****************************** * Associazione Luci sull'Est * * Via Castellini, 13 * * 00197 Roma - Italia * * Tel. (39) 06-807 6395 * * Fax (39) 06-8068 7227 * * E-mail: luci-rm@iol.it * * http://www.lucisullest.it * ****************************** Mailing list 25 ottobre 2002 Gentile lettore, "In questo anno che ho dedicato al Santo Rosario - ha detto Giovanni Paolo II nell'udienza generale svoltasi mercoledi' 23 ottobre in Piazza San Pietro - esorto tutti i fedeli a riscoprire la comunione con la Vergine Maria, per mezzo di questa nobile preghiera". Ed ha aggiunto: "Nell'Anno del Rosario che abbiamo iniziato, vi invito tutti a riscoprire l'efficacia della preghiera del Rosario per la pace nel mondo e nelle famiglie" (cfr. "L'Osservatore Romano", 24-10-2002). Con queste parole il Santo Padre ha dato risalto alla sua richiesta nella lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae", del 16 ottobre scorso. Infatti, e' inestimabile il bene ottenuto dai singoli fedeli, dalla Chiesa e da tutta la Cristianita' con il ricorso costante, umile e fervoroso al Santo Rosario. Soprattutto, ha sottolineato il Santo Padre, il beneficio che ne trae la famiglia, da cui la chiara esortazione: "Recitate il Rosario e spegnete la TV" (cfr. "Avvenire", 17-10-2002). E nell'Angelus del 30 settembre del 2001, il Papa aveva invitato "tutti, singole persone, famiglie, comunita' a recitare il rosario possibilmente ogni giorno, per la pace, affinche' il mondo sia preservato dall'iniquo flagello del terrorismo". Il Rosario - aveva detto a Fatima la Madonna - assieme alla devozione al suo Cuore Immacolato, e' la grande soluzione per i problemi dell'umanita'. Il 4 settembre 2001 e' stata iniziata la campagna "Crociata del Rosario" di "Luci sull'Est", con la diffusione di un bel cofanetto con una coroncina e un piccolo libro esplicativo. Abbiamo, quindi, il piacere di ricordare ai nostri lettori che possono fare richiesta anche di questo, sia tramite il nostro sito (http://www.lucisullest.it/form/richieste.htm) oppure inviando una e-mail all'indirizzo luci-rm@iol.it. "La pace nel mondo e nelle famiglie"… come ne abbiamo bisogno! "Tante tragedie - si legge su AVVENIRE del 13 ottobre u.s. - hanno per autori dei giovani: quali responsabilita' per la famiglia? - Per l'ennesima volta e' tornato tragicamente alla ribalta [in Italia] il tema del rapporto famiglia-giovani. La relazione genitori-figli non di rado annaspa nell'incapacita' di creare spazi di dialogo e di rimuovere le scorie che impediscono agli sguardi di incrociarsi con sincerita'". Ma questo che accade in Italia non e' un fenomeno isolato, e' un incendio che divampa dappertutto, ora piu' intensamente ora meno, nel mondo contemporaneo. Su questo argomento c'e' un prezioso sermone del "Principe dei moralisti" e Dottore della Chiesa S. Alfonso Maria de' Liguori e che trascriviamo di seguito. Questo riguarda non soltanto i genitori ma anche i giovani che vogliono sposarsi affinche' conoscano gli obblighi che avranno circa l'educazione della prole perche' "nell'altra vita - dice S. Alfonso in questo sermone - avra' un gran castigo chi ha educato male i figli, ed avra' un gran premio chi li ha educati bene". Come farlo? Ecco sotto la risposta del "Principe dei moralisti". Abbiamo conservato gli esempi da lui utilizzati, ma crediamo bene che il lettore sapra' fare il dovuto aggiornamento, con l'atmosfera di pan-sessualismo che invade le strade con la pubblicita' immorale, oppure da una certa tv, dai siti pornografici e cosi' via. Inoltre, c'e' un altro aspetto della crisi familiare, quindi della societa'. Se non si conosce una malattia, ogni volta che ci troviamo davanti a un nuovo sintomo, possiamo rimanere senza sapere che cosa fare. Ma, invece, se andiamo da un bravo medico, lui puo' definire la malattia, raccomandare i migliori medicamenti e le sue probabili evoluzioni. Comunque, nella misura del possibile, non dovremmo sbalordire di nulla. Anche nell'ipotesi peggiore, dobbiamo ricorrere all'aiuto della Provvidenza per affrontare le situazioni difficili da cui passeremo, cosi' come ha fatto il Divino Maestro nel Giardino degli ulivi. Gia' Pio XII, nell'enciclica "Summi Pontificatus" (del 20 ottobre 1939), scriveva: "In mezzo a questo mondo, che presenta oggi uno stridente contrasto alla pace di Cristo nel regno di Cristo, la Chiesa e i suoi fedeli si trovano in tempi ed anni di prove, quali raramente si conobbero nella sua storia di lotte e sofferenze. Ma proprio in simili tempi, chi rimane fermo nella fede e ha robusto il cuore, sa che Cristo Re non e' mai tanto vicino quanto nell'ora della prova, che e' l'ora della fedelta'". Dunque, se il lettore vuole disporre di un utile strumento per poter conoscere l'origine della crisi del mondo occidentale e cristiano, delle diverse fasi di questa Rivoluzione (morale, religiosa e culturale) e quello che ci puo' aspettare ancora, consigliamo la lettura dell'opera del Prof. Plinio Correa de Oliveira "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" (Ed. Luci sull'Est, 1998, 196 pag. - http://www.intratext.com/bci - vedi N. 8 - Fatima) che si puo' consultare o farne richiesta anche sul nostro sito. In merito a quest'opera ha scritto S.E. Mons. Romolo Carboni, allora Nunzio Apostolico nel Peru', e poi in Italia: "La lettura del Suo libro RIVOLUZIONE E CONTRO-RIVOLUZIONE ha provocato in me una magnifica impressione, sia per la bravura e la maestria con le quali analizza il processo della Rivoluzione e mette in luce le vere origini del crollo dei valori morali, che oggi disorienta le coscienze; sia per il vigore con il quale indica la tattica e i metodi per vincerla". E il P. Anastasio Gutie'rrez, C.M.F., co-fondatore a Roma dell'Institutum Juridicum Claretianum, e gia' decano della Facolta' di Diritto Canonico nella Pontificia Universita' Lateranense: "RIVOLUZIONE E CONTRO-RIVOLUZIONE e' un'opera magistrale i cui insegnamenti dovrebbero essere diffusi fino a penetrare nella coscienza di tutti coloro che si sentono veramente cattolici. (…) Insomma, oserei dire che e' un'opera profetica, nel senso migliore della parola; anzi, che il suo contenuto dovrebbe essere insegnato nei centri superiori della Chiesa". Cosi', invece di restare una semplice persona che guarda gli avvenimenti che si succedono uno dopo l'altro, come uno che assiste ad una partita di scacchi, e' possibile diventare una persona che sia in condizioni di sapersi regolare secondo la legge di Dio e degli uomini per affrettare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Santa Giovanna d'Arco diceva "gli uomini combattono, ma Dio da' la vittoria!" ********** S. Alfonso Maria de Liguori SERMONE XXXVI DELL'EDUCAZIONE DEI FIGLI [I sottotitoli sono redazionale] Non puo' l'albero buono dar frutti cattivi, ne' l'albero cattivo dar frutti buoni (Matth. 7, 18.) Dice dunque il Vangelo di questo giorno che una pianta buona non puo' produrre frutti cattivi; ed all'incontro una pianta cattiva non puo' dare frutti buoni. Intendete per tanto, uditori miei, che i buoni padri producono buoni figli; ma se i padri sono cattivi, come i figli possono essere buoni? Avete veduto mai, si legge nello stesso Vangelo, cogliere rami di uve nate dalle spine, o fichi nati da triboli? (Matth. 7, 16) E cosi' e' impossibile, o per dir meglio, e' molto difficile vedere figli di buoni costumi, che sono stati educati dai genitori di mali costumi. State attenti, padri e madri, a questo sermone, che e' di molta importanza per la salute eterna di voi e dei vostri figli; ed attenti voi, giovani, che non ancora avete pigliato stato, se volete maritarvi, intendete oggi gli obblighi che vi addossate circa l'educazione dei figli; e che se poi non li adempite, sarete voi ed i vostri figli tutti dannati. Dividero' percio' il presente sermone in due punti, ove dimostrero': Nel punto I. Quanto importa la buona educazione dei figli; Nel punto II. Quali diligenze debbono praticare i genitori per ben educare i figli. PUNTO I. Quanto importa la buona educazione dei figli. 1. Due sono gli obblighi dei padri verso dei figli: l'obbligo di dar loro gli alimenti e l'obbligo di bene educarli. In quanto agli alimenti non mi occorre altro di dire circa questo punto, che alcuni padri sono piu' crudeli delle fiere: perche' le fiere non lasciano di alimentare i figli; ma essi mangiano, sfoggiano e giuocano quel che hanno, o che si guadagnano colle loro fatiche, e lasciano i figli in casa morirsi di fame. Ma veniamo all'educazione, che e' l'intento del mio sermone. [Il fine per cui Iddio concede ai padri la prole: affinche' essi allevino i figli nel timore di Dio, e li dirigano per la via della salute eterna] 2. E' certo che dalla buona o cattiva educazione dipende la buona o cattiva riuscita dei figli. La stessa natura insegna ai genitori di attendere a ben educare la loro prole; quelli che le hanno dato l'essere debbono ancora procurarle il benessere. Il fine per cui Iddio concede ai padri la prole, non e' gia' per aiutare la casa, ma affinche' essi allevino i figli nel timore di Dio, e li dirigano per la via della salute eterna. Scrive S. Giovanni Crisostomo: "Abbiamo un grande deposito, i figli; conserviamolo con grande cura" (Hom. 9, in I ad Tit.). I figli non sono un dono fatto ai genitori, si' che ne possano disporre come vogliono; ma un deposito, che se per loro negligenza si perde, essi dovranno darne conto a Dio. Dice la Scrittura che quando il padre vive come piace a Dio, avra' bene egli ed i figli suoi: "Per essere felice tu e i tuoi figli dopo di te, quando avrai fatto cio' che piace al cospetto del Signore" (Deuter. 12, 25). La buona o cattiva vita del padre, da chi non lo sapesse, si conosce dalla vita che fanno i figli: "Dal frutto si conosce l'albero" (Matth. 12, 33). Scrisse l'Ecclesiastico che quando muore il padre e lascia prole, quasi non muore, perche' il figlio che resta, dimostra i portamenti del padre (Eccli. 30, 4). Quando si vede che il figlio bestemmia, e' sboccato, porta robe rubate alla casa, e' segno che cosi' anche faceva il padre: "L'uomo si conosce dai suoi figlioli" (Eccli. 11, 30). [Chi sa insegnare al figlio a vivere bene, fara' una morte quieta e felice] 3. Percio' dice Origene che di tutti i peccati dei figli i padri ne hanno da rendere conto nel giorno del loro giudizio. Ond'e' che chi sa insegnare al figlio a vivere bene, fara' una morte quieta e felice (Eccli. 30, 3, 5). E si salvera' per mezzo dei figli, a riguardo della buona educazione loro data: "Ma pure si salvera' diventando madre" (I Tim. 2, 15).All'incontro molto inquieta ed infelice sara' la morte di coloro che hanno atteso ad accrescere gli averi e gli onori della loro casa, oppure avranno pensato solo a vivere allegramente, ma poco avranno invigilato ai buoni costumi dei figli. Dice S. Paolo che questi tali sono simili agli infedeli, e peggiori di loro: "Che se uno non pensa ai suoi, e specialmente a quelli di casa, ha rinnegata la fede ed e' peggiore di un infedele" (I Tim. 5, 8). Ancorche' un padre o una madre facesse vita devota, ed attendesse a far sempre orazione, e comunicarsi ogni giorno, e poi non avesse cura dei figli, anche e' dannata. Volesse Dio che alcuni genitori avessero cura dei figli, come l'hanno dei cavalli e degli asini! Come stanno attenti che loro sia dato a tempo suo la biada o l'erba! Che siano ben governati! E poi non si prendono pensiero dei figli, se vanno alla dottrina [catechismo], se sentono la messa, se si confessano: Abbiamo, piange il [S. Giovanni] Crisostomo, maggiore cura degli asini e dei cavalli, che non dei figli. [Se tutti i padri invigilassero a ben educare i figli, non vi sarebbero o pochi sarebbero i delitti e i giustiziati] 4. Se tutti i padri invigilassero, come sono obbligati, a ben educare i figli, non vi sarebbero o pochi sarebbero i delitti e i giustiziati; i genitori sono quelli, dice lo stesso Crisostomo, che per la loro cattiva educazione sono causa di far precipitare i figli in tanti vizi, e con cio' essi li consegnano in mano dei carnefici (serm. 20, de divers.). Per questa ragione giustamente i Lacedemoni, quando accadevano delitti, non tanto castigavano i figli, quanto i padri, come causa di tutti i loro disordini. Gran disgrazia di quei poveri figli che hanno mali genitori, i quali non li sanno educare! E vedendo i figli infangati in cattive amicizie, in risse e bagordi, in vece di sgridarli e castigarli, piu' presto li compatiscono e dicono: "Che si ha da fare? Sono giovani, hanno da fare il corso loro". Oh belle massime! Oh bella educazione! Hai speranza, tu padre, che il tuo figlio, quando poi si fara' piu' grande, si fara' santo? Senti quel che dice Salomone: "Il giovinetto, preso che abbia la sua strada, non se ne allontanera' neppure da vecchio" (Prov. 22, 6).Un giovane che mal vive e fa l'abito al peccato, neppur nella vecchiaia lo lascera'. E soggiunge Giobbe: "Le sue ossa saranno piene dei vizi della sua giovinezza, i quali andranno a dormire con lui nella fossa" (Job. 20, 11). Dice che quando il giovane ha pigliata la via cattiva, le sue ossa resteranno talmente ripiene dei vizi della sua gioventu', che se li portera' sino alla morte; e notate l'espressione: "e andranno a dormire con lui nella polvere" quelle laidezze, quelle bestemmie, quegli odi abituati nella sua gioventu', l'accompagneranno sino alla sepoltura, e dormiranno con esso fra le ossa gia' fatte polvere e cenere. Quanto e' facile ai figli apprendere il bene, quando sono piccoli; tanto poi e' difficile, se hanno appreso il male, ad emendarsi quando sono grandi. Ma veniamo al secondo punto della pratica di bene educare i figli; e vi prego, padri e madri, a ricordarvi poi di quel che ora vi dico, perche' da cio' dipende la salute eterna delle anime vostre e dei vostri figli. PUNTO II. Quali diligenze debbono praticare i genitori per ben educare i figli. [La buona educazione consiste nel buon regolamento dei costumi e nella correzione dei figli] 5. S. Paolo insegna sufficientemente in poche parole, in che consiste la buona educazione dei figli, e dice che consiste nella disciplina e nella correzione: "Allevateli nella disciplina e negli ammonimenti del Signore" (Ephes. 6, 4). La disciplina, che e' lo stesso che il buon regolamento dei costumi dei figli, importa l'obbligo di bene istruirli nella buona vita colle parole e coll'esempio. E primieramente colle parole il buon padre deve spesso chiamare i figli ed insinuare loro il santo timore di Dio. Cosi' faceva il santo Tobia col suo Tobiolo: da che era fanciullo l'istruiva a temere Dio ed a fuggire il peccato (Tob. 1, 10). Dice il Savio che il figlio ben istruito e' il sollievo e la consolazione del padre: "Educa tuo figlio e ti sara' di consolazione, sara' la delizia dell'anima tua" (Prov. 29, 17). [Dall'ignoranza nasce la mala vita e la dannazione di molti] Ma siccome il figlio ben istruito e' la delizia del padre, cosi' il figlio ignorante e' la mestizia del padre: mentre l'ignoranza di quanto deve sapersi per fare una buona vita va unita sempre colla vita cattiva. Narra il Cantipratense (lib. I, cap. 20) che nell'anno 1248, in un certo sinodo, fu dato a fare discorso ad un sacerdote ignorante. Ora mentre egli stava per cio' molto agitato, gli apparve il demonio e lo istrui' a dire cosi': "I rettori delle tenebre infernali salutano i rettori delle parrocchie, e li ringraziano della loro negligenza in insegnare ai popoli, perche' dall'ignoranza nasce la mala vita e la dannazione di molti". Lo stesso vale per i padri negligenti. [I genitori debbono istruire i figli nelle cose della fede] Primieramente i genitori debbono istruire i figli nelle cose della fede, e specialmente nei quattro misteri principali, cioe': 1) che vi e' un solo Dio creatore e signore di tutte le cose; 2) che questo Dio e' rimuneratore, il quale nell'altra vita eternamente premia i buoni col paradiso, e castiga i cattivi con l'inferno; 3) il mistero della SS. Trinita', cioe' che in Dio vi sono tre persone, ma elle sono un solo Dio, perche' una e' la loro essenza; 4) il mistero dell'incarnazione del Verbo divino, figlio di Dio e vero Dio, il quale si fece uomo nell'utero di Maria, e pati' e mori' per la nostra salute. [Un peccato puo' scusare un altro peccato?…] Se un padre poi, o una madre, dicesse: "ma io queste cose non le so", potrebbe valere per loro questa scusa, cioe' un peccato per scusare un altro peccato? Se non le sapete, siete obbligati a saperle e poi ad insegnarle ai figli. Almeno mandateli alla dottrina [catechismo]. Che miseria veder tanti padri e madri, i quali non sanno istruire i figli neppure nelle cose piu' necessarie di fede, e poi invece almeno di mandare i figli nella festa alla dottrina, li mandano altrove a portare robe o a far ambasciate o altri servigi di poca importanza, e quelli poi si trovano fatti grandi, e non sanno che viene a dire peccato mortale, inferno, eternita'! Non sanno neppure il Credo, il Pater noster, l'Ave Maria, cose che ogni cristiano e' tenuto a saperle sotto colpa grave! [I buoni genitori istruiscono i figli sugli atti che si debbono fare ogni giorno] 6. I buoni genitori non solo istruiscono i figli in queste cose piu' principali, ma anche insegnano loro gli atti che si debbono fare ogni mattina in levarsi da letto, cioe': 1) ringraziare Dio di averlo fatto alzare vivo; 2) offrire a Dio tutte le azioni buone che fara' nel giorno e tutti i patimenti che soffrira'; 3) pregare Gesu' Cristo e Maria SS. che lo custodiscano in quel giorno da ogni peccato. Ogni sera poi fare l'esame di coscienza coll'atto di pentimento. Di piu' nel giorno fare gli atti cristiani di fede, speranza e carita', e recitare il rosario e fare la visita al Sacramento. Alcuni buoni padri di famiglia fanno fare ancora in casa ogni giorno l'orazione mentale in comune per mezz'ora, facendo leggere qualche libro di meditazioni. Questo e' quel che esorta lo Spirito santo: "Istruiscili e piegali alla sottomissione fin dall'infanzia" (Eccl. 7, 25). Procurate che sin da fanciulli facciano il buon abito a queste cose, perche' cosi' poi facilmente le praticheranno quando sono grandi. E cosi' ancora avvezzateli a confessarsi e comunicarsi ogni otto giorni. E state attenti a farli confessare quando sono di sette anni, e comunicarsi quando sono di dieci, come esortava S. Carlo Borromeo; e subito che sono giunti all'uso di ragione fate che ricevano anche il Sacramento della cresima. [Dare ai figli, da che sono fanciulli, le buone massime. Una di queste massime, che s'imprima nella mente del figlio, lo conservera' sempre in grazia di Dio] 7. Giova molto ancora insinuare ai figli, da che sono fanciulli, le buone massime. Oh che danno recano ai figli quei padri che loro dettano massime di mondo! "Bisogna farsi stimare e non farsi mettere i piedi innanzi! Dio e' di misericordia, compatisce certi peccati!" Povero quel giovane che pecca per massima. All'incontro i buoni genitori parlano diversamente. La regina Bianca, madre di s. Luigi re di Francia, gli diceva: "Figlio, prima vorrei vederti morto fra le mie braccia, che stare in peccato." E cosi' anche voi insinuate ai figli certi bei detti di salute, come sono: "A che serve avere tutto il mondo, e perdere l'anima? Ogni cosa finisce, l'eternita' non finisce mai. Si perda tutto e non si perda Dio." Una di queste massime, che s'imprima nella mente del figlio, lo conservera' sempre in grazia di Dio. [I Padri debbono istruire i figli a vivere bene soprattutto coll'esempio] 8. Ma non solo colle parole debbono i padri istruire i figli a vivere bene, ma piu' coll'esempio. Se voi date loro cattivo esempio, come potete sperare che i vostri figli facciano buona vita? Cosi' avviene poi che quando si riprende qualche giovane dissoluto, quegli risponde: "e che volete che io faccia, se mio padre faceva peggio di me?" "I figli dell'empio si lamentano del loro padre, perche' per colpa di lui vivono nell'ignominia" (Eccli. 41, 10). Come e' possibile che il figlio riesca ben costumato, se ha avuto l'esempio del padre, che bestemmiava, che spesso parlava osceno, che tutto il giorno se ne stava alla taverna a giocare ed ubbriacarsi, che frequentava qualche casa di mal colore, che fraudava il prossimo? Come pretendi tu, padre, che tuo figlio si confessi spesso, quando tu appena ti confessi nella Pasqua? I figli sono come le scimmie: fanno quel che vedono fare i loro genitori. Si dice che il granchio vedendo un giorno i figli che camminavano di lato, li riprese: "perche' camminate cosi' storto?" Risposero i figli: "padre, lasciaci vedere come cammini tu?" Ma il padre camminava piu' storto di loro. Cosi' avviene ai genitori che danno cattivo esempio; onde essi poi non hanno neppure animo di correggere i figli di quei peccati, di cui essi stessi sono rei. [I genittori che danno cattivo esempio "non sono padri, ma uccisori dei figli"] 9. Ma benche' li correggessero, che serve la correzione colle parole, quando essi loro danno cattivo esempio coi fatti? "Gli uomini credono piu' agli occhi che alle orecchie", cosi' si disse in un concilio di vescovi. Scrive san Tommaso che tali padri col loro cattivo esempio obbligano in certo modo i figli a far cattiva vita: "Eos ad peccatum, quantum in eis fuit, obligaverunt" (S. Thom. in ps. 16). Tali padri, dice S. Bernardo, non sono padri, ma uccisori dei figli; non gia' dei corpi, ma delle anime loro. Ne' serve a dire: "i figli miei sono nati di mala natura". Non e' vero, dice Seneca (epist. 94).I vizi non nascono coi figli, ma si comunicano loro col cattivo esempio del padre. Se tu gli avessi dato buon esempio, il figlio tuo non sarebbe vizioso qual e'. Frequenta tu i Sacramenti, senti le prediche che si fanno, recita ogni giorno il Rosario, non parlare immodesto, non mormorare, fuggi le risse, e vedrai che il tuo figlio si confessera' spesso, sentira' le prediche, recitera' il Rosario, parlera' modesto, e non mormorera' e non fara' risse. E precisamente e' necessario insinuare i buoni costumi ai figli quando sono piccoli: "Curva illos a pueritia", (…) perche' quando sono grandi ed hanno contratto l'abito cattivo, sara' difficilissimo che tu li veda emendati per mezzo delle tue parole. ["I santi che stanno in terra sono di carne, e coll'occasione vicina diventano demoni"] 10. Si appartiene ancora alla disciplina per il buon governo dei figli l'impedire loro le occasioni di far male; e percio' il padre: 1) per primo deve proibire loro che escano di notte, che vadano a qualche casa pericolosa, e specialmente che pratichino con compagni cattivi. Sara disse ad Abramo: "Caccia questa schiava e il suo figlio" (Gen. 21, 10).Volle che fosse cacciato di casa Ismaele figlio dell'ancella Agar, acciocche' il lor figlio Isacco non imparasse i costumi cattivi d'Ismaele. I compagni cattivi sono la rovina dei poveri giovani. Ed il padre non solo deve togliere il male che vede, ma e' tenuto ancora ad indagare i portamenti dei figli ed informarsi dai domestici ed anche dagli estranei dove il figlio va quando esce di casa, a che si applica, con chi pratica. 2) Per secondo deve loro togliere quel mandolino o chitarra che loro e' occasione di uscire la notte: quella pistola o altra armatura proibita che loro e' occasione di fare risse ed impertinenze; oltreche' ognuno che porta questa sorta di armi non puo' essere scusato da peccato mortale, perche' tali armi lo fanno star sempre coll'animo preparato di vendicarsi d'ogni affronto che riceve. 3) Per terzo deve licenziare di casa i servi mal costumati, e serve giovani se tiene figli grandi. Alcuni padri a cio' poco badano, e poi quando succede il male, se la pigliano coi figli, come se la stoppa nel fuoco non potesse ardere. 4) Per quarto deve loro proibire che portino in casa cose rubate, polli, frutta e simili. Tobia, udendo la voce di un capretto in sua casa, disse: "Badate che per caso non sia rubato; rendetelo ai suoi padroni" (Tob. 2, 21). Alcune madri, quando il figlio ruba qualche cosa, gli dicono: "porta qua, figlio mio". Cosi' anche deve loro proibire tutti i giuochi proibiti che rovinano le case e le anime, e cosi' anche le maschere, i balli, le commedie scandalose, e certe conversazioni pericolose. 5) Per quinto deve rimuovere di casa i libri cattivi che parlano di massime perniciose, o di oscenita' o di amori profani, come sono i romanzi che pervertono la gioventu'. 6) Per sesto deve togliere di casa tutte le pitture scandalose che portano cattivi pensieri. 7) Per settimo non facciano dormire nel loro letto i figli, o dormire insieme maschi e femmine. 8) Per ottavo debbono impedire che le figlie parlino da solo a solo con uomini, o giovani o vecchi che siano. "Ma quegli le insegna a leggere, ed e' uomo santo". Che leggere! Che santo! I santi stanno in paradiso; ma i santi che stanno in terra sono di carne, e coll'occasione vicina diventano demoni. 9) Per nono debbono impedire, se hanno figlie, che i giovani entrino in casa. Alcune madri fanno entrare i giovani in casa per vederle maritate, e non si curano di vederle in peccato. Queste sono quelle madri che sacrificano le loro figlie al demonio, come dice Davide: "Immolarono le loro figlie al demoni" (Ps. 105, 37). E poi dicono: "Padre, non ci e' male". Non ci e' male! Oh quante madri vedremo dannate nel giorno del giudizio per causa delle figlie! Se non ci fosse altro, almeno la gente parla, e di tutto i genitori hanno da rendere conto a Dio; e percio', padri e madri, confessatevene, prima che arrivi per voi il giorno del giudizio. ["Se vedessi il tuo figlio caduto in una peschiera che sta per affogarsi, che crudelta' sarebbe il non afferrarlo per i capelli e liberarlo dalla morte"] 11. L'altro obbligo dei genitori e' di correggere i mancamenti della famiglia: "disciplina e correzione". Certi padri e madri stanno a vedere e non parlano. Una certa madre cosi' faceva; un giorno il marito prese un bastone, e comincio' a batterla fortemente: ella disse: "Io non faccio niente, perche' mi batti?" Rispose il marito: "E percio' ti batto, perche' vedi e non correggi, non fai niente". Alcuni padri per non disgustare i figli, non li correggono. Ma se vedessi il tuo figlio caduto in una peschiera che sta per affogarsi, che crudelta' sarebbe il non afferrarlo per i capelli e liberarlo dalla morte; perche'? Per non fargli male? "Qui parcit virgae, odit filium suum" (Prov. 13, 24). Se ami quel figlio, riprendilo e castigalo (…) quando bisogna, quando e' gia' grandetto; (…) hai da castigarlo da padre, e non da comito di galera; e non lo battere quando stai in collera, perche' allora e' facile che tu ecceda ed all'incontro non farai nessun frutto; poiche' il figlio allora crede che quel castigo sia effetto del tuo furore, non gia' del tuo desiderio di vederlo emendato. Ho detto di piu', "quando e' grandetto", perche' quando poi e' fatto grande, poco gioveranno le tue correzioni. Ed astienti allora di castigarlo colle mani, perche' esso piu' s'imperversera' e ti perdera' il rispetto. Che servono poi per correggere il figlio tante ingiurie, tante imprecazioni? Levategli il mangiare, privatelo di quella veste, chiudetelo in una camera. Ora basta; da cio' che si e' detto, ricavatene, uditori miei, la conclusione che nell'altra vita avra' un gran castigo chi ha educati male i figli, ed avra' un gran premio chi li ha educati bene. (cfr. S. Alfonso Maria de' Liguori, Dottore di S. Madre Chiesa, "Sermoni compendiati per tutte le domeniche dell'anno", vol. II, Pia Societa' San Paolo, Roma, 1933, pag. 101-119. Per consultare l'Opera Omnia di S. Alfonso: http://www.intratext.com/ixt/ITASA0000) ********** Un'ultima parola alle madri che, forse, hanno un figlio per il quale piangono a causa della sua cattiva condotta. Pure Santa Monica ha pianto a causa del suo figlio e ha molto pregato per lui. E questo suo figlio e' diventato Vescovo, Dottore della Chiesa e Fondatore: Sant'Agostino. Quindi, speranza nell'aiuto divino, per l'intercessione della Sua Madre Santissima. Il suo soccorso non ci manchera'! ********* Prima di chiudere vorremmo ricordarvi di dare un'occhiata alla sezione ALBUM FOTOGRAFICO del sito dove sono state aggiornate le foto delle nostre carovane in Italia. Cordiali saluti, la redazione di Luci sull'Est ============================================================= Luci sull'Est -->Roma: Via Castellini, 13/7 - 00197 E-mail: luci-rm@iol.it -->Milano: Via E. 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