mercoledì 22 giugno 2005
San Tommaso Moro

Verso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria

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Caro lettore, gentile lettrice,

Prima di parlare delle nostre novità, non possiamo cominciare queste righe senza un ringraziamento alla Divina Provvidenza per il risultato del recente referendum, in cui gli italiani hanno fatto uso del loro diritto di astenersi dal votare sulla manipolazione degli embrioni, come aveva chiesto la gerarchia cattolica, difendendo così la vita, sin dal suo concepimento. Secondo “Avvenire” del 15 scorso, “i dati ufficiali portano al minimo storico la percentuale degli elettori: si è astenuto il 74,5%”.

La democrazia in Italia ha dimostrato così la sua maturità. Infatti, una delle caratteristiche fondamentali della democrazia consiste appunto nella libertà di manifestare opinioni contrarie – purché, ovviamente, sia fatto col rispetto dovuto alla legge di Dio, al bene comune ed al prossimo – senza produrre un clima di ostilità dei vincitori verso i vinti (“vae victus”). Nei paesi dove ancora c’è un regime totalitario, le manifestazioni di opinioni cristiane – specialmente cattoliche –, sono vietate totalmente o si trovano sotto il controllo dell’autorità statale che permette soltanto quello che è secondo il suo volere, senza rispettare i diritti umani più elementari. E ci sono ovviamente quelli che fanno di tutto per scappare da questi paesi.

In Italia, invece, abbiamo visto polemisti che hanno saputo difendere con fermezza e senza fanatismo la posizione della Chiesa ed il suo diritto di insegnare in merito all’argomento in questione. Ci sono stati anche alcuni di posizione opposta, che hanno rispettato questo diritto dei cattolici, dando anche loro un esempio di coerenza democratica.

Purtroppo, però, non sono mancati commenti del genere che l’Italia voleva “tornare al Medioevo” o che tale regione della Penisola sarebbe “retrograda” per il grande percentuale d’astensione al referendum. Insomma, gli italiani sarebbero troppo “tradizionali”. E quando questo non era detto così chiaramente, rimaneva sottinteso.

I cattolici, coerenti con gli insegnamenti della Chiesa, vogliono il vero progresso, non vogliono un ritorno al Medioevo, ma camminare avanti verso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, profetizzato dalla Madonna a Fatima.

Ricordiamo qui - come elemento utile per un dialogo costruttivo e chiarificatore con quelli che hanno un concetto sbagliato di tradizione e nello stesso clima di maturità democratica – l’insegnamento del Papa Pio XII sull’argomento.

Dall’opera “Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato ed alla Nobiltà romana”, Plinio Corrêa de Oliveira (*):

L’apprezzare una tradizione è oggi virtù rarissima: da un lato perché l'ansia di novità, il disprezzo del passato sono stati d'animo resi molto frequenti dalla Rivoluzione (1); dall'altro perché i difensori della tradizione l'intendono a volte in maniera completamente falsa. La tradizione non è un mero valore storico né un semplice tema per variazioni tipico di un romanticismo nostalgico; essa è un valore che va inteso non in modo esclusivamente archeologico, ma come fattore indispensabile per la vita contemporanea.

La parola tradizione, dice il Pontefice [Pio XII], «suona sgradita a molti orecchi; essa spiace a buon diritto, quando è pronunciata da certe labbra. Alcuni la comprendono male; altri ne fanno il cartellino menzognero del loro egoismo inattivo. In tale drammatico dissenso ed equivoco, non poche voci invidiose, spesso ostili e di cattiva fede, più spesso ancora ignoranti o ingannate, vi interrogano e vi domandano senza riguardo: A che cosa servite voi? Per rispondere loro, conviene prima intendersi sul vero senso e valore di questa tradizione, di cui voi volete essere principalmente i rappresentanti.

«Molti animi, anche sinceri, s'immaginano e credono che la tradizione non sia altro che il ricordo, il pallido vestigio di un passato che non è più, che non può più tornare, che tutt'al più viene con venerazione, con riconoscenza se vi piace, relegato e conservato in un museo che pochi amatori o amici visitano. Se in ciò consistesse e a ciò si riducesse la tradizione, e se importasse il rifiuto o il disprezzo del cammino verso l'avvenire, si avrebbe ragione di negarle rispetto e onore, e sarebbero da riguardare con compassione i sognatori del passato, ritardatari in faccia al presente e al futuro, e con maggior severità coloro, che, mossi da intenzione meno rispettabile e pura, altro non sono che i disertori dei doveri dell'ora che volge così luttuosa.

«Ma la tradizione è cosa motto diversa dal semplice attaccamento ad un passato scomparso; è tutto l'opposto di una reazione che diffida di ogni sano progresso. Il suo stesso vocabolo etimologicamente è sinonimo di cammino e di avanzamento. Sinonimia, non identità. Mentre infatti il progresso indica soltanto il fatto del cammino in avanti passo innanzi passo, cercando con lo sguardo un incerto avvenire; la tradizione dice pure un cammino in avanti, ma un cammino continuo, che si svolge in pari tempo tranquillo e vivace, secondo le leggi della vita, sfuggendo all'angosciosa alternativa: 'Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait!' [Se la gioventù sapesse, se la vecchiaia potesse]; simile a quel Signore di Turenne, di cui fu detto: 'Ha avuto nella sua gioventù tutta la prudenza di un'età avanzata, e nell'età avanzata tutto il vigore della gioventù' (Fléchier, Oraison funèbre, 1676). In forza della tradizione, la gioventù, illuminata e guidata dall'esperienza degli anziani, si avanza di un passo più sicuro, e la vecchiaia trasmette e consegna fiduciosa l'aratro a mani più vigorose che proseguono il solco cominciato. Come indica col suo nome, la tradizione è il dono che passa di generazione in generazione, la fiaccola che il corridore ad ogni cambio pone in mano e affida all'altro corridore, senza che la corsa si arresti o si rallenti. Tradizione e progresso s'integrano a vicenda con tanta armonia, che, come la tradizione senza il progresso contraddirebbe a se stessa, così il progresso senza la tradizione sarebbe una impresa temeraria, un salto nel buio.

«No, non si tratta di risalire la corrente, di indietreggiare verso forme di vita e di azione di età tramontate, bensì, prendendo e seguendo il meglio del passato, di avanzare incontro all'avvenire con vigore di immutata giovinezza» (2).

Note: (1) Il termine «Rivoluzione» è qui impiegato nel senso attribuitogli nel mio saggio «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione». Esso designa un processo iniziato nel secolo XV tendente a distruggere la Civiltà cristiana e stabilire un ordinamento diametralmente opposto. Fasi di questo processo sono state la pseudo-Riforma protestante, la Rivoluzione francese e il Comunismo nelle sue molteplici varianti e nella sua sottile metamorfosi del nostro tempo. (2) Allocuzione al Patriziato ed alla Nobiltà Romana 1944.

(*) Cfr. op. cit., Parte I, Cap. V, 3, “b”, Marzorati Editore, 1993, pp. 70-71 – per consultare il testo integrale dell’opera: http://www.intratext.com/X/ITA0372.HTM .

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In questo anno particolarmente dedicato alla santa Eucaristia, abbiamo voluto anche noi offrire un contributo con la diffusione di un pratico opuscolo sulla devozione alla Comunione riparatrice dei cinque primi sabati del mese, tanto raccomandata dalla santa Vergine a Fatima, contenente anche spunti di riflessione per l’esame di coscienza. In questi giorni sta arrivando ai nostri amici questi opuscoli. Le richieste – come al solito – possono essere fatte per telefono, fax, e-mail oppure tramite il sito di “Luci sull’Est”.

Abbiamo anche altre novità… che rimangono per il prossimo numero del nostro periodico “Spunti”.

Cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”

 

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