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Gentile lettore,
Per la Quaresima dell’anno scorso, abbiamo inviato agli abbonati
al nostro periodico “Spunti” una “Via Crucis” insieme ad un
CD con la registrazione della stessa, accompagnata da belle musi che
e canti di sottofondo. Sia per i nuovi abbonati a “Spunti” o per
coloro che comunque vogliano diffondere questo materiale fra amici
e/o conoscenti, siamo in grado di esaudire eventuali richieste. Il
CD e’ particolarmente utile a coloro che fanno apostolato presso i
non vedenti.
Invece per quest’anno e’ in preparazione un opuscolo con altre
meditazioni per la Quaresima e la Settimana Santa. Sara’ inviato a
tutti gli abbonati di “Spunti”. Non appena questo materiale
sara’ disponibile, avviseremo i nostri lettori affinche’ possano
farne richiesta.
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Stiamo ricevendo diverse richieste da parte di persone che
desiderano molte copie di “Spunti” di febbraio/2004: in un
giorno, per esempio, abbiamo ricevuto un e-mail che chiedeva 50
copie, un'altra richiesta che voleva “50 o piu’” e un
professore particolarmente attivo che ci ha chiesto addirittura 500
(cinquecento) esemplari… ma al quale, purtroppo, abbiamo dovuto
inviare di meno per poter soddisfare altre richieste.
Perche’ questo interesse? In parte certamente perche’ e’ bello
vedere - e questo ci rallegra nel Signore - l’intensita’ e la
profondita’ della devozione alla Maria Santissima che c’e’ in
Italia, documentata nelle pagine di questo numero di “Spunti”
sulle visite di una statua della Madonna di Fatima portata dai
volontari di “Luci sull’Est”.
Ma c’e’ anche un altro fattore. “Ho ricevuto - ci scrive un
amico di Firenze - il numero di febbraio c.a. del Vs. periodico
SPUNTI, dedicato a Il calvario dei cristiani, che trovo di
particolare interesse e di cui ho fatto un fascicoletto per i miei
figli, ai quali l’ho donato assieme a I nuovi
perseguitati-Indagine sulla Intolleranza Anticristiana del Nuovo
Secolo del Martirio, di Antonio Socci (Piemme)”.
Infatti, il nostro articolo e’ un succinto riassunto delle
persecuzioni in corso contro i cristiani e, soprattutto, contro i
cattolici. Il proprio di un riassunto e’ di rendere una nozione
d’insieme sul determinato argomento. Cio’ che accade giorno dopo
giorno, magari con tutte le preoccupazioni che abbiamo
quotidianamente non permette di avere questa nozione d’insieme e
tutta la portata di queste persecuzioni in corso. Quindi, questo
articolo ci aiuta a valutare quanto accade in merito. Coloro che
vogliono seguire questo problema piu’ da vicino e con
un’abbondante documentazione, possono trovare sul sito di “Luci
sull’Est” le notizie che quasi quotidianamente escono sulla
persecuzione religiosa.
Se qualcuno si domandasse perche’ questo interesse per i cristiani
perseguitati troviamo una bella risposta nelle parole del Card. Karl
Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, nel corso
della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa
“Solidarieta’ con i cristiani perseguitati e oppressi”, a
Colonia, alla fine del gennaio scorso: “Anche noi siamo tenuti
ad essere vicini ai nostri fratelli e sorelle nella fede che vengono
perseguitati per via della fede. Se non fossimo capaci di
questa solidarieta’, tradiremmo la nostra fede e anche la nostra
solidarieta’ sarebbe vuota” (SIR, Servizio d’Informazione
Religiosa della Conferenza episcopale italiana, 6 febbraio 2004 - il
neretto e’ nostro).
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In questa Quaresima e Settimana Santa sarebbe molto opportuno avere
presente e pregare prima di tutto per la santificazione personale
alla quale tutti noi siamo chiamati. Ma pregare anche, in modo
speciale, per i nostri fratelli e sorelle nella Fede che sono
perseguitati per la loro fedelta’ a Gesu’ Cristo ed alla Sua
Santa Chiesa. Pero’ forse oggi, piu’ di prima, e’ necessario
ricordarsi di pregare per i persecutori, senza illudersi che tutti
si possano convertire come Saulo, che e’ diventato l’Apostolo
delle Genti, ma senza neanche perdere ogni speranza.
Anche nell’apostolato non dobbiamo lasciarci strumentalizzare da
nessun pregiudizio, rispetto umano o qualsiasi interpretazione
relativista e semplicista. Dobbiamo guardare l’esempio e gli
insegnamenti del Divin Maestro che sono validi per qualsiasi tempo -
“il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non
passeranno” (cfr Mt 24, 35), “verba tua manet in aeternum”. E
umilmente ed ardentemente ubbidire anche ad ogni insegnamento della
dottrina della Chiesa in quell’intera misura di adesione che Essa
ci prescrive, considerando infallibile cio’ che Essa ordina che si
consideri infallibile, e tenendo per fallibile cio’ che insegna
che e’ fallibile.
Con lo scopo di dare una motivazione che ci aiuti a pregare con
entusiasmo per i perseguitati e i persecutori, e conoscere meglio la
differenza fra la vera e la falsa carita’, trascriviamo di seguito
questi due articoli.
* * *
O Legionario, 27 ottobre 1940 [settimanale cattolico di San Paolo,
Brasile]
Cristo, Re delle anime
Plinio Correa de Oliveira
Si parla molto spesso, e con ragione, dell’amore che il Divino
Salvatore dedico’ alle anime peccatrici, pentite o meno: a queste
ultime, perseguendole con santa ed affettuosa costanza, sino ad
ottener da loro una vera corrispondenza alla grazia; a quelle
pentite, spalancandogli ampiamente, con divina generosita’, le
porte del suo Cuore. Intanto, si parla purtroppo molto meno,
dell’amore che Nostro Signore Gesu’ Cristo dedico’ alle anime
innocenti, dell’estremo zelo con cui difese le pecore fedeli, che
mai si allontanarono dall’ovile del Buon Pastore, contro le
seduzioni del mondo e gli assalti dei fautori di scandalo.
Uno degli episodi piu’ toccanti del Santo Vangelo e’, senza
dubbio, quello in cui il Divino Maestro, facendo avvicinare a Se i
piccoli, li accarezzo’ teneramente, e promise il Regno dei Cieli a
coloro che gli assomigliassero. Ma chi erano questi piccoli, che
Nostro Signore amo’ con tanta tenerezza, se non altro che i
rappresentanti di tutte le anime Innocenti, di ogni eta’, in tutti
i tempi e luoghi, che lo Spirito Santo verrebbe a suscitare nella
Chiesa di Dio? E a chi si rivolge quella tremenda minaccia, a
cui mai dobbiamo pensare senza timore - che sarebbe meglio per
coloro che scandalizzassero uno di quei piccoli, essere gettato in
fondo al mare - se non a coloro che cercassero di deviare dal buon
cammino le anime innocenti?
Ogni anima innocente e’ come una provincia prediletta nel Regno di
Dio. Per salvare ognuna di queste anime, Nostro Signore Gesu’
Cristo si incarno’, pati’ e mori’ in Croce. Ancorche’ la
Redenzione fosse necessaria per salvare una sola anima, Nostro
Signore avrebbe sofferto generosamente tutto cio’ che soffri’,
per attuare effettivamente tale salvezza.
Cosi’, quindi, il valore di ogni anima innocente equivale a
quello del Sangue infinitamente prezioso di Nostro Signore Gesu’
Cristo. Lanciare nell’abisso del peccato mortale un’anima
innocente equivale a sprecare in modo criminale i benefici della
Redenzione. Da qui si capisce l’obbrobrio che grava su coloro che
con il loro esempio, le loro parole, le loro opere, la loro
influenza, trascinano al peccato qualsiasi anima innocente, per
quanto ignorante e carente di doti intellettuali sia, posto che il
valore dell’anima non va misurato dalla sua cultura, ne dalla sua
intelligenza, ma dalle considerazioni fin qui esternate.
Non e’ minore la responsabilita’ di coloro che rendono
recidive nel peccato le anime penitenti. Per misurare quanto spiace
a Dio il cercare di allontanare dal buon cammino le anime sulle
quali Egli restauro’ il suo Regno, bastera’ che si leggano le
parabole piu’ toccanti del Santo Vangelo. Che cosa direbbe il
padre del figlio prodigo, quel padre generoso e buono che accolse
con quegli estremi di contentezza il figlio contrito, se dopo il
banchetto in cui si celebro’ il ritorno dell’infedele, dopo che
e’ stata ristabilita la pace nel focolare ed e’ stata
reinstallata in esso la gioia svanita con l’assenza del
figlio ingrato, che cosa direbbe il padre se dopo tutto cio’ un
perfido amico dei vecchi tempi passasse dalla casa paterna, e con
sollecitazioni infami cercasse di trascinarlo di nuovo alla malavita
che menava?
Prendiamo adesso la parabola del Buon Pastore. Che cosa direbbe il
Buon Pastore, che da la vita per le sue pecore, se, ritornando dal
fondo del precipizio dove era andato a salvare da mille pericoli la
pecora smarrita, gli si avvicinasse il lupo per strappargliela dalle
braccia? Lui che aveva esposto la sua vita a mille pericoli per
salvare la pecorella, non dovrebbe affrontare animosamente il lupo,
per difenderla ancora da questo rischio?
Nostro Signore disse che non venne a distruggere il ramo spezzato ne
a spegnere la miccia che ancora fuma. Anzi Egli venne a rialzare
l’arbusto leso, e riaccendere la miccia che i venti ostili
estinsero quasi del tutto. Ma che cosa e’ un peccatore contrito,
che lotta penosamente contro i suoi sensi in ribellione, altro che
un arbusto spezzato, che fu rialzato sulla sua base dal Divino
Giardiniere, e che, debole ancora, si piega facilmente alla
pressione della minore brezza? Quale maggior peccato esistera’, di
quello che consiste nello spezzare di nuovo, e forse in modo
irrimediabile, l’arbusto che Dio stesso ha affettuosamente
risanato? Che cosa e’ un peccatore contrito, se non una miccia
fumante che inizia, lentamente e penosamente, a riaccendersi?
Quale cosa ci sara’ di piu’ sgradevole a Dio che non vuole la
morte del peccatore, ma che si converta e viva, che l’azione
crudele ed empia di coloro che estinguono volutamente questa miccia,
ed uccidono nell’anima ancora convalescente i germogli promettenti
di una vita che cominciava a rianimarsi?
Per lo stesso motivo per cui il Salvatore amo’ il peccatore
contrito Gli e’ sommamente odioso che qualcuno si sforzi a
trascinarla nuovamente nella perdizione. Un altro episodio del
Vangelo lo dimostra con esuberanza.
Tutti conosco bene la celebre scena del Divino Salvatore, impugnando
una frusta e cacciando dal Tempio di Gerusalemme i mercanti che ivi
svolgevano un commercio del tutto profano.
Dice la Sacra Teologia che ogni anima e’ un tempio del Divino
Spirito Santo. Far cadere un’anima in peccato e’ cacciare il
Divino Spirito Santo dal tempio che gli fu conquistato dal Prezioso
Sangue di Nostro Signore Gesu’ Cristo, e’ profanare questo
tempio, e’ trasformarlo, da tempio di Dio, non solo in un luogo
profano,ma in tempio di satana.
Dunque, se Nostro Signore fustigo’ con implacabile frusta coloro
che profanavano il Tempio di Gerusalemme, costruito con materiale
prezioso dalla devozione dei giudei, con quale estrema indignazione
non deve desiderare che sia lanciato lontano dal peccatore colui
che, seducendolo al male, profana un Tempio spirituale, il cui
prezzo non fu ne oro ne nessun altro materiale prezioso ma il
proprio sangue di Cristo?
La prova di questo e’ nelle frasi piene di censura, che Nostro
Signore proferi’ ai farisei. A quale scopo Nostro Signore diede a
queste frasi tanta divulgazione?
Se, Egli volesse attirare l’attenzione dei farisei sullo stato
lamentevole in cui si trovavano le loro anime, non avrebbe potuto
farlo in modo piu’ riservato? Se l’ha fatto pubblicamente,
non si puo’ lecitamente ipotizzare che l’abbia fatto per
distruggere energicamente il prestigio dei farisei presso il popolo
, impedendoli, cosi’, di essergli nocivi, e fustigandoli, per
cosi’ dire, con la frusta della sua parola, per cacciarli lontano
dalle anime che essi volevano pervertire?
***
Re di tutte le anime in generale, Gesu’ Cristo e’
implicitamente Re di ogni anima, Lui governa ogni anima con la
sollecitudine, con l’affetto, con l’attenzione con cui la
governerebbe se fosse l’unica anima su cui si esercitasse il suo
impero.
Gesu’ Cristo, come Re delle anime e’ il modello di tutti i
re. Re di misericordia e di amore, non esercita il suo regno con
altro intento, se non quello di beneficiare l’anima che e’ il
suo Regno. Nessuno di noi ometterebbe di qualificare come traditore
un Re che non impiegasse tutti i ricorsi del suo talento, tutte le
energie del suo potere, per preservare da un’aggressione ingiusta
il suo paese. Nostro Signore sara’ forse meno perfetto? Non
sara’ una bestemmia immaginare che, spinto da un falso amore verso
l’aggressore, Egli consiglierebbe ai Suoi soldati, che siamo noi,
a trascurare la difesa del Suo Regno? Offrirebbe l’innocente in
olocausto al peccatore, lasciando nell’impunita’ il peccatore
per divorare l’innocente, con la speranza di cosi’ conquistare
per Se il peccatore?
E’ per questo motivo che il Legionario non ammise mai
quest’assurdo, e che si sollevo’ sempre contro le misericordie
mal capite, le pazienze ingenue ed imprudenti, le “abilita’”
temporeggianti e criminali, le quali, con l’intento di compiere
una rischiosa manovra apostolica, dai risultati piu’ che
dubbi, espongono alla perdizione le anime innocenti o contrite,
nella problematica speranza di attirare il fautore di eresie; e se
questi non si lasciasse intenerire? Nemmeno l’abbraccio supremo
del Divino Maestro inteneri’ il traditore “che meglio sarebbe se
non fosse nato”. Se l’aggressore non si intenerira’, chi
rendera’ conto a Dio, delle anime che avra’ divorato, degli
arbusti che spezzera’, delle micce che spegnera’, dei figli che
trascinera’ lontano dalla casa paterna, negli antri maledetti dove
ruggisce l’empieta’ e spumeggia la lussuria?
Per il peccatore, anche non contrito, tutta la misericordia. Ma
questa misericordia non deve essere, ne tanto rischiosa, ne tanto
imprudente, da arrivare alla suprema crudelta’ di esporre alla
perdizione le anime che furono riscattate dal Sangue di Nostro
Signore Gesu’ Cristo.
***
Dio ci liberi, tuttavia, dal mescolare a questa energia, tutta
fatta per la Casa di Dio per amore delle anime esposte ad un
cosi’ grave rischio, il minimo sentimento di rancore contro
chicchessia. Odiando l’errore, non vogliamo odiare coloro
che errano. E percio’ tutto quello che possiamo fare a favore del
peccatore, sia pure il peggiore dei peggiori nemici della Santa
Chiesa, nostra Madre, noi lo faremo. Lo faremo, perche’
questo nemico della Santa Chiesa sara’ sempre un figlio, e ogni
Madre preferisce mille volte riconciliarsi con suo figlio, invece
che far piombare su di lui un castigo vendicativo.
Dunque, benche’ chiediamo ardentemente alla Madonna, che e’ la
Regina di tutti gli Apostoli, e che pertanto protegge coloro che si
dedicano all’apostolato, che ci preservi sempre dalle
“misericordie” crudeli che espongono Abele alla morte, con
l’intento di non offendere ne urtare Caino, e’ dal piu’ della
nostra anima che chiediamo che il Sacro Cuore di Gesu’
tocchi con un raggio della sua grazia tutti i nemici e persecutori
della Santa Chiesa di Dio.
Si ricordi, il Cuore divino, che anche questi lupi divoratori
possono essere trasformati in pecore, e che queste pecore che oggi
sono lupi, potranno domani, nell’ovile del Buon Pastore, rendere
gloria a Dio con la loro conversione. Si ricordi che le preghiere di
tutta la Chiesa, nella terra e nel Cielo, si dirigano
incessantemente al suo Trono, per ottenere la conversione di tutti
gli uomini. Per riguardo a questa supplica di sua Madre
Santissima, e della sua sposa Immacolata, perdoni Egli i peccatori
che si scagliano con tanta furia contro la sua Chiesa.
* * *
“Lepanto”, Roma, gennaio-febbraio 1989, Anno VIII - n. 82-83
Vera e falsa carita’ verso gli erranti
Presentiamo ai nostri lettori una pagina - oggi piu’ valida e
attuale di ieri - di un importante, ma purtroppo poco noto, libro
del sacerdote spagnolo Felix Sarda y Salvani, “El liberalismo
es pecado”, pubblicato per la prima volta a Barcellona nel
1885. Quest’opera, criticata dai “cattolici liberali”
dell’epoca per la sua intransigenza, fu per contro elogiata dalla
Sacra Congregazione dell’Indice con un decreto del 10 gennaio
1887. Nella breve pagina che segue, il dotto sacerdote confuta
brillantemente la falsa concezione “liberale” - ma noi oggi
diremmo “progressista” - della carita’, dimostrando che la
saggia intransigenza e la vera carita’ sono due facce della stessa
medaglia e che l’una non puo’ sussistere senza l’altra nella
dottrina e nella vita del cristiano.
*
Il progressismo odierno si e’ forgiato una nozione falsa di
carita’ presso i suoi seguaci. Con le sue perorazioni e le sue
accuse d’intolleranza e d’intransigenza, che ripete senza sosta,
finisce con lo sconcertare anche alcuni cattolici molto fermi.
Eppure la nostra formulazione del concetto di carita’ e’ ben
chiara e reale. Eccola: la suprema intransigenza cattolica non
e’ altro che la suprema carita’ cattolica. Questa
carita’ si applica al prossimo quando, nel suo stesso
interesse, lo confonde, l’umilia, l’offende e lo castiga. Essa
si esercita verso una terza persona quando, per liberarlo
dall’errore e del suo contagio, ne smaschera gli autori e i
fautori, chiamandoli col loro vero nome (“malvagi”,
“perversi”), condannandoli all’obbrobrio, al disprezzo,
denunciandoli all’esecrazione generale, e, se possibile, allo zelo
dell’autorita’ pubblica incaricata di reprimerli e di punirli. Essa
si applica infine a Dio quando, per la sua gloria e per
il suo servizio, diviene necessario l’imporre silenzio a tutte le
considerazioni umane, il ferire tutti gli interessi, l’esporre la
propria vita e tutte le vite umane il cui sacrificio sara’
necessario per ottenere un fine cosi’ alto.
Tutto questo e’ pura intransigenza nel vero amore e quindi e’
vera carita’. I modelli di questa intransigenza sono i piu’
sublimi eroi della carita’, come la intende la vera Religione. Proprio
perche’ oggi c’e’ poca vera intransigenza, di conseguenza
c’e’ poca gente veramente caritatevole. La carita’
progressista, oggi di moda, e’ accomodante, sentimentale, anche
tenera nelle forme, ma in fondo non e’ che un sostanziale
disprezzo per i veri beni dell’uomo e per i supremi interessi
della verita’ e di Dio.
Amare non vuol dire essere accomodanti
Non e’ questo, tuttavia, il campo sul quale il progressismo
suole battagliare: sa troppo bene che, nella discussione sui
princi’pi, finirebbe col subire un’irrimediabile sconfitta.
Preferisce accusare continuamente i cattolici di essere poco
caritatevoli nelle forme del loro apostolato. E’ su questo campo
che certi cattolici - onesti nel fondo della loro anima, ma corrotti
dal progressismo - cercano abitualmente di attaccarci. Vediamo come
si puo’ rispondere al riguardo.
Dato che il progressismo e’ una cattiva tendenza, chiamare malvagi
i difensori pubblici e coscienti del progressismo non e’ per nulla
mancare di carita’. E’ anzi applicare al nostro caso la legge
della giustizia, valida in ogni tempo. Noi, cattolici d’oggi, non
innoviamo nulla al riguardo. Ci atteniamo alla pratica costante
dell’epoca antica.
I propagatori e i fautori di eresie sono sempre stati chiamati
eretici quanto gli autori di quelle. E siccome l’eresia e’
sempre stata considerata dalla Chiesa come uno dei mali piu’
gravi, la Chiesa ha sempre chiamato malvagi e perversi i suoi
fautori e propagatori. Sfogliate le biblioteche degli autori
ecclesiastici e vedrete come gli Apostoli hanno trattato i primi
eresiarchi, come i santi Padri della Chiesa, i moderni
controversisti e la Chiesa stessa, nei suoi documenti ufficiali, li
hanno imitati. Non v’e’ dunque alcuna mancanza verso la
carita’ nel chiamare male il male, malvagi gli autori, fautori e
discepoli del male, e iniquita’, scelleratezza, perversita’
l’insieme dei loro atti, parole e scritti. Il lupo e’ sempre
stato semplicemente chiamato lupo, e non si e’ mai temuto, cosi’
facendo, di far torto al gregge e al suo Padrone.
Se la diffusione del bene e la necessita’ di attaccare il male
esigono l’uso di termini un poco duri verso gli errori e i suoi
pubblici propagandisti, quest’uso non ha nulla di contrario alla
carita’. Bisogna rendere il male detestabile ed odioso; orbene,
non si ottiene questo risultato senza mostrare i pericoli del male,
senza rivelare quanto e’ perverso, odioso e spregevole. L’arte
oratoria cristiana di tutte le epoche autorizza l’uso delle figure
retoriche piu’ violente contro l’empieta’. Negli scritti dei
grandi eroi del cristianesimo, l’uso dell’ironia,
dell’imprecazione, dell’esecrazione, di epiteti schiaccianti
e’ continuo. Qui l’unica regola dev’essere quella dell’opportunita’
nella verita’.
San Giovanni Battista aggredisce immediatamente i Farisei
chiamandoli “razza di vipere”. Nostro Signore Gesu’ Cristo
scagli contro di loro le offese di “ipocriti”, “figli delle
tenebre”, “figli del demonio”, “sepolcri imbiancati”,
“generazione perversa e adultera”, senza per questo sporcare la
santita’ della sua caritatevole predica. San Paolo accusa gli
scismatici cretesi di essere “mentitori”, “besti malvage”,
“fannulloni panciuti”; chiama il mago Elima “seduttore”,
“uomo pieno di frode e di astuzia”, “figlio del diavolo”,
“nemico di ogni verita’ e di ogni giustizia”, Se leggiamo le
opere dei santi Padri della Chiesa, ritroviamo dovunque un
linguaggio di questo tipo. (…)
Nell’epoca moderna, vediamo apparire la radiose figura di San
Francesco di Sales che, per la squisita delicatezza e la sua
ammirevole mansuetudine, e’ stato considerato come un’immagine
vivente del Salvatore. Credete che egli abbia avuto dei riguardi
verso gli eretici del suo tempo e della sua nazione? Per nulla! Perdono’
le ingiurie, colmo’ di favori, giunse a salvare la vita di quelli
che avevano attentato alla sua, fino a dire ad uno dei suoi nemici:
“Se mi strappaste un occhio, non cessero’ con l’altro di
guardarvi come un fratello”. Ma verso i nemici della Fede non ebbe
nessuna moderazione ne’ rispetto. Interrogato da un cattolico
desideroso di sapere se gli era lecito parlar male di un eretico che
diffondeva perverse dottrine, il vescovo di Ginevra rispose:
“Certo che lo potete, a condizioni di attenervi all’esatta
verita’, a cio’ che sapete della sua cattiva condotta,
presentando come dubbio cio’ che e’ dubbio e secondo il grado di
dubbio piu’ o meno grande che avrete al riguardo”. Nella sua
opera “Introduzione alla vita devota”, libro cosi’
prezioso e celebre, si esprime ancor piu’ chiaramente: “I nemici
dichiarati di Dio e della Chiesa - dice a Filotea - debbono essere
attaccati e condannati con tutta la forza possibile. La carita’ ci
obbliga a gridare al lupo, quando un lupo si infiltra nel gregge, in
qualsiasi luogo lo si incontri” (lib. II, cap. 20). (…)
Bisogna combattere e screditare le idee malsane, ed anche inspirarne
l’odio, il disprezzo e l’orrore in quella moltitudine che esse
cercano di sedurre e reclutare. Siccome le idee non si sostengono in
alcun modo da sole, esse non si diffondono ne’ propagano per il
solo fatto di esistere: ridotte a se stesse, non potrebbero produrre
tutto quel male di cui soffre la societa’. Sono simili alle frecce
o alle pallottole che non ferirebbero nessuno, se non ci fosse chi
le scaglia con l’arco o col fucile. E’ dunque con l’arciere o
col fuciliere che deve prendersela colui che vuol mettere fine al
loro tiro mortale. Ogni altro tipo di guerra sara’ progressista
quanto si vuole, ma sara’ un nonsenso. (…)
Bisogna dunque screditare totalmente i libri, i giornali e i
discorsi del nemico, ma bisogna anche, in certi casi, fare
altrettanto verso la sua persona. (…) Basta soltanto non
mettere la menzogna al servizio della verita’: questo non si
puo’, con nessun pretesto.
I Padri della Chiesa a cui abbiamo fatto riferimento ci danno la
prova di questa tesi: gli stessi titoli dei loro scritti
rivelano chiaramente che, nelle loro guerre [apologetiche] contro le
eresie, i loro primi colpi [apologetici] furono rivolti agli
eresiarchi. La maggior parte delle polemiche dei grandi Dottori
della Chiesa furono attacchi personali, biografici - per cosi’
dire - quanto dottrinali, disputando corpo a corpo con l’eretico
non meno che con l’eresia. [Capitoli XXI, XXII, XXIII]
Padre Felix Sarda y Salvany
*********
Cordiali saluti,
la redazione di Luci sull’Est
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