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Caro lettore, gentile lettrice,
Abbiamo
ricevuto numerose richieste del “Libro della Fiducia” scritto
dal P. Thomas de Saint Laurent, già stampato due volte per “Luci
sull’Est”, ma che era praticamente esaurito… proprio a causa del
bene che ha fatto a tantissime anime!
Infatti, secondo
quanto ha testimoniato nella sua Prefazione Mons. Angelo Comastri
(Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano), “questo
libro, Il libro della Fiducia, uscito dal cuore di Padre
Thomas de Saint Laurent, guida l’anima di chi legge sulla strada
della fiducia: è una strada descritta e raccontata da uno che la
conosce perché l’ha percorsa (si sente!); è una strada nella quale
il Canto della Fiducia di Maria è come un dolcissimo sottofondo che
si imprime nella memoria e accende il cuore per far fiorire sulle
labbra una filiale preghiera ‘Ave, Maria! Madre mia, Fiducia mia!’”
Per noi tutti,
quest’opera è un valido aiuto per affrontare le difficoltà e le
preoccupazioni di ogni giorno, materiali o spirituali che siano.
“Luci sull’Est”
ha preparato anche un’edizione speciale su CD con i brani dei più
bei testi tratti dal “Libro della Fiducia”. Se Lei lo vuole, basta
solo che ce lo chieda e saremo ben lieti di inviarglielo.
Se sapremo
“diventare anime piene di fiducia – scrisse l’autore – saremo allo
stesso tempo anime di pace e di luce”! Perché volere questo bene
soltanto per noi? Facciamo, quindi, anche l’apostolato della
fiducia! Tantissime persone ci ringrazieranno. E soprattutto Dio ci
benedirà!
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Ci sono
anniversari che sono molto commemorati. Altri, invece, che ricevono
un trattamento come fossero di classe “B” o “C”, o che sarebbe
meglio – secondo certa mentalità – che fossero dimenticati proprio.
Ma parliamo
chiaro. E’ doveroso ricordare i crimini di qualsiasi totalitarismo.
Quello che resta dei campi di concentramento nazisti devono rimanere
“ad perpetuam rei memoriam”, affinché non siano cancellati dalla
memoria dell’umanità i crimini di Hitler. Lo stesso è anche vero per
i crimini del comunismo, con l’aggravante che sono state vittime
moltissime più persone, in moltissimi altri paesi (basta sfogliare
il “Libro Nero” del comunismo). E ci sono paesi comunisti, come
Cuba, Cina, Corea del Nord… dove i più elementari diritti della
persona umana sono ancora calpestati. Sembrerebbe che c’è più paura
per il drago morto che per quello che è ancora in vita.
Vediamo un
esempio concreto dalla Cina.
L'8 settembre è
ricorso il 50° anniversario
dell'"ingiusto
e brutale assalto alla
Chiesa cattolica romana a Shanghai, quando il Governo cinese arrestò
simultaneamente il Vescovo Ignatius Kung
Pin-Mei, 21 sacerdoti, 2 suore e circa 300 cattolici romani perché
praticavano la loro religione", ha ricordato il Presidente di "The
Cardinal Kung Foundation" (www.cardinalkungfoundation.org),
Joseph Kung, in una lettera del 1° settembre scorso al Presidente
cinese Hu Jintao e all'ambasciatore della Cina negli Stati Uniti,
Yang Jiechi.
"Oggi, cinquant'anni dopo, commemoriamo e piangiamo in silenzio
questa grande ingiustizia e tragedia che il suo Governo ha inflitto
a questi innocenti religiosi e fedeli cattolici", tutti condannati a
pene da 10 a 30 anni, "anche alla prigione perpetua", ha ricordato
al Presidente Hu.
"Dal
1949, quando il suo Governo ha iniziato a guidare la Cina - prosegue
la lettera di Joseph Kung -, decine di migliaia di Vescovi,
sacerdoti, suore e fedeli sono stati arrestati per 5, 10, 20, 30 o
perfino 40 anni.
Molti di loro, come il Vescovo Fan Xueyan de Baoding (34 anni in
isolamento), sono morti in carcere. Alcuni di loro sono ancora in
prigione o sono scomparsi dopo l'arresto. Molti sono stati liberati
dopo un lungo periodo di detenzione. Alcuni di coloro che sono stati
liberati vivono ancora in Cina, altri si trovano in altre zone del
mondo. Alcuni, come il Cardinale Kung Pin-Mei e l'Arcivescovo
Dominic Tang Yee-Ming di Canton (24 anni in prigione senza
processo), sono già morti", ha aggiunto.
Vivi o morti, questi prigionieri "sono ancora considerati criminali
perché le accuse contro di loro non sono state annullate da alcun
Governo"; "ce ne sono migliaia come il Cardinale Kung, il Vescovo
Fan e l'Arcivescovo Tang"; "tutti sono leali cittadini cinesi e
amano la Cina", afferma la lettera. La Fondazione rinnova la
richiesta che siano tutti "in maniera ufficiale e postuma scagionati
dai cosiddetti crimini dei quali il Governo cinese li ha
ingiustamente e falsamente accusati, alcuni cinquant'anni fa".
Ugualmente, si chiede la liberazione di coloro che sono detenuti per
motivi religiosi in prigione o in campi di lavoro. (cfr.
“Corrispondenza Romana”,
n.912 del 10 settembre 2005)
Ma chi è stato il
Cardinale Kung? Perché quest’odio dei comunisti anche dopo la sua
morte? Per rendere omaggio a questa grande figura della Chiesa
cattolica nell’Oriente, ecco di seguito un approfondimento su quest’eroico
Prelato, con l’augurio che il suo esempio sia una spinta per
renderci più saldi nel testimoniare la nostra fedeltà al Santo Padre
e alla Santa Chiesa.
Segno vivente
dell’universalità della Chiesa cattolica
Il Cardinale
cinese Ignatius Kung , uno dei più straordinari pastori dei nostri
tempi(*)
Fede
incrollabile, gran devoto della Madonna, eroicamente fedele al Papa
e alla Santa Chiesa, nemico intransigente del comunismo
A 98 anni di età
il cardinale cinese Ignatius Kung, che ha passato 30 anni in carcere
in Cina a causa del suo fermo rifiuto di piegarsi ai tentativi del
governo comunista di controllare la Chiesa cattolica, il 12 marzo ha
reso la sua anima a Dio. Il porporato cinese è morto nella residenza
di suo nipote, nello stato americano del Connecticut, per un cancro
allo stomaco.
Ignazio Kung
(latinizzazione di Gong) Pin-mei nacque a Shanghai il 2 agosto 1901
in una famiglia cattolica da cinque generazioni. Entrò in seminario
a 19 anni e fu ordinato prete il 28 maggio 1930. Benché prete
diocesano, dedicò lunghi anni all'insegnamento nelle scuole
cattoliche. Contemporaneamente alla presa del potere da parte dei
comunisti a Shanghai, Kung fu nominato vescovo di Soochow il 9
giugno 1949. Il 15 luglio '50 fu trasferito a Shanghai e nominato
amministratore apostolico di Soochow e Nanchino.
“Numerosi sono i
motivi di timore di fronte al mio fardello di Vescovo”, ebbe a dire
ai fedeli subito dopo l’elezione. “Voi sarete il mio cervello, voi
sarete le mie braccia. Il nemico del genere umano e i suoi satelliti
cercheranno senza dubbio di separarci o quanto meno di indebolire la
nostre unione. Ma i suoi sforzi saranno vani: le porte dell’inferno
non vinceranno”.
Si è dedicato al
lavoro pastorale ed ha contribuito allo sviluppo della Legio
Mariae (un gruppo di laici che diffonde la devozione alla
Santissima Vergine Maria), dichiarata illegale dal governo come
"associazione di spionaggio". Avvertendo che si restringevano sempre
più gli spazi di libertà, cercò di preparare catechisti e numerosi
giovani al sacerdozio.
Il suo esempio di
fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro, culminando nel
rifiuto di fuggire dal paese quando più dura era la persecuzione
subita dalla Chiesa e di riconoscere l'Associazione Patriottica
Cattolica approvata dal governo di Pechino, costituì un modello di
saldezza nella fede per molti cattolici cinesi.
Nel 1952 promulgò
un Anno Mariano a Shangai, durante il quale promosse la recita del
rosario e la devozione alla Madre di Dio.
“Una buona
volta, guardate la prigione e la morte in faccia. Se noi restiamo
fedeli, spariremo ugualmente, ma ci sarà la risurrezione”
Erano anni molto
difficili per i cristiani cinesi. Le persecuzioni erano già in atto
ed erano cominciati anche i primi arresti, le prime deportazioni. Il
Vescovo rimase accanto ai fedeli che gli erano stati affidati
cercando di confortarli e di renderli forti nella fede. “Dovete
smettere di nutrire ancora illusorie speranze umane – disse –. Voi
siete tra quelli che verranno caricati sui camion ed arrestati. Voi
siete condannati: non ci sono per voi uscite di sicurezza. Una buona
volta, guardate la prigione e la morte in faccia. È il vostro
destino, quello che Dio, nella sua predilezione, vi riserva. Che
cosa temete? Voi non avete più niente da perdere. Se rinneghiamo la
nostra fede, - sottolineò – noi scompariremo e non ci sarà
risurrezione. Se noi restiamo fedeli, spariremo ugualmente, ma ci
sarà risurrezione”.
E la sera dell’8
settembre 1955 toccò proprio a lui essere arrestato insieme a
tantissimi altri, sacerdoti e laici. Venne sottoposto a dure
privazioni e in molti cominciarono a temere per la sua vita. Dopo
cinque anni, il 16 marzo 1960, venne ufficialmente comunicato che
Mons. Ignatius Kung Pin-mei ed altri tredici sacerdoti, accusati di
“alto tradimento”, erano stati processati e condannati come
“contro-rivoluzionari”. La pena più grave era toccata a lui:
l’ergastolo. Da quel giorno il Vescovo fece pervenire ogni anno alle
autorità giudiziarie la richiesta di rivedere il suo processo. Mai
ammise le accuse che gli erano state rivolte e continuò a ripetere
di essere “in prigione semplicemente perché Vescovo della Chiesa
cattolica”.
“Potete tagliarmi
la testa, ma non chiedetemi mai di rinunciare alle mie
responsabilità"
Dopo qualche
mese, fu condotto a uno stadio locale, dinanzi a migliaia di persone
- molte di loro cattoliche -, "per confessare i suoi crimini". In
quell'occasione, dando una eroica testimonianza della sua fede,
gridò dinanzi al microfono che gli porgevano: "Evviva Cristo Re,
evviva il Papa!". In diverse occasioni, gli fu offerta la
liberazione immediata se avesse aderito alla chiesa di stato cinese.
"Io sono un
Vescovo della Chiesa Cattolica Romana. Se denunciassi il Santo
Padre, non solo non sarei Vescovo, ma neanche cattolico. Potete
tagliarmi la testa, ma non chiedetemi mai di rinunciare alle mie
responsabilità", fu la sua perentoria risposta.
Rimase in carcere
per trent’anni senza mai piegarsi alle pressioni delle autorità
affinché aderisse alla Chiesa patriottica e venisse meno alla
fedeltà al Papa. Divenne così in tutta la Cina, per la sua umiltà e
la sua fermezza di fede, il simbolo della fedeltà a Dio e alla sua
Chiesa.
Rilasciato nel
luglio 1985, fu tenuto agli arresti domiciliari fino al 1987, quando
venne inviato negli Stati Uniti, ufficialmente “per cure”.
30 anni di
carcere non avevano affievolito la fede e la fedeltà al Papa
La vita del
cardinale Kung può essere sintetizzata da una canzone, un inno
cantato dai fedeli in tutto il mondo. Nel 1985, quando fu rilasciato
dopo 30 anni di carcere ed era ancora agli arresti domiciliari, il
cardinale Kung incontrò il cardinale filippino Jaime Sin accorso in
Cina appositamente per vederlo. Ma le autorità permisero solo che i
due presuli si incontrassero nel corso di un pranzo con alcuni
membri dell'Associazione cattolica patriottica e del partito
comunista. A tavola fra Kung e Sin c'erano almeno venti persone.
Alla fine del pranzo il cardinale di Manila propose che ciascuno dei
commensali cantasse qualcosa, secondo la migliore tradizione del
karaoke. Quando fu il turno di Kung, l'anziano vescovo intonò "Tu
es Petrus e super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam" ("Tu sei
Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa").
Nell'imbarazzo, alcuni presenti cercarono di interromperlo ma lui
continuò, fissando il cardinale Sin. L'arcivescovo di Manila poté
così portare al mondo il messaggio che
30 anni di carcere non avevano del
vescovo di Shanghai affievolito la fede e la sua fedeltà al Papa.
“Negli anni di
prigionia – disse – ho pregato, ho fatto il Vescovo di questa città,
condividendo le sofferenze del mio popolo. Con Dio il tempo non è
stato sprecato”.
Nel suo primo
Concistoro, il 30 giugno 1979, Giovanni Paolo II lo aveva eletto
Cardinale, riservandosi la nomina “in pectore”, che fu resa pubblica
solo nel 1991, non appena le autorità comuniste lo liberarono dalla
prigionia. Nel riceverlo in udienza il 1 luglio 1991, il Papa
affermò: “Eminenza, questo evento (la sua elevazione alla porpora) è
un tributo alla sua umile perseveranza nella necessaria comunione
con Pietro”.
Il 19 giugno 1999
Giovanni Paolo II inviava al Porporato un telegramma augurale in
occasione del 50° anniversario dell’ordinazione episcopale e del 20°
anniversario dell’elevazione alla dignità cardinalizia. Nel contempo
il Santo Padre ricordava “la grazia donata alla Chiesa intera”
attraverso la testimonianza “fedele al Vangelo” resa dal Porporato.
Il 6 luglio
successivo il cardinale Ignatius Kung Pin-mei inviava al Papa un
messaggio di ringraziamento. “Questo anno – scriveva – segna anche
il 50° anniversario della persecuzione della Chiesa cattolica in
Cina. Il clero e i fedeli sono grati che Nostro Signore Gesù Cristo
abbia scelto gli ultimi dei suoi figli come testimoni della Chiesa
Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Attraverso la protezione amorosa
di Nostra Signora di Sheshan, il numero dei cattolici in Cina è
triplicato durante questo mezzo secolo di persecuzioni”.
“Il peggiore
evento del secolo è la persecuzione religiosa in Cina che dura ormai
da 50 anni”, ma “la Chiesa cattolica sotterranea è divenuta più
forte”
In un’intervista
all’agenzia Fides nel gennaio ’98 (probabilmente l’ultima da
lui rilasciata), dichiarava:
“Sono nato ai
tempi della dinastia Ching. Quando avevo dieci anni, vidi la nascita
della Repubblica di Cina. Negli stessi mesi in cui venivo ordinato
vescovo (ottobre 1949), la Cina diventò comunista e nacque la
Repubblica Popolare cinese. Il peggiore evento del secolo è la
persecuzione religiosa in Cina che dura ormai da 50 anni. La
Chiesa cattolica romana ha 2000 anni di storia ed è riconosciuta in
tutto il mondo. Tuttavia la Cina la considera un’organizzazione
sovversiva. Negli ultimi anni, la Cina ha cambiato la politica
economica e commerciale, ma non ha cambiato nulla nella sua politica
di repressione religiosa. (…)
“La storia dovrà
ricordare la ben salda fede della Chiesa cattolica romana cinese.
Protetti da Nostra Signora di Cina, numerosissimi preti e fedeli, di
cui alcuni molto giovani, non sono venuti meno ai loro doveri,
sfidando prigione, spargimento di sangue e martirio. Non hanno
tradito il santo Padre. Non hanno tradito Dio. Nei nostri lunghi
anni di prigionia, abbiamo sperimentato l’amorevole compagnia di
Dio. Noi, vescovi cattolici romani cinesi e tutta la Chiesa
cattolica cinese, siamo grati a nostro Signore che ha voluto essere
glorificato nella Chiesa cattolica cinese.
“Durante questo
mezzo secolo di persecuzione, la Chiesa cattolica sotterranea cinese
è divenuta più forte. Il numero dei fedeli è aumentato da 3 a 8
milioni. Questa è la prova che lo Spirito Santo guida e protegge la
Chiesa sofferente.
“In Cina non
abbiamo certo una situazione ideale o biblioteche ben fornite per i
seminari non ufficiali, ma non è il benessere l’unico modo per
nutrire la fede. La Chiesa sotterranea non ha certo facilitazioni.
La fede dei seminaristi e dei fedeli cresce per il buon esempio dei
loro vecchi sacerdoti e vescovi. La loro fede cresce nella preghiera
e nel sacrificio quotidiano. Di conseguenza abbiamo sempre più
vocazioni religiose in Cina.
“Quarant’anni fa,
il governo comunista cinese fondò l’Associazione cattolica
patriottica cinese, sperando di rimpiazzare la Chiesa cattolica
romana. In più, il governo utilizzò la persecuzione nel tentativo di
sradicare la Chiesa cattolica romana. Solo un piccolo numero di
sacerdoti dell’Associazione patriottica ha accettato la nomina da
parte del governo cinese, violando il Diritto Canonico per divenire
una Chiesa scismatica da Roma, da parte del governo cinese. La
Chiesa cattolica romana rimarrà in Cina per sempre. Il sangue dei
martiri è germe della Chiesa. "Io sarò con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo" (Matteo 28, 20).
“I preti e i
vescovi della Chiesa cinese sofferente vogliono rimanere saldi e
fedeli nel loro dovere di obbedire al Santo Padre. Credo fermamente
che la Santa Vergine avrà compassione per la Chiesa perseguitata.
Salverà la Cina e la benedirà con ‘un gregge ed un Pastore’. Prima
che tutto ciò avvenga, vi prego tuttavia, miei fratelli e sorelle in
Cristo, di essere pazienti e stare al nostro fianco. Vi supplico di
pregare per noi. (…) Voglio continuare ad appellarmi al governo
cinese perché liberi tutti i vescovi cattolici, i preti e gli altri
fedeli che sono ancora in carcere, riconosca la Chiesa cattolica
romana e le permetta di annunciare liberamente la Buona Novella del
Signore.”
“Il grave
crimine di dividere la nazione e causare dolore al suo popolo”
Per la sua
continua testimonianza a favore della libertà della Chiesa, era
inviso all'Associazione Patriottica cinese e all'Ufficio Affari
Religiosi. Nel '97, durante la visita di Jiang Zemin negli Usa,
inviava un appello personale per il rilascio del vescovo Su Zhimin e
di altri preti e vescovi in prigione.
Nel febbraio '98,
Ye Xiaowen, Direttore dell'Ufficio Affari Religiosi, durante la sua
visita negli Stati Uniti lo aveva accusato "di aver commesso il
grave crimine di dividere la nazione [cinese] e causare dolore al
suo popolo". Di conseguenza nel marzo '98, al momento di rinnovare
il suo passaporto, le autorità consolari cinesi glielo confiscano,
condannandolo ufficialmente all’esilio.
“Un uomo per
tutte le stagioni”
La morte
dell’eroico Porporato ha suscitato vasta e commossa eco anche nella
stampa internazionale. Il giornale “The Advocate”, per
esempio, ha dedicato all’avvenimento un editoriale dal titolo:
“Tutti possono imparare dalla lezione del Cardinale”. Questo
editoriale sottolinea che anche negli Stati Uniti – “in esilio in
libertà” – il Porporato “continuava indefessamente a lottare per
porre fine alle persecuzioni dei cristiani cinesi”.
Un altro
significativo editoriale gli è stato dedicato dal “Wall Street
Journal”, intitolato “Un uomo per tutte le stagioni”.
Il necrologio: “È
stato davvero un martire”
Intanto non
si spegne nella Cina continentale l’eco della notizia della morte
del card. Ignazio Kung Pin-mei. Il "passaparola" tra i cattolici
non-ufficiali è intenso, e con esso le riunioni di preghiera e le
messe di suffragio. I 10 milioni di cattolici non-ufficiali nel
continente traggono rinnovato coraggio dall’esempio del cardinale:
per loro il card. Kung è un martire del governo comunista.
A Taiwan, la
figura del card. Kung Pin-mei suscita commossi ricordi. In un
colloquio con Fides, il card. Paul Shan Kuo-hsi, vescovo di
Kaohsiung e presidente della Conferenza Episcopale Regionale di
Taiwan, ha detto: "Il suo esempio incoraggia tutti i cattolici
cinesi ad avere salda fede in Dio e fedeltà alla Chiesa e al
Successore di Pietro. Perciò è stato davvero un martire, anche se
non ha versato il suo sangue".
(*) N.B.: questo
articolo è in gran parte un’ampia rielaborazione dei servizi che
sono apparsi su “L’Osservatore Romano” e l’agenzia internazionale
vaticana “Fides”.
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Segnaliamo ai nostri amici che il 3 ottobre è il decimo anniversario
della scomparsa dell’ispiratore di “Luci sull’Est”, il leader
cattolico e intellettuale brasiliano prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(vedi CHI SIAMO
http://www.lucisullest.it/index_chisiamo.asp).
Sabato 8 ottobre,
alle 16,30 ci sarà un Convegno in suo onore nel complesso
monumentale di Santo Spirito in Sassia, Borgo Santo Spirito, 2 –
Roma (zona Via della Conciliazione). Interverranno: Giovanni Cantoni
(Reggente Nazionale di Alleanza Cattolica), Massimo de Leonardis
(Docente di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università del
Sacro Cuore di Milano) e Roberto de Mattei (Docente di Storia
Moderna all’Università di Cassino – Presidente del Centro Culturale
Lepanto).
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Ci scusiamo per
l’involontario ritardo con il quale riprendiamo l’invio delle nostre
mailing list. Ma volevamo farlo quando la nuova veste grafica del
nostro sito sarebbe stata pronta, e ciò è stato reso possibile
soltanto in questi ultimi giorni, come potrete constatare andandolo
a visitare. Noterete che oltre ad essere stato rinnovato nella sua
impostazione grafica, è stato ancora migliorato nella sua
implementazione tecnica e di sicurezza per la vostra privacy, nonché
arricchito di contenuti.
Cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”
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