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Caro lettore, gentile lettrice
Questo nuovo
Anno che si avvicina è molto particolare per tutti i devoti della
Madonna di Fatima. Infatti, nel corso del 2007 sarà commemorato il
90° delle apparizioni della Madre di Dio nella Cova da Iria! Quante
grazie e miracoli ci sono stati dall'inizio del ciclo di Fatima, di
questo evento grandioso che ha segnato in modo indelebile il XX
secolo e le cui luci illuminano il nostro cammino ancora oggi, in
pieno secolo XXI!
Cosa ci
aspetta nel 2007? Come possiamo saperlo? Però di una cosa possiamo
essere sicuri: l’aiuto materno - di una Madre che è la Madre di Dio,
la Regina del Cielo e della terra, la nostra avvocata, la nostra
speranza, il rifugio dei peccatori, la consolatrice degli afflitti,
l’ausiliatrice dei cristiani - non ci mancherà se a Lei sapremo
rivolgersi con fiducia, umiltà e costanza.
Nello spirito
di filiale devozione a questa Madre unica vi proponiamo, come è
ormai tradizione, il Calendario 2007 di “Luci sull’Est” che vuole in
modo speciale essere quest'anno un vero e proprio "memento Fatima".
In tutti i focolari, in tutti i luoghi dove si potrà vedere questo
Calendario - come tanti altri di ispirazione cattolica - ci sarà una
testimonianza della fiducia nelle promesse della Madonna a Cova da
Iria, un’affermazione del desiderio del trionfo, al più presto, di
Gesù per Maria, nei nostri cuori e nella società.
Se lei già è
un abbonato di “Luci sull’Est”, insieme al prossimo numero di
“Spunti”, riceverà una copia di questo Calendario. Altrimenti lei
può fare richiesta per ricevere il “Calendario 2007 - FATIMA 90
ANNI” con i mesi di novembre e dicembre 2006.
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Dalla
Newsletter del portale
[Il] 7 ottobre
2006, si festeggia la Regina del Santo Rosario.
In questo stesso mese di ottobre cade il 50° anniversario
dell'insurrezione del popolo della cattolica Ungheria contro il più
totalitario sistema sociale della storia umana. Per celebrare queste
due ricorrenze, Totus tuus è lieta di offrire in dono ai suoi utenti
registrati un documento storico di straordinaria importanza:
Memorie
del Card. Joszef Mindszenty (1892-1975)
Principe Primate d'Ungheria
Le modalità per scaricarlo gratuitamente sono quelle consuete; lo
trovate nella sezione "Libri da scaricare/ Storia socialismo".
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In occasione
del 3° anniversario della incoronazione di Papa Pio XII, il leader
cattolico e uomo d’azione brasiliano il prof. Plinio Corrêa de
Oliveira (1908-1995) scrisse l’articolo intitolato “Il Papa,
Vicario di Cristo: la maggiore forza morale del mondo”:
«Un poeta
latino scrisse questi versi terribili: Tu regere imperio populos,
Romane memento! [Virgilio, Eneide 6, 851].
Ricordati, o Romano, di
governare i popoli con il tuo impero!
Noi, che siamo venuti al mondo
dopo duemila anni di questo periodo, sappiamo com’è fallita questa
apostrofe di Virgilio. La Roma delle conquiste e delle usurpazioni,
la Roma della forza brutale - il cui carro di trionfo ha tante volte
calpestato la dignità dei popoli soggiogati e sopra la terra dei
paesi vinti - si è sbriciolata ed è stata seppellita sulle loro
stesse rovine. Però un’altra Roma è sorta dalle ceneri della prima.
Una Roma nuova che trionfa, che conquista, non con la spada o con la
forza, ma con il cuore e con l’amore. Se Virgilio avesse conosciuto
le meraviglie dell’amore certamente i suoi versi sarebbero stati una
profezia sublime: Tu regere amore populos, Romane, memento!
Ricordati, o Roma, che vincerà il mondo dall’amore!
E questo grande amore, questo grande cuore, centro e forza della
Roma nuova, è il Papa, il Vicario di Cristo. Pietro, primo
Pontefice, quando ha ricevuto del Maestro le chiavi del regno dei
cieli, ha ricevuto prima il suo cuore divino. Possedendo il cuore di
Cristo, capace di amare l’umanità intera, Pietro può essere Cristo
sulla terra. Clemente XIII, nella costituzione “In exhaustum”, ha
un'espressione particolare: - Pietro è il successore di Cristo. Però
Pietro non potrebbe essere il successore di Cristo se non possedesse
il cuore di Cristo. Ecco il mistero augusto che fa del Pontefice
Romano il Padre universale dei popoli, il provvido distributore del
pane della verità, la guida sicura nei sentieri sinuosi della pace e
della giustizia. Ormai da venti secoli l’umanità lo riconosce come
tale. Malgrado tutte le lotte, le persecuzioni, le aberrazioni di
tutti i tempi, individui e popoli, grandi e piccoli, nei momenti di
dolore e d’infortunio, rivolgono a Roma, appellandosi a Colui che,
senza distinzione di casta o di razza, ascolta tutti, accoglie
tutti, e tutti consola e benedice. La forza morale del Pontefice è
la stessa di sempre, di oggi, di ieri, di tutti i periodi della sua
storia. Lui è il punto di attrazione di tutte le intelligenze e di
tutti i cuori. La sua maestà, sublime ed eccelsa fra tutte, supera
l’umano e raggiunge il divino. Re di un piccolo Stato, si siede su
un trono che è la garanzia di tutti i troni, perché è il grande
infallibile della morale che difende l’ordine più che gli apparati
della forza e la bravura degli eserciti.
Chi volesse conoscere nella sua realtà il potere morale del
Pontefice, dovrebbe soltanto mettersi - basterebbe un giorno - sui
primi gradini della scalinata che conduce in Vaticano. - Chi passa?
Domanderebbe, sbalordito, ad ogni momento. - È un ricco signore,
figlio d’oltre mare. Ha viaggiato per tutto il mondo; ha visitato
tutte le meraviglie della terra. Ed ha organizzato infine la più
grande di tutte: prima di ritornare alle isole della sua Bretagna
oppure verso le capitali della sua America, vuole vedere il Papa. -
Chi passa? È una suora della carità con il suo bianco velo che
svolazza al vento. Ha lasciato un orfanotrofio, un asilo, una scuola
nell’hinterland più deserto dell’India: è venuta a baciare i piedi
del Santo Padre per ritornare, felice, fra i suoi orfani e
consacrargli tutta la vita. - Chi passa? È un venerando prelato, dai
capelli bianchi, carico di anni, sfiancato dalle fatiche. Viene dal
Canada, dalle montagne rocciose oppure dalle immense pianure
dell’America meridionale. Viene a vedere il Santo Padre, implorare
la sua benedizione. - Chi passa? - È l’ambasciatore del più potente
sovrano del mondo. È protestante, però non disdegna di rendere
omaggio al Settuagenario, che è re soltanto di un minuscolo Stato,
però è il Padre universale di tutti i popoli. - Chi passa? - È un
missionario del Giappone, un religioso della Spagna, un missionario
dell’Africa. Viene per riferire al Vicario di Cristo l’esito dei
suoi sforzi, il frutto delle sue fatiche apostoliche. - Chi passa,
con tutta questa magnificenza, con tutto questo seguito? - È un
principe cristiano, discendente augusto degli antichi guerrieri che
hanno respinto i barbari, che hanno fatto le crociate. Conserva
nelle vene il sangue e nel cuore i sentimenti dei suoi antenati, e
che non si vergogna di venire a mettere, ai piedi del Dolce Cristo
in terra, il tributo del suo affetto, gli omaggi dei suoi sudditi. -
Chi passa? - È un pellegrino dalla Polonia, è un monaco dell’Armenia
oppure della Siria, è un uomo di lettere, è una umile figlia del
popolo, è un libero pensatore, è un capitano dell’armata. Tutti
salgono, ansiosi, quelle scale. Percorrono impazienti le sale del
Vaticano per vedere l’anziano vestito di bianco, baciargli le mani e
i pedi, ascoltargli la voce, ricevere la benedizione. E dopo,
discendono, raggianti di gioia, ritornano - beati - verso le loro
terre, verso le loro case, alle loro occupazioni, e mai più si
dimenticheranno di questo giorno così fortunato.
Questa è la storia di ogni giorno, di ogni settimana, di ogni mese,
di ogni anno. Questa è la storia di tutti i secoli. Tal è la forza
misteriosa, centro della Roma nuova che, partendo dal Vaticano, si
diffonde per il mondo, tocca i cuori, e tutto penetra, tutto muove.
E quando un’anima afflitta o dedicata non ha la ventura di arrivare
presso il Santo Padre per lagnarsi oppure protestare il suo amore,
eccola proprio dai luoghi lontani, lanciando uno sguardo e un grido
verso il lato dove si innalza, faro di Giustizia, la Cupola di San
Pietro. Filippo Augusto, re di Francia, pretendendo ripudiare la sua
legittima sposa, si unì ad Agnese (figlia di Bartoldo, duca di
Merano). L’infelice regina, trovandosi sola, in esilio, lontani dai
suoi, rifiutata e disprezzata dallo sposo infedele, prorompe in un
grido di angoscia, ma anche di una sublimità senza uguale: - “Roma!
Roma!” O com’è bello questo grido dell’anima oppressa,
dell’innocenza, della vittima che invoca giustizia da Roma.
Nel 1928, D. Constantino Butkiewicz, vittima del bolscevismo
insolente, moriva fucilato. I giornali avevano chiesto una “vittima
cattolica per la Pasqua cattolica”, e Monsignor Constantino è stato
scelto. Pochi minuti prima di morire, ha chiesto che gli
concedessero la grazia di scrivere una lettera al Papa. Vittima
innocente della prepotenza, nel momento del supremo sacrificio,
faceva un omaggio con il suo affetto e con il suo pensiero a Colui
che “ama la giustizia e odia l’iniquità” e per il quale verserebbe
il suo sangue. Però a lui è stato rifiutato, senza pietà, la
soddisfazione di questo suo desiderio. Con tre colpi di revolver è
caduto martire e le sue ultime parole pronunciate nel dolore
dell’agonia sono state queste:
- Trasmetta i
miei omaggi a Pio XI e ditegli che fino all’estremo sono rimasto
fedele alla Santa Sede.
E dopo tante
vittime del comunismo, altri errori più gravi si sono alzati
minacciando la Cristianità e martirizzando i veri cattolici, in
tutti i paesi dominati, divenendo i paganizzatori del mondo. La
storia di questi martiri è di tutti giorni, principalmente nella
Polonia cattolica, sotto il giogo totalitario. E’ la Chiesa, il
Papa, il sostegno di questi eroi cristiani.
Non sembra di
stare ad ascoltare di nuovo le narrazioni sublimi degli atti dei
primi martiri che si consegnavano ai supplizi, cantando inni e
inviando un saluto affettuoso al Pontefice di Roma?!
Ecco la forza
morale del Pontefice. La stessa di ieri, la stessa di oggi; la
stessa nel passato, la stessa nel futuro, l’unica capace di salvare
il mondo.
Avremo potuto
correggere i versi di Virgilio dicendo:
Tu regere
amore populos, Romane memento »
(cfr.
Legionário, N. 496, 15 marzo 1942)
* * *
A Fatima, la
Madonna ha chiesto di pregare molto per il Papa. Adesso - magari più
di prima - lui ha bisogno delle nostre preghiere per affrontare la
difficile congiuntura attuale. E noi, come figli che hanno zelo per
il suo carissimo padre, dobbiamo incrementare le nostre preghiere,
le nostre piccole (o grandi) sofferenze quotidiane per il Vicario di
Cristo. Auguriamo che l’articolo sopra ci faccia entusiasmare di
più, e così aumentare la nostra dedizione ed il nostro amore alla
Santa Chiesa cattolica, apostolica, romana.
In modo
particolare, dobbiamo offrire per le sue intenzioni il Santo
Rosario, che Benedetto XVI ci ha esortato a pregare specialmente in
questo mese.
Cordiali
saluti,
la redazione
di “Luci sull’Est”
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