Newsletter del 12 febbraio 2004

Verso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria

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Gentile lettore,
Per la Quaresima dell’anno scorso, abbiamo inviato agli abbonati al nostro periodico “Spunti” una “Via Crucis” insieme ad un CD con la registrazione della stessa, accompagnata da belle musiche e canti di sottofondo. Sia per i nuovi abbonati a “Spunti” o per coloro che comunque vogliano diffondere questo materiale fra amici e/o conoscenti, siamo in grado di esaudire eventuali richieste. Il CD e’ particolarmente utile a coloro che fanno apostolato presso i non vedenti.

Invece per quest’anno e’ in preparazione un opuscolo con altre meditazioni per la Quaresima e la Settimana Santa. Sara’ inviato a tutti gli abbonati di “Spunti”. Non appena questo materiale sara’ disponibile, avviseremo i nostri lettori affinche’ possano farne richiesta.

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Stiamo ricevendo diverse richieste da parte di persone che desiderano molte copie di “Spunti” di febbraio/2004: in un giorno, per esempio, abbiamo ricevuto un e-mail che chiedeva 50 copie, un'altra richiesta che voleva “50 o piu’” e un professore particolarmente attivo che ci ha chiesto addirittura 500 (cinquecento) esemplari… ma al quale, purtroppo, abbiamo dovuto inviare di meno per poter soddisfare altre richieste. 

Perche’ questo interesse? In parte certamente perche’ e’ bello vedere - e questo ci rallegra nel Signore - l’intensita’ e la profondita’ della devozione alla Maria Santissima che c’e’ in Italia, documentata nelle pagine di questo numero di “Spunti” sulle visite di una statua della Madonna di Fatima portata dai volontari di “Luci sull’Est”.

Ma c’e’ anche un altro fattore. “Ho ricevuto - ci scrive un amico di Firenze - il numero di febbraio c.a. del Vs. periodico SPUNTI, dedicato a Il calvario dei cristiani, che trovo di particolare interesse e di cui ho fatto un fascicoletto per i miei figli, ai quali l’ho donato assieme a I nuovi perseguitati-Indagine sulla Intolleranza Anticristiana del Nuovo Secolo del Martirio, di Antonio Socci (Piemme)”.

Infatti, il nostro articolo e’ un succinto riassunto delle persecuzioni in corso contro i cristiani e, soprattutto, contro i cattolici. Il proprio di un riassunto e’ di rendere una nozione d’insieme sul determinato argomento. Cio’ che accade giorno dopo giorno, magari con tutte le preoccupazioni che abbiamo quotidianamente non permette di avere questa nozione d’insieme e tutta la portata di queste persecuzioni in corso. Quindi, questo articolo ci aiuta a valutare quanto accade in merito. Coloro che vogliono seguire questo problema piu’ da vicino e con un’abbondante documentazione, possono trovare sul sito di “Luci sull’Est” le notizie che quasi quotidianamente escono sulla persecuzione religiosa.

Se qualcuno si domandasse perche’ questo interesse per i cristiani perseguitati troviamo una bella risposta nelle parole del Card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Solidarieta’ con i cristiani perseguitati e oppressi”, a Colonia, alla fine del gennaio scorso: “Anche noi siamo tenuti ad essere vicini ai nostri fratelli e sorelle nella fede che vengono perseguitati per via della fede. Se non fossimo capaci di questa solidarieta’, tradiremmo la nostra fede e anche la nostra solidarieta’ sarebbe vuota” (SIR, Servizio d’Informazione Religiosa della Conferenza episcopale italiana, 6 febbraio 2004 - il neretto e’ nostro).

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In questa Quaresima e Settimana Santa sarebbe molto opportuno avere presente e pregare prima di tutto per la santificazione personale alla quale tutti noi siamo chiamati. Ma pregare anche, in modo speciale, per i nostri fratelli e sorelle nella Fede che sono perseguitati per la loro fedelta’ a Gesu’ Cristo ed alla Sua Santa Chiesa. Pero’ forse oggi, piu’ di prima, e’ necessario ricordarsi di pregare per i persecutori, senza illudersi che tutti si possano convertire come Saulo, che e’ diventato l’Apostolo delle Genti, ma senza neanche perdere ogni speranza.

Anche nell’apostolato non dobbiamo lasciarci strumentalizzare da nessun pregiudizio, rispetto umano o qualsiasi interpretazione relativista e semplicista. Dobbiamo guardare l’esempio e gli insegnamenti del Divin Maestro che sono validi per qualsiasi tempo - “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (cfr Mt 24, 35), “verba tua manet in aeternum”. E umilmente ed ardentemente ubbidire anche ad ogni insegnamento della dottrina della Chiesa in quell’intera misura di adesione che Essa ci prescrive, considerando infallibile cio’ che Essa ordina che si consideri infallibile, e tenendo per fallibile cio’ che insegna che e’ fallibile.

Con lo scopo di dare una motivazione che ci aiuti a pregare con entusiasmo per i perseguitati e i persecutori, e conoscere meglio la differenza fra la vera e la falsa carita’, trascriviamo di seguito questi due articoli.

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O Legionario, 27 ottobre 1940 [settimanale cattolico di San Paolo, Brasile]

Cristo, Re delle anime

Plinio Correa  de Oliveira

Si parla molto spesso, e con ragione, dell’amore che il Divino Salvatore dedico’ alle anime peccatrici, pentite o meno: a queste ultime, perseguendole con santa ed affettuosa costanza, sino ad ottener da loro una vera corrispondenza alla grazia; a quelle pentite, spalancandogli ampiamente, con divina generosita’, le porte del suo Cuore. Intanto, si parla purtroppo molto meno, dell’amore che Nostro Signore Gesu’ Cristo dedico’ alle anime innocenti, dell’estremo zelo con cui difese le pecore fedeli, che mai si allontanarono dall’ovile del Buon Pastore, contro le seduzioni del mondo e  gli assalti dei fautori di scandalo.

Uno degli episodi piu’ toccanti del Santo Vangelo e’, senza dubbio, quello in cui il Divino Maestro, facendo avvicinare a Se i piccoli, li accarezzo’ teneramente, e promise il Regno dei Cieli a coloro che gli assomigliassero. Ma chi erano questi piccoli, che Nostro Signore amo’ con tanta tenerezza, se non altro che i rappresentanti di tutte le anime Innocenti, di ogni eta’, in tutti i tempi e luoghi, che lo Spirito Santo verrebbe a suscitare nella Chiesa di Dio?  E a chi si rivolge quella tremenda minaccia, a cui mai dobbiamo pensare senza timore - che sarebbe meglio per coloro che scandalizzassero uno di quei piccoli, essere gettato in fondo al mare - se non a coloro che cercassero di deviare dal buon cammino le anime innocenti?

Ogni anima innocente e’ come una provincia prediletta nel Regno di Dio. Per salvare ognuna di queste anime, Nostro Signore Gesu’ Cristo si incarno’, pati’ e mori’ in Croce. Ancorche’ la Redenzione fosse necessaria per salvare una sola anima, Nostro Signore avrebbe sofferto generosamente tutto cio’ che soffri’, per attuare effettivamente tale salvezza.

Cosi’, quindi, il valore di ogni anima innocente equivale a quello del Sangue infinitamente prezioso di Nostro Signore Gesu’ Cristo. Lanciare nell’abisso del peccato mortale un’anima innocente equivale a sprecare in modo criminale i benefici della Redenzione. Da qui si capisce l’obbrobrio che grava su coloro che con il loro esempio, le loro parole, le loro opere, la loro influenza, trascinano al peccato qualsiasi anima innocente, per quanto ignorante e carente di doti intellettuali sia, posto che il valore dell’anima non va misurato dalla sua cultura, ne dalla sua intelligenza, ma dalle considerazioni fin qui esternate.

Non e’ minore la responsabilita’ di coloro che rendono recidive nel peccato le anime penitenti. Per misurare quanto spiace a Dio il cercare di allontanare dal buon cammino le anime sulle quali Egli restauro’ il suo Regno, bastera’ che si leggano le parabole piu’ toccanti del Santo Vangelo. Che cosa direbbe il padre del figlio prodigo, quel padre generoso e buono che accolse con quegli estremi di contentezza il figlio contrito, se dopo il banchetto in cui si celebro’ il ritorno dell’infedele, dopo che  e’ stata ristabilita la pace nel focolare ed e’ stata reinstallata in esso la gioia  svanita con l’assenza del figlio ingrato, che cosa direbbe il padre se dopo tutto cio’ un perfido amico dei vecchi tempi passasse dalla casa paterna, e con sollecitazioni infami cercasse di trascinarlo di nuovo alla malavita che menava?

Prendiamo adesso la parabola del Buon Pastore. Che cosa direbbe il Buon Pastore, che da la vita per le sue pecore, se, ritornando dal fondo del precipizio dove era andato a salvare da mille pericoli la pecora smarrita, gli si avvicinasse il lupo per strappargliela dalle braccia? Lui che aveva esposto la sua vita a mille pericoli per salvare la pecorella, non dovrebbe affrontare animosamente il lupo, per difenderla ancora da questo rischio?

Nostro Signore disse che non venne a distruggere il ramo spezzato ne a spegnere la miccia che ancora fuma. Anzi Egli venne a rialzare l’arbusto leso, e riaccendere la miccia che i venti ostili estinsero quasi del tutto. Ma che cosa e’ un peccatore contrito, che lotta penosamente contro i suoi sensi in ribellione, altro che un arbusto spezzato, che fu rialzato sulla sua base dal Divino Giardiniere, e che, debole ancora, si piega facilmente alla pressione della minore brezza? Quale maggior peccato esistera’, di quello che consiste nello spezzare di nuovo, e forse in modo irrimediabile, l’arbusto che Dio stesso ha affettuosamente risanato? Che cosa e’ un peccatore contrito, se non una miccia fumante che inizia, lentamente e penosamente, a riaccendersi?  Quale cosa ci sara’ di piu’ sgradevole a Dio che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva, che l’azione crudele ed empia di coloro che estinguono volutamente questa miccia, ed uccidono nell’anima ancora convalescente i germogli promettenti di una vita che cominciava a rianimarsi?

Per lo stesso motivo per cui il Salvatore amo’ il peccatore contrito Gli e’ sommamente odioso che qualcuno si sforzi a trascinarla nuovamente nella perdizione. Un altro episodio del Vangelo lo dimostra con esuberanza.

Tutti conosco bene la celebre scena del Divino Salvatore, impugnando una frusta e cacciando dal Tempio di Gerusalemme i mercanti che ivi svolgevano un commercio del tutto profano.

Dice la Sacra Teologia che ogni anima e’ un tempio del Divino Spirito Santo. Far cadere un’anima in peccato e’ cacciare il Divino Spirito Santo dal tempio che gli fu conquistato dal Prezioso Sangue di Nostro Signore Gesu’ Cristo,  e’ profanare questo tempio, e’ trasformarlo, da tempio di Dio, non solo in un luogo profano,ma in tempio di satana.

Dunque, se Nostro Signore fustigo’ con implacabile frusta coloro che profanavano il Tempio di Gerusalemme, costruito con materiale prezioso dalla devozione dei giudei, con quale estrema indignazione non deve desiderare che sia lanciato lontano dal peccatore colui che, seducendolo al male, profana un Tempio spirituale, il cui prezzo non fu ne oro ne nessun altro materiale prezioso ma il proprio sangue di Cristo?

La prova di questo e’ nelle frasi piene di censura, che Nostro Signore proferi’ ai farisei. A quale scopo Nostro Signore diede a queste frasi tanta divulgazione?

Se, Egli volesse attirare l’attenzione dei farisei sullo stato lamentevole in cui si trovavano le loro anime, non avrebbe potuto farlo in modo piu’ riservato? Se l’ha  fatto pubblicamente, non si puo’ lecitamente ipotizzare che l’abbia fatto per distruggere energicamente il prestigio dei farisei presso il popolo , impedendoli, cosi’, di essergli nocivi, e fustigandoli, per cosi’ dire, con la frusta della sua parola, per cacciarli lontano dalle anime che essi volevano pervertire?
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Re di tutte le anime in generale, Gesu’ Cristo e’ implicitamente Re di ogni anima, Lui governa ogni anima con la sollecitudine, con l’affetto, con l’attenzione con cui la governerebbe se fosse l’unica anima su cui si esercitasse il suo impero.

Gesu’ Cristo, come Re delle anime e’ il modello di tutti i re. Re di misericordia e di amore, non esercita il suo regno con altro intento, se non quello di beneficiare l’anima che e’ il suo Regno. Nessuno di noi ometterebbe di qualificare come traditore un Re che non impiegasse tutti i ricorsi del suo talento, tutte le energie del suo potere, per preservare da un’aggressione ingiusta il suo paese. Nostro Signore sara’ forse meno perfetto? Non sara’ una bestemmia immaginare che, spinto da un falso amore verso l’aggressore, Egli consiglierebbe ai Suoi soldati, che siamo noi, a trascurare la difesa del Suo Regno? Offrirebbe l’innocente in olocausto al peccatore, lasciando nell’impunita’ il peccatore per divorare l’innocente, con la speranza di cosi’ conquistare per Se il peccatore?

E’ per questo motivo che il Legionario non ammise mai quest’assurdo, e che si sollevo’ sempre contro le misericordie mal capite, le pazienze ingenue ed imprudenti, le “abilita’” temporeggianti e criminali, le quali, con l’intento di compiere una rischiosa manovra apostolica, dai risultati piu’ che  dubbi, espongono alla perdizione le anime innocenti o contrite, nella problematica speranza di attirare il fautore di eresie; e se questi non si lasciasse intenerire? Nemmeno l’abbraccio supremo del Divino Maestro inteneri’ il traditore “che meglio sarebbe se non fosse nato”. Se l’aggressore non si intenerira’, chi rendera’ conto a Dio, delle anime che avra’ divorato, degli arbusti che spezzera’, delle micce che spegnera’, dei figli che trascinera’ lontano dalla casa paterna, negli antri maledetti dove ruggisce l’empieta’ e spumeggia la lussuria?

Per il peccatore, anche non contrito, tutta la misericordia. Ma questa misericordia non deve essere, ne tanto rischiosa, ne tanto imprudente, da arrivare alla suprema crudelta’ di esporre alla perdizione le anime che furono riscattate dal Sangue di Nostro Signore Gesu’ Cristo. 
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Dio ci liberi, tuttavia, dal mescolare a questa energia, tutta fatta per la Casa di Dio per amore delle anime esposte ad un cosi’ grave rischio, il minimo sentimento di rancore contro chicchessia. Odiando l’errore, non vogliamo odiare coloro che errano. E percio’ tutto quello che possiamo fare a favore del peccatore, sia pure il peggiore dei peggiori nemici della Santa Chiesa, nostra  Madre, noi lo faremo. Lo faremo, perche’ questo nemico della Santa Chiesa sara’ sempre un figlio, e ogni Madre preferisce mille volte riconciliarsi con suo figlio, invece che far piombare su di lui un castigo vendicativo.

Dunque, benche’ chiediamo ardentemente alla Madonna, che e’ la Regina di tutti gli Apostoli, e che pertanto protegge coloro che si dedicano all’apostolato, che ci preservi sempre dalle “misericordie” crudeli che espongono Abele alla morte, con l’intento di non offendere ne urtare Caino, e’ dal piu’ della nostra anima che  chiediamo che il Sacro Cuore di Gesu’ tocchi con un raggio della sua grazia tutti i nemici e persecutori della Santa Chiesa di Dio.

Si ricordi, il Cuore divino, che anche questi lupi divoratori possono essere trasformati in pecore, e che queste pecore che oggi sono lupi, potranno domani, nell’ovile del Buon Pastore, rendere gloria a Dio con la loro conversione. Si ricordi che le preghiere di tutta la Chiesa, nella terra e nel Cielo, si dirigano incessantemente al suo Trono, per ottenere la conversione di tutti gli uomini.  Per riguardo a questa supplica di sua Madre Santissima, e della sua sposa Immacolata, perdoni Egli i peccatori che si scagliano con tanta furia contro la sua Chiesa.

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“Lepanto”, Roma, gennaio-febbraio 1989, Anno VIII - n. 82-83

Vera e falsa carita’ verso gli erranti

Presentiamo ai nostri lettori una pagina - oggi piu’ valida e attuale di ieri - di un importante, ma purtroppo poco noto, libro del sacerdote spagnolo Felix Sarda y Salvani, “El liberalismo es pecado”, pubblicato per la prima volta a Barcellona nel 1885. Quest’opera, criticata dai “cattolici liberali” dell’epoca per la sua intransigenza, fu per contro elogiata dalla Sacra Congregazione dell’Indice con un decreto del 10 gennaio 1887. Nella breve pagina che segue, il dotto sacerdote confuta brillantemente la falsa concezione “liberale” - ma noi oggi diremmo “progressista” - della carita’, dimostrando che la saggia intransigenza e la vera carita’ sono due facce della stessa medaglia e che l’una non puo’ sussistere senza l’altra nella dottrina e nella vita del cristiano.
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Il progressismo odierno si e’ forgiato una nozione falsa di carita’ presso i suoi seguaci. Con le sue perorazioni e le sue accuse d’intolleranza e d’intransigenza, che ripete senza sosta, finisce con lo sconcertare anche alcuni cattolici molto fermi. Eppure la nostra formulazione del concetto di carita’ e’ ben chiara e reale. Eccola: la suprema intransigenza cattolica non e’ altro che la suprema carita’ cattolica. Questa carita’ si applica al prossimo quando, nel suo stesso interesse, lo confonde, l’umilia, l’offende e lo castiga. Essa si esercita verso una terza persona quando, per liberarlo dall’errore e del suo contagio, ne smaschera gli autori e i fautori, chiamandoli col loro vero nome (“malvagi”, “perversi”), condannandoli all’obbrobrio, al disprezzo, denunciandoli all’esecrazione generale, e, se possibile, allo zelo dell’autorita’ pubblica incaricata di reprimerli e di punirli. Essa si applica infine a Dio quando, per la sua gloria e per il suo servizio, diviene necessario l’imporre silenzio a tutte le considerazioni umane, il ferire tutti gli interessi, l’esporre la propria vita e tutte le vite umane il cui sacrificio sara’ necessario per ottenere un fine cosi’ alto.

Tutto questo e’ pura intransigenza nel vero amore e quindi e’ vera carita’. I modelli di questa intransigenza sono i piu’ sublimi eroi della carita’, come la intende la vera Religione. Proprio perche’ oggi c’e’ poca vera intransigenza, di conseguenza c’e’ poca gente veramente caritatevole. La carita’ progressista, oggi di moda, e’ accomodante, sentimentale, anche tenera nelle forme, ma in fondo non e’ che un sostanziale disprezzo per i veri beni dell’uomo e per i supremi interessi della verita’ e di Dio.


Amare non vuol dire essere accomodanti

Non e’ questo, tuttavia, il campo sul quale il progressismo suole battagliare: sa troppo bene che, nella discussione sui princi’pi, finirebbe col subire un’irrimediabile sconfitta. Preferisce accusare continuamente i cattolici di essere poco caritatevoli nelle forme del loro apostolato. E’ su questo campo che certi cattolici - onesti nel fondo della loro anima, ma corrotti dal progressismo - cercano abitualmente di attaccarci. Vediamo come si puo’ rispondere al riguardo.

Dato che il progressismo e’ una cattiva tendenza, chiamare malvagi i difensori pubblici e coscienti del progressismo non e’ per nulla mancare di carita’. E’ anzi applicare al nostro caso la legge della giustizia, valida in ogni tempo. Noi, cattolici d’oggi, non innoviamo nulla al riguardo. Ci atteniamo alla pratica costante dell’epoca antica.

I propagatori e i fautori di eresie sono sempre stati chiamati eretici quanto gli autori di quelle. E siccome l’eresia e’ sempre stata considerata dalla Chiesa come uno dei mali piu’ gravi, la Chiesa ha sempre chiamato malvagi e perversi i suoi fautori e propagatori. Sfogliate le biblioteche degli autori ecclesiastici e vedrete come gli Apostoli hanno trattato i primi eresiarchi, come i santi Padri della Chiesa, i moderni controversisti e la Chiesa stessa, nei suoi documenti ufficiali, li hanno imitati. Non v’e’ dunque alcuna mancanza verso la carita’ nel chiamare male il male, malvagi gli autori, fautori e discepoli del male, e iniquita’, scelleratezza, perversita’ l’insieme dei loro atti, parole e scritti. Il lupo e’ sempre stato semplicemente chiamato lupo, e non si e’ mai temuto, cosi’ facendo, di far torto al gregge e al suo Padrone.

Se la diffusione del bene e la necessita’ di attaccare il male esigono l’uso di termini un poco duri verso gli errori e i suoi pubblici propagandisti, quest’uso non ha nulla di contrario alla carita’. Bisogna rendere il male detestabile ed odioso; orbene, non si ottiene questo risultato senza mostrare i pericoli del male, senza rivelare quanto e’ perverso, odioso e spregevole. L’arte oratoria cristiana di tutte le epoche autorizza l’uso delle figure retoriche piu’ violente contro l’empieta’. Negli scritti dei grandi eroi del cristianesimo, l’uso dell’ironia, dell’imprecazione, dell’esecrazione, di epiteti schiaccianti e’ continuo. Qui l’unica regola dev’essere quella dell’opportunita’ nella verita’.

San Giovanni Battista aggredisce immediatamente i Farisei chiamandoli “razza di vipere”. Nostro Signore Gesu’ Cristo scagli contro di loro le offese di “ipocriti”, “figli delle tenebre”, “figli del demonio”, “sepolcri imbiancati”, “generazione perversa e adultera”, senza per questo sporcare la santita’ della sua caritatevole predica. San Paolo accusa gli scismatici cretesi di essere “mentitori”, “besti malvage”, “fannulloni panciuti”; chiama il mago Elima “seduttore”, “uomo pieno di frode e di astuzia”, “figlio del diavolo”, “nemico di ogni verita’ e di ogni giustizia”, Se leggiamo le opere dei santi Padri della Chiesa, ritroviamo dovunque un linguaggio di questo tipo. (…)

Nell’epoca moderna, vediamo apparire la radiose figura di San Francesco di Sales che, per la squisita delicatezza e la sua ammirevole mansuetudine, e’ stato considerato come un’immagine vivente del Salvatore. Credete che egli abbia avuto dei riguardi verso gli eretici del suo tempo e della sua nazione? Per nulla! Perdono’ le ingiurie, colmo’ di favori, giunse a salvare la vita di quelli che avevano attentato alla sua, fino a dire ad uno dei suoi nemici: “Se mi strappaste un occhio, non cessero’ con l’altro di guardarvi come un fratello”. Ma verso i nemici della Fede non ebbe nessuna moderazione ne’ rispetto. Interrogato da un cattolico desideroso di sapere se gli era lecito parlar male di un eretico che diffondeva perverse dottrine, il vescovo di Ginevra rispose: “Certo che lo potete, a condizioni di attenervi all’esatta verita’, a cio’ che sapete della sua cattiva condotta, presentando come dubbio cio’ che e’ dubbio e secondo il grado di dubbio piu’ o meno grande che avrete al riguardo”. Nella sua opera “Introduzione alla vita devota”, libro cosi’ prezioso e celebre, si esprime ancor piu’ chiaramente: “I nemici dichiarati di Dio e della Chiesa - dice a Filotea - debbono essere attaccati e condannati con tutta la forza possibile. La carita’ ci obbliga a gridare al lupo, quando un lupo si infiltra nel gregge, in qualsiasi luogo lo si incontri” (lib. II, cap. 20). (…)

Bisogna combattere e screditare le idee malsane, ed anche inspirarne l’odio, il disprezzo e l’orrore in quella moltitudine che esse cercano di sedurre e reclutare. Siccome le idee non si sostengono in alcun modo da sole, esse non si diffondono ne’ propagano per il solo fatto di esistere: ridotte a se stesse, non potrebbero produrre tutto quel male di cui soffre la societa’. Sono simili alle frecce o alle pallottole che non ferirebbero nessuno, se non ci fosse chi le scaglia con l’arco o col fucile. E’ dunque con l’arciere o col fuciliere che deve prendersela colui che vuol mettere fine al loro tiro mortale. Ogni altro tipo di guerra sara’ progressista quanto si vuole, ma sara’ un nonsenso. (…)

Bisogna dunque screditare totalmente i libri, i giornali e i discorsi del nemico, ma bisogna anche, in certi casi, fare altrettanto verso la sua persona. (…) Basta soltanto non mettere la menzogna al servizio della verita’: questo non si puo’, con nessun pretesto.

I Padri della Chiesa a cui abbiamo fatto riferimento ci danno la prova di questa tesi
: gli stessi titoli dei loro scritti rivelano chiaramente che, nelle loro guerre [apologetiche] contro le eresie, i loro primi colpi [apologetici] furono rivolti agli eresiarchi. La maggior parte delle polemiche dei grandi Dottori della Chiesa furono attacchi personali, biografici - per cosi’ dire - quanto dottrinali, disputando corpo a corpo con l’eretico non meno che con l’eresia. [Capitoli XXI, XXII, XXIII]
Padre Felix Sarda y Salvany

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Cordiali saluti,
la redazione di Luci sull’Est
 
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