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Mailing list - 14 aprile 2003

 

Gentile lettore,

dopo tutto quanto si e' visto, letto e udito sulla guerra in Iraq, si puo'

capire facilmente che le persone siano stanche ed/o "ingolfate" da tanta

informazione in merito. Crediamo utile, pero', ricordare alcune lezioni che

possiamo trarre da tutto questo: la necessita' della conversione del cuore a

Dio, perche' il mondo possa ottenere la "vera pace", come ha ribadito

Giovanni Paolo II; e che, secondo lo stesso Pontefice, "nessun movimento per

la pace e' degno di questo nome, se non condanna e non si oppone con la

stessa forza alla battaglia contro la vita nascente" (Münster, I maggio

1987).

 

Infatti, il peccato dell'aborto attira la collera di Dio in modo

particolare. Vediamo due brani del "Diario" di Santa Faustina Kowalska

(Libreria Editrice Vaticana, 2001) su questo argomento:

 

"Un giorno Gesu' mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di una

citta' (1), che e' la piu' bella della nostra Patria. Il castigo doveva

essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra (2). Vidi la

grande collera di Dio ed un brivido mi scosse, mi trafisse il cuore. Pregai

in silenzio. Un momento dopo Gesu' mi disse: "Bambina Mia, unisciti

strettamente a Me durante il sacrificio ed offri al Padre Celeste il Mio

Sangue e le Mie Piaghe per impetrare il perdono per i peccati di quella

citta'. Ripeti cio' senza interruzione per tutta la S. Messa. Fallo per

sette giorni". Il settimo giorno vidi Gesu' su di una nuvola chiara e mi

misi a pregare perche' Gesu' posasse il Suo sguardo sulla citta' e su tutto

il nostro paese. Gesu' diede uno sguardo benigno. Quando notai la

benevolenza di Gesu', cominciai ad implorarne la benedizione. Ad un tratto

Gesu' disse: "Per te benedico l'intero paese" e fece con la mano un gran

segno di croce sulla nostra Patria. Vedendo la bonta' del Signore, l'anima

mia fu inondata da una grande gioia." (cfr. op. cit., pag. 22-23)

 

(1) Nota dell'Editore: "Probabilmente si trattava di Varsavia che era

considerata la piu' bella citta' della Polonia" (nota 51, pag. 22).

2) Nota dell'Editore: "Come Sodoma e Gomorra furono distrutte del fuoco

caduto dal cielo (cfr. Gen 19, 24), cosi' le citta' polacche e specialmente

Varsavia furono in realta' gravemente distrutte durante la seconda guerra

mondiale dalle bombe dirompenti e incendiarie. A questo proposito il

direttore spirituale di Santa Faustina, Don M[ichele]. Sopocko, durante la

deposizione testimoniale, ha fatto la seguente dichiarazione: 'Aveva scritto

inoltre nel Diario che Gesu' le aveva detto che avrebbe distrutto come

Sodoma une delle piu' belle citta' della nostra patria a causa dei peccati

che ci si commettevano. Quando in seguito dopo aver letto il Diario le

chiesi chiarimenti su tale questione, confermo' che le cose stavano cosi'.

Avendole poi domandato per quali peccati Iddio infliggeva tale punizione,

rispose che CIO' SAREBBE AVVENUTO SOPRATTUTTO PER L'UCCISIONE DEI BAMBINI

NON FATTI NASCERE, essendo questo il piu' grave peccato che vi si

commetteva'" (Summ., p. 95 inizio, paragrafo 251, ad 54). (nota 52, pp.

22-23)

 

14.IX.37: "(...) sono stata presa da dolori cosi' violenti, che / ho dovuto

mettermi immediatamente a letto. Ho continuato a torcermi fra gli spasimi

per tre ore, cioe' fino alle undici di sera. Nessuna medicina mi ha giovato;

quella che prendevo la rigettavo. In qualche momento a causa dei dolori ho

perso la conoscenza. GESU' MI HA FATTO CONOSCERE CHE, IN QUESTO MODO, HO

PRESO PARTE ALLA SUA AGONIA NELL'ORTO DEGLI ULIVI E CHE EGLI STESSO AVEVA

PERMESSO QUESTE SOFFERENZE IN RIPARAZIONE A DIO PER I BAMBINI UCCISI NEL

GREMBO DI CATTIVE MADRI. Questi dolori mi sono capitati gia' tre volte.

Cominciano sempre alle otto e durano fino alle undici di sera. Nessuna

medicina riesce ad attenuarmi queste sofferenze. All'avvicinarsi delle

undici scompaiono da sole ed allora mi addormento; l'indomani mi sento molto

debole. La prima volta mi e' capitato in sanatorio. I medici non riuscirono

a fare una diagnosi; ne' iniezioni ne' alcun'altra medicina mi fu di qualche

sollievo / e io stessa non capivo che genere di dolori fossero. Dissi al

medico che mai in vita mia avevo avuto dolori simili, egli mi dichiaro' che

non sapeva quali fossero. Ora so di che dolori si tratta, poiche' il Signore

me l'ha fatto sapere... Tuttavia quando penso che forse dovro' ancora

soffrire in quel modo, mi vengono i brividi. Ma non lo so, se dovro' ancora

soffrire a quel modo, lo lascio decidere a Dio. Tutto cio' che a Dio

piacera' mandarmi, l'accettero' con rassegnazione e con amore. VOGLIA IL

CIELO CHE CON QUELLE SOFFERENZE IO ABBIA POTUTO SALVARE DALL'OMICIDIO ALMENO

UN'ANIMA." (cfr. op. cit., p. 428)

 

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Piu' di 100.000 copie della "Via Crucis", stampata dalla nostra

Associazione, sono state diffuse di recente, grazie alla generosita' dei

suoi collaboratori. Questo testo contiene le ormai celebri meditazioni del

prof. Plinio Correa de Oliveira. E durante la Quaresima e' stato - e

continua ad esserlo ancora in questi giorni - utilizzato da parroci o

sacerdoti, ed anche trasmesso per radio locali, per iniziativa propria degli

amici di "Luci sull'Est".

 

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Settimana Santa: il nostro sguardo si volge di modo particolare alla

Passione, Morte e Risurrezione di Gesu' Cristo. Offriamo di seguito ai

nostri lettori un articolo che puo' essere molto utile proprio per questo

periodo.

 

E, nella pagina principale del sito di "Luci sull'Est" della versione

ITALIANA, il lettore potra' trovare altre meditazioni sulla "Via Crucis",

come - ad esempio - queste: "L'odio levatosi contro di te e' stato tanto

forte che la stessa autorita' di Roma, - scrive il prof. Plinio che

giudicava il mondo intero, si piego' vigliaccamente, si ritiro' e cedette

davanti all'odio quanti ti volevano uccidere senza ragione alcuna.

L'alterigia romana, vittoriosa sul Reno, sul Danubio, sul Nilo e sul

Mediterraneo, e' annegata nel bacile di Pilato. (…) La Madonna c'insegna la

perseveranza nella fede, nel senso cattolico e nella virtu' dell'apostolato

impavido - fides intrepida - anche quando tutto sembra perduto. La

Risurrezione verra' presto. Felici quanti sapranno perseverare come lei e

con lei. Avranno gioia, in una certa misura la gloria del giorno della

Risurrezione."

 

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ANCHE NOI

 

Plinio Correa de Oliveira (*)

 

Nel nostro ultimo articolo abbiamo dimostrato che le meditazioni fatte con

tanta frequenza a riguardo dell'ingratitudine, della vigliaccheria e della

cecita' di quelli che avevano glorificato il Signore la Domenica delle Palme

come agli Apostoli, durante la Passione, non devono avere, per noi, un

interesse meramente speculativo. Anche noi abbiamo, verso Nostro Signore,

delle ingratitudini, vigliaccherie e cecita' molto simili alle loro, e

sarebbe ridicolo pensare appena ai loro difetti, senza prendere in

considerazione anche la "trave che c'e' nel nostro proprio occhio".

 

Nessuno si santifica meditando le virtu' o i difetti altrui, se non lo fa in

modo da accrescere le proprie virtu', o combattere i propri difetti. Cosi',

dunque, con gli occhi posti sulla Passione di Nostro Signore, non dobbiamo

per questo dimenticarci di noi stessi, poiche' Gesu' ci chiede non tanto di

piangere con la Madonna i patimenti dell'Agnello di Dio, quanto di badare a

non trasformare la nostra propria anima in una seconda edizione di coloro

che Lo immolarono.

 

Questa riflessione, assolutamente vera in cio' che dice riguardo alle soavi

tristezze della Settimana Santa, si applica pure, punto per punto, alle

austere allegrie della Risurrezione.

 

Tanta gente si meraviglia e si indigna per il turbamento pieno di

abbattimento e per l'animo vacillante manifestato dopo la morte di Gesu', da

parte degli Apostoli, a proposito della Risurrezione. Il Redentore aveva

predetto in modo positivo che sarebbe risorto dai morti. Tuttavia, essendo

Egli spirato sulla Croce, gli Apostoli si lasciarono dominare da una

prostrazione che lasciava trasparire chiaramente tutto il vacillamento che

avevano nell'anima. E San Tommaso volle toccare con le dita il Salvatore,

per credere nell'oggettivita' della Risurrezione.

 

Orbene, la realta' e' che anche noi siamo soggetti alla stessa debolezza e

spesso essa ci sopraffa', contando sul nostro proprio consentimento.

Certamente tutti noi crediamo, grazie a Dio, con tutta la fermezza e senza

il minimo vacillamento, nell'oggettivita' della Risurrezione di Nostro

Signore Gesu' Cristo. C'e' pero' un'altra verita', che senz'altro

ammettiamo, ma che a volte lo facciamo con tanto timore, dandogli un senso

quasi puramente speculativo e tanto ristretto, da renderci perfettamente

meritevoli della censura dello Spirito Santo: "sono diminuite le verita' tra

i figli degli uomini". Non si tratta di una verita' di cui dubitiamo, ma su

cui abbiamo, nel nostro spirito, una nozione diminuita. Pertanto, quanti e

quanti errori ne derivano!

 

Questa verita' che Nostro Signore affermo' in modo inconfutabile, e a

rispetto della quale la Sua parola non e' meno infallibile di quando

predisse la propria Risurrezione, e' la fecondita' soprannaturale della

Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che restera' in piedi, fiera

dinanzi agli attacchi di tutti i suoi nemici, sino alla fine dei secoli,

sempre capace di attirare, per mezzo della grazia, gli uomini di buona

volonta'. Tutti i cattolici, e' chiaro, sono obbligati a credere in questa

verita'.

 

La Chiesa non perdera' mai questo dono di attirare le anime. Negarlo

implicherebbe nel negare che Gesu' Cristo e' Dio, o che i Vangeli sono libri

ispirati. Negarlo e', quindi, negare la Religione stessa. Ma questa verita',

che tutti accettano, la possiedono tutti con uguale estensione? La vedono

tutti con uguale chiarezza? Ne traggono tutti le stesse conclusioni?

 

Nei torbidi giorni che attraversiamo, quando si vede l'eresia dilatarsi e

minacciare il mondo intero, quante persone giudicano la Chiesa in tal modo

minacciata, che si sentono propense a concessioni dottrinarie dinanzi agli

attuali dominatori del mondo!

 

Oggigiorno il paganesimo generale dei costumi e' penetrato in tutte le sfere

della societa' ed ha scavato un abisso sempre piu' profondo, tra lo spirito

della Chiesa e lo spirito di questa epoca. A questo punto, quanta gente

consiglia di fare delle concessioni morali capaci di riconciliare la Chiesa

con questa societa' senza il cui appoggio si teme, nel mondo, che essa

subisca un collasso, se non proprio mortale, per lo meno simile ad un

prolungato svenimento.

 

In vista della formazione di correnti pseudo-scientifiche sempre piu'

contrarie agli insegnamenti infallibili della Chiesa, quanta gente

desidererebbe che la Chiesa, benche' non alterasse le verita' gia' definite,

per lo meno non esplicitasse la sua dottrina su punti ancora controversi, e

sui quali una qualsiasi definizione da parte del Cattolicesimo potrebbe

rendere le divergenze con la nostra epoca ancora maggiori.

 

Ovviamente, tutti questi errori, procedono da un timore alquanto incosciente

riguardo alla fecondita' della Chiesa.

 

Infatti, che cosa e' la dottrina Cattolica? E' un insieme di verita'.

Finche', in questo insieme, una sola verita' fosse adulterata, la dottrina

cattolica gia' non sarebbe se stessa. Cosi', tentare di accomodarla,

adattarla, sistemarla, e' adoperarsi perche' perda l'identita' con se

stessa; in altri termini, e' tentare di ucciderla. E credere che

l'apostolato non e' possibile senza questo adattamento, e' come credere che

la Chiesa solo puo' vincere morendo!

***

 

Questo vacillare, in un vero cattolico, ovviamente non puo' riferirsi a

certe verita' gia' definite in modo incontrastabile dalla Chiesa. Ma ci sono

numerose applicazioni pratiche di princi'pi, o deduzioni dottrinarie

rispetto a princi'pi gia' definiti, in cui si manifesta questa debolezza.

Invece di cercare la verita', nell'utilizzazione dottrinaria o pratica dei

princi'pi, tutta la verita', e soltanto la verita', le riflessioni fatte a

questo proposito si lasciano piu' o meno impregnare dalla preoccupazione di

condiscendere agli errori del secolo. E, cosi', invece di cercare di trarre

dal tesoro delle verita' cattoliche tutti i frutti di ordine intellettuale e

morale che esse contengono, si cerca di sapere maggiormente cio' che

andrebbe etichettato come discutibile, e quindi, come materia libera,

anziche' cio' che sarebbe etichettato come vero, e dunque come materia

certa.

 

In altre parole, l'invariabile mania di accondiscendere porta molta gente a

cercare di dilatare gli spazi intellettuali riservati al dubbio. In presenza

ad un'affermazione dedotta dalla dottrina cattolica, la domanda dovrebbe

essere questa: "posso incorporare anche questa ricchezza al patrimonio delle

mie convinzioni?"

 

Pero' di solito la domanda e' quest'altra: "che ragioni posso trovare, per

dubitare anche di questo?"

 

Pio XI, ricevendo in udienza l'Ecc.mo Rev.mo Sig. Arcivescovo di Cuiaba'

(Mato Grosso - Brasile), gli diede questa parola d'ordine per i giornalisti

cattolici del Brasile: "dilatate spatia veritatis" (dilatate gli spazi della

verita'). A molta gente piace fare il contrario : invece di sforzarsi a

scoprire nuove verita' dottrinarie dedotte da quelle gia' conosciute, oppure

a estendere il piu' possibile l'applicazione di queste verita' nella

pratica, tutto il loro sforzo mira al negare il piu' possibile qualsiasi

cosa di positivo che si faccia in questo senso. Insomma, fare esattamente

l'opposto del vero spirito costruttivo, cioe' dilatare gli spazi, non della

verita', ma del dubbio.

 

Se la Rivelazione e' un tesoro e la diffusione del Vangelo e' un bene,

quanto piu' questo tesoro si diffonde e questo bene viene distribuito, tanto

piu' dobbiamo essere contenti. Molta gente, tuttavia, crede il contrario,

cioe' quanto piu' si occultano i corollari logici della Rivelazione e si

accorciano le conseguenze di cio' che e' nel Vangelo, tanto piu' si e'

caritatevoli! Come Dio sarebbe stato caritatevole se avesse imposto una

morale meno severa! Perche' non previde che nel XX secolo, questa morale

sarebbe stata un ingombro difficile da diffondere! "Correggiamo l'opera di

Dio: accorciamo cio' che nella sua opera e' troppo lungo; appanniamo la luce

di cio' che brilla troppo, e cosi' avremo largamente beneficiato

l'umanita'". Quanta gente, sul piano pratico, ragiona cosi'!

 

Orbene, procedere in questo modo non riflette il timore che la Chiesa non

conta ormai sull'assistenza di Dio, e di conseguenza, se non si banalizzera'

non potra' piu' trascinare le folle? E questo dubbio sull'ausilio

soprannaturale che Dio da' alla Chiesa, non assomiglia molto al dubbio che,

prima della Rivelazione, venne sentito a riguardo di questo fatto?

 

Riflettiamoci su. E chiediamo a Nostro Signore che, facendo risuscitare in

noi i tesori delle grazie che rifiutiamo, ritorniamo ancora a quella

ortodossia verginale della Fede e a quella perfezione di vita, che forse il

peccato, per nostra massima colpa, ci avra' rubato.

 

(*) "O Legionario", organo ufficioso dell'arcidiocesi di San Paolo, 13

aprile 1941

 

*********

 

Ringraziamo tutti coloro che ci aiutano, in un modo o nell'altro, a

diffondere la buona stampa, augurando una santa e felice Pasqua.

 

La redazione di Luci sull'Est

 

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