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Gentile
lettore, gentile lettrice,
I nostri abbonati hanno già ricevuto una bellissima “Via
Crucis” per questa Quaresima. Coloro che ancora non l’hanno avuta,
possono vedere sulla home page del
nostro sito quale scegliere (potete anche ascoltare i primi brani). Da parte nostra, faremo il possibile per spedirla al più
presto.
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Oggi si parla tanto, tantissimo, di “scontro di civiltà”.
Ma cos’è la civiltà cristiana? La Chiesa cattolica si identifica con
una civiltà, con una cultura o con un popolo in concreto? Vi
proponiamo l’articolo sotto, scritto dal noto leader cattolico e
intellettuale brasiliano il prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995), per cercare di stimolare il senso d’osservazione della
realtà alla luce della fede e del senso comune.
Oriente e
Occidente: sano avvicendamento di valori
La
fotografia ci mostra ì quattro figli del maharajah di Kapurthala
agli inizi del secolo scorso. Il gruppo impressiona gradevolmente
per qualcosa di spiccatamente nobile, grazioso e delicato nel
portamento, nelle fisionomie e nei costumi dei principini.
Si tratta di veri
e propri principi, molto autenticamente indiani. Tuttavia è
evidente che, senza nessun pregiudizio per la loro autenticità,
qualcosa della nostra civiltà è penetrata profondamente in loro e
nell'ambiente che li circonda.
Quando due grandi
civiltà si incontrano, il migliore frutto dei rapporti pacifici che
dovrebbero intercorrere fra loro è proprio questo avvicendamento di
valori, fatto in modo giudizioso ed equilibrato, sicché tutte e due
si arricchiscono senza perdere la rispettiva autenticità. Al
contrario, l'esito peggiore è quando una civiltà cancella l'altra.
La Chiesa non si
identifica con una civiltà, con una cultura o con un popolo in
concreto. Sta nella sua indole promuovere la conservazione e
l'accrescimento di tutto ciò che nelle varie civiltà e culture vi è
di vero e di retto, nonché l'eliminazione di tutto ciò che vi è dì
falso e di cattivo.
È facile vedere,
dunque, come l'influenza cattolica sia atta a promuovere questo
sano avvicendamento di valori. Quando questo avvicendamento si dà
sotto l'egida della Chiesa, ne risulta una sostanziale unità,
armoniosamente variegata, fra le varie civiltà e culture. È questa
superiore unità, fondata sulla Fede, che noi chiamiamo Civiltà
Cristiana.
Se l'azione della
Chiesa avesse raggiunto la sua piena influenza fra i popoli
d'Oriente, tutto quanto vi è di caratteristico, di elevato, di retto
nella civiltà e nella cultura dell'India si sarebbe preservato. Gli
ignobili abusi che, purtroppo, coesistevano con questi valori
autentici — l'idolatria e la terribile oppressione delle caste
inferiori, per menzionarne due — sarebbero stati eliminati. E noi
avremmo oggi un'India perfettamente indiana, perfettamente permeata
della sua ammirevole tradizione, ma anche perfettamente cristiana,
nobilitata dall'accettazione dei migliori valori dell'Occidente. A
sua volta, quanto avrebbe potuto guadagnare l'Occidente dal contatto
con una tale India!
In una certa
misura, fino alla seconda guerra mondiale, questo scambio di valori
proseguiva fra le classi aristocratiche dell'India e dell'Occidente.
Da queste sfere,
i frutti avrebbero poi dovuto propagarsi, in modo naturale, a tutti
i ceti sociali.
Questi principini,
che rievocano qualcosa dell'atmosfera dì "Mille e una notte",
dimostrano tuttavia di aver assimilato qualcosa dell'aire de
cour tipica delle aristocrazie occidentali. Loro sono un
eccellente esempio dell'avvicendamento di valori fra due grandi
civiltà.
Però... la
Rivoluzione(*) ha fatto irruzione sulla scena. Come aveva già fatto
in Occidente, anche in India la Rivoluzione distrusse a suo tempo le
tradizioni, si rivoltò contro quanto c'era di autentico ed
organico. Col pretesto di correggere gli abusi, la Rivoluzione sta
costruendo una nazione cosmopolita, inorganica, che è passata
dall'autorità spesso eccessiva dei maharajah al dispotismo della
macchina, della burocrazia, della tecnica e della propaganda.
Ha guadagnato con
questo l'India? Ha perso? La domanda aprirebbe una discussione senza
fine, e avrebbe l'inconveniente di sviare l'attenzione da un
problema infinitamente più interessante: perché l'India non
proseguì per la giusta strada sulla quale si era ormai avviata,
almeno sotto un certo profilo? [Rivista “Catolicismo”, Brasile,
agosto 1961 – (*) Nota: Per capire meglio il senso della parola
“Rivoluzione” utilizzata dall’autore, consultare “Rivoluzione
e Contro-Rivoluzione”].
Cordiali saluti,
la redazione di Luci sull’Est
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