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Caro lettore, gentile lettrice
Grazie
alla sua generosità
(sia con qualsiasi offerta oppure con le sue preghiere e/o sacrifici
della vita quotidiana), “Luci sull’Est” ha potuto diffondere più di 300.000 copie della
stampa commemorativa del 150°. anniversario della proclamazione del
dogma dell’Immacolata Concezione. La tiratura è finita e
abbiamo dovuto fare altre
30.000 copie per esaudire le richieste che continuano ad arrivare da
parte di tutti coloro che vogliono avere questo ricordo, o farne
dono a qualche persona amica, o ai parenti.
In
quest’anno ci sono parecchi e importanti eventi in merito a questa
memorabile ricorrenza, come hanno riferito soprattutto i media
cattolici, in diversi parti del mondo. I Vescovi spagnoli, nel corso
della loro recente Assemblea Plenaria di novembre, hanno addirittura
proclamato un “Anno dell'Immacolata” che è cominciato l’8
dicembre scorso e si concluderà l’8 dicembre 2005 (cfr.
“Fides”, 6/12/2004).
Fra queste
commemorazioni, c’è stata quella tradizionale che ha avuto luogo
proprio a Piazza di Spagna, presso la colonna dell’Immacolata dove
il Papa ha rinnovato “l’affidamento di tutta la Chiesa”.
Durante tutta
la giornata ci sono stati numerosi Ordini religiosi, associazioni di
laici, fedeli di diverse parti che hanno portato fiori come omaggio
filiale alla Madonna.
Anche “Luci
sull’Est” ha offerto il suo omaggio floreale ma, oltre ai fiori
e ai tantissimi canti di gioia che si sono elevati in suo onore,
abbiamo voluto offrire ai nostri lettori questi spunti
sull’Immacolata Concezione e sulle grazie che possiamo chiedere,
specialmente in questo periodo festivo.
Dal mensile
brasiliano di cultura “Catolicismo”, n° 45, settembre 1954 (*):
La
santa intransigenza: un aspetto dell’Immacolata Concezione
di
Plinio Corrêa de Oliveira
Nella vita della
Chiesa, la pietà è l’argomento-chiave. Una pietà bene intesa,
che non sia l’abituale e sterile ripetizione di formule ed atti di
culto, ma la vera pietà che è un dono del Cielo, la quale,
mediante la corrispondenza degli uomini, è capace di rigenerare e
elevare a Dio le anime, le famiglie, i popoli e le civiltà.
Orbene, nella pietà cattolica l’argomento-chiave, a sua
volta, è la devozione alla Madonna. Difatti è Lei il canale
mediante il quale ci giungono tutte le grazie, è mediante Lei che
le nostre preghiere arrivano a Dio, è nello stare intimamente unito
a Lei che consiste il gran segreto del trionfo nella vita
spirituale.
Così, non esiste obiettivo più essenziale né còmpito più
fecondo né gloria più alta che nel diffondere la pietà mariana.
Di questa gloria rifulge l’intero Pontificato di Pio XII. Nei
ricchissimi, tragici e attraenti anni del suo Pontificato, egli ha
avuto molte occasioni per offrire all’umanità i citati benefici.
Per vederlo, basta scorrere le collezioni dei giornali degli ultimi
lustri. Quando un giorno si apriranno gli archivi e si scriverà la
storia della Seconda Guerra mondiale e di tutto quanto l’ha
seguita, questa verità si radicherà ancor più; e questo può già
essere intravisto da un qualunque osservatore giudizioso. Ma, per
quanto grandi siano i meriti e le glorie che verranno elencati dalla
storia, non sarà difficile indicarne il maggiore: sarà
indubbiamente il carattere profondamente mariano del regno di Pio
XII. Questo giornale l’ha già detto, e a ragione. Per glorificare
il Papa attuale fino alla più remota posterità, basterebbe la
definizione del dogma dell’Assunzione. Ma, fra i fasti di Pio XII,
l’Assunzione non è una gemma isolata, un brillante solitario;
essa rifulge in una costellazione di altre stelle mariane: la
Costituzione Bis saeculari,
la fondazione della Federazione Mariana Mondiale, la canonizzazione
di san Luigi Grignion di Montfort, la consacrazione della Russia e
del mondo al Cuore Immacolato di Maria, l’incoronazione della
Madonna a Fatima, e infine l’Anno Santo Mariano, commemorativo del
centenario del dogma dell’Immacolata Concezione. Basta pensare a
tutto questo, per comprendere fino a qual punto lo splendore di
tutto quanto è specificamente mariano rifulge nell’opera di Pio
XII.
L’insegnamento e l’esempio del Santo Padre c’incitano a
incrementare la pietà verso la Santissima Vergine.
Ma il “sentire cum Ecclesia” c’invita in modo del tutto
speciale a meditare quest’anno sulla Immacolata Concezione, poiché
questo è il mistero che attualmente viene più specificamente
offerto alla nostra pietà dal Vicario di Gesù Cristo. Si tratta
certamente di un tema ricco di una bellezza piena di poesia, degna
di attrarre e di far brillare il talento dei maggiori poeti e
artisti. Ma proprio per questo, è un tema che il temperamento
brasiliano, tendente per natura alle divagazioni, corre il rischio
di arenarsi nella poesia. Ora, ogni emozione – nella pietà ancor
più che in ogni altro campo – è legittima e salutare solo nella
misura in cui si fonda sulla verità e nella verità trova la sua
misura; questo in tal modo che, nella nostra sensibilità, essa non
sia altro che l’armonica, proporzionata e coerente vibrazione
della verità contemplata dal nostro intelletto. Pare dunque
opportuno fare sulla Immacolata Concezione una meditazione senza
pretese letterarie e dedita unicamente ad applicare
all’intelligenza la verità contenuta nel dogma.
*
* *
Prima di Gesù Cristo, l’umanità si divideva in due
categorie nettamente diverse: gli ebrei e i pagani. I primi,
costituendo il Popolo Eletto, avevano la Sinagoga, la Legge, il
Tempio e la promessa del Messia. I secondi, abbandonati
all’idolatria, ignari della Legge, privi di conoscenza della vera
Religione, giacevano nell’ombra della morte, attendendo senza
sapere, o talvolta mossi da un segreto impulso, quel Salvatore che
doveva venire. Fra questi pagani, si potevano distinguere due
categorie: i romani, dominatori del mondo, e i popoli che vivevano
sotto l’autorità del loro impero. Un’analisi dell’epoca in
cui avvenne la nascita del Messia implica l’esaminare la
situazione in cui ciascuna di queste frazioni di umanità si
trovava.
*
* *
Si parla molto del valore militare dei romani e dello
splendore delle loro conquiste. Ovviamente, da questo punto di vista
c’è molto da ammirare in loro. Ma una esatta ponderazione di
tutte le circostanze storiche ci obbliga ad ammettere che, se i
romani fecero grandi conquiste, i popoli che sottomisero erano in
gran parte vecchi e logori, dominati dai loro vizi e pertanto
destinati a cadere sotto il pugno del primo nemico che lo
affrontasse. Quest’affermazione è valida tanto per la Grecia
quanto per le nazioni dell’Asia e dell’Africa, eccettuata forse
Cartagine. Cosa aveva ridotto questi popoli, un tempo dominatori e
pieni di gloria, a questo stato di debolezza? La corruzione morale.
La traiettoria storica di tutti loro è la stessa. All’inizio si
trovano in uno stato primitivo, conducendo vita semplice, nobilitata
da una certa rettitudine morale. Da questa traggono la forza che
permette a loro di dominare i popoli vicini e costruire un impero.
Ma la gloria porta con sé la ricchezza, la ricchezza i piaceri e
con essi la depravazione. Questa depravazione conduce a sua volta
alla morte di tutte le virtù, alla decadenza sociale e politica,
alla rovina dell’impero. Così, nello scenario della storia
sorsero, crebbero fino al loro fastigio e decaddero i grandi popoli
dell’Oriente, uno dopo l’altro. Tutte le nazioni civili vinte da
Roma avevano percorso le tappe di questo ciclo, ed ella stessa le
percorse. Le virtù familiari della Roma dell’epoca monarchica e
repubblicano-aristocratica la fecero grande. Alla fine della
Repubblica, il lusso cominciò a pervertire i caratteri ed avviò al
declino. L’Impero, che all’inizio fu un magnifico tramonto, si
trasformò gradualmente in un inglorioso e livido crepuscolo [Nota:
Per approfondire l’argomento si può consultare “La Città di
Dio” di Sant’Agostino oppure “La Storia d’Italia” di San
Giovanni Bosco, per esempio].
Fu nel momento in cui Roma entrava nella fase ancora aurea di
questa discesa, che Gesù nacque. La storia dei futuribili è
pericolosa. In ogni caso, si può ipotizzare quello che sarebbe
accaduto nel mondo mediterraneo, se il Verbo divino non si fosse
incarnato. Fino ad allora, ogni nazione civilizzata aveva passato il
testimonio della sua cultura al vincitore. I persiani, per esempio,
si nutrirono della cultura assiro-babilonese ed egiziana; i greci si
nutrirono della cultura egiziana e persiana, e i romani di quella
greca. E così, camminando da Oriente verso Occidente, la civiltà
si trasmise. Una volta estinta Roma, in quali mani sarebbe caduto il
testimonio? In quelle dei barbari. Ma la storia dimostra che, senza
la Chiesa, essi non si sarebbero civilizzati con le invasioni, e così,
senza Gesù Cristo, la caduta di Roma sarebbe stata il collasso
dell’Occidente. Con tramonto di Roma, iniziata già prima di
Cristo, era l’intero Occidente che minacciava di rovinare. Era la
fine di una cultura, di una civiltà, di un ciclo storico; era una
fine del mondo…
Ora, anche il Popolo Eletto era alla fine. In esso due
tendenze si erano sempre fatte notare. Una voleva restare fedele
alla Legge, alla Promessa, alla sua vocazione storica, confidando
interamente in Dio. Ma un’altra, di poca fede e di poca speranza,
s’intimoriva considerando l’assenza di valore militare e
politico degli ebrei nel mondo antico. Diversi da ogni altro popolo
per la loro razza, lingua, Religione, esigui come popolazione e
territorio, gl’israeliti stavano già prima di Cristo sul punto di
essere sommersi. Per i fautori della “politica della mano tesa”
nell’epoca dell’antica Legge, la migliore strategia non
consisteva nel resistere ma nel cedere. Ne derivavano un adattamento
del Popolo Eletto al mondo pagano, la penetrazione surrettizia di
dottrina esotiche nella Sinagoga, la formazione di un Sacerdozio
smidollato e senza spirito di sacrificio, disposto a tutto per
vegetare pigramente all’ombra del Tempio, e la propensione
dell’immensa maggioranza degli ebrei a seguire questa politica. I
capi di questa tendenza occupavano tutto, invadevano tutto,
dominavano tutto. Con l’epopea dei Maccabei era finita
l’influenza dei fautori dell’integrità israelitica. Costoro, al
tempo di Cristo, erano solo pochi uomini eletti che qui e là
sospiravano e piangevano nell’ombra, sperando del giorno del
Signore. Gli altri aprivano le braccia al nemico dominatore. Il
Popolo Eletto era anch’esso caduto sotto il giogo romano. Era
anche questa una fine. La notte, la notte spirituale
dell’oscuramento di tutte le verità e di tutte le virtù, era
discesa sul mondo intero, sia pagano che ebreo…
Fu in questo cumulo di mali, in questo ambiente del tutto
opposto al bene, che nacque la più santa delle creature, la Piena
di Grazia, che sarebbe stata chiamata beata da tutte le nazioni.
Perché proprio questa era, in sintesi, la situazione nell’epoca
in cui venne al mondo la Santissima Vergine.
Regina
sanctorum omnium
Le dimensioni di un articolo come questo non permettono di
descrivere minuziosamente il quadro morale del mondo romano. Il che
d’altronde non sarebbe molto necessario, poiché questo quadro è
generalmente noto. Lungo l’intera estensione dell’Impero,
aristocrazie nazionali all’ultimo stadio di decomposizione
morale si mescolavano con avventurieri arricchiti negli
affari, nella politica o nella guerra, con liberti elevati ai
fastigi del potere grazie al favoritismo, con attori e atleti
famosi, in mezzo ad una vita di continui piaceri nei quali i
decadenti portavano tutta la mollezza del loro spleen,
gli avventurieri tutta la sfrenatezza dei loro appetiti ancor più
avidi, i favoriti, gli attori e gli atleti tutto il loro ambiente di
adulazione, d’insolenza, d’intrigo, d’ipocrisia e di
politicantismo grazie al quale si mantenevano. Augusto, durante il
cui regno nacque Gesù Cristo, tentò invano di ostacolare tutti
questi abusi che nella sua epoca andavano affermandosi in modo
allarmante. Egli non ottenne nulla di durevole. In contrapposizione
a questa élite – se possiamo chiamarla così – stava un mondo
innumerevole di schiavi di ogni nazione, di lavoratori manuali
miserevoli, corrotti dal peso dei loro stessi vizi e dei mali
esempi che venivano dall’alto. Affamati, maltrattati, cupidi,
oziosi, essi volevano abbattere i loro padroni, non tanto per
l’invidia di non poter condurre la loro vita, quanto per
l’indignazione provata per la loro sregolatezza. Si tratta di un
quadro che non abbisogna di molta cultura per conoscerlo, né di
molta finezza per cogliere nella sua realtà vitale, dato che non
differisce sensibilmente dai tenebrosi giorni in cui viviamo…
Ora, mentre il mondo antico era tutto questo, chi era la
Santissima Vergine, creata da Dio in quell’epoca di completa
decadenza? Era la più completa, intransigente, categorica,
inequivocabile e radicale antitesi del proprio tempo.
L’umano vocabolario non è sufficiente per esprimere la
santità della Madonna. Nell’ordine di natura, i santi e i dottori
la paragonano al sole. Ma, se ci fosse un astro inconcepibilmente più
splendente e glorioso del sole, è ad esso che la paragonerebbero, e
concluderebbero dicendo che questo astro ne darebbe una immagine
pallida, difettosa, insufficiente. Nell’ordine morale, essi
affermano ch’Ella ha superato di molto tutte le virtù, non solo
di tutti gli uomini e donne insigni dell’antichità, ma anche –
e questo è incommensurabilmente superiore – di tutti i santi
della Chiesa cattolica. S’immagini una creatura che abbia tutto
l’amore di san Francesco di Assisi, tutto lo zelo di san Domenico
di Guzman, tutta la pietà di san Benedetto, tutto il raccoglimento
di santa Teresa, tutta la sapienza di san Tommaso, tutta
l’intrepidezza di sant’Ignazio, tutta la purezza di san Luigi
Gonzaga, tutta la pazienza di san Lorenzo, lo spirito di
mortificazione di tutti gli anacoreti del deserto: ebbene, non si
arriverebbe ai piedi della Madonna. Più ancora. La gloria degli
Angeli è qualcosa d’incomprensibile all’intelletto umano.
Alcune volte apparve a un santo il suo Angelo custode: era tale la
sua gloria, che il santo pensò che si trattasse dello stesso Dio e
stava per adorarlo, quando l’Angelo rivelò la propria identità.
Ora, abitualmente gli Angeli custodi non appartengono alle più alte
gerarchie celesti. E la gloria della Madonna è incommensurabilmente
superiore a quella di tutti i cori angelici.
Si potrebbe avere maggior contrasto tra questa opera prima
della natura e della Grazia, non sono indescrivibile ma perfino
inconcepibile, e il pantano di vizi e di miserie che era il mondo
prima di Cristo?
L’Immacolata
Concezione
A questa creatura prediletta, superiore a tutto quanto fu
creato e inferiore solo alla santissima Umanità di Nostro Signore
Gesù Cristo, Dio conferì quell’incomparabile privilegio che è
l’Immacolata Concezione.
Per opera del Peccato Originale, l’umana intelligenza
diventò soggetta all’errore, la volontà diventò esposta alle
debolezze, la sensibilità diventò in preda delle passioni
disordinate, il corpo venne, per così dire, posto il rivolta contro
l’anima.
Ora, in virtù del privilegio dell’Immacolata Concezione,
la Madonna venne preservata dalla macchia del Peccato Originale fin
dal primo istante della sua vita. E così in Lei tutto era armonia
profonda, perfetta, imperturbabile. Non essendo il suo intelletto
esposto all’errore, ma dotato di una comprensione, di una
chiarezza, di una agilità inesprimibile, illuminato dalle più alte
grazie, ella aveva una conoscenza ammirevole di tutte le cose del
Cielo e della Terra. La volontà, essendo in tutto docile
all’intelletto, era interamente orientata al bene e governava
pienamente la sensibilità, che non avvertiva mai in sé, né
chiedeva alla volontà, qualcosa che non fosse pienamente giusto e
conforme alla ragione. S’immagini una volontà naturalmente così
perfetta, una sensibilità naturalmente così irreprensibile,
l’una e l’altra arricchite e sovrarricchite di grazie
ineffabili, perfettamente corrisposte ad ogni momento, e si può
avere una idea di quello che era la Santissima Vergine; anzi, si può
capire per qual motivo non si è nemmeno capaci di formarsi una idea
della Santissima Vergine.
“Inimicitias
ponam”
Dotata di così tante luci naturali e sovrannaturali, la
Madonna conobbe certamente l’infamia del mondo del suo tempo, e di
questo ne soffrì amaramente.
Difatti, quanto maggiore è l’amore alla virtù, tanto
maggiore è l’odio al male. Ora, Maria Santissima aveva in sé
abissi di amore alla virtù; pertanto sentiva necessariamente in sé
abissi di odio al male. Maria era inoltre nemica del mondo, dal
quale viveva estranea e separata, senza nessun tipo di mescolanza né
di compromesso, rivolta unicamente alle cose di Dio.
A sua volta, il mondo sembra non aver compreso né amato
Maria. Non risulta infatti che le abbia tributato un’ammirazione
proporzionata alla sua castissima bellezza, alla sua nobilissima
grazia, al suo dolcissimo tratto, alla sua sempre placabile ed
accessibile carità, più abbondante delle acque del mare e più
soave del miele.
E come avrebbe potuto essere diversamente? Che intesa avrebbe
potuto esserci tra Colei che era tutto Cielo e coloro che vivevano
soltanto per la terra? Tra Colei che era tutta fede, purezza, umiltà,
nobiltà, e coloro che erano tutta idolatria, scetticismo, eresia,
concupiscenza, orgoglio, volgarità? Tra Colei che era tutta
sapienza, ragione, equilibrio, senso perfetto di tutte le cose,
temperanza assoluta e senza macchia né ombra, e coloro che erano
tutta ribellione, stravaganza, squilibrio, senso erroneo,
cacofonico, contraddittorio e chiassoso in ogni cosa, e intemperanza
cronica, sistematica, vertiginosamente crescente in tutto? Tra Colei
che era fede condotta da una logica adamantina e inflessibile
alle più estreme conseguenze, e coloro che erano l’errore
condotto da una logica infernalmente inesorabile, anch’esso fino
alle ultime conseguenze, o che, rinunciando a qualsiasi logica,
vivevano volontariamente in
un pantano di contraddizioni, nel quale tutte le verità si
mescolavano e s’inquinavano nella mostruosa interpenetrazione di
tutti gli errori che le contrariano?
“Immacolato” è
una parola privativa. Essa significa etimologicamente l’assenza di
macchie, e quindi di ogni e qualsiasi errore, per minimo che sia, e
di ogni e qualsiasi peccato, per lieve e insignificante che sembri.
E’ l’integrità nella fede e nella virtù. E’ quindi
l’intransigenza assoluta, sistematica, irreducibile, è
l’avversione completa, profonda e diametrale, ad ogni specie di
errore o di male. La santa intransigenza nella verità e nel bene è
l’ortodossia e la purezza, in quanto si oppone all’eterodossia e
al male. Per amare Dio senza misura, la Madonna corrispondentemente
amò di tutto cuore tutto quanto è di Dio. E poiché odiò senza
misura il male, odiò senza misura Satana, le sue pompe e le sue
opere; odiò il demonio, il mondo e la carne [“perché tutto
quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la
concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal
Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma
chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!” – cfr. Gv. 2,
16-17]. La Madonna della Immacolata Concezione è la Madonna della
santa intransigenza.
Vero odio,
vero amore
Per questo, la Madonna pregava senza sosta. Seguendo quanto
ragionevolmente si crede, Ella chiedeva l’avvento del Messia e la
grazia di essere una serva di colei che sarebbe stata scelta per
Madre di Dio. Chiedeva il Messia, perché venisse Colui che poteva
far brillare nuovamente la giustizia sulla terra, perché si levasse
il Sole divino di tutte le virtù, dissipando in tutto il mondo le
tenebre dell’empietà e del vizio. La Madonna certamente
desiderava che i giusti sulla terra trovassero nella venuta del
Messia l’esaudimento dei loro desideri e delle loro speranze, che
i vacillanti si rianimassero e che, da tutti i Paesi e da tutti gli
abissi, anime toccate dalla luce della Grazia si levassero in volo
verso le più alte vette della santità. Difatti sono queste le
vittorie per eccellenza di quel Dio che è Verità e Bene, e le
sconfitte del demonio che è capo di ogni errore e male. La Vergine
desiderava la gloria di Dio mediante questa giustizia che realizza
sulla terra l’ordine voluto dal Creatore.
Ma, nel chiedere la venuta del Messia,
la Madonna non ignorava ch’Egli sarebbe stato pietra di scandalo,
mediante la quale molti si sarebbero salvati ma molti altri
avrebbero ricevuto il castigo del loro peccato. Questo castigo del
peccatore irriducibile, questo schiacciamento dell’empio accecato
e indurito, fu anch’esso desiderato dalla
Madonna di tutto cuore, e fu una delle conseguenze della
Redenzione e della fondazione della Chiesa, conseguenza ch’Ella
desiderò e chiese come nessun altro. “Ut inimicos Sanctae
Ecclesiae humiliare digneris, te rogamus, audi nos”, canta la
Liturgia; e prima della Liturgia fu certamente il Cuore Immacolato
di Maria ad elevare a Dio un’analoga supplica per la sconfitta
degli empi irriducibili.
Mirabile esempio di vero amore, di
vero odio.
Onnipotenza
supplicante
Dio vuole le opere. Egli fondò la
Chiesa per l’apostolato. Ma soprattutto vuole la preghiera, perché
la preghiera è la condizione della fecondità di tutte le opere, e
vuole la virtù come frutto della preghiera.
Come Regina di tutti gli apostoli, la
Madonna è pertanto principalmente il modello delle anime che
pregano e si santificano, è la stella polare di ogni meditazione e
vita interiore. Infatti, dotata d’immacolata virtù, Ella fece
sempre quello che era più ragionevole; se non avvertì in sé le
agitazioni e i disordini delle anime che amano solo l’azione e
l’agitazione, non sperimentò mai in sé nemmeno le apatie e le
negligenze delle anime tiepide che fanno della vita interiore un
paravento per nascondere la loro indifferenza alla causa della
Chiesa. La sua separazione dal mondo non significò un disinteresse
per esso. Chi mai fece per gli empi e per i peccatori più di Colei
che, per salvarli, consentì volontariamente alla crudelissima
immolazione del suo Figlio infinitamente innocente e santo?
Chi mai fece per gli uomini più di Colei che ottenne che si
realizzasse nella sua epoca la promessa del Salvatore? Ma, fiduciosa
soprattutto nella preghiera e nella vita interiore, facendo
dell’una e dell’altra il suo principale strumento di azione, la
Regina degli Apostoli non ci ha forse dato una grande lezione di
apostolato?
Applicazione
ai nostri tempi
Le anime che, come la Madonna,
possiedono il segreto del vero amore e del vero odio, della perfetta
intransigenza, dell’incessante zelo, del completo spirito di
rinuncia, valgono talmente che sono propriamente loro a poter
attrarre le grazie divine in favore del mondo.
Ci troviamo a vivere in una epoca che
assomiglia a quella che nel 1928 Papa Pio XI scrisse che “cose
tanto dolorose sembrano con tali sciagure preannunciare fin d’ora
e anticipare ‘il principio dei dolori’ che apporterà
‘l’uomo iniquo che s’innalza su tutto quello che è Dio e
religione’ (2Ts 2, 4)” (Enciclica Miserentissimus
Redemptor, 8 maggio 1928). Che direbbe il Papa oggi?
E a noi cosa spetta di fare? Lottare
in tutti i campi permessi, con tutte le armi lecite. Ma innanzitutto
e soprattutto confidare nella vita interiore e nella preghiera. E’
questo il grande esempio della Madonna.
L’esempio della Madonna può essere
imitato solo con il soccorso della Madonna, e il soccorso della
Madonna può essere ottenuto solo con la devozione alla Madonna.
Ora, in cosa di meglio può consistere questa devozione, se non nel
chiedere a Maria Santissima non solo l’amore di Dio e l’odio al
demonio, ma anche quella santa interezza nell’amore del bene e
nell’odio del male, insomma quella santa intransigenza che tanto
risplende nell’Immacolata Concezione?
(*) Nota: Per
leggere il documento nella sua versione originale in portoghese: www.pliniocorreadeoliveira.net
– Artigos em Catolicismo.
Con gli
auguri di un Avvento che sia una santa preparazione al Natale
inviamo i nostri più cordiali saluti.
La redazione
di “Luci sull’Est”
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