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Caro lettore, gentile lettrice,
Il 5 febbraio è stata celebrata la XXVIII Giornata per la
vita, a San Pietro. Benedetto XVI ha spiegato in questa domenica
che la difesa della vita umana, sia nascente che nella sua fase
terminale, costituisce un autentico atto d’amore per ogni persona.
In questo senso, ci piace in modo particolare segnalare
l’articolo di Stefano Caredda (del 3 febbraio) sul sito
korazym.org sulla marcia pro-life, negli Stati Uniti, lo scorso
24 gennaio:
Stati Uniti: un carico di giovani pro-life alla Marcia per la vita
.
E’ veramente
meraviglioso registrare il numeroso pubblico di giovani che sono
venuti per manifestare la loro adesione militante per la vita degli
innocenti che non possono difendersi per se stessi.
Per guardare una
più vasta documentazione fotografica suggeriamo il sito
http://thingswillchange.org/ (cliccare sopra le parole
March 2006 Pictures).
Magari notizie di questo taglio fossero più diffuse sulla grande
stampa.
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Adesso le ripercussioni dell’ultimo numero di “Spunti” già
cominciano ad arrivarci.
* Nel nostro articolo sulla consacrazione di Lisbona alla
Madonna di Fatima, con la partecipazione di mezzo milione di persone
per le vie della capitale portoghese, si può leggere che “Tranne che
nel Portogallo, per quanto ci risulti, all’estero non se n’è avuta
alcuna notizia, e ci piacerebbe essere smentiti. Così invitiamo i
nostri lettori a darci una mano, segnalandoci eventuali eccezioni”
(pag. 14). Un gentile lettore di Agrigento ci fa sapere che sulla
rivista “Lourdes Magazine” (gennaio/febbraio 2006), edita dal
Santuario “Notre Dame de Lourdes” (http://www.lourdes-france.org/)
, è apparso un articolo relativo a questo evento. Ringraziamo dalla
segnalazione.
* Ci sono quelli che vogliono sapere dove possono trovare
il libro “La testimonianza di fede della Chiesa romano cattolica in
Ucraina durante la persecuzione comunista 1917-1991”, scritto dal
giovane P. Pavlo Vyshkovskyy (pag. 5 di “Spunti”). Cogliamo
l’occasione per sottolineare che l’opera è una tesi di dottorato –
brillante tra l’altro – difesa alla Pontificia Facoltà Teologica
TERESIANUM a Roma (http://www.teresianum.org/italiano/),
poco tempo fa.
* Altri vogliono approfondire la loro conoscenza su
“L’Apostolo scelto dalla Madonna” (pag. 11), il Fondatore delle
Suore Riparatrici di Nostra Signora dei Dolori di Fatima, il
canonico dott. Manuel Nunes Formigão (1883-1958), il quale, secondo
le parole del Cardinale Patriarca Mons. Antonio Ribeiro, “senza lui,
Fatima non sarebbe quello che è al presente” (Prefazione a “Apóstolo
de Fátima – Con. Manuel Nunes Formigão). Per coloro che leggono il
portoghese, possono rivolgersi all’indirizzo che si trova alla pag.
11 di “Spunti”, cioè: Religiosas Reparadoras de Fátima – Rua de
Santo António, 71 – Apart. 227 – 2496-908 Fátima – Portogallo.
Speriamo bene che presto uscirà qualche libro su questa importante
figura che ha avuto un ruolo molto particolare nelle vicende di
Fatima.
Ringraziamo di modo particolare a tutti quelli che stano
facendo una diffusione di questo numero di “Spunti”, presso le loro
parrocchie e conoscenze, e soprattutto che ci sono vicini con la
loro preghiera sostenitrice.
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Non possiamo lasciare di dire qualcosa sull’argomento così
attuale delle recenti manifestazioni di ostilità dei fanatici
islamici. I cosiddetti moderati islamici, purtroppo, contano molto
poco o proprio nulla in questa vicenda.
Ma approfittiamo dell’occasione per studiare le cause più
profonde dell’attuale congiuntura. In questo senso, trascriviamo un
articolo sull’ organo ufficioso dell'Arcidiocesi di San Paolo in
Brasile, il “Legionario”, di cui è autore il prof. Plinio Corrêa de
Oliveira, scritto circa 60 anni fa.
Legionario, n.° 775, 15 di giugno 1947
Maometto rinasce
Quando studiamo la triste storia della caduta dell'impero
dell'Occidente ci costa capire la miopia, la superficialità e la
tranquillità dei romani davanti al pericolo che si veniva formando.
Roma soffriva, per aggiungere agli altri mali, di
un’inveterata abitudine di vincere. Ai loro piedi stavano le più
gloriose nazioni dell'antichità, l'Egitto, la Grecia, tutta l'Asia.
La ferocia dei Celti era definitivamente ammansita. Il Reno
e il Danubio costituivano per l'Impero una splendida difesa
naturale.
Come mai aver paura che i barbari che vagavano nelle selve
vergini dell'Europa centrale potessero esporre a serio pericolo una
così immensa struttura politica?
Abituati a questa visione, i romani non hanno avuto la
flessibilità di spirito per capire la situazione nuova che pian
piano si stava creando. I barbari hanno scavalcato il Reno, hanno
incominciato la loro invasione, davanti a loro la resistenza delle
legioni romane era debole, indecisa, insufficiente. Però i romani
continuavano a ignorare il pericolo, ossessionati da un lato dalla
sete assorbente dei piaceri, e dall'altro illusi da quello che si
potrebbe chiamare in una detestabile terminologia freudiana "un
complesso di superiorità". E' ciò che spiega il sopore mortale in
cui si sono conservati fino alla fine.
Anche se consideriamo dentro questo insieme il mistero
dell'inerzia romana, il quadro ci sembra particolare e magari un po’
forzato. Lo capiremo meglio se consideriamo un altro grande mistero
che si para davanti ai nostri occhi, dal quale siamo in un certo
modo partecipi: la grande inerzia dell'Occidente cristiano di fronte
alla rinascita del paganesimo afroasiatico. L'argomento è troppo
vasto per essere trattato in blocco. Basterà, per comprenderlo bene,
considerare soltanto uno degli aspetti del fenomeno: il rinnovamento
del mondo musulmano.
Ricordiamo rapidamente alcuni dati generali del problema.
Come si sa, il mondo maomettano abbraccia una striscia territoriale
che comincia in India, passa per l'Arabia e l'Asia minore, raggiunge
l'Egitto e va a finire nell'Oceano Atlantico. La zona di influenza
dell'Islam è immensa sotto tutti i punti di vista: territorio,
popolazione, ricchezze naturali. Però fino a qualche tempo fa certi
fattori inutilizzavano in maniera quasi completa tutto questo
potere.
Il legame che potrebbe unire i maomettani di tutto il mondo
sarebbe, evidentemente, la religione del Profeta.
Però questa si presentava divisa, debole, e totalmente
sprovveduta di uomini notabili nelle sfere del pensiero, del
comando, o dell'azione. Il maomettanismo vegetava e questo sembrava
bastare perfettamente allo zelo degli alti dignitari dell'Islam. Lo
stesso piacere per la stagnazione e per la vita semplicemente
vegetativa era un male di cui anche era colpita la vita economica e
politica dei popoli maomettani dell'Asia e dell'Africa.
Nessun uomo di valore, nessuna idea nuova, nessuna impresa
veramente grande poteva affermarsi in questa atmosfera. Ogni nazione
maomettana si chiudeva su se stessa, indifferente ad ogni cosa che
non fosse il piacere tranquillo e piccolo della vita quotidiana.
Così ognuno viveva in un mondo proprio, diversificato dagli altri
dalle loro tradizioni storiche profondamente diverse, tutti separati
dalla loro reciproca indifferenza, incapaci di capire, desiderare e
realizzare un opera comune. In questo quadro religioso e politico
così deprimente, lo sfruttamento delle ricchezze naturali del mondo
maomettano, ricchezze che considerate nel suo insieme costituivano
uno dei maggiori potenziali del globo, era manifestamente
impossibile. Tutto, quindi, non era altro che rovina,
disaggregazione e torpore.
Così l'Oriente trascinava i suoi giorni mentre l'Occidente
arrivava allo zenith della sua prosperità. Dall'era vittoriana,
un'atmosfera di giovinezza, di entusiasmo e di speranza soffiava
nell'Europa e nell'America. I progressi della scienza avevano
rinnovato gli aspetti materiali della vita occidentale. Le promesse
della Rivoluzione trovavano credito e negli ultimi anni del XIX
secolo vi erano coloro che aspettavano il XX secolo come l'età
dell'oro dell'umanità.
E' chiaro che un occidentale messo in questo ambiente si
rendeva conto profondamente dell'inerzia e dell'impotenza
dell'Oriente. Parlargli della possibilità di rinascita del mondo
maomettano gli sarebbe sembrato qualcosa di così irrealizzabile e
anacronistico quanto il ritorno agli abbigliamenti, ai metodi di
guerra, e alla mappa politica del medioevo.
Di questa illusione viviamo ancora oggi. E, come i romani,
fiduciosi nel Mediterraneo che ci separa dal mondo islamico, non ci
rendiamo conto che fenomeni nuovi ed estremamente gravi accadono
nelle terre del Corano.
E' difficile abbracciare in una descrizione sintetica
fenomeni così vasti e ricchi come questi. Però in modo generale si
può dire che dopo la seconda guerra, tutto l'Oriente – e con questa
espressione vogliamo significare in un senso molto ampio
abbracciando nella sua totalità le zone di civiltà non cristiana
dell'Asia e dell'Africa - ha cominciato a subire un fenomeno di
reazione antieuropeo e molto pronunciato. Questa reazione aveva due
aspetti un po’ contraddittori ma ambedue molto pericolosi per
l'Occidente. Da una parte, le nazioni orientali cominciavano a
soffrire con impazienza il giogo economico e militare
dell'Occidente, manifestando un'aspirazione ogni volta più
pronunciata per la sovranità piena, per la formazione di un
potenziale economico indipendente e di grandi eserciti propri. E'
ovvio che questa aspirazione comportava una certa
"occidentalizzazione", cioè l'adattamento della tecnica militare,
industriale e agricola moderna, del sistema finanziario e bancario
euroamericano, all'Asia ecc.. D'altra parte però questo risveglio
patriottico provocava un rinnovamento dell'entusiasmo per le
tradizioni, abitudini, culto, storia nazionali. E' superfluo
aggiungere che lo spettacolo degradante della corruzione e delle
divisioni alla quale stava sottomesso il mondo occidentale favoriva
lo stimolo all'odio contro l'Occidente. Da questo proveniva la
formazione in tutto l'Oriente di un nuovo interesse per i vecchi
idoli, di un "neopaganesimo" mille volte più combattivo, risoluto e
dinamico che il paganesimo antico. Il Giappone è un tipico esempio,
ultratipico forse, di tutto questo processo che tentiamo di
descrivere. Il gruppo ideologico e politico che lo ha messo nella
categoria di grande potenza e che ha avuto per lui l'ambizione del
dominio del mondo è stato esattamente uno di quei gruppi neopagani
ostinatamente attaccati ai vecchi concetti di divinità
dell'imperatore ecc.
Ora un fenomeno più lento però non meno vigoroso di quello
del Giappone è accaduto in tutto il mondo Orientale. L'India,
l'Egitto, la Persia, la Turchia, queste potenze possiamo dire si
sentono orgogliose del loro passato, delle loro tradizioni, della
loro cultura e desiderano conservare con zelo nello stesso tempo
mostrandosi fieri delle loro ricchezze naturali, delle loro
possibilità economiche e militari, e del progresso finanziario che
stanno ottenendo. Giorno dopo giorno loro diventano più ricchi,
costruiscono città dotate di un sistema governativo efficace, di una
polizia bene attrezzata, di università strettamente pagane ma molto
sviluppate, di scuole, ospedali, musei, tutto ciò che per noi
significa in qualche modo potere del progresso materiale. Nelle loro
casse l'oro si va accumulando. Oro significa possibilità di
acquistare armamenti. E armamenti significano prestigio mondiale.
E' interessante osservare che l'esempio nazista ha
impressionato fortemente l'Oriente. Se un grande paese come la
Germania ha avuto un governo che ha lasciato il cristianesimo e non
è rimasto rosso di vergogna di ritornare agli antichi idoli, cosa
c'è di vergognoso nel fatto che un cinese o un arabo rimangano nelle
loro religioni tradizionali?
Tutto ciò ha trasformato il mondo islamico e ha determinato
in tutti i popoli maomettani, dall'India al Marocco, un sussulto che
significa che il sonno millenario è finito. Il Pakistan – stato
mussulmano indù alla vigilia dell'indipendenza – l'Iran, l'Iraq, la
Turchia, l'Egitto sono i punti alti del movimento di risveglio
islamico. Però nell'Algeria, nel Marocco, nella Tunisia,
l'agitazione va in crescendo. Il nervo vitale dell'islamismo rivive
in tutti questi popoli facendo rinascere in loro il senso
dell'unità, la nozione dell'interesse comune, la preoccupazione
della solidarietà e il piacere della vittoria.
Niente di questo è rimasto campato in aria. La Lega Araba,
una confederazione vastissima di popoli musulmani raduna oggi tutto
il mondo maomettano. E' alla rovescia ciò che fu nel medioevo la
Cristianità. La Lega Araba attua come un vasto blocco davanti alle
nazioni non arabe, e fomenta in tutto il nord Africa l'insurrezione.
L'evasione del gran muftì (Abd-el-Krim) è stata una chiara
manifestazione della forza di questa Lega. La liberazione di
Abd-el-Krim è più che questo, è un'affermazione del proposito
deliberato in cui si trova la Lega di intervenire negli affari
dell'Africa settentrionale, promuovendo l'indipendenza dell'Algeria,
Tunisia e Marocco. E' quello che abbiamo dimostrato nella sezione
del giornale "7 giorni in rivista" dell'ultimo numero.
Sarà necessario avere molto talento, molta perspicacia,
delle informazioni eccezionalmente buone, per rendersi conto di ciò
che significa questo pericolo?
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Cogliamo l’occasione per raccomandare tutti i nostri
lettori all’efficace patrocinio della Madonna di Lourdes, di cui in
questi giorni (11 febbraio) commemoriamo la festa liturgica, per
ottenere per se e per i propri cari ogni grazia e benedizione del
Cielo.
Cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”
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