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Caro
lettore, gentile lettrice,
Prima di parlare
delle nostre novità, non possiamo cominciare queste righe senza un
ringraziamento alla Divina Provvidenza per il risultato del recente
referendum, in cui gli italiani hanno fatto uso del loro diritto di
astenersi dal votare sulla manipolazione degli embrioni, come aveva
chiesto la gerarchia cattolica, difendendo così la vita, sin dal suo
concepimento. Secondo “Avvenire” del 15 scorso, “i dati ufficiali
portano al minimo storico la percentuale degli elettori: si è
astenuto il 74,5%”.
La democrazia in
Italia ha dimostrato così la sua maturità. Infatti, una delle
caratteristiche fondamentali della democrazia consiste appunto nella
libertà di manifestare opinioni contrarie – purché, ovviamente, sia
fatto col rispetto dovuto alla legge di Dio, al bene comune ed al
prossimo – senza produrre un clima di ostilità dei vincitori verso i
vinti (“vae victus”). Nei paesi dove ancora c’è un regime
totalitario, le manifestazioni di opinioni cristiane – specialmente
cattoliche –, sono vietate totalmente o si trovano sotto il
controllo dell’autorità statale che permette soltanto quello che è
secondo il suo volere, senza rispettare i diritti umani più
elementari. E ci sono ovviamente quelli che fanno di tutto per
scappare da questi paesi.
In Italia,
invece, abbiamo visto polemisti che hanno saputo difendere con
fermezza e senza fanatismo la posizione della Chiesa ed il suo
diritto di insegnare in merito all’argomento in questione. Ci sono
stati anche alcuni di posizione opposta, che hanno rispettato questo
diritto dei cattolici, dando anche loro un esempio di coerenza
democratica.
Purtroppo, però,
non sono mancati commenti del genere che l’Italia voleva “tornare al
Medioevo” o che tale regione della Penisola sarebbe “retrograda” per
il grande percentuale d’astensione al referendum. Insomma, gli
italiani sarebbero troppo “tradizionali”. E quando questo non era
detto così chiaramente, rimaneva sottinteso.
I cattolici,
coerenti con gli insegnamenti della Chiesa, vogliono il vero
progresso, non vogliono un ritorno al Medioevo, ma camminare avanti
verso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, profetizzato dalla
Madonna a Fatima.
Ricordiamo qui -
come elemento utile per un dialogo costruttivo e chiarificatore con
quelli che hanno un concetto sbagliato di tradizione e nello stesso
clima di maturità democratica – l’insegnamento del Papa Pio XII
sull’argomento.
Dall’opera
“Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio
XII al Patriziato ed alla Nobiltà romana”, Plinio Corrêa de Oliveira
(*):
L’apprezzare una
tradizione è oggi virtù rarissima: da un lato perché l'ansia di
novità, il disprezzo del passato sono stati d'animo resi molto
frequenti dalla Rivoluzione (1); dall'altro perché i difensori della
tradizione l'intendono a volte in maniera completamente falsa. La
tradizione non è un mero valore storico né un semplice tema per
variazioni tipico di un romanticismo nostalgico; essa è un valore
che va inteso non in modo esclusivamente archeologico, ma come
fattore indispensabile per la vita contemporanea.
La parola
tradizione, dice il Pontefice [Pio XII], «suona
sgradita a molti orecchi; essa spiace a buon diritto, quando è
pronunciata da certe labbra. Alcuni la comprendono male; altri ne
fanno il cartellino menzognero del loro egoismo inattivo. In tale
drammatico dissenso ed equivoco, non poche voci invidiose, spesso
ostili e di cattiva fede, più spesso ancora ignoranti o ingannate,
vi interrogano e vi domandano senza riguardo: A che cosa servite
voi? Per rispondere loro, conviene prima intendersi sul vero
senso e valore di questa tradizione, di cui voi volete essere
principalmente i rappresentanti.
«Molti animi,
anche sinceri, s'immaginano e credono che la tradizione non sia
altro che il ricordo, il pallido vestigio di un passato che non è
più, che non può più tornare, che tutt'al più viene con venerazione,
con riconoscenza se vi piace, relegato e conservato in un museo che
pochi amatori o amici visitano. Se in ciò consistesse e a ciò si
riducesse la tradizione, e se importasse il rifiuto o il disprezzo
del cammino verso l'avvenire, si avrebbe ragione di negarle rispetto
e onore, e sarebbero da riguardare con compassione i sognatori del
passato, ritardatari in faccia al presente e al futuro, e con
maggior severità coloro, che, mossi da intenzione meno rispettabile
e pura, altro non sono che i disertori dei doveri dell'ora che volge
così luttuosa.
«Ma la
tradizione è cosa motto diversa dal semplice attaccamento ad un
passato scomparso; è tutto l'opposto di una reazione che diffida
di ogni sano progresso. Il suo stesso vocabolo etimologicamente è
sinonimo di cammino e di avanzamento. Sinonimia, non identità.
Mentre infatti il progresso indica soltanto il fatto del cammino in
avanti passo innanzi passo, cercando con lo sguardo un incerto
avvenire; la tradizione dice pure un cammino in avanti, ma un
cammino continuo, che si svolge in pari tempo tranquillo e vivace,
secondo le leggi della vita, sfuggendo all'angosciosa alternativa:
'Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait!' [Se la gioventù
sapesse, se la vecchiaia potesse]; simile a quel Signore di Turenne,
di cui fu detto: 'Ha avuto nella sua gioventù tutta la prudenza di
un'età avanzata, e nell'età avanzata tutto il vigore della gioventù'
(Fléchier, Oraison funèbre, 1676). In forza della tradizione, la
gioventù, illuminata e guidata dall'esperienza degli anziani, si
avanza di un passo più sicuro, e la vecchiaia trasmette e consegna
fiduciosa l'aratro a mani più vigorose che proseguono il solco
cominciato. Come indica col suo nome, la tradizione è il dono che
passa di generazione in generazione, la fiaccola che il corridore ad
ogni cambio pone in mano e affida all'altro corridore, senza che la
corsa si arresti o si rallenti. Tradizione e progresso s'integrano a
vicenda con tanta armonia, che, come la tradizione senza il
progresso contraddirebbe a se stessa, così il progresso senza la
tradizione sarebbe una impresa temeraria, un salto nel buio.
«No, non si
tratta di risalire la corrente, di indietreggiare verso forme di
vita e di azione di età tramontate, bensì, prendendo e seguendo
il meglio del passato, di avanzare incontro all'avvenire con vigore
di immutata giovinezza» (2).
Note: (1) Il
termine «Rivoluzione» è qui impiegato nel senso attribuitogli nel
mio saggio «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione». Esso designa un
processo iniziato nel secolo XV tendente a distruggere la Civiltà
cristiana e stabilire un ordinamento diametralmente opposto. Fasi di
questo processo sono state la pseudo-Riforma protestante, la
Rivoluzione francese e il Comunismo nelle sue molteplici varianti e
nella sua sottile metamorfosi del nostro tempo. (2) Allocuzione al
Patriziato ed alla Nobiltà Romana 1944.
(*) Cfr. op. cit., Parte I, Cap. V, 3,
“b”, Marzorati Editore, 1993, pp. 70-71 – per consultare il testo
integrale dell’opera:
http://www.intratext.com/X/ITA0372.HTM
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In questo anno
particolarmente dedicato alla santa Eucaristia, abbiamo voluto anche
noi offrire un contributo con la diffusione di un pratico opuscolo
sulla devozione alla Comunione riparatrice dei cinque primi sabati
del mese, tanto raccomandata dalla santa Vergine a Fatima,
contenente anche spunti di riflessione per l’esame di coscienza. In
questi giorni sta arrivando ai nostri amici questi opuscoli. Le
richieste – come al solito – possono essere fatte per telefono, fax,
e-mail oppure tramite il
sito di “Luci
sull’Est”.
Abbiamo anche
altre novità… che rimangono per il prossimo numero del nostro
periodico “Spunti”.
Cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”
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