Mailing list - novembre 2003 

Gentile lettore,
Il SIR (Servizio d'Informazione Religiosa della Conferenza Episcopale 
italiana), del 21 novembre scorso ha diffuso la notizia seguente: "Difendere la liberta’ contro le prevaricazioni dei violenti e assicurare i 
giusti diritti di tutti contro l’arroganza di chi non vuol riconoscere altro 
diritto che il suo": questo "il compito esigente e non sempre gratificante" 
dei carabinieri. Ad affermarlo questa mattina il card. Giacomo Biffi, 
arcivescovo di Bologna, nell’omelia per la messa in occasione della festa 
della beata Vergine Maria "Virgo Fidelis", patrona dell’Arma dei 
carabinieri. "Il dono della 'fedelta' nell’adempimento delle vostre funzioni 
- ha proseguito il cardinale - e’ cio’ che dovete implorare 
dall’intercessione della ‘Virgo fidelis’ ". Infatti, "con tale appellativo 
dato alla Madre di Dio, voi intendete confermare il vostro proposito di 
attendere con lealta’ e costanza alla vostra missione, nel rispetto della 
giustizia, nella comprensione delle persone, nella dedizione alla 
salvaguardia della dignita’ e del benessere dei cittadini. E’ un compito 
indispensabile se non si vuole che la nostra societa’ degeneri nella 
crudelta’ della giungla". Il cardinale ha, quindi, ricordato i caduti di 
Nassiriya, "uccisi con atto esecrabile e con destrezza orrenda": "non 
avevano odio nel cuore, non erano mossi da volonta’ di dominio, non c’era in 
essi alcuna inclinazione alla violenza e all’arbitrio. Si erano posti con 
generosita’ al servizio della pacificazione e del ritorno alla normale 
convivenza civile di gente lontana, da troppo tempo oppressa e ora 
sconvolta; e sono stati ricompensati con la morte". L’Arma dei carabinieri 
e’ stata posta sotto la protezione della "Virgo fidelis" da Pio XII nel 
1949. (http://www.db.agenziasir.it/pls/sir/EEpd_sir_a.a_autentication?rif=guest&ri 
f1=guest&tema=Quotidiano&oggetto=80267#80267) 

In merito ai caduti di Nassiriya, ci viene in mente anche questa frase di 
Nostro Signore: “Nessuno ha un amore piu’ grande di questo: dare la vita per 
i propri amici” (Gv 15, 13). Loro hanno scelto non il comfort legittimo, 
senza dubbio di vivere di un onesto mestiere in cui non c’e’ nessun 
pericolo. Hanno scelto la sofferenza, il dolore e la morte, consapevoli che 
potevano trovare questo in qualsiasi momento. Ma soprattutto loro hanno 
scelto un ideale. L’ideale della difesa del bene comune, “un compito 
indispensabile se non si vuole che la nostra societa’ degeneri nella 
crudelta’ della giungla", come ha affermato il Card. Biffi. Sono stati, 
quindi, eroi! E quando si cade come eroi, non si cade, ma si rimane in piedi 
come un esempio per essere ammirato ed imitato; si rimane come la bella 
vetrata di una cattedrale, che ci illumina e riempie piacevolmente di colore 
la nostra esistenza. 

Diciamo questo come segno della nostra gratitudine e, allo stesso tempo, 
facciamo una preghiera in modo particolare per il riposo eterno dei nostri 
eroi di Nassiriya e manifestando la nostra vicinanza ai loro familiari ed 
amici. 


***** 


La Medaglia Miracolosa della Madonna delle Grazie, la cui festa si commemora 
nel prossimo 27 di queste mese, ha ottenuto e continua a ottenere 
innumerevoli favori: cominciata ad essere distribuita nel giugno 1832, “gia’ 
nel 1836, piu’ di 15 milioni di medaglie erano state coniate e distribuite 
in tutto il mondo. Nel 1842 la cifra sali’ a 100 milioni. Da tutti i 
continenti giungevano notizie di conversioni, guarigioni, scampati pericoli, 
protezioni ricevute”. (cfr. “La Medaglia Miracolosa”, Guido Vignelli, Luci 
sull’Est, 2001, pag. 14). Ma soprattutto una grazia spettacolare “attiro’ 
l’attenzione dei fedeli sulla Medaglia: l’improvvisa conversione dell’ebreo 
Alfonso Ratisbonne, avvenuta a Roma il 20 gennaio 1842”: la Madonna gli 
apparve nella chiesa di Sant’Andrea delle Frate “proprio come la si vede 
nella Medaglia miracolosa”, secondo il racconto fatto dallo stesso 
Ratisbonne. (cfr. op. cit. pp. 17-18) 

Ai nostri lettori che abitano a Roma, suggeriamo, quindi, di fare una visita 
il prossimo 27 in questo significativo Santuario (che si trova in via 
Sant’Andrea delle Fratte, tra Piazza di Spagna e Via del Tritone), per 
ringraziare di tutto il bene (materiale e spirituale) ricevuto ma 
soprattutto per chiedere le grazie di cui la Chiesa, il mondo e tutti noi 
abbiamo tantissimo bisogno. 

Nel contesto di questi giorni, rivolgiamo in modo particolarmente fiducioso 
il nostro sguardo a Colei che e’ chiamata “Spes Nostra Salve”. 


***** 

Spes Nostra Salve (*) 


Ottimismo, pessimismo, realismo: quale posizione dobbiamo prendere 
dinanzi ai fatti contemporanei? Prima di rispondere a questa domanda, 
bisogna dare ai termini il loro vero significato.
A rigore, e’ realista chi vede i fatti tali e quali sono.
Ottimista sarebbe, quindi, chi per difetto di visione, immaginasse i 
fatti con un aspetto piu’ sorridente di quello presentato dalla realta’; 
pessimista sarebbe chi per un difetto simmetrico ed opposto, li vedesse con 
colori piu’ cupi di quel che sono effettivamente. Quindi, sarebbe realista 
un medico che avesse una nozione oggettiva e vera dello stato del suo 
paziente; ottimista, invece, sarebbe colui che, ingannando se stesso, 
valutasse il male come qualcosa di meno grave di quanto e’ in realta’; il 
pessimista, infine, riterrebbe il male piu’ grave di quello che difatti e’.
Tuttavia, nel linguaggio corrente, per un accomodamento nel significato 
di queste parole, esse sono usate in un senso alquanto diverso. Se il 
medico, dopo aver esaminato l’ammalato, giungesse alla conclusione che con 
tutta la veracita’ dei fatti il suo stato non e’ grave, si direbbe che “e’ 
ottimista” riguardo al futuro del suo paziente. “Ottimista” non vuol dire 
qui, che il medico si sia illuso, e veda le cose migliori di cio’ che sono. 
Significa che le cose sono oggettivamente di tanto buon auspicio che il 
medico spera reali miglioramenti. Al contrario, se la malattia fosse 
oggettivamente grave, si direbbe che il medico “ne usci’ pessimista” dal 
consulto. Questa espressione non significherebbe che il medico si sia 
ingannato, nel giudicare lo stato dell’ammalato piu’ grave di quanto e’. 
Significherebbe che la situazione e’ molto grave, e di conseguenza c’e’ 
d’aspettarsi qualcosa di sgradevole.
Definiti questi diversi significati delle parole, sara’ piu’ facile e 
piu’ preciso dire se si deve essere ottimisti, pessimisti o realisti. 
Evidentemente, in qualsiasi caso, si deve essere realista. Poiche’ il 
realismo e’ la visione esatta delle cose, e per opposizione, l’ottimismo e 
il pessimismo sono errori, si deve preferire la verita’ invece dell’errore. 
Percio’ quando sentiamo parlare di “sano ottimismo” cronicamente e 
necessariamente opposto al “pessimismo malaticcio”, spesso ci viene da 
sorridere: infatti se l’ottimismo e’ una visione sorridente, ma deformata, 
della verita’, come puo’ essere mai sano? Come puo’ esserci salute nella 
deformazione ?
Ma, qualcuno dira’, l’ottimismo sano consiste nel vedere le cose 
sanamente, con i loro colori chiari, quando effettivamente sono chiare. 
D’accordo. Ma in questo caso non si dovrebbe parlare sempre di “pessimismo 
malaticcio”. Ci dovrebbe essere pure posto per un “pessimismo sano”, che 
consisterebbe nel vedere le cose cupe quando effettivamente lo sono. Al 
contrario, per le persone che parlano costantemente di “sano ottimismo” il 
pessimismo e’ necessariamente “malaticcio” e che uno che fosse sempre 
ottimista e’ “sano”; come pure che uno che fosse sempre pessimista e’ 
“malaticcio”. La possibilita’ che ci sia un “pessimismo sano” e’ 
precisamente cio’ che molta gente vuole a tutti i costi negare. 


*** 

Riassumendo, si deve essere sempre ed inflessibilmente realista. Quando 
la realta’ e’ buona, si deve dedurne auspici ottimistici nel buon senso 
della parola. E quando la realta’ e’ cattiva si deve dedurne pronostici 
pessimistici, ugualmente nel buon senso della parola. “Ottimismo sano”, 
“pessimismo sano”, sono soltanto espressioni legittime e ragionevoli, se 
identificate sempre, ed inesorabilmente, col “realismo assoluto”.
Detto questo, la domanda se dobbiamo essere ottimisti o realisti rispetto 
all’epoca attuale, si converte in questa altra : se la nostra epoca 
giustifica pronostici buoni, oppure cattivi.
E’, di questo, quindi, che tratteremo. 

*** 

Cio’ che va male giustifica pronostici cattivi. E cio’ che va bene 
giustifica pronostici buoni. Poiche’ l’effetto non puo’ avere qualita’ che 
in qualche modo non siano contenute nella causa, di conseguenza, dobbiamo 
domandarci se le cose vanno bene o male ai nostri giorni.
Evidentemente la nostra epoca ha aspetti buoni e aspetti cattivi, come 
tutte le epoche storiche, persino le peggiori, o le migliori. Cosi’, che un 
uomo si adoperi nel provvedere ai beni necessari o convenienti per il 
sostegno della vita, e’ un bene. Quindi, un ladro, nella misura in cui si 
preoccupa per il suo futuro e desidera provvedere alla sua propria 
sussistenza, e’ giusto. Il suo peccato inizia soltanto nel momento in cui 
decide di impiegare mezzi illeciti per accudire a questa preoccupazione 
giustissima in se stessa. Non tutto, pertanto e’ cattivo, nelle intenzioni 
del ladro. In questo senso, a rigore, lo stesso atto di Giuda, quando rubava 
le elemosine che gli Apostoli riservavano per i poveri, e quando infine 
vendette l’Uomo-Dio, c’era qualcosa di legittimo, in quanto significava 
un'appetenza di beni necessari al sostegno della sua vita. Il che non 
impedi’ che di Giuda si potesse dire “meglio sarebbe se non fosse nato”, che 
da ogni parte i ladri siano puniti come criminali.
Cosi’, dunque, dobbiamo riconoscere che non giudica oculatamente a 
rispetto di un uomo, di un paese, o di un secolo, chi si limita appena a 
distinguere il bene e il male che in essi possa esistere. Bisogna risalire, 
da questa legittima distinzione di aspetti, all’unita’ fondamentale che 
esiste negli uomini. E cercare di vedere, nella correlata unita’ di senso 
che questi aspetti devono rappresentare nel loro insieme, quale e’ la nota 
prevalente. 

*** 

La questione, allora, si riduce a quest’altra: dei molteplici aspetti 
della nostra epoca, quale visione unitaria e d’insieme e’ posta in risalto? 
Quali i valori, i princi’pi, i fattori, i “leit-motives” che prevalgono? 

*** 

Non e’ questa la sede adatta per fare l’inventario di cio’ che ci sembra 
bene, di cio’ che ci sembra male, e per poi stabilire cio’ che prevale, se 
il bene o il male. L’incombenza sarebbe erculea, e difficilmente starebbe in 
un libro. A fortiori non potrebbe essere contenuta in un articolo di 
giornale.
Tuttavia, non per questo rimarremo senza risposta. Se vogliamo sapere 
cio’ che prevale ai nostri giorni, se la carita’ di Nostro Signore Gesu’ 
Cristo, o lo spirito del mondo, basta leggere S. Paolo.
Secondo l’Apostolo, le opere della carne sono : “fornicazione, 
impurita’, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, 
gelosie, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, omicidi, ubriachezza, orge 
ed altre cose del genere (Gal. V, 19-21). Al contrario, i frutti dello 
spirito sono : “carita’, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bonta’, 
fedelta’, mitezza, fedelta’, modestia, continenza, castita’ "(ibid 22-23).
Non e’ necessario domandare se cio’ che prevale nel nostro secolo siano 
le opere della carne o i frutti dello spirito.
Prendiamo la stessa verita’ da un’altra angolazione. Oseremmo dire che 
la civilta’ dei nostri giorni e’ ancora prevalentemente cristiana? In questo 
caso dovremmo riconoscere che la corruzione dei costumi, l’avidita’, le 
rivalita’, le lotte, il disordine universale che in essa prevalgono sono 
frutti propri e tipici dell’influenza della Chiesa. Chi non vede che con 
questo bestemmiamo? Dunque, in questo modo, e’ necessario riconoscere la 
verita’: la nostra civilta’ non e’ formata dallo spirito di Gesu’ Cristo. 
Essa produce i frutti tipici delle civilta’ dominate dalle tenebre. 

*** 

Da questo, cosa ci si puo’ aspettare? Con qualche decade in piu’, di 
guerre, di discordia, di lotta tra nazioni e classi, dove finiremo? Se la 
corruzione dei costumi si accentuera’ con la crescente velocita’ con cui si 
va sviluppando, dove ci troveremo tra 50 anni, ad esempio, in materia di 
balli, di scollature, di familiarita’ tra i sessi?
Se vorremmo ragionare con molta probabilita’, sara’ evidente riconoscere 
che ben poco ci separa dalla catastrofe totale, e che, se si continua in 
questa direzione, entro non molto tempo subiremo un'eclissi di cultura e di 
civilta’ analoga alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
E quale sara’, in questo mondo, il futuro della Chiesa? Sara’ condannata 
a vivere alcuni secoli in piu’ nelle catacombe? Vedra’ ridotto ad un 
gruppetto insignificante il numero dei suoi fedeli? 

*** 

Il futuro lo conosce solo Dio. In sana ragione, nessuno potrebbe 
sorprendersi se tutta la struttura dell’attuale civilta’ venisse a crollare 
fragorosamente e tragicamente, in un grande bagno di sangue. Ma c’e’ una 
ragione e non e’ l’unica per sperare che la Provvidenza non permettera’ 
che la Santa Chiesa ritorni alle catacombe per molto tempo. E’ il fatto che, 
tra le desolazioni dell’epoca presente, esiste gia’ un preannuncio di 
vittoria : l’azione per cosi’ dire visibile, della Santissima Vergine sulla 
terra.
Da Lourdes a Fatima sino ad’oggi, quanto piu’ la crisi universale cresce 
di grado, tanto piu’ gli interventi di Maria Santissima divengono numerosi e 
palpabili. Si combatte contro la devozione alla Madonna, non solo fuori la 
Chiesa ma - horribile dictu persino in certi ambienti che sono o si 
suppongo cattolici. Ma e’ invano. Si vede che qui e la’ la Santissima 
Vergine continua ad attirare a se migliaia di anime, ed a svolgere un piano 
di rigenerazione che conduce evidentemente ad un grande e spettacolare 
finale.
Tutte le circostanze sembrano adeguate ad un immenso trionfo della 
Vergine. La crisi e’ tragica. Si avvicina all’apice. I mezzi umani di 
salvezza sono a ben dire inutilizzati. Noi non meritiamo qualsiasi grazia 
eccezionale, ma solo castighi e ancora castighi per i nostri peccati. Tutti 
gli aspetti di una situazione umanamente perduta sembrano accumularsi non 
solo tipicamente ma archetipicamente in questo momento.
Chi ci potrebbe salvare? Soltanto chi avesse verso di noi una 
condiscendenza illimitata, una compiacenza di Madre, di una Madre 
illimitatamente buona, generosa, esorabile. Ma sarebbe necessario che 
questa Madre fosse allo stesso tempo piu’ potente di tutte le forze della 
terra, dell’inferno e della carne. Sarebbe necessario che fosse onnipotente 
presso il proprio Dio, giustamente irritato per i nostri peccati. Salvarci 
in questa situazione sarebbe la piu’ risplendente delle manifestazioni del 
potere di una tale Madre.
Ora, noi questa Madre, l’abbiamo. Lei e’ la Madre nostra, e Madre di Dio. 
Come non accorgersi che tanti disastri e tanti peccati per cosi’ dire 
chiedono di modo strepitoso l’intervento di Maria Santissima. E come non 
percepire che Lei rispondera’ a questo clamore?
Quando? Durante il grande dramma che si avvicina? Dopo di questo? Non lo 
sappiamo. Pero’ una cosa pare assolutamente probabile : e’ che Maria 
Santissima non prepara per la Santa Chiesa, come finale di questa crisi, 
secoli di agonia e dolore, ma un’era di trionfo universale. 

*** 

Ed e’ cosi’ che, con gli occhi posti verso Maria Santissima, con tutta 
la serenita’ possiamo rispondere alla domanda, se si deve essere ottimisti o 
pessimisti: un sano pessimismo ci deve persuadere che meritiamo tutto, e 
forse soffriamo molto, moltissimo; ma un ottimismo sano e soprannaturale ci 
deve persuadere che il trionfo della Chiesa viene preparato nei dolori dei 
nostri giorni, mediante il completo annientamento dello spirito del secolo. 
Questo pessimismo, questo ottimismo, costituiscono un realismo sano, perche’ 
prende in considerazione una grande realta’ senza la quale qualsiasi visione 
dei problemi umani e’ errata : la Provvidenza di Maria. 

(*) “Catolicismo”, (Brasile www.catolicismo.com.br), N. 17, maggio 1952. 
Articolo non firmato. 


***** 


Cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est” 

P.D. Fra qualche giorno sara’ aggiornata la sezione “album fotografico” del 
nostro sito (versione italiana). Informiamo del cambiamento della nostra 
casella di posta elettronica: d'ora in poi potete inviare le vs. 
comunicazione via e-mail all’indirizzo info@lucisullest.it . Grazie! 

============================================================= 

Luci sull'Est
-->Roma:
Via Castellini, 13/7 - 00197
E-mail: luci-rm@iol.it
-->Milano:
Via E. Toti, 10 - 20063 Cernusco s/n (MI)
-->Palermo:
Via Aloisio Juvara, 58 - 90142 (PA) 

Per tutte le richieste, rivolgersi all'indirizzo di Roma o tramite il modulo 
di richieste on-line del nostro sito http://www.lucisullest.it 

--------------------------------------------------- 

Luci sull'Est - International web site: 

http://www.lucisullest.org/uk English http://www.lucisullest.org/fr Francais http://www.lucisullest.org/de Deutsch http://www.lucisullest.org/es Espanol http://www.lucisullest.org/pt Portugues http://www.lucisullest.org/pl Polish http://www.lucisullest.org/ru Russian http://www.lucisullest.org/hr Croatian http://www.lucisullest.org/ro Roumanian 


http://www.lucisullest.org
http://www.lucisullest.com