedrò mai più. Tu non mi vieni a visitare là.
Senti, prega molto per me che muoio sola."
A Lisbona fu ricevuta con molto amore nell'orfanotrofio
della Madonna dei Miracoli, presso la Basilica da Estrela, in cui rimase 12
giorni. Il 2 febbraio si trasferì all'ospedale di D. Estefánia, dove fu operata
il 10 dello stesso mese.
Varie volte nel corso della malattia fu visitata dalla
Madonna.
La predizione che Giacinta sarebbe morta sola e che la
Madonna sarebbe venuta a prenderla per portarla in Cielo, si realizzò il 20
febbraio 1920.
La sera di quel giorno la malata disse di non sentirsi
bene e che stava per morire. Dietro sua richiesta venne il parroco della chiesa
degli Angeli, Mons. Pereira dos Reis, che la confessò. Non scorgendo
particolari segni di morte imminente, rimandò il Viatico al giorno dopo. Verso
le 10.30 di sera, la Madonna venne a prendere il suo piccolo fiore per portarlo
in Cielo, senza che nessuno fosse presente al momento del trapasso.
La mattina del giorno dopo, il suo corpo fu trasferito
alla chiesa degli Angeli, dove rimase fino alla sera del 24. In seguito partì
per Vila Nova de Ourém e fu tumulato nella cappella del barone di Alvaiazere.
Trascorsi quindici anni, il 12 settembre 1935, la bara fu aperta. Il corpo,
trovato incorrotto, fu trasportato nello stesso giorno al cimitero di Fatima,
dove rimase altri quindici anni e mezzo, fino al 30 aprile 1951. Il 1 maggio
successivo, le sue spoglie mortali furono traslate nel transetto della
basilica, alla sinistra dell’altare maggiore.
Ora, i pellegrini che si recheranno a Fatima visiteranno
ogni giorno la tomba della Beata Giacinta per ringraziare dei favori ricevuti
deponendo le loro offerte e chiedendo nuove grazie.
Circa la piccola veggente così scrive sua cugina Lucia:
"Ho speranza che il Signore, per la gloria della
Santissima Vergine, le concederà l'aureola della santità. Lei era bambina solo
negli anni. Nel restante sapeva praticare la virtù e mostrare a Dio e alla
Santissima Vergine il suo amore per la pratica del sacrificio... È ammirevole
come comprese lo spirito di preghiera e di sacrificio che la Madonna ci
raccomandò... Conservo di lei una grande stima di santità.
Giacinta fu, secondo me, quella a cui la Madonna comunicò
una maggiore abbondanza di grazie, di conoscenza di Dio e della virtù...."
Già al tempo degli Apostoli faceva paura la croce: per
gli uni era scandalo, per gli altri follia. Croce e sacrificio sarebbero da
eliminare per l’uomo moderno, al quale interessa ciò che è facile e tutto
vorrebbe fosse facilitato. Per molti il senso della vita consiste “nel
piacere”.
Sono note le parole di Pio XII: “Ci fa paura il mistero
che si perdono tante anime perché nessuno prega e si sacrifica per loro”.
Giacinta sapeva bene che non vi è redenzione senza croce.
Soffrire per salvare le anime dal fuoco dell’inferno, soffrire per consolare il
Dio offeso, è stato l’ideale della vita dei due piccoli Beati.
Giacinta ha dunque perseguito quello che anche noi
dovremmo raggiungere: la felicità di fare soltanto la volontà di Dio
abbandonandoci tra le mani verginali di Maria Santissima.