10 maggio 2004 - Sant'Antonino

Verso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria

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Caro lettore,

Recentemente, Giovanni Paolo II ha ricordato i meriti del “grande Pontefice” San Pio V, di modo particolare la sua fervida devozione mariana e l’istituzione della festa della Madonna del Rosario. Nella sua lettera del 4 maggio scorso al Vescovo di Alessandria, Monsignor Fernando Charrier, in occasione delle celebrazioni giubilari promosse per il V centenario della nascita di Antonio Ghisleri (San Pio V), il Papa ha ribadito l’esempio da seguire di questo Santo Pontefice:

“Lo zelo apostolico, la costante tensione alla santita’, l’amore alla Vergine, che caratterizzarono l’esistenza di san Pio V siano per tutti stimolo a vivere con piu’ intenso impegno la propria vocazione cristiana”. “In modo speciale, vorrei invitare a imitarlo nella filiale devozione mariana, riscoprendo la semplice e profonda preghiera del Rosario che ho voluto ricordare nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae”. “Grazie alla recita fervorosa del Rosario, si possono ottenere grazie straordinarie per l’intercessione della celeste Madre del Signore”.
Di questo era cosi’ convinto San Pio V che, dopo la vittoria a Lepanto (7 ottobre 1571) dei cristiani contro i nemici della Fede che minacciavano conquistare l’Europa, ha istituito un’apposita festa della Madonna del Rosario.
“A Maria, Regina del santo Rosario, in questo inizio del Terzo Millennio, ho affidato con la recita del Rosario il bene prezioso della pace e il rafforzamento dell’istituto familiare”. Giovanni Paolo II ha concluso rinnovando “questo fiducioso affidamento per intercessione del grande devoto di Maria che fu san Pio V”.

Queste parole sono di una particolare opportunita’ ed importanza in questo mese di maggio, specialmente dedicato alla Madonna.

Sarebbe un grave mancanza da parte nostra se non ricordassimo ai nostri amici che siamo in grado di offrire delle graziose confezioni contenenti una coroncina accompagnata da un opuscoletto che spiega come si prega il santo Rosario, concepito per chi ancora non lo conosce ma valido sempre per tutti e per una speciale diffusione di questa meravigliosa devozione soprattutto in questo mese.

Con lo stesso intento di approfondire la devozione all’Ausiliatrice dei Cristiani, Consolatrice degli afflitti e Rifugio dei peccatori, vogliamo ricordare l’opera importantissima di San Luigi Grignion di Montfort, il “Trattato della Vera Devozione a Maria”. Anche questo libro e’ a disposizione dei nostri lettori.

Questo materiale e’ fuori commercio, come gia’ e’ noto ai nostri amici che accompagnano le attivita’ di “Luci sull’Est” fin dal 1991. Ma evidentemente si accettano libere offerte per il mantenimento, appunto, di queste attivita’.

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Fra qualche giorno si commemora l’apparizione della Madonna a Fatima, il 13 maggio 1917.

In queste apparizioni, la Vergine Santissima ha ricordato ai tre pastorelli la giustizia divina, e, allo stesso tempo, la sua misericordia. Cosi’ la Regina degli Apostoli ci ha dato una lezione: avere sempre presente la giustizia divina per evitare di cadere nel peccato; ma se dobbiamo riconoscere che abbiamo peccato, dobbiamo anche ricordare la sua misericordia per evitare lo scoraggiamento o la disperazione. E, anzi, con l’intercessione di Maria Santissima, riprendere il cammino verso la santita’ alla quale tutti siamo chiamati, secondo il proprio stato di vita (religioso/a, sposato/a, celibe).

A Fatima, la Madonna ha promesso il trionfo del Suo Cuore Immacolato. Guardando la situazione del mondo contemporaneo, qualcuno potra’ domandarsi se noi siamo di fronte alla fine di un mondo o alla fine del mondo. Ci e’ pervenuto un eccellente articolo proprio su questo argomento, con una impressionante documentazione dottrinale e storica, pubblicato sulla rivista “Lepanto” (Roma, giugno 2003). Crediamo che la sua conoscenza sara’ di gran valore, sia per la solidita’ della sua esposizione, sia per le luminose e numerose citazione dei Papi, Santi, grandi teologi. Dopo la sua lettura, si rimane piu’ fiduciosi ed in una piu’ operosa attesa del “Regno di Maria”, come brillantemente spiega l’autore dell’articolo riportato.

LEPANTO, Roma, N. 163, Anno XXII, Giugno 2003

Fine dei tempi o fine di un’epoca?

Guido Vignelli

         Siamo alla fine dei tempi?

         Anche l’osservatore piu’ superficiale si accorge del fatto che il mondo attuale si trova in una situazione estremamente drammatica. La crisi culturale, morale e sociale, l’apostasia delle nazioni un tempo cristiane, le crescenti persecuzioni dei fedeli e soprattutto la devastante crisi interna della Chiesa, delineano uno scenario fosco e pregno di presagi di sventura. Questa situazione induce molti fedeli a porsi il seguente problema: non sara’ che ci stiamo rapidamente avvicinando alla fine del mondo, ossia a quel periodo storico caratterizzato dalla generale apostasia e dal regno dell’Anticristo? Non sara’ che e’ imminente la “fine della storia” profetizzata dall’Apocalisse?
         Questo problema non puo’ essere sbrigativamente liquidato con l’accusa di “apocalitticismo”. Esso va vagliato pacatamente, basandosi su quanto ci suggeriscono il sensus fidei, le autentiche profezie e l’analisi dell’attuale situazione. Possiamo impostarlo in questo modo: siamo davvero alla fine dei tempi,  oppure siamo solo alla fine di un tempo, per quanto lungo e importante? Siamo alla fine del mondo, oppure siamo solo alla fine di un mondo, per quanto vasto e potente?
        
         Non fine del mondo, ma fine di un mondo

         A nostro avviso, la prudenza cristiana ci suggerisce di dare al problema la seguente risposta. Noi non siamo giunti alla fine del mondo, ma solo alla fine di un mondo: quello dell’ “Umanesimo” naturalista e settario; non siamo alla fine dei tempi, ma solo alla fine di un’epoca: quella della Rivoluzione anticristiana. A questo mondo succedera’ un nuovo mondo, quello del Regno sociale di Cristo; a questa epoca succedera’ una nuova epoca, quella del trionfo della Chiesa.
         Numerose sono le ragioni che ci orientano a dare questa risposta; esse sono di carattere sia dottrinale che storico. Fra queste, le autentiche rivelazioni profetiche hanno una loro importanza che non e’ lecito sminuire. Pur parlando di crisi e di apostasia, di colpa e di castigo, esse promettono anche riscossa, riscatto e trionfo.
         Prendiamo ad esempio l’ultima grande profezia concessa alla nostra epoca: il messaggio di Fatima. Nel 1917 la Madonna ha denunciato l’apostasia dei nostri tempi; ha minacciato castighi se il mondo non si pentira’ e ha promesso benefici se invece si convertira’; ma in ogni caso lo scenario finale che ha descritto non e’ quello della fine del mondo, ma quello di una nuova era cristiana. Ella ha infatti annunciato il trionfo del suo Regno, trionfo che non chiudera’ la storia ma anzi aprira’ una nuova epoca: “Infine, il mio Cuore immacolato trionfera’; il Santo Padre mi consacrera’ la Russia, che si convertira’, e al mondo verra’ concesso un tempo di pace” (1). E’ quindi evidente che l’ “era di Maria” profetizzata a Fatima non sara’ la fine dei tempi, ma una nuova epoca di riscossa e di trionfo della Chiesa.
         Questo punto viene confermato da altre autentiche rivelazioni profetiche. Ad esempio, nel 1689, e’ stato lo stesso Redentore a rivelare a santa Margherita Maria Alacoque che avrebbe assicurato il trionfo storico della Chiesa: “Io regnero’, malgrado i miei nemici. Il mio Cuore adorabile vuole trionfare dei grandi della terra, () abbattendo tutti i nemici della Santa Chiesa”. Commento’ la veggente: “Si vedranno i regnanti umiliarsi davanti al Cuore adorabile del Salvatore e attingere, nei tesori di grazie che vi sono racchiusi, il modello della loro condotta e il sostegno il piu’ efficace del loro potere”(2).
        
         L’“epoca delle nazioni” non e’ ancora compiuta
        
         Secondo le oscure profezie della Bibbia, la successione temporale degli “ultimi tempi” dovrebbe probabilmente essere questa: punizione divina dell’apostasia moderna; entrata di tutte le nazioni nella Chiesa e trionfo sociale del Regno di Cristo; graduale apostasia generale culminante nell’avvento dell’Anticristo; conversione degli ebrei; sconvolgimenti terrestri e celesti; intervento vittorioso del Redentore; infine resurrezione dei morti, giudizio universale, rigenerazione del cosmo e inaugurazione del Regno eterno (3).
         Dunque, la fine dei tempi non potra’ venire prima che il Vangelo sia stato predicato in tutto il mondo e che l’umanita’ abbia reso a Dio quell’omaggio che gli deve. “Quando il Vangelo del Regno sara’ stato annunciato a tutto il mondo per essere una testimonianza a tutti i popoli, allora verra’ la fine” (Mt., 24, 14); “E’ necessario che Cristo regni, finche’ non avra’ posto sotto i piedi tutti i suoi nemici; (...) allora verra’ la fine” (1 Cor. 15, 24) (4). Insomma, prima della fine del mondo, tutti i popoli dovranno aver raggiunto una tale conoscenza di Cristo, da poter essere in grado di decidersi per Lui o contro di Lui; ma questa conoscenza presuppone che la Chiesa abbia regnato sull’umanita’ in modo pieno e duraturo (5).
         Osserva un grande teologo contemporaneo: “L’epoca delle nazioni, quando si compira’? Quando il Redentore della Chiesa, il Santo d’Israele, verra’ riconosciuto come Dio da tutta la terra, ossia quando (...) la Religione cristiana verra’ riconosciuta, accettata e praticata dalle innumerevoli varieta’ della grande famiglia umana” Un altro grande teologoce ne spiega la ragione: “E’ necessario che il dominio di Cristo, che gli spetta di diritto (...) si trasformi nel regno di Cristo: il regno importa che i sudditi riconoscano e accettino il Re e si lascino da Lui governare. (...) Il trionfo di Cristo si avra’ quando il suo Regno, che e’ la Chiesa, si sara’ esteso a tutto il mondo” (6).
         Ma questo trionfo temporale e terreno della Chiesa e’ realmente avvenuto? La storia stessa ci dimostra ch’esso, “di fatto, non si e’ ancora verificato” (7). Non si e’ verificato nel suo aspetto quantitativo ne’ in quello qualitativo, perche’ la storia non ha ancora conosciuto un’era in cui l’intera umanita’ sia stata pienamente, globalmente e costantemente cristiana. Spieghiamoci.
        
         Incompiutezza del Medioevo
        
         Il trionfo di Cristo e della Chiesa non si e’ verificato nel suo aspetto quantitativo, ossia nella dovuta estensione geografica e storica. Difatti, a quella “dolce primavera della fede” che fu il Medioevo, non e’ segui’ta una trionfante estate ma un declinante autunno; a quella fase di giovinezza della Cristianita’ non e’ segui’ta la fruttifera maturita’ ma una precoce senilita’.
         Certamente, nel Medioevo la Chiesa converti’ popoli, regni e imperi, ispirandone i costumi, le leggi e le istituzioni. Ma questo avvenne solo imperfettamente, e solo in un’area geografica molto limitata, e inoltre solo per un periodo relativamente breve. Come sappiamo, infatti, al Medioevo segui’ l’era della Rivoluzione anticristiana, in conseguenza della quale i popoli e gli Stati si allontanarono lentamente ma progressivamente dalla fede. Dobbiamo dunque ammettere che il Medioevo, ma anche la successiva Controriforma, pur essendo stati periodi storici fausti e splendidi, restarono pero’ limitati e transitori, e non resero a Dio quella gloria piena, globale e duratura che lo spazio deve all’Infinito e il tempo all’Eternita’ divini.
         Autorevoli studiosi hanno sostenuto questa tesi, da Bossuet in poi. “Anche in quell’epoca di fede, non tutte le nazioni erano sottomesse alla Chiesa. Un intero continente e la maggior parte di un altro restavano ancora avviluppati nelle tenebre dell’errore” (8). “Gli ammiratori del medioevo mal si esprimono, quando sostengono che il mondo attinse in quest’epoca il massimo del suo sviluppo. Nella linea sulla quale avanzo’ la stessa civilta’ medioevale, molto oltre ci sarebbe da progredire”(9).
         Dunque, sia la fede che la ragione ci fanno ritenere che la storia debba ancora rendere a Dio quella piena gloria che Gli deve. Il tempo non puo’ finire prima di aver consacrato i propri secoli al Redentore, e il mondo non puo’ finire prima di aver consacrato i propri popoli alla Chiesa. Dobbiamo insomma aspettarci un’ultima fase della storia, nella quale si attui la promessa evangelica di realizzare - non solo di principio ma anche di fatto - il Regno di Cristo, riunendo “un solo ovile sotto un solo pastore”.
        
         Necessita’ di un trionfo storico e sociale della Chiesa
        
         C’e’ di piu’. Il Regno di Cristo e della Chiesa e’ rimasto incompiuto non solo nel suo aspetto quantitativo, ma anche in quello qualitativo, ossia nella sua pienezza e profondita’. L’omaggio dell’umanita’ al suo Redentore, infatti, non puo’ essere solo individuale e implicito, ma anche sociale ed esplicito: l’umanita’ deve cioe’ glorificare Dio non solo nei propri singoli membri, ma anche nella propria vita sociale, perche’ Dio ha creato e redento l’uomo anche nella sua natura sociale. Dunque anche i popoli, le societa’ politiche e gli Stati devono consacrarsi a Cristo onorandolo nelle loro usanze, leggi, autorita’ e istituzioni. Proprio in questo consiste la regalita’ sociale di Cristo, verita’ di fede proclamata dalla Sacra Scrittura:  “E’ necessario che Cristo regni” (1 Cor., 15, 25); “Tutti i re della terra Lo adoreranno e tutte le nazioni Lo serviranno” (Ps. 71, 10-11).
         Questa gloria sociale non puo’ essere rinviata e come esiliata nell’altra vita, perche’ puo’ essere resa a Dio solo sulla terra, durante la storia. Infatti, gli uomini meritano o peccano in questa vita ma vengono premiati o puniti in maniera perfetta e definitiva solo nell’altra; le nazioni invece, poiche’ non sopravvivono a questa vita, possono glorificare od offendere Dio solo nella loro storia terrena e quindi e’ solo in questo mondo ch’esse possono ricevere il premio o la pena meritati. Leone XIII conferma questa prospettiva: “quanto alle nazioni, che non possono propagarsi oltre la cerchia del tempo, conviene ch’esse abbiano la loro retribuzione su questa terra”(10).
         Nella preghiera del Pater noster tutti noi esprimiamo implicitamente questo augurio, quando diciamo a Dio: “venga il tuo Regno, sia fatta la tua volonta’, come in Cielo, cosi’ anche sulla terra”. Si noti che il Regno di Dio puo’ essere considerato sotto tre aspetti: quello individuale, che inerisce nella singola anima santificata dalla grazia; quello sociale, che si realizza nella storia dei popoli; e quello escatologico, che si attuera’ solo alla fine dei tempi, una volta completata la famiglia dei predestinati. Quando chiediamo a Dio che venga il suo Regno, quindi, non alludiamo solamente a quello escatologico, ossia perfetto e definitivo, che si realizzera’ solo dopo la fine del mondo, nell’eternita’; alludiamo anche a quello temporale, ossia provvisorio e imperfetto, che va realizzandosi storicamente nella Chiesa militante, e che dovra’ compiersi prima della fine del mondo (11).
         Osserva un grande Dottore della Chiesa: “Ad ogni fedele che prega, Gesu’ Cristo comanda di farlo con respiro universale, cioe’ per tutto il mondo. Il fedele infatti chiede che sia fatta la Sua volonta’ non solo in lui, ma anche su tutta la terra, e cio’ affinche’ dalla terra sia eliminato l’errore e sulla terra regni la verita’, sia distrutto il vizio, rifiorisca la virtu’, e la terra non sia diversa dal Cielo” (12). Pertanto, commenta un grande vescovo, pregare perche’ “venga il regno”, significa impegnarsi “per ottenere questo regno temporale di Dio e per abbattere cio’ che l’ostacola” (13).
         La mentalita’ cosiddetta escatologistica, oggi molto diffusa, riduce il Regno divino al suo aspetto puramente spirituale e individuale e lo rinvia alla fine dei tempi, confinandolo nella beata eternita’. All’opposto, la mentalita’ cosiddetta incarnazionistica riduce il Regno al suo aspetto mondano, storico e sociale, rinchiudendolo nell’orizzonte terreno. Entrambe queste mentalita’ sbagliano per unilateralismo. Ne abbiamo un esempio nella “teologia della liberazione”.
         In realta’, sebbene il Regno di Dio si compira’ definitivamente solo nell’altro mondo, tuttavia va attuandosi gia’ in questo, durante la storia, nella vita della Chiesa militante. Dobbiamo quindi apettarci l’avvento di un’epoca caratterizzata da una rinascita della fede capace di costruire una Cristianita’ molto piu’ perfetta, estesa e duratura di quella che formo’ il Medioevo.
         Del resto, se cosi’ non fosse, vorrebbe dire che Dio sarebbe sovrano dell’eternita’ ma non del tempo, dello spirito ma non della materia, dell’individuo ma non delle societa’; la Provvidenza divina avrebbe abbandonato la storia umana al dominio deldemonio, riservandosi solo una tardiva e rimediata vittoria finale; oppure avrebbe abbandonato la societa’ alle potenze delle tenebre, riservandosi solo la santificazione dei singoli individui. Questa mentalita’ disfattista e smobilitatrice, di sapore manicheo, sta alla radice delle illusioni e delle sconfitte dei cristiani contemporanei.

         Verso la penultima eta’ della Chiesa

         Se la nostra epoca non e’ quella della fine del mondo, ci si chiedera’, come mai le assomiglia cosi’ tanto? La risposta e’ semplice: la nostra epoca di crisi e’ una prefigurazione storica di quella finale. L’odierna apostasia generale prefigura quella che verra’ compiuta dall’Anticristo; il castigo annunciato a Fatima prefigura le catastrofi che segneranno la fine dei tempi; per questa stessa analogia, pero’, il prossimo trionfo della Chiesa prefigurera’ (sia pur debolmente) la rigenerazione finale e lo splendore della “Gerusalemme celeste”.
         Questo trionfo e’ stato profetizzato dal Vangelo stesso nella ben nota scena della Domenica delle Palme, quando a Gerusalemme il popolo ebreo e anche alcuni pagani, sia pure per pochi giorni, celebrarono Gesu’ Cristo rionoscendolo come Re (Mc., 11, 8-10). Poiche’ questa festa avvenne prima del tradimento del Venerdi’ santo e della successiva Resurrezione pasquale, possiamo dedurne che il Regno di Cristo nella storia conoscera’ una fase culminante prima della grande apostasia e del trionfo escatologico; anche qui la corrispondenza e’ palese. Del resto, se consideriamo che il demonio non fa che scimmiottare quanto gia’ realizzato da Dio, possiamo dire che il regno dell’Anticristo non sara’ che un tentativo di scimmiottare quell’esemplare Regno di Cristo gia’ storicamente realizzatosi prima dell’apostasia generale.
         Questa eta’ trionfale e’ stata preannunciata da molti illustri teologi, che l’hanno indicata col termine di “penultima eta’ della Chiesa” e numerata come sesta (o talvolta come quinta o settima, secondo le suddivisioni storiche). Questa eta’ precedera’ e preparera’ l’ultima, che corrispondera’ al settimo giorno della creazione, ossia al riposo sabbatico dell’eternita’ beata in Cielo (14).
         Ad esempio, secondo san Bonaventura da Bagnoregio, prima dell’avvento dell’Anticristo Dio concedera’ alla Chiesa una era trionfale che sara’ una pallida ma significativa prefigurazione dell’ultima eta’, quella eterna del Regno escatologico. Il Dottore francescano insegnava che la penultima eta’ sara’ “il tempo della restaurazione di tutti coloro che erano caduti”, “il tempo della Chiesa dilatata”, “l’epoca della latitudine della benevolenza divina che perfeziona”, epoca quindi ben distinta dalla quella finale caratterizzata dalla “longitudine dell’eternita’”. In questa eta’, “avverra’ la riparazione del culto divino e la riparazione della citta’. Allora si realizzera’ la profezia di Ezechiele (Ez. 40-48), quando la citta’ () che e’ quaggiu’, cioe’ quella militante, sara’ conforme alla Chiesa trionfante, per quanto e’ possibile in questa vita.Allora avverra’ la costruzione della citta’ e la restituzione di com’era al principio, e allora vi sara’ la pace” (15).
         Secondo santa Caterina da Siena, “dopo tutte queste tribolazioni e angustie, in un modo che non si puo’ comprendere dagli uomini, Dio purifichera’ la santa Chiesa risvegliando lo spirito degli eletti.Seguira’ un miglioramento cosi’ grande nella Chiesa di Dio, e un rinnovamento tale di santi pastori, che al solo pensarlo il mio spirito esulta nel Signore. La Sposa, che ora e’ brutta e malvestita, allora sara’ bellissima e adorna di gemme preziose e coronata con diadema di tutte le virtu’; (...) e anche gl’infedeli, attratti dal buon odor di Cristo, ritorneranno all’ovile cattolico e si convertiranno al vero pastore e vescovo delle anime loro. Ringraziate dunque il Signore che, dopo la tempesta, dara’ alla sua Chiesa un gran ben sereno” (16).
         Secondo san Vicente Ferrer, Dio restaurera’ la Chiesa tramite un nuovo ordine religioso al quale apparterranno un “gran monarca” e un santo Pontefice. Cosi’ il grande domenicano immaginava di rivolgersi a loro: “Voi metterete fine a tutte le eresie del mondo con la consumazione dei pessimi tiranni; voi realizzerete una pace universale che durera’ fino alla fine dei secoli. Voi finalmente farete santi tutti gli uomini” (17).
         Secondo P. Bartolomeo Holzhauser, che nel XVII secolo scrisse un profetico commento all’Apocalisse, “Dio consolera’ ancora una volta la sua Chiesa, prima che venga la tenebrosa notte del regno dell’Anticristo. (...) Nella sesta eta’ della Chiesa, gli eretici verranno vinti e convertiti, la Chiesa gioira’ della piu’ grande consolazione, il dominio turco (= islamico) verra’ profondamente umiliato, la fede cattolica brillera’ per terra e per mare e la disciplina ecclesiastica verra’ restaurata e perfezionata. (...) Subito prima degli ultimi tempi, la Chiesa sara’ immensa, essa verra’ come ricostruita e riconsacrataal suo Sposo Gesu’ Cristo (...) Le nazioni, i popoli, gli uomini delle piu’ svariate lingue e i re ritorneranno in seno alla Chiesa cattolica” (18).
         Che questa grandiosa restaurazione non sara’ solo spirituale ma anche temporale, edificando una nuova Cristianita’, appare evidente dal fatto che i suoi protagonisti saranno non solo un “santo pontefice” ma anche un “gran monarca”, come afferma lo Holzhauser sulla scia del Ferrer e di molti altri (19).
        
         Il Regno di Maria
        
         Ma sotto qual segno avverra’ questa nuova epoca? Chi ne sara’ il modello e l’ispiratore? E’ ancora il messaggio di Fatima che ci da’ la risposta: “infine, il Cuore Immacolato di Maria trionfera’”.
         Sappiamo che la prima fase del Regno divino e’ stata quella del Padre (Antico Testamento), la seconda e’ quella odierna del Figlio (Nuovo Testamento) e la terza, definitiva ed eterna, sara’ quella dello Spirito Santo - o meglio dell’intera Trinita’ - nell’“altro mondo”. Tuttavia, santi, profeti, dottori, apostoli ed anche Papi ritengono che la storia non si concludera’ prima di culminare in un’epoca in cui il Redentore regnera’ in modo eminente mediante la Madonna, manifestando la grandezza e la potenza dell’Immacolata. Questo Regno di Cristo in Maria viene spesso chiamato, per sineddoche, Regno di Maria. Regno non solo spirituale e individuale ma anche materiale e sociale; Regno passeggero e imperfetto, certamente, ma talmente eccelso da prefigurare quello, eterno e perfetto, che si realizzera’ solo alla fine dei tempi, nella “Gerusalemme celeste”.
         Questa convinzione e’ sostenuta dall’insegnamento di alcuni Papi dell’epoca contemporanea, che hanno preannunciato l’avvento del Regno mariano:
         Pio IX: “Voglia (Maria), col suo validissimo patrocinio, far si’ che la santa madre Chiesa cattolica, superata ogni difficolta’ e dissipati tutti gli errori, prosperi e fiorisca ogni giorno di piu’, presso tutte le genti e in tutti i luoghi, regni da un mare all’altro e fino ai confini della terra, e goda di ogni pace, tranquillita’ e liberta’” (20).
         San Pio X: “Vergine santissima, (...) accogliete le preghiere che, uniti con voi in un cuor solo, vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio, perche’ non cediamo giammai alle insidie che ci vengono tese, cosi’ che tutti arriviamo al porto della salute, e dopo tanti pericoli la Chiesa e la societa’ cristiana cantino ancora una volta l’inno della liberazione, della vittoria e della pace. Cosi’ sia” (21).
         Pio XI: “Ci sorregge tuttavia la buona speranza che l’annuale festa di Cristo Re (...) spinga la societa’, com’e’ nel desiderio di tutti, a far ritorno all’amatissimo nostro Salvatore. E’ dovere dei cattolici l’accelerare e l’affrettare questo ritorno con la loro azione” (22).
         Pio XII: “Voi, inginocchiati ai piedi dell’Immacolata Regina, dovete essere disposti a non riposare, finche’ non la vedrete regnare sovrana su tutto e su tutti, dapprima in voi stessi, poi attorno a voi, nelle famiglie, nelle classi e gruppi sociali e in tutte le attivita’ private e pubbliche” (23). “L’invocazione del Regno di Maria e’ (...) la voce della fede e della speranza cristiana, salde e forti delle promesse divine e degli aiuti inesauribili, che questo impero di Maria ha diffusi per la salvezza dell’umanita’. (...) Regnate, o Madre e Signora! Regnate sugl’individui e sulle famiglie, come sulle societa’ e sulle nazioni, sulle assemblee dei potenti, sui consigli dei savi” (24).
         Molti noti santi e apostoli hanno annunciato il Regno di Maria. Vediamone alcuni.
         S. Luigi Grignion di Montfort: “Ben presto, l’Altissimo e la sua santa Madre intendono plasmare santi cosi’ eccelsi, da superare in santita’ la maggior parte degli altri santi, di quanto i cedri del Libano sorpassano gli alberelli. (...) Con una mano essi combatteranno, rovesceranno e schiacceranno gli eretici con le loro eresie, gli scismatici con i loro scismi, gli idolatri con le loro idolatrie e i peccatori con le loro empieta’; con l’altra mano, essi edificheranno il tempio del vero Salomone e la mistica citta’ di Dio. (...) Essi condurranno tutto il mondo, con le loro parole ed esempi,alla sua (di Maria) vera devozione; questo attirera’ su di loro molte nemici, ma anche molte vittorie e glorie per il solo Dio. (...) Essi saranno i veri apostoli degli ultimi tempi; a loro il Signore delle virtu’ concedera’ la parola e la forza per operare meraviglie e ottenere gloriose vittorie sui suoi nemici” (25).
         Card. Edouard Pîe: “E’ destino di Maria quello di essere un’aurora divina nell’ordine terreno e storico. Questa nuova glorificazione della Madre dovra’ dunque essere il preludio di una nuova glorificazione del Figlio, cioe’ di una magnifica estensione del suo Regno, di una messe piu’ abbondante di santi, di una piu’ ampia liberta’ riconosciuta alla Chiesa, di un aumento di onore e di potere per la Santa Sede, e infine di un periodo glorioso e insieme prospero per l’umana famiglia di Dio” (26).
         Dom Prosper Gue’ranger: “Oggi, proprio perche’ il male e’ al suo culmine, perche’ tutte le verita’, i doveri e i diritti sono minacciati da un naufragio universale, abbiamo ragione di credere che Dio e la sua Chiesa trionferanno ancora un’ultima volta. Dobbiamo ammetterlo: c’e’ materia per una grande e solenne vittoria, ed e’ per questo che ci pare che Nostro Signore ne abbia riservato tutto l’onore a Maria. (...) Quando i tempi saranno venuti, la serena e pacifica Stella del mare, Maria, si levera’ su questo mare di tempeste politiche; e le onde tumultuose, stupite di riflettere il suo dolce splendore, ritorneranno calme e sottomesse. Allora un’universale voce di riconoscenza si levera’ verso Colei che, ancora una volta, sara’ apparsa come segno di pace dopo un nuovo diluvio” (27).
         San Massimiliano Kolbe: “ Viviamo in un’epoca che potrebbe essere chiamata l’inizio dell’era dell’Immacolata. (...) L’Immacolata diventera’ la Regina del mondo intero e di ogni singola anima. (...) L’umanita’ si avvicinera’, per quanto e’ possibile su questa terra, alla felicita’, ad un anticipo di quell felicita’ verso la quale ognuno di noi tende gia’ naturalmente, vale a dire alla felicita’ senza limiti, in Dio, nel Paradiso. (...) Quando cio’ avverra’, la terra diventera’ un paradiso. La pace e la felicita’ entreranno nelle famiglie, nelle citta’, nei villaggi e nelle nazioni dell’intera societa’ umana” (28).
         Beato Luigi Orione: “Una grande epoca sta per venire! Avremo novos coelos et novam terram. La societa’ restaurata in Cristo ricomparira’ piu’ giovane, piu’ brillante, ricomparira’ rianimata, rinnovata e guidata dalla Chiesa. Il cattolicesimo, pieno di divina verita’, di carita’, di giovinezza, di forza soprannaturale, si levera’ nel mondo e si mettera’ alla testa del secolo rinascente, per condurlo all’onesta’, alla fede, alla felicita’, alla salvezza” (29).
         Com’e’ noto, e’ nella speranza dell’avvento del Regno di Maria che ha vissuro e operato, lungo il XX secolo, il prof. Plinio Correa de Oliveira. Ci piace qui ricordare qualche sue passo in cui delinea con lucidita’ e precisione il futuro trionfo della Chiesa:
         “Il Regno di Maria (sara’) cioe’ un’epoca storica di fede e di virtu’ che sara’ inaugurata da una vittoria spettacolare della Madonna sulla Rivoluzione. In quest’epoca il demonio verra’ cacciato e la Madonna regnera’ sull’umanita’ attraverso le istituzioni che allo scopo avra’ scelto. (...) Il Regno di Maria sara’ dunque un’epoca nella quale l’unione delle anime con la Madonna raggiungera’ una intentita’ senza precedenti nella storia, fatta eccezione  e’ chiaro  di casi individuali” (30). “Avanziamo verso la civilta’ cattolica, che potra’ nascere dalle rovine del mondo moderno, come dalle rovine del mondo romano e’ nata la civilta’ medioevale. Avanziamo verso la conquista di questo ideale, con il coraggio, la perseveranza, la decisione di affrotare e vincere tutti gli ostacoli, con cui i crociati marciavano verso Gerusalemme” (31).

         Sperare per lottare e vincere

         La fiduciosa e operosa attesa del Regno di Maria e’ quindi non solo lecita ma anche raccomandabile ed anzi, in un certo senso, doverosa. Questa fiducia svolge anche un prezioso ruolo pedagogico; essa infatti impedisce, da una parte, che i cristiani si adagino nella illusione di poter sopravvivere adattandosi all’attuale situazione di apostasia; ma impedisce anche, dall’altra, ch’essi cadano in una fatalistica e sterile disperazione. Alla falsa alternativa tra illusione e disperazione bisogna dunque opporre la prospettiva della vera speranza: speranza nel provvidenziale governo di Dio, speranza nell’intervento misericordioso della Madonna, speranza nella riscossa della santa Chiesa, speranza nella restaurazione della Cristianita’.
         Il tempo presente va considerato e vissuto non come una “eta’ oscura” da tollerare fatalisticamente e masochisticamente, ma come un periodo di prova, sacrificio e lotta nel quale perseverare con fiducia, tenendo ben fissa l’intelligenza sulla Verita’ conosciuta, orientando la volonta’ al Bene desiderato, e animando la sensibilita’ nella prospettiva che, prima o poi, si realizzera’ infallibilmente la divina promessa, per quanto possa sembrare improbabile: “E’ dunque caratteristica di colui che spera veramente, il fatto ch’egli si mantenga aperto ad un adempimento che supera ogni possibile immaginazione umana” (32). Cosi’ facendo, la sua preghiera verra’ esaudita, la sua lotta verra’ ricompensata: se non forse nel tempo, perlomeno nell’eternita’.
        
Note:

(1) A. Borelli Machado, Fatima: messaggio di tragedia o di speranza?, Luci sull’Est, Roma 2000, p. 44.
(2) Santa M. M. Alacoque, Vie et oeuvres, Paris-Fribourg 1990, vol. II, p. 327.
(3) U. Lattanzi, La visione biblica della storia, in: R. Spiazzi O.P. (cura), Somma del Cristianesimo, Ed. Paoline, Roma 1958, vol. I, pp. 782-797. E’ solo a questo punto, con l’avvento del Regno eterno, che si puo’ parlare di “eta’ dello Spirito Santo”, intendendola come eta’ che unisce nello Spirito il regno delle due Persone della Ss.ma Trinita’ (cfr. J. Bonsirven S.J., Le re’gne de Dieu, Aubier, Paris 1957, cap. IV).
(4) Cfr. J. Huby S.J. La prima Lettera ai Corinzi, Studium, Roma 1963, pp. 302-304.
(5) T. de Maldonado S.J., Comentarios a los cuatros Evangelios, vol. I (Evangelio de san Mateo), B.A.C., Madrid 1950, pp. 809-810.
(6) A. Piolanti, La comunione dei santi e la vita eterna, Libreria Editrice Vaticana, Citta’ del Vaticano 1990, p. 661.
(7) A. Piolanti, La comunione dei santi e la vita eterna, p. 546.
(8) H. Ramie’re S.J., Le Souverain Pontife et l’union de tous les peuples, su “Le Messager du Coeur de Je’sus”, 7 (1865), p. 547.
(9) Plinio Correa de Oliveira, A grande experiencia de 10 anos de luta, p. 16.
(10) Leone XIII, enciclica Exeunte jam anno (25-12-1888), in Insegnamenti Pontifici, vol. VI: La pace interna delle nazioni, § 233.
(11) Cfr. A. Piolanti, La comunione dei santi e la vita eterna, p. 653.
(12) San Giovanni Crisostomo, In Matthaei Evangelii homilia XIX, § 5.
(13) Card. E. Pie, Oeuvres, vol. III, p. 498.
(14) Cfr. N. Cavedini, Teologia della restaurazione, su “Civitas Christiana”, settembre 1999, pp. 3-17.
(15) San Bonaventura O.F.M., Collationes in Hexaemeron, XVI, §§ 6, 9, 30 (trad. it. Sermoni teologici, vol. I: Collazioni sull’Esamerone, Citta’ Nuova, Roma 1994). Nella citata profezia di Ezechiele, il futuro regno messianico  ossia la Chiesa  e’ descritto con l’immagine della “citta’ sul monte” che e’ costruita come un tempio.
(16) Beato Raimondo da Capua O.P., Vita di Santa Caterina da Siena, Cantagalli, Siena 1978, p. 298.
(17) S. Vicente Ferrer O.P., Lettera n. 53, del 7 marzo 1495.
(18) B. Holzhauser, Interpretation de l’Apocalypse, Ed. Saint Remi, Cadillac 2000, vol. II, pp. 150, 3, 18, 136.
(19) B. Holzhauser, Interpretation de l’Apocalypse, vol. II, pp. 6-7 e 153-154.
(20) Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus (8-12-1854), in Insegnamenti Pontifici: Maria Ss.ma, § 64.
(21) San Pio X, Orazione per il 50 anniversario della definizione dell’Immacolata Concezione (8-9-1903), in Ivi, § 219.
(22) Pio XI, enciclica Quas primas (11-12-1925), in Insegnamenti Pontifici: La pace interna delle nazioni, § 555.
(23) Pio XII, messaggio al Congresso mariano del Brasile (7-9-1954), in Insegnamenti Pontifici: Maria Ss.ma, § 659.
(24) Pio XII, discorso del 1-11-1954, in Ivi, §§ 741-743 e 754.
(25) San L. Grignion di Montfort, Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, §§ 1, 47-48 e 58.
(26) Card. E. Pie, citato in H. Delassus S.J., Il problema dell’ora presente, Cristianita’, Piacenza 1978, vol. II, p. 153.
(27) P. Gue’ranger O.S.B., cit. in H. Delassus S.J., La mission posthume de sainte Jeanne d’Arc, Villegenon 1980, pp. 503-504.
(28) San M. Kolbe O.F.M., citazioni varie da: R. de Mattei, Il crociato del secolo XX, Piemme, Casale Monferrato 1996, pp. 352-353.
(29) Beato L. Orione, lettera del 3 luglio 1936.
(30) Plinio Correa de Oliveira, La devozione mariana e l’postolato contro-rivoluzionario, su “Cristianita’”, n. 8, nov.-dic. 1974, p. 6.
(31) Plinio Correa de Oliveira, La crociata del secolo XX, su “Cristianita’”, n. 7, sett-ott. 1974, p. 4.
(32) J. Pieper, Speranza e storia, Morcelliana, Brescia 1960, p. 111.


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Ai nostri amici di Roma, vogliamo ricordare che il prossimo 13 maggio ci sara’ un giorno di istruzione, devozione ed intercessione, basato sul messaggio dato a Fatima nel 1917: “UN GIORNO CON MARIA” si svolgera’ nella Basilica Patriarcale “Santa Maria Maggiore”, sita in Piazza S. Maria Maggiore. Le persone possono partecipare ad una qualsiasi parte di essa o a tutta, come desiderano. Durante la giornata ci sara’ la possibilita’, per esempio, di confessarsi e lucrare l’indulgenza plenaria secondo le solite condizioni.

Cordiali saluti,
la redazione di Luci sull’Est

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