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Caro lettore,
Piu’ di 4.500.000 copie di “Fatima, messaggio di tragedia o di
speranza”, piu’ di 230 edizioni in 20 lingue! Questo l'ultimo
aggiornamento giunto di quest’opera che “Luci sull’Est” dal
‘91 ha diffuso nei Paesi ex-comunisti dell’Urss, ma anche in
Italia. Recentemente sono state stampate un’edizione in ceco e
un'altra in ungherese dall’associazione austriaca Osterreichische
Jugend (www.fatima.at).
I nostri amici che fossero interessati a ricevere una o entrambe
queste due edizioni possono rivolgersi direttamente a loro (Office@oestjugend.org).
L’edizione in ungherese, come nelle altre lingue, e’ online (cfr.
N. 8-Fatima clicca
qui).
Per i lettori che conoscono da poco tempo “Luci sull’Est”,
ormai con 13 anni di attivita’, suggeriamo di consultare il nostro
sito oppure di richiedere le nostre pubblicazioni dove abbiamo
documentato ciò che e’ stato fatto e, con la grazia di Dio e
l'aiuto di Maria Santissima, stiamo svolgendo. Tra l’altro, in
questi ultimi giorni il nostro sito ha ricevuto una nuova veste
grafica per facilitare la “navigazione” nelle sue oltre 5.000
pagine.
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Le luci della Madonna di Fatima continuano ad illuminare le piu’
diverse regioni del mondo. Ecco alcuni esempi:
“Voglio essere dei vostri ci scrive un sacerdote. Sono Padre P.
Sono missionario religioso Camilliano ad Haiti. Amo la
Madonna, mamma mia e nostra e a Lei desidero sottomettermi oggi e
sempre. Attendo vostre notizie. Vostro Padre M.M.P.”
“Cari fratelli in Cristo - si può leggere in una recente
lettera scritta da un altro sacerdote, che stava a Roma. Vorrei
ringraziarvi sinceramente di cuore per i dieci calendari chiesti e
mandati. Ne sono rimasto contentissimo. Li ho gia’ mandati in Congo
nella mia parrocchia. Cosi’, questi cristiani vedranno un po’
come si presenta questa bella Signora, protettrice della loro
parrocchia. Ancora una volta, tante grazie; il Signore benedica la
vostra associazione e La Vergine Santissima, Nostra Signora di
Fatima vi assisti con la sua materna intercessione. Bella Signora,
Madre dolcissima e purissima, prega per noi. D.W.J.”
“Carissimi - pure questa corrispondenza e’ di un sacerdote.
Vi invio questa lettera per chiedervi alcuni articoli. Io sto in
Africa da circa 6 anni. Avrei bisogno di Medaglie Miracolose,
immagini della Madonna, un “Trattato della Vera devozione a Maria”.
Mandate tutto a questo indirizzo (…) Repubblica del Benin
(Africa). F.G.M.”
Ringraziamo delle sofferenze, delle preghiere e del sostegno che
i nostri benefattori ci danno per portare avanti queste opere. E che
la Madonna di Fatima vi ricompensi!
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Il 2 febbraio, oltre ad essere la festa della Presentazione del
Signore al Tempio, cade anche un'altra ricorrenza forse poco
conosciuta in Italia. E' la festa della Madonna del Buon Successo,
che e’ venerata particolarmente in Quito (Equador). Nelle
apparizioni a madre Mariana Torres Berriochoa, nel XVI secolo, la
Madonna del Buon Successo ha fatto notevoli profezie in armonia con
quelle di Fatima. In merito a questo importante argomento, abbiamo
messo sul nostro sito un articolo con la trascrizione di diverse di
queste profezie e la storia di questa miracolosa statua della
Madonna (clicca
qui).
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Per celebrare il cinquantenario della proclamazione del dogma
dell’Immacolata Concezione, il 2 febbraio 1904 San Pio X ha
scritto l’enciclica “Ad diem illum laetissimum”. In questo
bellissimo documento il Pontefice Santo tratta degli innumerevoli
benefici derivati alla Chiesa dalla proclamazione di questo dogma:
dalle apparizioni di Lourdes in poi vediamo sempre meglio come in
Maria abbiamo il mezzo piu’ potente per la restaurazione di ogni
cosa in Cristo. Maria, partecipe e custode dei misteri della fede, e’
in ogni tempo potente difesa della fede cristiana contro coloro di
modo particolare gli anarchici- che rifiutano ogni rispetto e ogni
obbedienza all’autorita’ della Chiesa e anche a ogni potere
umano per tentare di colpire la Fede. Quest’Enciclica ci invita ad
un profondo rinnovamento di vita, e il Santo Pontefice concesse in
questa ricorrenza l’indulgenza plenaria in forma di Giubileo. La
solidita’, la chiarezza, la profondita’ con cui i diversi
aspetti degli argomenti sono scritti affiorano da un linguaggio
pieno dello splendore della verita’, cioe’ di bellezza. E’ uno
scritto, quindi, di grande valore e che ci porta alla riflessione.
In altre parole, e’ un documento che potrebbe non piacere a coloro
che sono mediocri (per leggere per intero quest’Enciclica clicca
qui).
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Parliamo però specificatamente di mediocri per indolenza e non
di una semplice carenza naturale, quindi non colpevole di nulla,
come c’e’ la possibilita’ d’essere nati con una capacita’
intellettuale maggiore o almeno sufficiente salvo poi a non farne
buon uso. Soprattutto oggi, la nozione di cosa sia veramente una
certa mediocrita’ e’, non di rado, sconosciuta… oppure vi e’
una concezione appunto mediocre di essa: "non c'e’ peggior
sordo di chi non vuole sentire".
Quest’ignoranza gia’ esisteva nel secolo XIX, quando uno degli
eroi del cattolicesimo in Francia, Ernest Hello (1828-1885), ha
scritto la sua opera “L’Homme”, dove lui descrive cosa sia l’uomo
mediocre. Ecco di seguito alcuni brani di questo brillante autore.
Lepanto, Roma, Anno V N. 48-49, marzo-aprile 1986 (http://www.lepanto.org)
Dal libro “L’homme”, di Ernest Hello:
L’uomo mediocre
L’uomo mediocre onora solo l’opinione pubblica
Se affermate, in un salotto, che la tale celebrita’ e’ un uomo
mediocre, desterete stupore: vi diranno che siete paradossale. Il
fatto e’ che non si sa piu’ ciò che e’ l’uomo mediocre (…).
Il tratto caratteristico, assolutamente caratteristico, dell’uomo
mediocre e’ la sua deferenza verso l’opinione pubblica. Egli non
afferma mai, ripete sempre. Giudica un uomo secondo la sua eta’,
posizione sociale, successo, fortuna. Ha il piu’ profondo rispetto
per coloro che sono famosi, per un titolo qualsiasi. Farebbe la
corte al suo piu’ crudele nemico, se costui divenisse celebre, ma
si curerebbe ben poco del suo migliore amico, se nessuno lo lodasse.
Non concepisce neppure che un uomo ancora ignoto, un povero che s’incontra
e che si tratta alla mano, al quale si da’ del tu, possa essere un
uomo di genio (…).
Per lui l’ardore e’ esagerazione
L’uomo mediocre può avere questa o quella speciale capacita’,
può avere del talento; ma l’intuizione gli e’ impedita. Può
imparare, ma non può presagire. Ammette talvolta un’idea, ma non
la persegue nelle sue varie applicazioni, e se voi gliela presentate
in termini differenti, egli non la respinge. Egli ammette talvolta
un principio ma se voi giungete alle conseguenze di questo stesso
principio, vi dira’ che esagerate. Se il termine esagerazione non
esistesse, l’uomo mediocre l’inventerebbe.
L’uomo mediocre pensa che il Cristianesimo e’ un’utile
precauzione che sarebbe imprudente ignorare. Tuttavia lo detesta
intimamente. Talvolta ha per esso un certo rispetto convenzionale lo
stesso che ha per i libri di successo; però ha orrore del
Cattolicesimo: lo trova esagerato; preferisce di molto il
protestantesimo, credendolo moderato.
E’ amico di tutti i princìpi e di tutti i loro contrari.
L’uomo mediocre può avere stima per la gente virtuosa e per le
persone di talento, ma ha timore ed orrore dei santi e degli uomini
geniali: li trova esagerati. Si domanda a che servano gli ordini
religiosi, soprattutto quelli contemplativi. Tollera le suore di san
Vincenzo de Paoli perche’ la loro attivita’ si svolge, almeno in
parte, nel mondo visibile. “Ma le carmelitane si domanda a che
servono?”
Se l’uomo mediocre per natura diventa realmente cristiano, cessa
del tutto di essere mediocre. Potra’ non diventare un uomo
superiore, ma viene sottratto alla mediocrita’ (…). L’uomo
che ama non e’ mai mediocre.
L’uomo veramente mediocre ammira un po’ tutte le cose, ma
non ammira nulla con calore. Se voi gli esponete i suoi
stessi pensieri e sentimenti esprimendoli con un certo entusiasmo,
egli sara’ scontento, ripetera’ che voi esagerate; preferira’
i suoi nemici, se sono freddi, ai suoi amici, se sono ardenti. Ciò
che detesta piu’ di ogni altra cosa e’ l’ardore.
Odia lo splendore della verita’
L’uomo mediocre non ha che una passione: l’odio del bello.
Ripetera’ a volte una verita’ banale con espressioni banali;
esprimetegli la stesa verita’ con splendore: vi maledira’,
perche’ avra’ incontrato il bello, suo nemico personale.
La prima parola dell’uomo mediocre che giudice un libro e’
sempre relativa a un dettaglio, e di solito a un dettaglio di stile:
“E’ ben scritto”, dice quando lo stilo e’ scorrevole,
tiepido, incolore, timido; “e’ mal scritto”, dice, quando la
vita scorre nella vostra opera, quando voi parlando vi forgiate un
linguaggio, quando esprimete i vostri pensieri con quel vigore che e’
la franchezza dello scrittore. Egli ama la letteratura impersonale,
detesta i libri che l’obbligano a riflettere.
Ha sempre paura di compromettersi
L’uomo mediocre ama gli scrittori che non dicono ne’ si
ne’ no su alcuna questione, che non affermano nulla (…).
Vorrebbe negare il Cristianesimo, ma negandolo educatamente, con una
certa moderazione nelle espressioni. Egli trova insolente ogni
affermazione, in quanto ogni affermazione esclude la proposizione
contraddittoria. Ma se siete un po’ amico e un po’ nemico di
tutte le cose, vi riterra’ saggio e prudente, ammirera’ la
delicatezza del vostro pensiero e dira’ che avete il dono dei
passaggi e delle sfumature.
Per sfuggire al rimprovero d’intolleranza ch’egli rivolge a
chiunque pensi virilmente, bisognerebbe rifugiarsi nel dubbio
assoluto, ma non bisognerebbe nemmeno chiamare il dubbio col suo
nome: bisogna dargli le apparenze di un’opinione dimessa, che
rispetta i diritti dell’opinione opposta, che sembra affermare
qualcosa ma che non dice assolutamente nulla: bisogna aggiungere ad
ogni frase una perifrasi edulcorante: “mi sembra”, “oserei
dire”, “se mi e’ permesso di esprimermi cosi’”. Nell’uomo
mediocre in attivita’, in funzione, rimane un’inquietudine: la
paura di compromettersi. Esprime pertanto alcune valutazioni, rubate
a Monsieur de la Palisse, con la riserva, la timidezza e la prudenza
di uno che teme che le sue troppo audaci parole sconvolgano la
gente.
Detesta i dogmi e lo spirito soprannaturale
L’uomo mediocre sostiene che Gesu’ Cristo avrebbe dovuto
limitarsi a predicare l’amore, senza compiere miracoli; detesta
però ancora di piu’ i miracoli dei santi, soprattutto quelli dei
santi di oggi. Se gli riferite un evento che sia insieme
soprannaturale e contemporaneo, vi dira’ che le leggende possono
far colpo nella vita dei santi, ma che bisogna lasciarle a loro; e
se gli fate notare che la potenza di Dio e’ oggi quella stessa di
una volta, vi rispondera’ che esagerate.
L’uomo mediocre sostiene che c’e’ del buono e del cattivo
in ogni cosa. (…) Se affermate energicamente la verita’, vi
dira’ che avete troppa fiducia in voi stessi: lui, che e’ cosi’
orgoglioso, non sa nemmeno cos’e’ l’orgoglio! E’ insieme
modesto e orgoglioso, sottomesso a Voltaire e ribelle alla Chiesa.
Il suo motto e’ il grido di Joab: “Audace solo contro Dio!”
L’uomo mediocre, nel suo timore delle realta’ superiori,
sostiene di stimare innanzitutto il buon senso: ma non sa cosa sia
il buon senso; con questo termine intende la negazione di tutto ciò
che e’ grande. Egli può benissimo essere capace di quella cosa
senza valore che nei salotti viene chiamata arguzia, ma non può
avere l’intelligenza, che e’ la capacita’ di intuire [“leggere”]
l’idea nel fatto. L’uomo intelligente solleva il capo per
ammirare e adorare, l’uomo mediocre leva la testa per irridere:
tutto ciò che sta al di sopra di lui gli sembra ridicolo, l’infinito
gli sembra un nulla.
L’uomo mediocre non crede al diavolo; deplora che la religione
cristiana abbia dei dogmi, vorrebbe ch’essa insegnasse unicamente
la morale; e se gli dite che la sua morale nasce dai suoi dogmi, vi
rispondera’ che esagerate.
Egli confonde la falsa modestia, che e’ la menzogna ufficiale
degli orgogliosi di basso livello, con l’umilta’, che e’ la
virtu’ naturale e divina dei santi. Ecco la differenza tra questa
modestia e l’umilta’: l’uomo falsamente modesto crede che la
propria ragione sia superiore alla verita’ divina e da essa
indipendente, ma contemporaneamente la crede inferiore a quella di
Voltaire; si crede inferiore al piu’ piatto imbecille del XVIII
secolo, ma si burla di santa Teresa d’Avila. L’uomo umile
disprezza tutte le menzogne, quand’anche venissero glorificate per
tutta la terra, e si inginocchia davanti ogni verita’. (…)
Odia gli uomini di genio
L’uomo mediocre e’ il piu’ freddo e il piu’ feroce nemico
dell’uomo di genio. Gli oppone la crudele resistenza della forza d’inerzia,
gli oppone le proprie abitudini meccaniche e invincibili, la
roccaforte dei propri vecchi pregiudizi, la propria malevola
indifferenza, il miserabile scetticismo, quest’odio profondo
che rassomiglia all’imparzialita’; gli oppone l’arma della
gente senza errore, l’insensibilita’ della stupidita’. Il
genio fa conto dell’entusiasmo, chiede che ci si abbandoni; l’uomo
mediocre non si abbandona mai, e’ senza entusiasmo e senza
pieta’: queste due cose vanno sempre insieme.
Quando l’uomo geniale e’ scoraggiato e si crede prossimo alla
morte, l’uomo mediocre lo guarda con soddisfazione, gioisce di
quest’agonia, dicendo: “l’avevo previsto, quell’uomo era
sulla cattiva strada, aveva troppa fiducia in se stesso!” Se l’uomo
di genio trionfa, il mediocre, pieno d’invidia e di odio,
perlomeno gli opporra’ i “grandi modelli classici”, come suole
dire, gli uomini celebri del secolo passato, e cerchera’ di
credere che l’avvenire lo vendichera’ del presente.
Bassezza degli uomini mediocri e grandezza degli uomini
superiori
L’uomo mediocre e’ molto piu’ malvagio di quanto non creda e
lo si creda, poiche’ la sua freddezza vela la sua malvagita’.
Non si adira mai. In fondo, vorrebbe annientare le stirpi superiori;
non potendolo, si vendica facendole i dispetti; commette piccole
infamie che, a forza di essere piccole, non hanno l’aria di essere
infami. Punge con degli spilli, e gioisce se il sangue scorre,
mentre l’assassino ha paura del sangue che versa; l’uomo
mediocre non ha mai paura: si sente sostenuto dalla moltitudine di
coloro che gli rassomigliano. (…)
Quelli che adulano i pregiudizi, le abitudini dei loro
contemporanei, sono spinti e giungono al successo: sono gli uomini
del loro tempo. Quelli che rimuovono i pregiudizi e le abitudini,
quelli che respirano in anticipo l’aria dell’epoca che li
succedera’, questi spingono gli altri e giungono alla gloria: sono
gli uomini dell’eternita’. Ecco perche’ il coraggio, che e’
inutile al successo, e’ la condizione assoluta della gloria. Sono
grandi coloro che s’impongono agli uomini invece di subirli, che s’impongono
a se stessi invece di subirsi, che soffocano con lo stesso sforzo i
loro scoraggiamenti e le resistenze esterne. Ciò che chiamiamo
grandezza e’ l’irraggiamento della sovranita’.
L’uomo mediocre che ha successo risponde ai desideri attuali
degli altri; l’uomo superiore trionfante risponde ai presentimenti
sconosciuti dell’umanita’. Il mediocre può mostrare agli
uomini la parte di loro stessi che gia’ conoscono; l’uomo
superiore rivela agli altri la parte di loro stessi che non
conoscono.
L’uomo superiore penetra dentro di noi piu’ profondamente
di quanto noi stessi abbiamo l’abitudine di discendere. Egli da’
voce ai nostri pensieri, e’ piu’ intimo con noi di noi stessi; ci
irrita e ci rende felici, come uno che ci svegliasse per andare a
contemplare con lui il sorgere del sole. Strappandoci alle
nostre case per introdurci nei suoi domini, ci inquieta, e nello
stesso tempo ci dona la pace suprema. Il mediocre, che si lascia
la’ dove siamo, ci ispira una morta tranquillita’ che non e’
la quiete.
L’uomo superiore, incessantemente tormentato e lacerato dall’opposizione
tra ideale e reale, avverte meglio degli altri la grandezza umana,
ma anche la miseria umana; si sente chiamato con piu’ forza verso
quello splendore ideale che e’ il fine di noi tutti, e danneggiato
piu’ mortalmente dalla vecchia decadenza della nostra misera
natura e ci comunica questi due sentimenti che subisce. Egli accende
in noi l’amore per l’essere e risveglia in noi senza tregua la
coscienza del nostro nulla.
L’uomo mediocre in due parole: freddezza e vanita’
L’uomo mediocre non avverte ne’ la grandezza, ne’ la
miseria, ne’ l’Essere, ne’ il nulla; non e’ ne’ estasiato
ne’ decaduto: resta sul penultimo gradino della scala, incapace di
salire e troppo pigro per scendere. Nei suoi giudizi come nelle
sue azioni, sostituisce la convenzione alla realta’, approva ciò
che trova posto nel suo casellario, condanna ciò che sfugge alle
denominazione e alle categorie che conosce, teme la meraviglia e,
non avvicinandosi mai al mistero terribile della vita, evita le
montagne e gli abissi lungo i quali essa accompagna i propri amici.
L’uomo geniale e’ superiore a ciò che compie: il suo pensiero e’
superiore alla sua opera. Il mediocre e’ inferiore a ciò che
compie; la sua opera non e’ la realizzazione di un’idea, e’ un
lavoro eseguito secondo certe regole. L’uomo di genio lascia
sempre incompiuta la sua opera; l’uomo mediocre e’ pieno
della propria, pieno di se stesso, pieno di niente, pieno di
vuoto, pieno di vanita’. Quest’odioso personaggio sta
interamente in queste due parole: freddezza e vanita’! (cfr. op.
cit., Perrin, Paris, 1894, pp. 57-67)
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Cordiali saluti,
la redazione di Luci sull’Est
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