martedì 14 marzo 2006
S. Matilde

Verso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria

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I nostri abbonati hanno già ricevuto una bellissima “Via Crucis” per questa Quaresima. Coloro che ancora non l’hanno avuta, possono vedere sulla home page del nostro sito quale scegliere (potete anche ascoltare i primi brani). Da parte nostra, faremo il possibile per spedirla al più presto.

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Oggi si parla tanto, tantissimo, di “scontro di civiltà”. Ma cos’è la civiltà cristiana? La Chiesa cattolica si identifica con una civiltà, con una cultura o con un popolo in concreto? Vi proponiamo l’articolo sotto, scritto dal noto leader cattolico e intellettuale brasiliano il prof. Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), per cercare di stimolare il senso d’osservazione della realtà alla luce della fede e del senso comune.

Oriente e Occidente: sano avvicendamento di valori

La fotografia ci mostra ì quattro figli del maharajah di Kapurthala agli inizi del secolo scorso. Il gruppo impressiona gradevolmente per qualcosa di spiccatamente nobile, grazioso e delicato nel portamento, nelle fisionomie e nei costumi dei principini.

Si tratta di veri e propri principi, molto auten­ticamente indiani. Tuttavia è evidente che, senza nessun pregiudizio per la loro autenticità, qualcosa della nostra civiltà è penetrata profondamente in loro e nell'ambiente che li circonda.

Quando due grandi civiltà si incontrano, il migliore frutto dei rapporti pacifici che dovrebbero intercorrere fra loro è proprio questo avvicenda­mento di valori, fatto in modo giudizioso ed equilibrato, sicché tutte e due si arricchiscono senza perdere la rispettiva autenticità. Al contrario, l'esito peggiore è quando una civiltà cancella l'altra.

La Chiesa non si identifica con una civiltà, con una cultura o con un popolo in concreto. Sta nella sua indole promuovere la conservazione e l'accrescimento di tutto ciò che nelle varie civiltà e culture vi è di vero e di retto, nonché l'eliminazio­ne di tutto ciò che vi è dì falso e di cattivo.

È facile vedere, dunque, come l'influenza cat­tolica sia atta a promuovere questo sano avvicen­damento di valori. Quando questo avvicendamento si dà sotto l'egida della Chiesa, ne risulta una sostanziale unità, armoniosamente variegata, fra le varie civiltà e culture. È questa superiore unità, fondata sulla Fede, che noi chiamiamo Civiltà Cristiana.

Se l'azione della Chiesa avesse raggiunto la sua piena influenza fra i popoli d'Oriente, tutto quanto vi è di caratteristico, di elevato, di retto nella civiltà e nella cultura dell'India si sarebbe preservato. Gli ignobili abusi che, purtroppo, coesistevano con questi valori autentici — l'idolatria e la terribile oppressione delle caste inferiori, per menzionarne due — sarebbero stati eliminati. E noi avremmo oggi un'India perfettamente indiana, perfettamente permeata della sua ammirevole tra­dizione, ma anche perfettamente cristiana, nobili­tata dall'accettazione dei migliori valori dell'Occidente. A sua volta, quanto avrebbe potuto guadagnare l'Occidente dal contatto con una tale India!

In una certa misura, fino alla seconda guerra mondiale, questo scambio di valori proseguiva fra le classi aristocratiche dell'India e dell'Occidente.

Da queste sfere, i frutti avrebbero poi dovuto pro­pagarsi, in modo naturale, a tutti i ceti sociali.

Questi principini, che rievocano qualcosa dell'atmosfera dì "Mille e una notte", dimostrano tut­tavia di aver assimilato qualcosa dell'aire de cour tipica delle aristocrazie occidentali. Loro sono un eccellente esempio dell'avvicendamento di valori fra due grandi civiltà.

Però... la Rivoluzione(*) ha fatto irruzione sulla scena. Come aveva già fatto in Occidente, anche in India la Rivoluzione distrusse a suo tempo le tradi­zioni, si rivoltò contro quanto c'era di autentico ed organico. Col pretesto di correggere gli abusi, la Rivoluzione sta costruendo una nazione cosmopo­lita, inorganica, che è passata dall'autorità spesso eccessiva dei maharajah al dispotismo della mac­china, della burocrazia, della tecnica e della propa­ganda.

Ha guadagnato con questo l'India? Ha perso? La domanda aprirebbe una discussione senza fine, e avrebbe l'inconveniente di sviare l'attenzione da un problema infinitamente più interessante: per­ché l'India non proseguì per la giusta strada sulla quale si era ormai avviata, almeno sotto un certo profilo? [Rivista “Catolicismo”, Brasile, agosto 1961 – (*) Nota: Per capire meglio il senso della parola “Rivoluzione” utilizzata dall’autore, consultare “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione”].

Cordiali saluti,
la redazione di Luci sull’Est

 

 

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