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Caro lettore, gentile lettrice,
“Vengo a ringraziarla di cuore – ci scrive una Suora della città
di Lucca – per tutto ciò che con tanta bontà ha continuato a far si
che mi pervenisse: le così sante pubblicazioni della tanto
apprezzata Associazione; l’interessantissimo periodico SPUNTI
proteso a spaziare perdutamente nell’interesse dell’avvento del
trionfo dell’Immacolato Cuore di Maria nel
mondo
intero perché in ogni cuore venga a regnare il Suo Divin Figlio Gesù!
Non ho parole per dire il mio grazie per tutto (…) e in particolare
quanto, quanto ho gradito e porto con me, per imprimerla nel cuore
in tutta la vita: la Via Crucis composta da S. Alfonso Maria dei
Liguori e che porta anche ad ogni stazione quella così
commovente Immagine di Gesù che tanto ci ha amati ed è il nostro
tutto d’Infinito Amore. (…) Mi unisco con le mie Consorelle a voi
tutti, particolarmente nella unanime concorde preghiera per il
nostro S. Padre il Papa, per la sua salute, per ogni sua santa
intenzione, per il maggior bene dell’Umanità tutta redenta da Gesù.
Con religiosa gratitudine contraccambio i tanti graditi religiosi
auguri per la S. Pasqua. Devma. e obma. in Cristo – Suor P.E.”
Questa lettera è un esempio delle ripercussioni che stiamo
ricevendo negli ultimi giorni. Merita d’essere messa in risalto la
“Via Crucis” del santo vescovo, Dottore della Chiesa, Patrono dei
confessori e dei moralisti, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. “Il
ricordo ancora attuale di un Santo che fu maestro di sapienza al suo
tempo e che, con l’esempio della vita e con l’insegnamento, continua
a illuminare, come luce riflessa di Cristo, luce delle genti, il
cammino del popolo di Dio”, ha scritto S.S. Giovanni Paolo II, nella
Lettera Apostolica per il bicentenario della morte di Sant’Alfonso
(1987).
Quindi, a coloro che non hanno ancora ricevuto queste bellissime
meditazioni del Fondatore dei Redentoristi, suggeriamo di farlo
quanto prima possibile. E', comunque, possibile “sfogliarla” sul
nostro sito (www.lucisullest.it).
“Luci sull’Est” la sta diffondendo sia nella versione solo testo –
con una presentazione che ci auguriamo sia al livello delle ispirate
parole di questo Dottore della Chiesa – sia accompagnata da un CD
con la registrazione della “Via Crucis” (65 minuti).
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E per una meditazione più breve, trascriviamo il testo sotto:
Riflessioni durante la Settimana Santa (*)
Plinio Corrêa de Oliveira
www.pliniocorreadeoliveira.net
La vera pietà deve impregnare l’intera anima umana e deve quindi
risvegliare e stimolare l’emotività. Ma la pietà non è solo
emozione, nemmeno è principalmente emozione. La pietà sgorga
dall’intelligenza, seriamente formata da un accurato studio
catechetico, da una esatta conoscenza della nostra Fede e, quindi,
delle verità che devono reggere la nostra vita spirituale. La pietà
risiede anche nella volontà. Dobbiamo volere seriamente quel bene
che conosciamo. Ad esempio, non ci basta sapere che Dio è perfetto.
Dobbiamo amare la perfezione di Dio e quindi dobbiamo desiderare per
noi qualcosa di questa perfezione: questo è il desiderio della
santità. “Desiderare” non significa solo provare vaghe e sterili
velleità. Vogliamo seriamente qualcosa solo quando siamo disposti a
fare tutti i sacrifici per ottenere quello che vogliamo. Così,
vogliamo seriamente la nostra santificazione solo quando siamo
disposti a fare tutti i sacrifici per raggiungere questa meta
suprema. Senza questa disposizione, ogni “volere” non è che
illusione e menzogna. Possiamo provare la massima tenerezza nel
contemplare qualche verità o mistero della Religione; ma se non ne
traiamo serie ed efficaci risoluzioni, questa nostra pietà non ci
servirà a nulla.
Questo vale specialmente per il periodo della Settimana Santa. Non
serve a nulla il solo accompagnare con tenerezza i vari episodi
della Passione; questo è eccellente, ma non sufficiente. In questi
giorni, dobbiamo dare a Nostro Signore sincere prove della nostra
devozione e del nostro amore. Queste prove, diamole facendo il
proposito di emendare la nostra vita e di lottare con tutte le
nostre forze per la Santa Chiesa Cattolica.
La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo. Quando Nostro Signore
interpellò san Paolo sulla via per Damasco, gli chiese: “Saulo,
Saulo, perché mi perseguiti?” Saulo perseguitava la Chiesa. Nostro
Signore gli diceva che stava perseguitando Lui stesso.
Se perseguitare la Chiesa equivale a perseguitare Gesù Cristo, e se
anche oggi la Chiesa viene perseguitata, ancor oggi Cristo è
perseguitato. In qualche modo, la Passione di Cristo si ripete nei
nostri giorni.
Come viene perseguitata la Chiesa? Attentando ai suoi diritti o
lavorando per allontanarne le anime. Ogni atto con cui si allontana
un’anima dalla Chiesa è un atto di persecuzione a Cristo. Nella
Chiesa, ogni anima è un membro vivo della Chiesa. Strappare un’anima
dalla Chiesa è, in un certo senso, fare a Nostro Signore quanto ci
farebbero strappandoci le pupille degli occhi.
Se dunque vogliamo dolerci della Passione di Nostro Signore Gesù
Cristo, meditiamo pure quanto soffrì, ma non dimentichiamoci tutto
quanto ancor oggi si fa per ferire il suo Cuore divino.
Tanto più che, durante la sua Passione, Nostro Signore previde tutto
quello che sarebbe successo in futuro. Previde quindi tutti i
peccati di tutte le epoche e anche i peccati dei nostri giorni. Egli
previde i nostri peccati e per essi soffrì anticipatamente. Noi
fummo presenti nell’Orto degli Ulivi come aguzzini e come tali
seguimmo la Passione passo dopo passo, fino alla cima del Golgota.
Pentiamocene, dunque, e piangiamo.
La Chiesa sofferente, perseguitata, vilipesa, sta davanti ai nostri
occhi indifferenti o crudeli. Essa sta davanti a noi, come Cristo
davanti alla Veronica. Addoloriamoci per le sue sofferenze. Con la
nostra tenerezza, consoliamo la Santa Chiesa per tutto quanto
soffre. Possiamo star certi che, in questo modo, daremo a Cristo
stesso una consolazione identica a quella che gli diede la Veronica.
Incredulità
Cominciamo dalla Fede.
Alcune verità riguardanti Dio e il nostro eterno destino, possiamo
conoscerle mediante la semplice ragione. Altre le conosciamo perché
è stato Dio a insegnarcele. Nella sua infinità bontà, Dio si è
rivelato agli uomini nell’Antico e nel Nuovo Testamento,
insegnandoci non solo ciò che la nostra ragione non potrebbe
scoprire, ma anche molte verità che potremmo conoscere
razionalmente, ma che, colpevolmente, di fatto l’umanità ormai non
conosceva più.
La Virtù con la quale crediamo nella Rivelazione è la Fede. Nessuno
può compiere un atto di Fede senza l’aiuto soprannaturale della
Grazia divina. Questa Grazia, Dio la dà a tutte le creature e, con
torrenziale abbondanza, ai membri della Chiesa Cattolica. Questa
Grazia è la condizione della loro salvezza. Nessuno che respinga la
Fede può ottenere l’eterna beatitudine. Mediante la Fede, lo Spirito
Santo abita nei nostri cuori. Respingere la Fede è respingere lo
Spirito Santo, è espellere Gesù Cristo dalla propria anima.
Vediamo ora, intorno a noi, quanti cattolici respingono la Fede.
Erano stati battezzati, ma, nel corso del tempo, hanno perso la
Fede. L’hanno persa colpevolmente, perché nessuno la perde senza
colpa, anzi senza colpa mortale. Ed eccoli che, indifferenti od
ostili, pensano, sentono e vivono come pagani. Sono nostri parenti,
nostri prossimi, forse nostri amici! La loro sciagura è immensa. In
loro, resta indelebile il segno del Battesimo. Sono marchiati per il
Cielo, eppure camminano verso l’Inferno. Nella loro anima redenta è
marchiata l’aspersione del Sangue di Cristo, nessuno la cancellerà.
In un certo senso, è lo stesso Sangue di Cristo ch’esse profanano,
quando in queste anime riscattate accolgono princìpi, massime, norme
contrarie alla dottrina della Chiesa. Il cattolico apostata ha
qualcosa del sacerdote apostata: trascina dietro di sé i resti della
propria grandezza, li profana, li degrada e si degrada con essi; ma
non li perde.
E noi? Ce ne importa qualcosa? Ne soffriamo? Preghiamo per la
conversione di queste anime? Facciamo penitenze? Facciamo
apostolato? Dove sta il nostro consiglio? Dove il nostro
argomentare? Dove la nostra carità? Dove la nostra fiera ed energica
difesa delle verità da loro negate od offese?
Il Sacro Cuore ne sanguina, sanguina per la loro apostasia e per la
nostra indifferenza. Una indifferenza doppiamente censurabile,
perché è rivolta verso il nostro prossimo e soprattutto verso il
nostro Dio.
Cospirazione
Quante anime, nel mondo intero, vanno perdendo la Fede? Pensiamo
all’innumerevole numero di giornali e trasmissioni empie, delle
quali solitamente è pieno il mondo. Pensiamo agl’innumerevoli operai
di Satana che, dalle cattedre, dai focolari domestici, dai luoghi di
riunione o di divertimento, propagano idee empie. Chi potrebbe
sostenere che tutto questo sforzo non produce nulla? Gli effetti di
tutto questo ci stanno davanti. Ogni giorno le istituzioni, i
costumi, le arti vanno scristianizzandosi, indizio innegabile che il
mondo stesso va perdendosi rispetto a Dio.
In tutto questo, non ci sarà una grande congiura? Tutti questi
sforzi, coordinati fra loro, uniformi nei metodi, negli obiettivi e
negli sviluppi, saranno frutto di mere coincidenze? Dove e quando
mai intuizioni disarticolate potrebbero produrre coordinatamente la
più formidabile offensiva ideologica vista nella storia, la più
completa, ordinata, estesa, ingegnosa, uniforme nella sua essenza,
nei suoi fini, nel suo sviluppo?
A questo non pensiamo, anzi nemmeno lo percepiamo. Tutto il giorno
dormiamo nella indolenza della nostra vita. Perché non siamo più
vigilanti? La Chiesa soffre tutti i tormenti, ma rimane sola. Noi Le
restiamo lontani, ben lontani. E’ la scena dell’Orto degli Ulivi che
si ripete.
A dire il vero, la Chiesa non ebbe mai così tanti nemici e,
paradossalmente, nemmeno così tanti “amici”. I nemici della Chiesa
dicono che non fanno guerra a nessuna religione, tantomeno al
Cattolicesimo. Tuttavia, dalla mattina alla sera, la vita di costoro
non è altro che una cospirazione contro la Chiesa. Sebbene abbiano
le labbra pronte per il bacio, nella loro mente hanno già deciso da
tempo di sterminare la Chiesa di Dio.
Timidezza
E fra di noi?
Quella Fede così tanto combattuta, perseguitata, tradita, noi la
possediamo, grazie a Dio. Che uso ne facciamo? L’amiamo?
Comprendiamo che la maggiore fortuna della nostra vita sta
nell’essere membri della Santa Chiesa, che la nostra maggior gloria
è il titolo di cristiano?
In caso affermativo – e quanto rari sono coloro che possono in
coscienza rispondere affermativamente! – siamo pronti ad ogni
sacrificio per conservare la Fede?
Non rispondiamo di sì, in un slancio sentimentale. Siamo positivi.
Vediamo freddamente i fatti. Non ci sta vicino il carnefice che ci
pone nell’alternativa tra la Croce e l’apostasia? Ma ogni giorno la
conservazione della Fede esige nostri sacrifici. Li facciamo?
Sarà proprio vero che, per conservare la Fede, evitiamo tutto quanto
la mette in pericolo? Evitiamo le letture che possono offenderla?
Evitiamo le compagnie che la espongono a rischi? Cerchiamo gli
ambienti nei quali essa fiorisce e si radica? O piuttosto, in cerca
di piaceri mondani ed effimeri, viviamo in ambienti nei quali la
Fede s’indebolisce e rischia di morire?
Ogni uomo, per il fatto stesso della sua socievolezza, tende ad
accettare le opinioni degli altri. Oggi, in generale, le opinioni
dominanti sono anticristiane. In materia di filosofia, di
sociologia, di storia, di scienze esatte, di arti, insomma di tutto,
si pensa in contrasto con la Chiesa. I nostri amici seguono la
corrente. Abbiamo noi il coraggio di opporci? Preserviamo il nostro
spirito da ogni infiltrazione delle idee erronee? Pensiamo in tutto
e per tutto in armonia con la Chiesa? O piuttosto ci accontentiamo
negligentemente di sopravvivere, accettando tutto quanto ci viene
inculcato dallo spirito del secolo, e solo per il fatto che ce lo
inculca?
Forse non abbiamo scacciato Nostro Signore dalla nostra anima. Ma
come trattiamo questo divino Ospite? Lo facciamo oggetto di tutte le
attenzioni? Lo mettiamo al centro della nostra vita intellettuale,
morale e affettiva? Lo trattiamo da Re? O piuttosto Gli riserviamo
un piccolo spazio in cui Lo tolleriamo come ospite secondario, poco
significativo, magari un po’ importuno?
Quando il Divino Maestro gemette, pianse e sudò sangue durante la
Passione, non era tormentato solo da dolori fisici, nemmeno dalle
sofferenze causate dall’odio di coloro che allora Lo perseguitavano.
Certo, tutto quanto sarebbe stato fatto contro la Chiesa nei secoli
venturi Lo tormentava; egli pianse per l’odio di tutti i malvagi, di
tutti gli Ario, Nestorio, Lutero. Ma pianse anche perché vedeva,
davanti a sé, l’interminabile corteo delle anime timide, delle anime
indifferenti che, senza perseguitarlo, non Lo avrebbero amato a
dovere. Vedeva l’innumerevole schiera di coloro che avrebbero
passato la vita senza odio né amore e che, secondo Dante, sarebbero
finiti nell’atrio dell’Inferno perché nemmeno in esso c’è posto
adeguato per loro.
Apparteniamo noi forse a questo corteo?
Ecco la grande domanda alla quale, con la Grazia di Dio, dobbiamo
rispondere nei giorni di raccoglimento, di pietà e di espiazione,
nei quali oggi entriamo.
(*) Tratto da: “O Legionário”, organo ufficioso dell’Arcidiocesi
di San Paolo (Brasile), 30 marzo 1947.
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In unione di preghiera per il Santo Padre, per la sua salute e
con gli auguri di una Santa Pasqua,
cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”
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