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Caro lettore, gentile lettrice,
Finalmente, dopo
tante richieste ricevute, è stato ristampato il magistrale libricino
“Giacinta di Fatima - La pastorella della Madonna”, del noto
gesuita portoghese P. Fernando Leite. Adesso genitori, maestri,
parroci, catechisti e tutti quelli che si dedicano alla formazione
delle generazioni future possono richiederci questo avvincente
scritto.
Nel 1935 Suor
Lucia scrive circa sua cugina Giacinta: “Ho speranza che il Signore,
per la gloria della Santissima Vergine, le concederà l’aureola della
santità. Lei era bambina solo negli anni. Per il resto, sapeva
praticare le virtù e mostrare a Dio e alla Santissima Vergine il suo
amore per la pratica del sacrificio… È ammirevole come avesse
compreso lo spirito di preghiera e di sacrificio che la Madonna ci
raccomandò… Conservo di lei una grande stima di santità”. E
aggiunge: “Giacinta fu, secondo me, quella a cui la Madonna comunicò
una maggiore abbondanza di grazie, di conoscenza di Dio e della
virtù… Aveva un portamento oltremodo serio, modesto e amabile, che
sembrava tradurre la presenza di Dio in tutti i suoi atti, proprio
da persona avanti negli anni e di grande virtù”.
Leggiamo nella
prefazione all’edizione portoghese di quest’opera: “Questo
libricino, nelle sue poche pagine elaborate dal grande apostolo di
Fatima, padre Fernando Leite… ci fa scoprire la semplicità e
trasparenza dell’anima gigante della piccola Giacinta. E fa vedere a
tutti noi, in particolare ai bambini, come una bambina, a partire
dai sei anni… fino alla morte, prima di compierne dieci, divenne una
risposta fedele alle richieste del Celestiale Messaggero e della
Madonna”.
In occasione
della beatificazione dei piccoli veggenti di Fatima Giacinta e
Francesco, l’Arcivescovo emerito di Lourenço Marques-Maputo
(capitale del Mozambico) Mons. Custódio Alvim Pereira, già decano
dei Canonici della Basilica di San Pietro, nonché ardente
patrocinatore di Luci sull’Est e della sua opera di
diffusione del Messaggio di Fatima, ci concesse un’intervista (v.
“Spunti”
Giugno 2000) di cui riportiamo più oltre alcune tra le sue
considerazioni più calzanti:
Voglio
innanzitutto fare un’osservazione. A queste domande si potrebbero
dare risposte diverse, in base al modo in cui ognuno guarda al
mondo, alla Chiesa e ai due bambini in questione. Dirò come la vedo
io.
È vero che
Giacinta e Francesco sono i beati non martiri più giovani mai
elevati sugli altari, il che è nuovo nella storia bimillenaria
della Chiesa. Se è un precedente ed altri casi verranno dopo, non lo
possiamo sapere. Osservando i fatti, comunque, vediamo che
unicamente l’azione di Dio, trattandosi di innocenti bambini, può
fargli comprendere ciò che gli adulti imparano in anni di
formazione.
Televisione,
radio, mezzi di comunicazione in genere, sono il grande problema del
nostro tempo per l’influenza che esercitano sull’età infantile. Gli
adulti possono imparare a difendersi; i bambini invece no. E qui c’è
la responsabilità dei genitori in un momento di grande
sconvolgimento del mondo, con l’aggravante che i nemici di Dio e
della Chiesa cercano di derubare i genitori di questa
responsabilità, lasciandola allo Stato. Ma non è impossibile che
emergano nuovi Francesco e Giacinta, perché Dio può intervenire
sempre, quando e come vuole.
Far conoscere
Maria ai nostri bambini è uno dei maggiori beni che si possano fare
alle anime ancora innocenti, perché Maria è colei che ha preservato
in modo perfetto la sua propria innocenza.
In uno dei suoi
famosi sogni, Don Bosco vide un ragazzino nella gloria celeste. Era
san Domenico Savio, suo ex-allievo, morto a soli 14 anni che,
nonostante la giovane età, era divenuto un grande santo. Domenico,
davanti ad una moltitudine di giovani, domandava a Don Bosco: “Sa
chi sono questi giovani?”
Egli rispose: “Ne
conosco alcuni, ma la maggior parte no. Chi sono?”
“Sono quelli che
si sono salvati grazie al suo apostolato!”, ribatté il suo allievo.
In un altro
sogno, il fondatore dei Salesiani, sentì due personaggi che
dialogavano così:
“Oh, se i giovani
conoscessero qual prezioso tesoro è l’innocenza, come custodirebbero
la stola battesimale fino dall’inizio della loro vita! Ma purtroppo
non riflettono e non pensano al danno che si fa quando viene
macchiata! L’innocenza è come uno squisitissimo liquore!
“D’accordo, ma
racchiuso entro un vaso di fragile creta il quale, a meno che non
sia portato con grande cautela, facilmente va in frantumi… (dichiarò
l’altro personaggio). (…)
“È grave errore
dei giovanetti quello di supporre che la penitenza si debba
praticare soltanto dai peccatori. Essa invece è necessaria anche per
conservar l’innocenza. Se il Gonzaga [san Luigi Gonzaga] non
l’avesse praticata, sarebbe forse caduto in qualche peccato grave.
Questa verità si dovrebbe quindi predicare e costantemente insegnare
ai giovanetti. Quanti di più conserverebbero l’innocenza, se
l’apprezzassero e la difendessero con la penitenza”. (…)
E
interrompiamo qui il dialogo dei due personaggi, per ricordare come
Giacinta sia stata un modello perfetto della penitenza praticata
dall’innocente. Lo fu perché la Madre di Dio glielo insegnò e la
veggente così fece per puro desiderio di riparare i peccati contro i
Cuori di Gesù e di Maria. Ed il risultato fu una crescita constante
della sua santità fino alla morte.
Don
Bosco, formidabile pedagogo della gioventù decenni prima
dell’edificante vita della pastorella di Fatima, così continuava il
racconto del suo sogno, con queste altre battute dei due personaggi,
che riflettono molto bene la traiettoria spirituale della nostra
piccola eroina:
“La via
dell’innocente è cosparsa di prove e di sacrifici, si attinge però
la forza dalla Comunione, poiché chi si comunica spesso ha la vita
eterna, sta in Gesù, il quale vive in lui.
(…)
“Consolante pure
riflettere che la Vergine dolcissima, amata dall’innocente, è Mamma
sua come si legge: ‘Io sono la Madre del bell’amore, del timore,
della saggezza e della santa speranza. In Me ogni grazia per
conoscere la via e la verità; in Me ogni speranza di vita e di
virtù. Io amo chi Mi ama. Quanti Mi esaltano avranno la vita eterna.
[Io sono] Terribile come esercito
schierato a battaglia’.” (cfr. “I sogni di Don Bosco”,
Eugenio Pilla, Cantagalli, Siena, 2004, pag. 374, 375, 376 e 379)
Con
l’ardente amore alla Madonna che aveva visto alla Cova da Iria, con
l’Eucaristia che aveva ricevuto per la prima volta dalle mani
dell’Angelo e con l’assidua pratica dei sacrifici, la beata Giacinta
di Fatima toccò le alte vette di perfezione che la fanno ammirare da
milioni e milioni di devoti in tutto il mondo.
Un esempio anche
per gli adulti
Questo piccolo
libro che Luci sull’Est offre ai suoi amici non è soltanto
per i bambini, ma anche per gli adolescenti e persino per gli
adulti.
Ha detto Nostro
Signore: “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini,
non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo
come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli” (Mt.
18, 3-4).
Ecco al riguardo
alcuni commenti sul Vangelo di Dottori, Padri della Chiesa e d’altri
autorevoli autori, raccolti da san Tommaso d’Aquino nella sua famosa
“Catena Aurea”:
“(San) Gerolamo:
Il fanciullo non ha rancori o ire lunghe, delle offese non si
rammenta, ha pudore e docilità, non dice una cosa e un’altra ne
pensa. Se voi non sarete, al possibile, puri così, non avrete le
gioie dell’amor mio, del mio regno le glorie.
“(Sant’) Ilario:
Il fanciullo ama la madre, al padre tiene dietro, non pensa a male,
ricchezze non brama; crede con riverenza, pur desiderando
d’intendere, e interrogando”.
A tutti quindi, a
seconda dei rispettivi doveri di stato, dell’età, della professione,
ecc., la lettura di “Giacinta di Fatima” potrà servire come fonte di
feconde riflessioni e validi insegnamenti. In particolare potrà
rivelarsi utile a coloro ai quali, per un motivo o per l’altro, è
stata affidata la formazione dei piccoli.
Come al solito, le richieste si possono effettuare
per telefono (06-85 35 21 64) e fax (06-85 34 52 31), oppure tramite
il
nostro sito internet (richieste
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libere offerte)
Auguriamo a tutti
i nostri lettori speciali grazie per la festa della Natività di
Maria Santissima.
Cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”
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