Gentile lettore, Il Calendario 2003 di "Luci sull'Est" puo' essere gia' "sfogliato" sul nostro sito ed e' in fase di stampa. Il calendario puo' essere richiesto da chiunque lo desidera, tuttavia ricordiamo agli abbonati che ne riceveranno una copia col numero di "Spunti" di dicembre. Se Lei vuole farne una richiesta, la preghiamo di inviare un e-mail all'indirizzo luci-rm@iol.it, con "subject": RICHIESTA CALENDARIO LUCI SULL'EST 2003. Oppure tramite il sito di LSE, compilando il formulario RICHIESTE. http://www.lucisullest.it/form/richieste.htm Ma se Lei desidera richiedere altri materiali, La preghiamo gentilmente di fare una richiesta distinta per il Calendario 2003, cio' per evitare qualsiasi involontario sbaglio nella spedizione. Abbiamo ricevuto richieste del Calendario del 2002 fino a giugno scorso… Purtroppo non abbiamo potuto esaudirle tutte perche' l'edizione era finita. Ci auguriamo che con la presente comunicazione, tutti coloro che lo desiderano possano richiederlo in tempo. Per i nostri nuovi lettori, informiamo che le pubblicazioni di "Luci sull'Est" (LSE) sono fuori commercio, ma naturalmente si accettano libere offerte. ********* Sulla situazione dei cattolici in Russia, le tristi novita' non mancano... Purtroppo, almeno finora, non c'e' nessuna novita' da parte del governo russo circa l'autorizzazione al ritorno del vescovo Mazur alla sua diocesi e neppure dei sacerdoti cattolici che non hanno ricevuto il visto per rientrare in Russia. Il Papa ha anche celebrato una Messa la settimana scorsa a Castel Gandolfo per "tutte le comunita' cattoliche in Russia, che sono provate a causa della mancanza del vescovo e dei sacerdoti", come ha riportato la Radio Vaticana (26-9-2002). Su questo argomento, ci sono parecchie notizie sul sito di LSE. Merita speciale risalto il drammatico appello dell'arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, rivolto alle organizzazioni russe e internazionali per la difesa dei diritti umani e a tutti gli uomini di buona volonta'. Il documento, firmato il 12 settembre scorso, si conclude con queste pungenti parole: "1. fate quanto e' in vostro potere per fermare la violazione delle liberta' religiose e dei diritti della persona! "2. Non permettete che la rinascita della Chiesa Cattolica in Russia venga congelata, e i credenti vengano privati della normale assistenza spirituale! "3. Esprimete la vostra solidarieta', non fate che questa nuova tragedia in Russia giunga al suo epilogo! "4. Non lasciate che nel paese dove si e' vissuto il Golgota del XX secolo venga di nuovo soppressa la liberta' di coscienza! "Oggi vengono calpestati i diritti dei cattolici. Domani chiunque potrebbe diventare la vittima…" Potete trovare il testo integrale di questo documento nella sezione "novita'" del sito di LSE (basta cliccare http://www.lucisullest.it/news/2002/09/20020919bis.htm) ****** Come spiega magistralmente Dom Chautard nel suo classico della letteratura cattolica "L'Anima di ogni Apostolato" (Ed. Luci sull'Est, 2000 - http://www.intratext.com/X/ITA0151.HTM), la vita spirituale e' per l'apostolato come la fonte per un fiume. Ma e' vero anche che nessuno puo' avere una vera vita interiore se simultaneamente non fa apostolato. E' evidente che questo non si riferisce ad alcune vocazioni molto particolari. Infatti Santa Teresina del Bambino Gesu' - la cui festa si commemora proprio il 1°. ottobre - e' la Patrona delle Missioni… senza mai essere uscita del suo convento. Ma per i semplici fedeli, che vivono nel mondo, la vita interiore e l'apostolato hanno una sorta d'interazione, cioe', ambedue le attivita' si ripercuotano una sull'altra. Ai nostri giorni, in cui la neo-paganizzazzione sta invadendo ogni aspetto della vita, come aiutare per esempio un ateo a voler diventare un vero cattolico? Trascriviamo sotto tre articoli del prof. Plinio Correa de Oliveira ("Per te, caro ateo" - "La gioia di servire" e "Ubbidire per essere libero"), dove il lettore trovera' la risposta a questa e ad altre domande. Le offriamo ai nostri amici anche come spunti di meditazione nel corrente mese di ottobre, in cui si commemora l'85°. anniversario dell'ultima apparizione della Madonna a Fatima. Il 3 ottobre e' il 7° anniversario della scomparsa del compianto ispiratore di "Luci sull'Est". Queste trascrizioni vogliono essere, da parte nostra, anche un omaggio di gratitudine al prof. Plinio Correa de Oliveira. PER TE, CARO ATEO "Caro"? L'aggettivo puo' essere causa di meraviglia per lettori che, attraverso gli articoli della "Folha de S. Paulo" oppure attraverso altri mezzi, da decenni mi vedono combattere l'ateismo, particolarmente nella forma piu' espansivamente imperialistica che abbia assunto nel corso della storia, cioe' l'ateismo marxista. "Caro": come giustificare, allora, l'aggettivo qualificativo? Mi spiego. Dio vuole la salvezza di tutti: dei buoni, perche' ricevano in cielo il premio dei loro meriti; dei cattivi, perche', toccati dalla grazia, si emendino e ottengano il cielo. In prospettive e a titoli diversi, gli uni e gli altri sono, percio', cari a Dio. Come possono, allora, non esserli al cattolico? (…) La espressione "caro ateo" e', dunque, valida. E comporta persino significati sfumati. Infatti, l'ateismo presenta sfumature. A ciascuna di esse corrisponde, naturalmente, un significato specifico dell'aggettivo "caro". Cosi', vi sono atei che gioiscono della convinzione secondo cui "Dio non esiste". A tale punto che, se qualche fatto evidente - per esempio, un miracolo clamoroso - li convincesse del contrario, potrebbe tranquillamente accadere che cominciassero a odiare a Dio, e, se fosse possibile, persino a ucciderlo. Altri atei sono a tale punto impantanati nelle cose della terra, che il loro ateismo non consiste nel negare che Dio esista, ma nel disinteressarsi completamente dell'argomento. Se e' perspicua la distinzione, non sono "atei" nel senso piu' radicale e, per altro, corrente della parola, ma "a-tei", ossia "laici". Concepiscono la vita e il mondo senza Dio. Nel caso si provasse loro che Dio esiste, vedrebbero in lui un essere "con il quale o senza il quale il mondo va tale quale". La loro reazione consisterebbe nel decretare contro di lui un totale e perpetuo bando dagli affari terreni. Ma vi e' un terzo genere di atei. A esso appartengono quanti, afflitti dalle fatiche e dalle delusioni della vita, e vedendo giustamente, per amara esperienza personale, che le cose di questa terra non sono altro che "vanita' e afflizione di spirito" ( Eccle. 1,14), gradirebbero che Dio esistesse. Ma, urtando contro i sofismi dell'ateismo, ai quali un tempo hanno aperto l'anima, paralizzati dalle abitudini mentali razionalistiche alle quali hanno ancorato la mente, ora avanzano a tentoni nelle tenebre, senza riuscire a trovare il Dio che un tempo hanno rifiutato. Quando medito sulla apostrofe di Gesu' Cristo: "Venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi consolero'" (Mt. 11, 28), penso in modo piu' particolare a questo tipo di atei; e mi viene voglia in modo piu' particolare di chiamarli "cari atei". Ecco spiegato quali sono gli atei ai quali particolarmente dirigo queste riflessioni. Tuttavia non tengo presenti solamente loro, ma altri lettori, e altri ancora, e molto piu' specialmente cari. Cioe', alcuni fratelli nella fede cattolica, membri come me del corpo mistico di Nostro Signore Gesu' Cristo, che, avendo letto il riferimento da me fatto alla spiritualita' di san Luigi Maria Grignion di Montfort, nell'articolo "Ritorno alla torre di Babele?" [vedi la Mailing list di settembre scorso], hanno desiderato che dicessi qualcosa di piu' sull'argomento attraverso le colonne della "Folha de S. Paulo". Scrivo, dunque, questo articolo per questi ultimi. Ma con gli occhi rivolti ai primi. Lo faccio su questo giornale, cosi' coerente con i principi di liberta' di pensiero che professa, da dare con comprensione uno spazio a me - che certamente non sono un liberale! - perche' in questo spazio io dica cio' che mi pare. Pensando ai miei articoli, inseriti tra tanti altri di indirizzo assolutamente opposto, mi sembra di vedere la "Folha de S. Paulo" rivolta al pubblico con in pugno uno stendardo - non certo lo stendardo rosso con il leone della TFP! -, sul quale si possono leggere queste parole di Voltaire, ultra-liberali e pure esemplarmente logiche nella prospettiva liberale: "Non concordo con una sola parola di quanto dite, ma difendero' fino alla morte il vostro diritto di dirle". Questo e' pluralismo coerente. Ne sono agli antipodi tanti giornali brasiliani che, a parole, si vantano del loro pluralismo, ma rifiutano il sia pure minimo spazio a una informazione - persino a una minima notizia - relativa a movimenti antipluralistici. come se il pluralismo fosse assurdamente non pluralistico, e non consistesse nella liberta' di dissentire. Si direbbe persino che, in tali giornali, vi sia un ufficio politico posto a spazzare dalla pubblicita' il pensiero "eretico" antipluralistico. Come sarebbe piu' autentica, piu' valida dal punto di vista intellettuale e di piu' ampio respiro la democrazia brasiliana, se tanti giornali brasiliani seguissero la linea di azione enunciata in quella frase di Voltaire! Parlo ora agli atei particolarmente cari, nella speranza di toccare a fondo la loro anima, nello stesso testo in cui parlo ai miei carissimi fratelli nella fede. Immaginati, caro ateo, in qualcuno di quegli intervalli della vita quotidiana di un tempo, nella quiete dei quali salivano alla superficie dello spirito le impressioni piacevoli e profonde che l'impegno del giorno, carico della polvere della vita comune e del sudore dello sforzo, aveva soffocato nel subconscio. Erano i lunghi momenti di riposo, nei quali le nostalgie di un passato gioioso, il fascino e le speranze del presente duro ma luminoso, e le fantasie tante volte perfide si trasformavano in gradevole canzone per distendere l'anima "tranquillamente (…), in quell'incanto dell'anima, lieto e cieco, che la fortuna non lascia durar molto" (Luis de Camoes, "I Lusiadi", trad. it., 2a. ed., con introduzione riveduta e ampliata a cura di Silvio Pellegrini, UTET, Torino 1966, canto terzo, stanza 120, p. 104). Negli attuali ridotti momenti di riposo, al contrario, viene alla superficie la sarabanda nevrotica delle delusioni, delle preoccupazioni, delle ambizioni scomposte e egli esaurimenti estremi. E su questa sarabanda plana una domanda nascosta, plumbea, oscura: perche' vivere? Chiudo questo articolo sotto il segno di questa domanda. Al prossimo, caro ateo. ****** LA GIOIA DI SERVIRE (*) Ritorno a bussare alla tua porta, caro ateo. Nel mio ultimo articolo ti ho immaginato pensoso, depresso, sul tema "se vale la pena di vivere". Immaginati, allora, che al tuo spirito colpito dalla vita, incallito o persino piagato, febbricitante, appaia una figura di quelle che sognava la tua innocenza infantile morta tanti anni fa, una regina tutta maesta' e tutta sorriso, che, per aiutarti, ti conduce per mano dentro ai raggi della luce iridata, pacificante e radiosa che la circonda, in una atmosfera che, tanto e' pura, sembra olezzare di tutti i profumi della natura: fiori, incenso, non so che piu'. E tu, caro ateo, ti lasci attirare. Cammini fissando questa figura ancora piu' bella delle luci che la circondano, e piu' odorosa dei profumi che esala. Doni magnifici che ella riceve da un fuoco invisibile ma sovrano, con il quale non si confonde, ma che in ella traspare. Le tue amarezze sono dimenticate. Senti quanto vi e' di fatuo nella loro confusione. Capisci che, incommensurabilmente oltre la sfera del quotidiano, nel quale esse impazzano e pullulano, vi e' un ordine dell'essere eccelso e tranquillo, dove infine potrai entrare. Ti rendi conto che soltanto in esso troverai quella felicita' che cercavi tra i vermi, ma che, in realta', abita oltre le stelle. Fissi sempre di piu' la Signora, e comincia a sembrarti di conoscerla gia'. Cerchi nella sua fisionomia qualcosa che ti pare profondamente familiare. In un che dello sguardo, in una certa particolare nota di affetto nel sorriso, in qualcosa della sicurezza che irradia, ricca di espressioni sottintese di affetto, riconosci certi lampi spirituali ineffabili che vedevi nei piu' generosi slanci spirituali della madre terrena che hai avuto oppure che - a causa delle innumerevoli forme di orfanezza, nel mondo attuale - della madre che vorresti avere avuto. Fissi lo sguardo, e vedi ancora di piu'. Non soltanto una madre, la tua, ma qualcuno - Qualcuno - che rappresenta la quintessenza ineffabile, la sintesi amplissima di tutte le madri che sono esistite, che esistono e che esisteranno. Di tutte le virtu' materne che la intelligenza e il cuore dell'uomo possano conoscere. Ancora di piu', di quei gradi di virtu' che soltanto i santi sanno trovare, e ai quali soltanto loro sanno accostarsi, volando sulle ali della grazia e dell'eroismo. E' la madre di tutti i figli e di tutte le madri. E' la madre di tutti gli uomini. E' la madre dell'Uomo. Si', dell'Uomo-Dio, del Dio che si e' fatto Uomo nel seno verginale di questa Madre, per riscattare tutti gli uomini. E' una Madre che si definisce con una parola - il mare -, che, a sua volta, da' origine a un nome. Un nome che e' un cielo: e' Maria. Attraverso di lei ti vengono, dal sole divino, infinitamente superiore, ma che in lei sembra abitare - come i raggi di un sole sembrano dimorare nelle vetrate -, ti vengono, dico, tutte le grazie, tutti i favori. Tu implori, e ti vedi esaudito. Tu desideri, e ti vedi soddisfatto. Dalla profondita' della pace che comincia a toccarti e a circondarti, senti nascere una forma di felicita' che e' il contrario radioso di quella che, fino a poco fa, cercavi freneticamente. Questa felicita' terrena, se la possedevi, finivi per buttarla da parte, invecchiato, "blase'", cosi' simile al bambino che butta da parte i giocattoli che ormai non lo distraggono piu' Nell'egoista frustrato che sei stato, comincia a sorgere, come un giglio che nascesse dal pantano, oppure una fonte in un arenile desertico, qualcosa di nuovo. E' l'amore. Non l'egoismo, che e' amore esclusivistico di te stesso. Ma l'amore dei principi eterni, degli ideali folgoranti, delle cause elevate e senza macchia, che vedi risplendere nella dama ineffabile, e che cominci a volere servire. Servire, dedicare te stesso, immolare te stesso, e tutto quanto ti appartiene, ecco il nome della tua nuova felicita'. Questa felicita' la trovi in tutto quanto evitavi: la dedizione non ricompensata, la buona volonta' incompresa, la logica derisa da ipocriti oppure ignorata da sordi volontari, il confronto con la calunnia che ora ulula come un uragano, ora agita discreti sonagli come un serpente, ora, infine, mente come una brezza tiepida e carica di miasmi fatali. Ora la tua gioia consiste nel resistere a tanta infamia, nell'avanzare, nel vincere benche' ferito, rifiutato, ignorato. Tutto per il servizio della Signora "ravvolta nel sole, e la luna sotto i suoi piedi, e sul suo capo una corona di dodici stelle" (Ap. 12, I). Al suo servizio, si', e di quanti la seguono. Pensavi che la felicita' stesse nell'avere tutto. Verifichi ora che, al contrario, consiste nel darti completamente. Ti spaventa, forse, il timore che io stia sognando e che ti stia facendo sognare con queste righe che, eventualmente, la tua benevolenza avra' immaginato sapide. Orbene, non sogno, non ti faccio sognare e non sono splendenti le righe che hai letto. Come sono spente, al contrario, in confronto al libro che ho citato nell'articolo "Ritorno alla torre di Babele?", cioe' il "Trattato della vera devozione a Maria", di san Luigi Maria Grignion di Montfort! In esso, il famoso missionario della fine del secolo XVII e dell'inizio del secolo XVIII - i cui seguaci furono gli "chouan", eroi della lotta contro la Rivoluzione francese atea e ugualitaria, della fine dello stesso secolo XVIII - ha fondato, basandosi sulle piu' solide verita' della fede, e attraverso un modo di ragionare impeccabilmente logico, il profilo della santita' di Maria. Egli ha analizzato a fondo il significato della sua maternita' verginale, la sua parte nella redenzione del genere umano, la sua posizione come regina del cielo e della terra, come corredentrice degli uomini e come mediatrice universale delle grazie che ci vengono da Dio. Come anche delle preghiere della umanita' sofferente a Dio onnipotente. Il santo analizza, alla luce di tutto questo, la provvidenza di Maria, e come questa provvidenza abbia a tale punto amorosamente in vista ogni uomo, che la Madre dell'Uomo-Dio ama ciascuno di noi con un amore maggiore di quello con cui tutte le madri del mondo amerebbero il loro unico figlio. Ho deciso di scriverti, per attirarti a considerare questi grandi tesori, questi grandi pensieri e queste grandi verita'. Nello stesso tempo, soddisfo il desiderio di diversi fratelli nella fede, che desiderano solamente averti in mezzo a loro, ben vicino… a lei. Se e' piaciuto alla grazia benedire le mie parole, hai sentito in te qualcosa come una musica lontana, a tale punto consonante con te, con le tue aspirazioni piu' vive, che si direbbe che e' stata composta per te. E che, da parte tua, hai, o sei, una sete di armonia, sei nato per darti a essa. In una parola, sei ordinato a lei, e senza di lei sei soltanto disordine. E se, nella grande armonia dell'universo, persino il piu' insignificante granello di sabbia, la piu' anonima goccia di acqua, oppure l'ultimo e il piu' attortigliato verme della terra ha il suo posto e la sua funzione, non coincidera' con questo ordine dell'universo - o, piuttosto, con i suoi pinnacoli piu' alti - l'insieme di verita' che ti ho appena presentato attraverso metafore, e che san Luigi Maria Grignion di Montfort deduce, con la piu' sana e rigorosa coerenza, dalla fede cattolica, da quella fede che, dal canto suo, san Paolo ha definito come "culto ragionevole" ("rationabile obsequium" - Rom. 12, 1)? Se tutto questo panorama che ti ordina, e senza il quale sei soltanto caos, e' falso, allora nell'universo, esso stesso cosi' sommamente ordinato, tu sei - ogni uomo e' - un essere fuori posto, sconnesso, perdonami il tono prosaico, ma sei - e ogni uomo e' - escrescenza, una verruca, un cancro, una catastrofe. Prima tu; poi noi, poi tutti gli uomini, che, in quanto uomini, siamo tuttavia il vertice regale di questo ordine!… Credere che le cose stiano cosi', credere in una cosi' mostruosa contraddizione posta al vertice stesso di un ordine tanto perfetto, questo e' certamente irrazionale. Costituisce la apoteosi dell'assurdo. ****** UBBIDIRE PER ESSERE LIBERO (*) No, caro ateo. Facendo eco lontana alle parole del vescovo san Remigio in occasione del battesimo di Clodoveo, primo re cristiano dei franchi, ti dico: "Brucia cio' che hai adorato e adora cio' che hai bruciato". Si', brucia l'egoismo, il dubbio, la apatia, e, mosso dall'amore di Dio, ama e servi e lotta per la fede, per la Chiesa e per la civilta' cristiana. Sacrificati. Rinuncia. Come? Come lo hanno fatto, in tutti i secoli, quelli che hanno combattuto per Gesu' Cristo la "buona battaglia" (2 Tim. 4,7). E lo farai in modo molto segnalato se seguirai il metodo definito e fondato da san Luigi Maria Grignion di Montfort. Si tratta della "schiavitu' di amore" alla Vergine santissima. "Schiavitu'"… Parola dura e insolita, soprattutto per le orecchie moderne, abituate a sentire parlare, in ogni momento, di disalienazione, di liberazione, e sempre piu' propense a una grande anarchia, che, come uno scheletro con la falce in mano, sembra ridere sinistramente agli uomini, dal limitare della porta di uscita del secolo XX, dove li aspetta. Ora, vi e' una schiavitu' che libera, e vi e' una liberta' che schiavizza. Dell'uomo che adempiva ai suoi obblighi si diceva un tempo che era "schiavo del dovere". Di fatto, era un uomo posto al vertice della sua liberta', che comprendeva con un atto tutto personale le vie che doveva percorrere, decideva con forza virile di percorrerle, e vinceva l'assalto delle passioni disordinate, che tentavano di accecarlo, di rammollirne la volonta' e di sbarrargli il cammino liberamente scelto. L'uomo che, ottenuta questa suprema vittoria, proseguiva con passo fermo nella direzione dovuta, era libero. "Schiavo" era, al contrario, chi si lasciava trascinare dalle passioni sregolate, in una direzione che la sua ragione non approvava, ne' la sua volonta' aveva scelto. Questi autentici vinti venivano chiamati "schiavi del vizio". Si erano, per schiavitu' al vizio, "liberati" dal sano imperio della ragione. Leone XIII ha esposta questi concetti di liberta' e di servitu', con la brillante maestria che gli e' propria, nella enciclica "Libertas" (del 20-6-1888). Oggi si e' rovesciato tutto. Come tipo dell'uomo "libero" si considera l'hippie con il fiore in pugno, che girovaga senza fissa dimora e senza meta, oppure l'hippie che, con una bomba in mano, semina il terrore a suo piacimento. Al contrario, si considera come legato, come uomo non libero chi vive nella ubbidienza alle leggi di Dio e degli uomini. Nella prospettiva attuale, e' "libero" l'uomo che la legge autorizza a comperare le droghe che vuole, a usarle come gli pare, e infine… a diventarne schiavo. Ed e' tirannica, schiavizzante, la legge che vieta all'uomo di diventare schiavo della droga. Sempre in questa strabica prospettiva, fatta di inversione di valori, e' schiavizzante il voto religioso mediante il quale, in piena coscienza e liberta', il frate si dedica, rinunciando a qualsiasi ritirata, al servizio, pieno di abnegazione, dei piu' alti ideali cristiani. Per proteggere questa libera decisione contro la tirannia della propria debolezza, il frate si assoggetta, con questo atto, alla autorita' di superiori vigilanti. Chi si lega cosi', per conservarsi libero dalle sue cattive passioni, e' oggi soggetto a essere qualificato come vile schiavo. Come se il superiore gli imponesse un giogo che limitasse la sua volonta'… quando, al contrario, il superiore serve da guida per le anime elevate che aspirano, liberamente e coraggiosamente - senza cedere alla pericolosa vertigine delle altezze -, a salire fino in cima alle scale dei supremi ideali. Insomma, per gli uni e' libero chi, con la ragione obnubilata e la volonta' spezzata, spinto dalla follia dei sensi, ha la possibilita' di scivolare voluttuosamente sulla slitta dei cattivi costumi. Ed e' "schiavo" chi si piega alla propria ragione, vince con forza di volonta' le proprie passioni, ubbidisce alle leggi divine e umane, e mette in pratica l'ordine. Soprattutto e' "schiavo", in questa prospettiva, chi, per garantire piu' completamente la propria liberta', scegli liberamente di sottomettersi ad autorita' che lo guidino verso la meta alla quale vuole giungere. A questo punto ci porta l'attuale atmosfera, impregnata di freudismo! San Luigi Maria Grignion di Montfort ha pensato la "schiavitu' di amore" alla Madonna in un'altra prospettiva, adatta a tutte le eta' e a tutti gli stati di vita: laici, sacerdoti, religiosi, ecc. Cosa fa la parola "amore" coniugata alla parola "schiavitu'" in un modo che sorprende, dal momento che questa ultima significa imperio brutalmente imposto dal forte al debole, dall'egoista al misero che sfrutta? In buona filosofia, "amore" e' l'atto con il quale la volonta' vuole liberamente qualcosa. Cosi', anche nel linguaggio corrente, "volere" e "amare" sono parole utilizzabili nello stesso senso. "Schiavitu' di amore" e' il nobile vertice dell'atto con cui qualcuno si da' liberamente a un ideale, a una causa. Oppure, talora, si lega a un altro. L'affetto sacro e i doveri del matrimonio hanno qualcosa che vincola, che lega, che nobilita. In spagnolo, le manette si chiamano "esposas", "spose". La metafora ci fa sorridere, e puo' fare rabbrividire i divorzisti. Allude, infatti, alla indissolubilita'. In portoghese, e in italiano, si parla di "vincolo" matrimoniale. Piu' vincolante dello stato matrimoniale e' quello sacerdotale. E, in un certo senso, lo e' ancora di piu' quello religioso. Quanto piu' alto e' lo stato liberamente scelto, tanto piu' forte e' il vincolo, e tanto piu' autentica la liberta'. Cosi', san Luigi Maria propone che il fedele si consacri liberamente come "schiavo di amore" alla santissima Vergine, donandole il suo corpo e la sua anima, i suoi beni interiori ed esterni, e anche, persino, il valore delle sue buone opere passate, presenti e future, affinche' la Madonna ne disponga, per la maggior gloria di Dio, nel tempo e nella eternita' (Cfr. San Luigi Maria Grignion di Montfort, "Consacrazione di se' stesso a Gesu' Cristo, Sapienza incarnata, per le mani di Maria"). La Madonna, come madre eccelsa, ottiene in cambio, per il suo "schiavo di amore", le grazie divine che elevano le sue operazioni intellettuali fino a una comprensione lucidissima dei piu' alti temi della fede, che danno agli atti della sua volonta' una forza angelica per salire liberamente fino a questi ideali, e per vincere tutti gli ostacoli interiori ed esterni, che a essi indebitamente si oppongono. Ma - chiedera' qualcuno - come potra' mettersi a praticare questa diafana e angelica liberta' un frate, gia' soggetto con voto alla autorita' di un superiore? Niente di piu' facile. Si e' frate per chiamata, o "vocazione", di Dio, percio' il religioso ubbidisce ai suoi superiori per volonta' di Dio. La volonta' di Dio e' volonta' della Madonna. E cosi', qualora il religioso si sia consacrato come "schiavo di amore" alla Madonna, ubbidisce al proprio superiore in quanto schiavo di lei. La voce di questo e' per lui, sulla terra, come la voce stessa della Madonna. Chiamando tutti gli uomini alle vette di liberta' della "schiavitu' di amore", san Luigi Maria lo fa in termini cosi' prudenti da lasciare libero il campo per importanti sfumature. La sua "schiavitu' di amore", cosi' piena di particolare significato per le persone legate con voto allo stato religioso, puo' essere ugualmente praticata da sacerdoti secolari e da laici. Infatti, contrariamente ai voti religiosi, che obbligano per un certo tempo oppure per tutta la vita, lo "schiavo di amore", puo' lasciare in qualsiasi momento questa elevatissima condizione, senza "ipso facto" commettere peccato. E, mentre il religioso che disubbidisce alla sua regola incorre in peccato, il laico "schiavo di amore" non commette nessun peccato per il semplice fatto di contraddire in qualcosa la generosita' totale del dono che ha fatto. Cio' posto, il laico si mantiene in questa condizione di schiavo con un atto libero, implicitamente o esplicitamente ripetuto ogni giorno. O meglio, in ogni istante. Per tutti i fedeli, la "schiavitu' di amore" e', dunque, la angelica e somma liberta' con la quale la Madonna li aspetta sulla soglia del secolo XXI: sorridente, attraente, li invita nel suo regno, secondo la sua promessa a Fatima: "Infine, il mio Cuore Immacolato trionfera'". Vieni, caro ateo, convertiti e cammina con me, con tutti gli "schiavi di amore" di Maria, verso questo regno di liberta' sommamente ordinata, e di ordine sommamente libero, nel quale ti invita la Schiava del Signore, la Regina del Cielo. E allontanati dalla soglia sulla quale e' il demonio, scheletro che ride in modo macabro, con in mano la falce della liberta' sommamente schiavizzante, e della schiavitu' sommamente libertaria. Ossia della anarchia. PLINIO CORREA DE OLIVEIRA (*) "Folha de S. Paulo" rispettivamente del 31-8, 13-9 e 20-9-1980. E trascritti da "Cristianita'" (organo ufficiale di Alleanza Cattolica - http://www.alleanzacattolica.org), Piacenza, maggio 1982, Anno X, N. 85. ******* Cordiali saluti, la redazione di Luci sull'Est ============================================================= ****************************** * Associazione Luci sull'Est * * Via Castellini, 13 * * 00197 Roma - Italia * * Tel. (39) 06-807 6395 * * Fax (39) 06-8068 7227 * * E-mail: luci-rm@iol.it * * http://www.lucisullest.it * ****************************** ************* Luci sull'Est -->Roma: Via Castellini, 13/7 - 00197 E-mail: luci-rm@iol.it -->Milano: Via E. 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