****************************** * Associazione Luci sull'Est * * Via Castellini, 13 * * 00197 Roma - Italia * * Tel. (39) 06-807 6395 * * Fax (39) 06-8068 7227 * * E-mail: luci-rm@iol.it * * http://www.lucisullest.it * ****************************** Mailing list - luglio 2002 Gentile lettore, Proprio in questo 17 luglio si commemora il 30° anniversario della prodigiosa lacrimazione della statua internazionale pellegrina di Fatima, nella città di New Orleans (Stati Uniti). Abbiamo fornito numerosi dettagli sull'argomento nel numero di maggio scorso del nostro periodico "Spunti" (pag. 12 e 13 - vedi http://www.lucisullest.it/spunti/2002/05/Pag_12_13.htm). In segno di omaggio e gratitudine filiale per le apparizioni della Madonna di Fatima e anche per la lacrimazione di New Orleans, offriamo di seguito ai nostri amici quest'articolo: NOBILTA' D'ANIMO DELLA MADONNA Plinio Corrêa de Oliveira (*) Se ci mettessimo ad analizzare la vita interna delle nazioni, noteremmo uno stato di agitazione, di disordine, di esplosione di appetiti e di ambizioni, di sovversione di tutti i valori, che ci porta verso il caos. Nessuno statista contemporaneo ha saputo presentare un rimedio che fermi questo universale processo patologico. Eppure la Madonna di Fatima l'ha fatto, aprendo gli occhi degli uomini sulla gravità di questa situazione e indicando i mezzi necessari per evitare la catastrofe. E' la stessa storia della nostra epoca, e anzi il suo futuro, ad essere analizzata a Fatima dalla Madre di Dio. Se è vero che il grande sant'Agostino annunciò la caduta dell'Impero romano d'occidente, san Vincenzo Ferrer previde il declino del Medioevo e san Luigi Grignion di Montfort profetizzò la Rivoluzione francese del 1789, al nostro secolo è toccata una sorte migliore: nell'imminenza della conclusione della crisi universale, la stessa Ss.ma Vergine è venuta a parlare agli uomini. Allo stesso tempo, Ella spiega le radici della crisi, indica il rimedio e profetizza la catastrofe, nel caso gli uomini non l'ascoltino. Nel 1917, la Madonna apparve a tre pastorelli a Fatima, in Portogallo, annunciando al mondo intero i terribili drammi e i castighi che l'avrebbero flagellato se esso, contrito e umiliato, non si fosse voltato verso di Lei in un sincero gesto di rigenerazione dello spirito. Nel 17 luglio 1972, a New Orleans (Stati Uniti d'America), accadde lo stupendo miracolo della lacrimazione di un'immagine della Madonna di Fatima. La Ss.ma Vergine corroborava il suo messaggio coll'eloquente linguaggio delle lacrime. La narrazione di questo pianto viene dal padre Elmo Romagosa, in un articolo pubblicato sul settimanale "Clarion Herald" di New Orleans (20 luglio 1972) e distribuito in undici parrocchie dello Stato della Louisiana. (…) Venti anni dopo il miracoloso pianto di New Orleans, non è difficile pensare che la Madonna stia ancora piangendo sul mondo attuale - come Nostro Signore su Gerusalemme - con lacrime di affetto materno, di profondo dolore, nella previsione del prodigioso castigo (…) se non rinunceremo all'empietà e alla corruzione morale. Ed è in segno di omaggio e gratitudine filiale per le apparizioni della Madonna di Fatima, l'avvenimento religioso più importante del nostro secolo, e anche per la lacrimazione di New Orleans, che passiamo ora a proclamare l'incomparabile nobiltà d'animo della Ss.ma Vergine. Proporzione tra sposo e sposa In un certo senso, possiamo dire che la virtù è la nobiltà dell'anima; ossia, essere nobile nell'ordine spirituale significa essere virtuoso, vivere in stato di grazia. In un'anima che vive in queste condizioni, lo stesso Signore Gesù Cristo pone la sua dimora. Come la nobiltà terrena ha gradi, che vanno da barone fino al principe, così anche la vita di grazia è graduata. Fra tutte le creature, quella che ha raggiunto l'apice in questa scala ascendente di virtù e di grazie fu Maria Ss.ma. Non parliamo qui, dunque, della nobiltà carnale della Madonna - anch'essa vera e importante, in quanto membro della Casa di Davide - ma solo di quella spirituale. Un elemento per valutare la nobiltà d'animo della Madonna sta nel considerare che, in ogni matrimonio ben costituito, dev'esserci una certa proporzione tra lo sposo e la sposa; in caso contrario saremmo in presenza di una cattiva unione. Ora, Maria Ss.ma è la Sposa del divino Spirito Santo. Figlia, Madre e Sposa di Dio stesso, Ella ha concepito la seconda Persona della Ss.ma Trinità nel suo chiostro verginale - che tale rimase prima, durante e dopo il parto - per opera dello Spirito Santo. Ella è pertanto quella creatura per eccellenza, unica e incomparabile, che per grazia ha ricevuto una certa proporzione per sposarsi con la perfezione infinita. Coraggio e abnegazione L'autentica nobiltà d'animo comporta due importanti caratteristiche, che si manifestano nel coraggio e nell'abnegazione. Nella santissima anima della Madonna entrambe queste caratteristiche risplendettero in modo incomparabile. Nostro Signore Gesù Cristo visse trent'anni con la sua amatissima Madre e col castissimo san Giuseppe, che gli faceva mirabilmente da padre. Il divino Redentore consacrò tre anni al suo apostolato pubblico, al termine del quale la Madonna, che aveva perfetta conoscenza delle Scritture, sapeva che Egli doveva morire crocifisso. Durante questi tre anni, Nostra Signora accompagnò il suo divino Figlio passo dopo passo, di persona oppure in spirito. Dopo la morte di san Giuseppe, Ella vide che la gloria di Gesù meravigliava e affascinava le moltitudini, nel primo anno del suo apostolato fra i giudei. Questo naturalmente le causava grande gioia, ma più per il fatto che Egli era Dio che per essere suo Figlio. Nel secondo anno di predicazione, Ella cominciò a notare gli odi e gli intrighi tramati contro Nostro Signore dai sacerdoti del Tempio, da scribi e farisei, e ben comprese che, in mezzo a tutta quella cospirazione, si avvicinava il momento in cui una tempesta si sarebbe abbattuta sul suo divino Figlio, portandolo alla morte. Con assoluta abnegazione, la Madonna osservava l'avvicinarsi del momento in cui avrebbe dovuto rinunciare al più gran tesoro che mai fu concesso ad una creatura di possedere: lo stesso Uomo-Dio. Ella accettò pienamente che suo Figlio compisse la sua missione fino alla fine, morendo come vittima espiatoria per i peccati degli uomini, e adorandolo come nessun altro, lo consegnò nelle mani della giustizia divina con coraggio e abnegazione. Nobiltà per eccellenza L'Eterno Padre volle avere il consenso di Maria per la morte di suo Figlio. Ella era conscia di quanti uomini sarebbero stati salvati, fino alla fine del mondo, per i meriti dell'infinitamente prezioso Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, e di quanto gloria sarebbe così stata data a Dio; per questo Ella acconsentì. Ed è appunto in questo gesto di consegnare il più prezioso tesoro all'Eterno Padre che si venera una delle caratteristiche più salienti della nobiltà per eccellenza della Madonna. Con quest'atto di generosità, ella si dispose ad accettare un diluvio di sofferenze, sofferte in unione con quelle del suo divino Figlio. Per questo Maria è realmente corredentrice del genere umano. Ecco la perfetta nobiltà: il coraggio, l'assoluta abnegazione, seguiti dalla perfetta gloria di colei che è "gloria, letizia, onore" del mondo intero. (*) Nota: "Lepanto", Roma, Anno XII - n. 130, Maggio 1993 (www.viewsfromrome.org) / Tradotto della rivista "Catolicismo", San Paolo (Brasile), n. 499, Luglio 1992 (www.catolicismo.com.br). ************** Nel numero di "Spunti" di questo mese, c'è un articolo sulla situazione della Chiesa Cattolica in Russia. Avendo dovuto chiudere l'edizione il 14 giugno, ovviamente non è stato possibile aggiungere gli avvenimenti posteriori, ma sul sito di "Luci sull'Est" abbiamo inserito giorno per giorno l'intera rassegna di notizie sull'argomento. Facciamo dunque il punto della situazione (i testi sono presi dai media indicati fra parentesi): 7 marzo - Mentre continuano con violenza crescente gli attacchi di esponenti del Patriarcato di Mosca, l'arcivescovo ortodosso Evsevij invita le autorità a bloccare la costruzione di una chiesa cattolica la cui presenza "offende il nostro popolo". (*) 11 aprile - Padre Stefano Caprio, milanese, da 12 anni in Russia, viene fermato all'aeroporto della capitale russa. La polizia gli ritira il visto e gli impedisce di fatto il ritorno in Russia. (*) 20 aprile - Stesso trattamento per il vescovo di Irkutsk, Jerzy Mazur che, privato del visto, viene costretto a rientrare a Varsavia, sua città d'origine. (*) 23 aprile - Un francescano polacco, Damian Stepien, è stato affrontato da due poliziotti mentre usciva - in abiti borghesi - dalla cattedrale cattolica moscovita in via Malaja Gruzinskaja. I due hanno voluto vedere il suo passaporto, gli hanno chiesto se fosse cattolico e alla risposta affermativa hanno stracciato il documento, gettandolo in un cestino della spazzatura. (*) (*) Cfr. Avvenire, 21 e 24 aprile 2002. L'ambasciatore di Varsavia a Mosca ha presentato una vibrata protesta, alla quale ha risposto Aleksandr Jakovenko, capo dell'ufficio stampa del Ministero degli Esteri russo, dicendo che vi sono "gravi obiezioni" contro la permanenza di Mazur in Russia. (Avvenire, 24/4/02) 26 aprile - "In Russia non c'è alcuna repressione religiosa": con questa formula la Duma, camera bassa del Parlamento russo, ha respinto una richiesta di discussione sull'espulsione di Mons. Mazur. (Radio Vaticana, 26/4) 28 aprile - Gli ultra-nazionalisti russi hanno individuato un nuovo nemico nella Chiesa cattolica. Domenica scorsa (28) hanno indetto manifestazioni di protesta in varie città contro "l'espansionismo vaticano" ma hanno raccolto poche decine di persone. La dimostrazione più consistente è avvenuta a Mosca dove alcune centinaia di nazional-comunisti si sono ritrovati in piazza Slavianskaja, proprio di fronte al monumento dedicato ai santi Cirillo e Metodio, i primi evangelizzatori dei popoli slavi... inviati dal Papa di Roma. (…) "Via il Vaticano dalla terra russa" si poteva leggere sui cartelli innalzati dai militanti dell'Unione dei cittadini ortodossi e del Partito popolare di Russia, una formazione nazionalista del tutto marginale nella Duma. (Avvenire, 30/4) 8 maggio - Lettera del Papa a Putin chiedendo il suo intervento per la soluzione del caso di Mons. Mazur (vide sotto, intervista di Mons. Jean-Louis Tauran alla Radio Vaticana il 22 giugno). 15 maggio - La Duma ha respinto a larga maggioranza un progetto che chiedeva stretti controlli sull'attività della Chiesa cattolica, accusata di proselitismo nei territori dell'ortodossia. (Avvenire, 16/5) 20 maggio - I Vescovi italiani ritengono "immotivate" le recenti misure di espulsione dalla Russia prese a carico del Vescovo Jerzy Mazur e del sacerdote italiano Stefano Caprio. "Siamo vicini e solidali a loro e a tutta la Chiesa cattolica presente in Russia e chiediamo con forza - ha detto il cardinale Ruini aprendo l'assemblea Cei - che tali misure siano al più presto revocate". Quanto è accaduto per Ruini appare "stridente" con il rapido avvicinamento della Russia verso l'Occidente, da lui giudicato "assai positivo", e che dovrebbe avere la sua consacrazione nell'incontro tra la Russia e i Paesi della Nato. (Il Mattino, 21/5) 28 maggio - Oltre all'incontro con il presidente statunitense George Bush, c'è un'udienza che Papa Wojtyla avrebbe volentieri concesso: quella al capo di Stato russo Vladimir Putin. Ma da parte di Mosca non c'è stata alcuna richiesta e, in Vaticano, è rimasto l'amaro in bocca. "Per la verità - ha detto un funzionario della Segreteria di Stato della Santa Sede che ha chiesto l'anonimato - non ci aspettavamo che Putin chiedesse un incontro con il Santo Padre, dato che la sua politica appare in questo momento molto legata al patriarcato ortodosso e certo il Santo Sinodo russo non avrebbe gradito. Però, bisogna anche dire che se il Presidente russo avesse presentato una richiesta di udienza, ne saremmo stati molto felici". Una speranza in tal senso - a quanto si è appreso - è rimasta viva fino alle prime ore di ieri [28] mattina. (Il Giornale, 29/5) 12 giugno - Festa nazionale: "Den Rossii", la "Giornata della Russia". Il 12 giugno 1990 il Soviet Supremo della Federazione Russia proclamava l'indipendenza della maggiore repubblica sovietica dall'URSS. (…) Ma oggi non tutti i russi sanno che cosa significa il 12 giugno; e molti di coloro che lo sanno sono tutt'altro che entusiasti. Da un'indagine per campione su 1500 persone, risulta che solo il 62 per cento sanno che festa si celebrava ieri. Per il 32 per cento il 12 giugno "non significa niente". Il 15 per cento ha definito questo giorno "l'inizio della nuova storia della Russia", ma per il 12% è "una tragedia per il Paese" e solo per il 7 "una grande festa". Non solo. Meno d'un terzo dei russi ritiene che il Paese sia democratico; per il 56 per cento no lo è. E il 70 per cento non ha fiducia nelle elezioni come strumento per determinare cambiamenti politici. (…) Al Cremlino c'è stato un ricevimento con 900 invitati, fra cui il Patriarca Alessio, il premier Mikhail Gorbaciov e il primo presidente della Russia indipendente Boris Eltsin. (Avvenire, 13/6) 21 giugno - Nonostante il forzato esilio di mons. Jerzy Mazur, la vita della diocesi va avanti. Venerdì scorso (21/6), sono partite per Mosca quattro suore carmelitane scalze, che hanno raggiunto la città di Usole, dove affiancheranno così l'opera dei religiosi carmelitani della provincia di Varsavia. (Vidimus Dominus, 24/6) 22 giugno - Intervista di Mons. Jean-Louis Tauran alla Radio Vaticana: con data 20 aprile (…) ho scritto una lettera al ministro degli Esteri della Federazione Russa, Ivanov, nella quale gli ho comunicato la nostra sorpresa per tale decisione [del governo russo in merito a Mons. Mazur] e nella quale gli ho chiesto di spiegarci le ragioni che hanno indotto le autorità dell'immigrazione a tale misura. Tra l'altro, fino ad oggi non abbiamo ricevuto risposta dal signor Ivanov, nel frattempo il Papa stesso ha voluto scrivere a titolo personale al presidente Putin per chiedergli in pratica la stessa cosa ed un suo intervento personale affinché sia restituito alla comunità cattolica di una così vasta parte della Federazione Russa un pastore che, secondo noi, si è sempre dimostrato generoso e leale. Il presidente Putin non ha ancora risposto al Papa. La lettera del Papa reca la data dell'8 maggio. 29 giugno - Intervista dell'arcivescovo a Mosca, Mons. Kondrusiewicz, a "Avvenire": "Prego perché il mio presidente si renda conto che non può ignorare le richieste di Giovanni Paolo II" 3 luglio - "Avvenire": Mosca attacca: "Cattolici espansionisti" - Gelo a Oriente - Durissima lettera ufficiale del metropolita Kirill: accuse al vescovo Mazur, ordini religiosi indicati in un indice delle presenze ostili. Persino le suore di Madre Teresa tra gli obiettivi della polemica. Ufficialmente è una "spiegazione". Di fatto è un durissimo j'accuse sul preteso proselitismo dei cattolici. Con toni che a tratti appaiono addirittura inquietanti. È un testo ufficiale del Patriarcato il nuovo atto delle difficili relazioni tra Roma e Mosca. Una lettera del metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad, responsabile delle relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa, indirizzata al cardinale Walter Kasper e all'arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz (…). Un testo accompagnato da un rapporto di 15 cartelle sulle "attività di proselitismo delle organizzazioni cattoliche in Russia". (…) La risposta di Kirill è che, nonostante la durissima persecuzione sovietica, grazie all'Ortodossia anche in chi non si professa credente è rimasto un generico interesse per la fede. E quindi - è la tesi di Kirill - "i missionari occidentali approfittano del suolo che noi abbiamo reso fertile". "Una denuncia - ribatte Kondrusiewicz - accompagnata da un elenco di fatti ed episodi senza senso". 16 luglio - Le accuse di proselitismo rivolte dagli ortodossi alla Chiesa cattolica in Russia sono in realtà un alibi per "impedire che la Chiesa cattolica si diffonda nel Paese". E' l'analisi del teologo ortodosso francese, Olivier Clément, in un'intervista rilasciata in esclusiva per SirEuropa. (…) "Sarebbe esagerato affermare che vi è il desiderio di negare la visibilità cattolica, però esiste la volontà di impedire che la Chiesa cattolica si diffonda nel Paese". (SIR / Quotidiano, 16/7) *** Questi sono soltanto alcuni brani per ricordare al lettore la cronologia di questi tristi eventi e non abbiamo messo tutte le notizie in merito. Coloro che vogliono approfondire l'argomento o ricordarsi meglio possono, come abbiamo detto, visitare il nostro sito (nella sua versione italiana) dove troveranno una vasta documentazione nella sezione "ultime novità". Tutta questa vicenda potrebbe essere oggetto di numerosi commenti. Ma fermiamoci su due punti: 1) l'atteggiamento di Putin sul caso, soprattutto il suo irriverente silenzio verso il Papa, non rispondendo alla lettera dell'8 maggio scorso; 2) la - diciamo così - memoria corta del patriarcato ortodosso russo sulla collaborazione che questo ha prestato al comunismo. La mancata risposta di Putin a Giovanni Paolo II - La Russia è stata ammessa nella NATO, ma nello stesso tempo a Mons. Mazur è stato proibito di ritornare in Siberia per stare insieme al suo gregge. Questo ci lascia molto dubbiosi sulla capacità di Putin di capire il sistema democratico occidentale e, quindi, sulla capacità di applicarlo nella stessa Russia. Lasciamo perdere le considerazioni di semplice cortesia quando un Capo di Stato (S.S. Giovanni Paolo II) scrive ad un altro (Putin), anche quando sia a "titolo personale". Magari l'ex agente del KGB è ancora abituato ai metodi impiegati dai suoi antichi padroni. O, forse, lui ha deciso di utilizzare verso i cattolici russi una delle tantissime tecniche di guerra psicologica che i comunisti - sia all'Ovest che all'Est - hanno impiegato per tentare di dominare i loro oppositori religiosi e/o politici? Vedremo che frutti porterà questa faccenda sui cattolici russi o no (vedi "Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo", Cap. I, n. 11. - http://www.intratext.com/X/ITA0486.HTM ) Indipendentemente da qualsiasi interpretazione che si voglia dare all'atteggiamento di Putin, i fatti sono lì e non si può "nascondere il sole con una straccio"… Comunque, quello che non si vede chiaramente è, in questo caso, chi comanda in Russia: il patriarcato ortodosso o Putin? Dove finisce il potere di uno e dove comincia quello dell'altro? Veramente una certa "glasnost" (trasparenza) manca in tutto questo caso. La "memoria corta" del patriarcato ortodosso russo - La versione di "Kirill è che - come si legge nella notizia di "Avvenire" del 3 scorso -, nonostante la durissima persecuzione sovietica, grazie all'Ortodossia anche in chi non si professa credente è rimasto un generico interesse per la fede. E quindi - è la tesi di Kirill - 'i missionari occidentali approfittano del suolo che noi abbiamo reso fertile'". Abbiamo alcuni autorevoli articoli sulla storia della chiesa ortodossa in Russia nel periodo 1917-1971. Adesso sarebbe molto lungo trascriverli qui. Forse in un futuro prossimo possiamo diffondere questi articoli. Comunque, il fatto concreto è che in occasione del 10° anniversario della presa di potere da parte del comunismo (cioè nel 1927), la chiesa ortodossa in Russia divenne, da quel momento in poi, uno strumento di questo regime "intrinsecamente perverso" (come ha scritto Papa Pio XI), e uno strumento per distruggere la religione anche fra gli ortodossi, come un cancro che divora il corpo da lui colpito. Questa collaborazione del patriarcato ortodosso con il regime comunista, che ha fatto migliaia di vittime, è stata molto documentata nell'opera "Vatican II in Moscow (1959-1965)", pubblicato dall'Università Cattolica di Lovaino (1997 - ISBN 90-73683-22-X). Il volume è stato recensito dall'OSSERVATORE ROMANO su una pagina intera (22 agosto 1998) con il titolo "Il Concilio Vaticano II: la visione dalla Russia": "Sono ora pubblicati - nelle lingue (italiano, inglese, francese e tedesco) usate dai vari studiosi - gli "Atti" del Colloquio sulla storia del Concilio Vaticano II, realizzato a Mosca dal 30 marzo al 2 Aprile del 1995, esattamente sul tema 'Il Concilio Vaticano II: la visione della Russia'". I passi dell'opera che ci interessano in merito alla nostra questione sono così numerosi da lasciarci soltanto l'imbarazzo della scelta. Ci limiteremo soltanto ad alcuni brani. I testi con TUTTE LE PAROLE IN LETTERE MAIUSCOLE SONO EVIDENZIATI COSI' DA NOI. Vediamo quello che scrive per esempio l'editore di quest'opera, Alberto Melloni, nel suo capitolo intitolato "Chiese sorelle, diplomazie nemiche. Il Vaticano II a Mosca fra propaganda, Ostpolitik ed ecumenismo": "La partecipazione russa al concilio Vaticano II fa parte integrante della identità di questa assemblea che costituisce l'evento nodale del cattolicesimo del secolo XX: il modo in cui la chiesa di Roma guarda alla capitale sovietica, il modo in cui la chiesa russa guarda a questo introito solenne del cristianesimo latino nell'ecumenismo determinano nel corso degli anni 1959-1962 (quelli della preparazione del concilio) e poi degli anni 1962-1965 (quelli del suo effettivo svolgimento) una fitta serie di approcci, ripensamenti, interpretazioni. Di tutto questo, fino a pochi anni or sono si conosceva pochissimo: la diplomazia sovietica non amava certo raccontare quelle che erano state le attese dell'URSS in quegli anni e d'altro canto, da parte del patriarcato, mancavano le condizioni minime per poter riguardare a quel momento (e se mai alle carte ad esso relative) con la necessaria libertà. Il riserbo della segreteria di Stato, poi, rendeva impossibile capire il senso dei passi compiuti ed il dibattito da cui erano sortiti. Perciò gli studi - di diversa qualità storiografica - passavano accanto al tema Vaticano II/Mosca rapidamente, per accenni" (pag. 1). Dal noto studioso Giovanni Turbanti, nel suo capitolo "Il problema del comunismo al Concilio Vaticano II": "Alla vigilia del concilio Vaticano II la situazione della chiesa cattolica sparsa in tutto il mondo fu fotografata con particolare efficacia dalle lettere inviate a Roma da tutti i vescovi per suggerire, secondo la richiesta di Giovanni XXIII, quali fossero i temi e i problemi più importanti che il concilio avrebbe dovuto affrontare. (…) NELLE MIGLIAIA DI LETTERE GIUNTE A ROMA DA TUTTO IL MONDO IL COMUNISMO APPARIVA COME L'ERRORE PIU' GRAVE CHE IL CONCILIO AVREBBE DOVUTO CONDANNARE" (pag. 149). "La richiesta di una posizione più ferma contro il comunismo si espresse però in modo altrettanto netto: non solo con le parole del card. Ottaviani, ma più ancora con quelle del vescovo indocinese Ngo-din-Tuc che ricordò le persecuzioni della chiesa nel suo pese e protestò per il silenzio che la chiesa di Roma aveva conservato di fronte all'agonia del popolo del Laos e alla sofferenza del popolo vietnamita: 'Ubinam est ergo sanctorum communio? (Dunque, dov'è la comunione dei Santi?) - chiese mons. Ngo-din-Tuc, - Ubinam est ecclesia silentii, in Russa, in Sinis, aut etiam apud nos?' (Dov'è la chiesa del silenzio, in Russia, in Cina, o anche fra noi?)" (pag. 155-156). "CONTRO L'IPOTESI DI UN ESPLICITO PRONUNCIAMENTO DEL CONCILIO SUL COMUNISMO INTERVENNERO anche PRECISI MOTIVI DI OPPORTUNITÀ IN ORDINE ALLE RELAZIONI CON LA CHIESA ORTODOSSA DI MOSCA. Nell'immediata vigilia del concilio c'erano stati infatti alcuni colloqui da parte del card. Tisserant, decano del collegio cardinalizio e di mons. Willebrands, segretario del Segretariato per l'unità dei cristiani, con l'archimandrita Nikodin, in vista dell'invio di osservatori al concilio. Willebrands in particolare si recò a Mosca nel settembre 1962 per portare l'invito ufficiale alla chiesa di Mosca. Riguardo a questi colloqui è stato detto recentemente che in quell'occasione l'arch. NIKODIN POSE ESPLICITE CONDIZIONI ALL'INVIO DEGLI OSSERVATORI CHIEDENDO OPPORTUNE GARANZIE PERCHÉ IL CONCILIO NON PRONUNCIASSE CONDANNE CONTRO IL COMUNISMO (nota: vedi la conferenza stampa di mons. Schmitt, vescovo di Metz, apparsa sul giornale "Le Lorrain" del 9 febbraio 1963 e ripresa da "La Croix" del 15 febbraio 1963). (pag. 157) "Durante tutta la prima sessione si susseguirono diverse iniziative da parte di vari gruppi episcopali per spingere il concilio ad una dichiarazione preliminare di solidarietà in favore della 'chiesa del silenzio'. Non si trattava, certo, di un giudizio sul comunismo in quanto tale, ma di un'aperta denuncia delle persecuzioni che la chiesa cattolica era costretta a subire nei paesi comunisti. Tali iniziative non ebbero però alcun successo" (pag. 160). "Nella riunione del 30 settembre 1964 vennero discusse una relazione del teologo belga Fr. Houtart sul 'mondo socialista' e una di mons. K. Wojtyla, vescovo di Cracovia, sul 'mondo comunista'. (…) "Wojtyla (…) nel delineare i tratti caratteristici del mondo comunista, rilevava come esso si distinguesse dal mondo a sistema liberale o capitalista non solo per la limitazione della libertà personale e sociale, ma ancora più specificamente in quanto era 'athée par programme'." (pag. 165) "Se il concilio avesse taciuto questo [la condanna del comunismo] sarebbe stato interpretato come una tacita abrogazione di tutto ciò che avevano detto e scritto i pontefici al riguardo, così come delle condanne già pronunciate dal Sant'Uffizio e questo sarebbe stato un silenzio più grave di quello di cui fu accusato Pio XII durante la seconda guerra mondiale". (pag. 176) "Non si deve però nascondere con questo il significato della mancata condanna. Non si può 'riscrivere la storia al contrario'" (pag. 187). "Trattare dei problemi contemporanei della religione - ha scritto il prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo manifesto "Comunismo e anticomunismo alle soglie dell'ultima decade di questo millennio", pubblicato su "Wall Street Journal" (27-2-1990), "Corriere della Sera" (7-3-1990), e su un totale di 50 giornali e o riviste dell'Occidente - senza trattare del comunismo sarebbe stato tanto manchevole quanto riunire oggi un congresso mondiale di medici per studiare le malattie principali del nostro tempo omettendo nel programma un qualsiasi riferimento all'Aids... Eppure fu proprio quello che l'Ostpolitik vaticana accettò da parte del Cremlino" (cfr. topico VI del documento citato - per leggere e/o consultare integralmente vedi http://www.intratext.com/X/ITA0868.HTM ). Ecco un esempio eloquente dell'utilità della chiesa ortodossa di Mosca per il comunismo…! Ma in quest'opera ("Vatican II in Moscow"), sono menzionati altri documenti molti interessanti sulla chiesa ortodossa russa, v.g.: * il capitolo "Russian Observers at Vatican II. The 'Council for Russian Orthodox Church Affairs' and the Moscow Patriarchate between Anti-religious Policy and International Strategies", di Adriano Roccucci; * il capitolo "Il significato del Concilio Vaticano II per la Chiesa ortodossa russa", di V. Borovoij, "osservatore della chiesa ortodossa russa al Vaticano II e membro del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca"; * "La chiesa ortodossa russa tra Genevra e Roma negli anni del Concilio Vaticano II, di Mauro Velati, dov'è menzionato, per esempio, l'articolo del gesuita Ulisse Floridi sulla "Civiltà Cattolica" intitolato "Il Patriarcato di Mosca contro la Chiesa cattolica" [1 (1961) 238-252]; * "La perception en Occident de la participation du Patriarcat de Moscou à Vatican II", di dom Emmanuel Lanne, e così via. ********** Il 16 luglio la Chiesa commemora la festa della Madonna del Carmine. Quindi, chiediamo a Lei e a tutti i Santi e Beati carmelitani - in modo speciale a Santa Teresina del Bambin Gesù, patrona dei cattolici russi, e a San Raffaele Kalinowski, esiliato a Usole (Siberia) - che intercedano per il pronto ristabilimento della pratica, in totale libertà, della Chiesa cattolica in Russia e nelle altri parti del mondo dove il sangue dei martiri è scorso e scorre tuttora. Auguriamo a tutti i nostri amici di trascorrere delle vacanze serene, che servano a riprendere le forze necessarie per una maggiore dedizione ed amore verso la Madonna ed il Suo Divin Figlio. La redazione di Luci sull'Est ************* Luci sull'Est -->Roma: Via Castellini, 13/7 - 00197 E-mail: luci-rm@iol.it -->Milano: Via E. 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