Mailing list - ottobre 2003
Gentile lettore,
Dopo i comprensibilmente ampi commenti e/o notizie in merito al XXV anniversario di pontificato di Sua Santita' Giovanni Paolo II, e' opportuno soffermarsi per analizzare un aspetto di questo quarto di secolo dalle molte sfaccettature. Questo aspetto non e' secondario perche' e' indicato proprio dallo stemma di Papa Woytila, cioe' il motto "Totus tuus", ispirato dalla vita e dalla dottrina mariologica di San Luigi Maria Grignion de Montfort.
Infatti nella Lettera Apostolica del 16 ottobre 2002 "Rosarium Virginis Mariae", cosi' afferma Sua Santita':
"2. (...) Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero
petrino: Totus tuus! [cfr Primo radiomessaggio Urbi et orbi (17 ottobre
1978): AAS 70 (1978), 927].
"15. (...) Un motto, com'e' noto, ispirato alla dottrina di San Luigi Maria Grignion de Montfort, che cosi' spiegava il ruolo di Maria nel processo di conformazione a Cristo di ciascuno di noi: 'Tutta la nostra perfezione consiste nell'essere conformi, uniti e consacrati a Gesu' Cristo. Percio' la piu' perfetta di tutte le devozioni e' incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra piu' perfettamente a Gesu' Cristo. Ora, essendo Maria la creatura piu' conforme a Gesu' Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di piu' un'anima a Nostro Signore e' la devozione a Maria, sua santa Madre, e che piu' un'anima sara' consacrata a lei, piu' sara' consacrata a Gesu' Cristo' (Trattato della vera devozione a Maria, 120: Opere, 1, Scritti spirituali, Roma 1990, p. 430). Mai come nel Rosario la via di Cristo e quella di Maria appaiono cosi' profondamente congiunte. Maria non vive che in Cristo e in funzione di Cristo!"
Questo motto cosi' eletto esprimeva, in un certo senso, l'attualita' della mariologia predicata da questo grande missionario e che ha "segnato" nella vita del Papa una "svolta decisiva" come lui stesso ha testimoniato nel libro "GIOVANNI PAOLO II, 'Non abbiate paura!', a cura di Andre' Frossard:
"La lettura di quel libro [il "Trattato della vera devozione a Maria"] ha segnato nella mia vita una svolta decisiva. Ho detto svolta, benche' si tratti di un lungo cammino interiore che ha coinciso con la mia preparazione clandestina al sacerdozio. Proprio allora mi capito' tra le mani questo singolare trattato, uno di quei libri che non basta 'aver letto'. Ricordo d'averlo portato con me per molto tempo, anche nella fabbrica di soda, tanto che la sua bella copertina era macchiata di calce. Rileggevo continuamente e l'uno dopo l'altro, certi passi. Mi sono presto accorto che, al di la' della forma barocca del libro, si trattava di qualcosa di fondamentale. Ne e' conseguito che, alla devozione della mia infanzia e anche della mia adolescenza verso la Madre di Cristo, si e' sostituito un nuovo atteggiamento, una devozione venuta dal piu' profondo della mia fede, come dal cuore stesso della realta' trinitaria e cristologica" (op. cit., tr. it. Rusconi, Milano, 1983, pp. 157-158).
Ma, in sintesi, chi fu e cosa ha fatto San Luigi Grignion?
Nella nostra mailing list di maggio scorso
(
http://www.lucisullest.it/pubblic/mailinglist/20030506.htm) abbiamo trascritto l'articolo pubblicato sull'Osservatore Romano (28-29 aprile2003) "Una riflessione sul santo missionario francese del XVIII secolo che ha raccomandato ai fedeli l'"Atto di affidamento a Maria" - LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT, UN PROFETA PER I NOSTRI GIORNI", di Alberto Rum.
Per dare ai nostri lettori un riassunto della ricchissima ma relativamente breve vita di San Luigi Maria de Montfort, riproduciamo sotto un articolo dalla penna del prof. Plinio Correa de Oliveira e stampato nel lontano maggio del 1955 sulla rivista brasiliana "Catolicismo" (N. 53):
DOTTORE, PROFETA E APOSTOLO NELLA CRISI CONTEMPORANEA
Plinio Correa de Oliveira
Se qualcuno mi chiedesse di segnalare un apostolo-tipo per i nostri tempi, risponderei senza vacillare, menzionando il nome di un missionario… deceduto precisamente 239 anni fa! Nel dare una cosi' sconcertante risposta, avrei l'impressione di fare qualcosa di perfettamente naturale, poiche' certi uomini, collocati al livello delle realta' profetiche, stanno al di sopra delle circostanze temporali.
Basterebbe esemplificare col profeta Elia. Fra cent'anni, noi che viviamo in questi giorni saremo superati dal corso del tempo come lo sono gli uomini di cent'anni orsono. Saremo posticipati, antiquati, ammuffiti. Fra duecento o trecento anni ci troveremo incrostati nel regno della morte, delle ombre e della Storia, quanto le mummie egizie che nei saloni del British Museum attendono il giorno del Giudizio Universale. Che dire allora della nostra "situazione" fra mille anni? Eppure c'e' qualcuno, vivo, vivissimo, che sara' l'ultima parola in materia di apostolo moderno, non oggi pero', ma alla fine del mondo quando noi saremo immersi nel piu' totale anacronismo. Qualcuno che vide giorni assai anteriori all'imperatore [del Brasile] D. Pedro II, a Pio IX e a Napoleone. Giorni che precedettero persino San Luigi IX, Carlo Magno, Attila - che dico? - Cesare Augusto e Gesu' Cristo. E' il profeta Elia! Un apostolo moderno, si', e modernissimo, non perche' e' scritto su di lui che partecipera' dello spirito e delle tendenze degli uomini che vivranno quel di', ma perche' sara' inviato da Dio come l'uomo idealmente adeguato a combattere frontalmente la corruzione del secolo in cui ritornera' alla terra. Elia sara' moderno, non per l'aver assunto lo spirito e la forma degli ultimi anni della Storia - non conformatevi a questo secolo, avverte San Paolo - ma perche' sara' adattato ed adeguato al tempo. Adattato, nel senso che sara' "atto", idoneo a fargli del bene. Adeguato, senz'altro, nel senso che disporra' dei mezzi adeguati per correggerlo. Proprio percio' sara' modernissimo. Poiche' essere moderno non consiste necessariamente nell'assomigliarsi con i tempi in corso, e molte volte puo' persino esserne l'opposto. Tuttavia, per un apostolo, essere moderno consiste nell'essere in condizione di fare il bene nel secolo in cui vive…
Senza voler equiparare Elia, Profeta incaricato di una missione ufficiale, a San Luigi Maria Grignion de Montfort, negli scritti del quale vi sono luci profetiche impressionanti, pur di valore meramente privato, esiste una certa analogia tra entrambi. Quindi, e' nei termini di quest'analogia che il Santo francese rappresenta un modello di apostolo per i nostri giorni, e per i secoli venturi.
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San Luigi Maria Grignion de Montfort nacque a Montfort-la-Canne, in Francia, nel 1678. Appartenendo a una famiglia povera, gli mancavano le risorse per le spese degli studi necessari al Sacerdozio, al quale da molto giovane aspirava. Quindi si diresse a Parigi, dove svolse l'incarico di vegliare in alcune notti della settimana le salme nella Parrocchia di San Sulpicio, per poter pagare la sua pensione nel Seminario. Dopo un corso brillante, fu ordinato Sacerdote il 1700.
Per via della mole delle difficolta' sorte dinanzi al suo apostolato in Francia, e spinto dal desiderio di annunciare il Vangelo ai gentili, San Luigi Maria si diresse a Roma per chiedere un orientamento al Papa Clemente XI. Questi determino' che egli ritornasse in patria, per dedicarsi alla predicazione presso la popolazione cattolica bisognosa di catechesi e di edificazione. Dedicandosi interamente a questa attivita' lungo i dieci anni che visse ancora, il Santo insisteva particolarmente sulla rinuncia alla sensualita' e alla mondanita', sull'amore alla mortificazione e alla Croce, nonche' alla devozione filiale alla Madonna. Come terziario domenicano, diffuse largamente il Rosario.
Vittima degli attacchi furibondi dei calvinisti e dei giansenisti, fu oggetto di severe misure da un non piccolo numero di Vescovi francesi, che non lo volevano come missionario nelle loro Diocesi.
La morte lo raggiunse quando aveva soltanto 43 anni d'eta'.
Fondo' due Congregazioni Religiose: la Compagnia di Maria e le Figlie della Sapienza.
Tra i suoi scritti, spicca il "Trattato della Vera Devozione alla Santissima Vergine", una delle piu' elevate opere di mariologia di tutti i tempi, e forse la superiore. Questo libro ammirevole fu lasciato dal Santo in manoscritto, e spari' misteriosamente dopo la sua morte, riapparendo in modo provvidenziale nei nostri tempi.
Leone XIII lo beatifico' nel 1888. Pio XII, gloriosamente regnante, lo iscrisse nel catalogo dei Santi.
Ecco la visione "a' vol d'oiseau" della vita di questo grande Santo.
Quanta ricchezza ci si presenta in un'analisi piu' attenta dei principali aspetti di questa vita.
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Il Rinascimento scateno' in Europa una sete di divertimenti, di opulenza, di piaceri sensuali, che incito' fortemente gli animi a sottovalutare le cose del Cielo, per occuparsi molto piu' di quelle terrene. Ne segui', nei secoli XV e XVI, un sensibile declino dell'influenza della Religione nella mentalita' degli individui e delle societa'. A questo indifferentismo nascente, si aggiunse spesso un'antipatia contro la Chiesa, discreta e appena percettibile in certuni, piu' pronunciata in altri, ed elevata in alcuni fino all'estremo di un'ostilita' militante. Questo stato d'animo concorse sensibilmente all'eruzione del protestantesimo, e alle manifestazioni di razionalismo e scetticismo tanto frequenti tra gli umanisti. Dall'indifferentismo nasceva naturalmente il libero pensiero.
Ma questi fermenti non attaccarono tutta la societa' nello stesso momento. Al principio, dominarono soltanto certi elementi molto influenti nella vita intellettuale, nella nobilta' e nel Clero, con l'appoggio di un certo numero di sovrani. Pian piano, intanto, raggiunsero i tessuti piu' profondi del corpo sociale. Ai tempi di San Luigi Grignion, si puo' affermare che l'influenza di quei fermenti si faceva notare in tutti i campi: la politica si era laicizzata, l'antica societa' organica e cristiana era stata semi inghiottita dall'assolutismo dello Stato neo-cesareo e neo-pagano, l'influenza della Religione era diminuita nella vita di tutte le classi sociali, principalmente nelle e'lite, una tendenza generale ai costumi piu' lassisti, piu' "liberi", piu' facili conquistava tutti gli ambienti, cresceva la sete di piacere e di guadagni, la mondanita' sfoggiava persino in un certo numero di case religiose, il mercantilismo stendeva i suoi tentacoli per dominare ogni aspetto dell'esistenza. Insomma, il panorama era molto simile a quello dei nostri giorni.
NOTEVOLI DIFFERENZE
Tuttavia, se l'analogia e' profonda, evidente, indiscutibile, da questa non si potrebbe passare a una equiparazione assoluta. Il corpo in cui i fermenti operavano nei secoli XV, XVI ed anche XVII, era ancora il corpo robusto della vecchia Cristianita' generata dal Medioevo. Innumerevole istituzioni, abitudini mentali, tradizioni, usi, leggi riflettevano ancora lo spirito della societa' organica e cristiana di un tempo. Se la monarchia presagiva il socialismo odierno, essa si personificava tuttavia nei Re incoronati per grazia di Dio, i quali si consideravano ancora i Padri dei loro popoli nel buono e vecchio stile di San Luigi IX. Benche' la vita internazionale fosse stata secolarizzata dai trattati di Westphalia, esistevano ancora queste o quelle vestigia della Cristianita', una famiglia di Re e di popoli cristiani dotati dalla consapevolezza di formare un insieme a parte, di fronte al mondo dei gentili. Se e' vero che la societa' era mondana, che le dispute religiose - come quelle che imperversarono tra Gesuiti e giansenisti - incontrarono in essa una risonanza che giammai avrebbero riscontrato nei nostri giorni. Se e' un fatto che i costumi erano lassisti nella corte e nelle citta', vi erano pure innumerevoli ed eclatanti eccezioni. Sui gradini del trono, sul trono stesso lo scandalo di un Luigi XIV, per esempio, era in qualche modo riparato dalla sua emenda e dalla sua vita esemplare dopo il matrimonio con Mme. De Maintenon e la caduta morale di Mlle. de La Vallie're era riparata dalla sua penitenza edificante nel Carmelo. Mme. de Montespan, a sua volta moriva cristianamente, il Duca di Borgogna, nipote di Luigi XIV, si risaltava per la sua devozione. La famiglia reale avrebbe avuto ancora, nel secolo XVIII, accanto alla vergognosa vita di Luigi XV, l'illustrazione delle virtu' poco comuni del Delfino Luigi, della Carmelitana Louise de France e della Principessa Clotilde di Savoia, entrambi figlie del Re, e decedute in odore di santita'. Quindi, per quanto rigorose vengano fatte le analogie tra il secolo XVI e il secolo XX, sarebbe ovviamente esagerato affermare che la vita politica e sociale gia' da quel di' si trovava interamente o quasi laicizzata e paganizzata.
Comunque, nella storia dei Tempi Moderni, cioe', nei secoli XVI, XVII e XVIII, non c'e' dubbio che I fermenti nati dal neo-paganesimo rinascimentale si rivelarono sempre piu' vigorosi, e questo porto' all'immensa esplosione del 1789.
TEMPI PRECURSORI DEI NOSTRI
Considerando questi fatti dal punto di vista del Santo Padre Leone XIII nell'Enciclica "Parvenu a' la 25.e'me Anne'e", la Rivoluzione Francese fu una conseguenza del protestantesimo. E a sua volta produsse il comunismo. Infatti, all'egualitarismo e al liberalismo religioso del frate apostata di Witemberg, succedette l'egualitarismo e il liberalismo politico-sociale dei sognatori, dei cospiratori e dei malfattori del 1789. E a questi consegue l'egualitarismo totalitario, sociale ed economico, di Marx.
La rivoluzione protestante fu una forma ancestrale della Rivoluzione Francese, allo stesso modo come questa lo fu del comunismo odierno. Ognuna di queste forme ancestrali aveva gia' in se' tutte le tossine di quella che l'avrebbe seguita. Sono tre infermita', gradatamente piu' gravi, provocate dallo stesso virus. Oppure sono tre fasi successivamente piu' gravi della stessa infermita'. Tre tappe di una unica ed universale Rivoluzione.
APPARE UN PROFETA NEL CORSO DELLA RIVOLUZIONE
Quindi, San Luigi Grignion de Montfort fu, in questo processus storico, un vero profeta. Nel momento in cui tanti spiriti illustri si sentivano completamente tranquilli quanto alla situazione della Chiesa, cullati da un ottimismo spensierato, tiepido, sistematico, egli sondo' con un occhio di aquila le profondita' del presente, e predisse una futura crisi religiosa, con parole che fanno pensare alle sciagure che la Chiesa pati' durante la Rivoluzione, cioe', all'installazione del laicismo di Stato, allo stabilimento della "Chiesa Costituzionale", alla proscrizione del culto cattolico, all'adorazione della dea ragione, alla prigionia e morte del Papa Pio VI, ai massacri o alle deportazioni di Sacerdoti e Religiose, all'introduzione del divorzio, al confisco dei beni ecclesiastici, etc.. Ma c'e' qualcosa di piu': per il nostro incoraggiamento e la nostra gioia, il Santo profetizzo' pure una grande e universale vittoria della Religione Cattolica nei giorni venturi.
MARTELLO DELLA RIVOLUZIONE
Ma oltre ad essere profeta, San Luigi Grignion de Montfort fu missionario e guerriero. Come missionario, egli cauterizzo' in modo implacabile lo spirito neo-pagano, facendo tutto quanto poteva per allontanare il popolo fedele dalla mondanita' e da tutto cio' che costituiva la malafede nata dal Rinascimento. La regione da lui evangelizzata fu cosi' profondamente immunizzata contro il virus della Rivoluzione, che si sollevo' contro il governo repubblicano e anti-cattolico di Parigi. Fu la Chouannerie.
Essendo un oratore sacro efficientissimo, predicava la parola di Dio con un'audacia straordinaria. Il che gli valse l'odio, non soltanto dei calvinisti, ma anche di una delle piu' detestabili ed influenti sette finora esistite in quanto infiltrate dentro la Chiesa, cioe', i giansenisti. Sarebbe lungo enunciare le molteplici e complesse ragioni per cui il giansenismo, seppure con le sue apparenze di austerita', e' il legittimo prodotto della crisi religiosa del secolo XVI. Certo e' che questa setta, disponendo di una deplorevole influenza su molti fedeli, Sacerdoti e persino Vescovi, Arcivescovi, Cardinali, seguiva una linea di pensiero e di azione nociva ad ogni restaurazione della vita religiosa, allontanava le anime dai Sacramenti, e combatteva vivamente la devozione alla Madonna.
Al contrario, San Luigi Grignion de Montfort aveva per la Santissima Vergine la devozione piu' ardente, al punto da comporre in sua lode il "Trattato della Vera Devozione", che oggi rappresenta il fondamento piu' forte di ogni devozione mariana profonda. Da un'altra parte, per mezzo delle sue missioni, avvicinava il popolo ai Sacramenti, lo infervorava nella preghiera del Rosario, insomma, faceva un'opera diametralmente opposta alle intenzioni dei giansenisti.
Tutto questo gli causo', negli stessi ambienti cattolici, una persecuzione aperta, che gli valse le maggiori umiliazioni. Causa stupore che, mentre tanti Prelati, chierici, e laici, in nome della carita' si mostravano irritati o preoccupati della giusta severita' della Santa Sede riguardo ai giansenisti, non risparmiassero penalita', atti di ostilita' e umiliazioni contro San Luigi Maria. Possiamo affermare che fu uno dei Santi piu' disprezzati e umiliati in questi venti secoli di vita della Chiesa. Alla fine, in soltanto due Diocesi gli fu permesso di esercitare il suo ministero. Pero', come un nuovo Ignazio di Loyola, accettando con serenita' l'impeto contro la sua persona, delle onde di odio anti-cattolico mascherate da arie di devozione, non si turbo'. E, umiliato sino alla fine, sino alla fine lotto'.
Questo Santo straordinario lascio' una preghiera ammirevole, che contiene insegnamenti e luci speciali per la nostra epoca. E' quella che compose chiedendo Missionari per la sua Congregazione. In questa preghiera vediamo che per San Luigi Maria i suoi tempi erano considerati precursori di un'immensa crisi che, purtroppo, si estende fino ad oggi, e che andra' fino all'instaurazione del Regno di Maria. Egli stesso ci si raffigura come il modello, la pre-figura degli apostoli suscitati per combattere in questa crisi, e vincere la battaglia per Maria. E' questa la sublime e profonda attualita' di San Luigi Maria Grignion de Montfort per gli apostoli dei nostri giorni.
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Come omaggio filiale vogliamo ricordare la richiesta di preghiere per il Santo Padre. E, allo stesso tempo, come particolare ringraziamento per quello che Giovanni Paolo II ha fatto per la diffusione della devozione alla Madonna di Fatima.
Cordiali saluti,
la redazione di Luci sull'Est
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