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Caro lettore, gentile lettrice,
vogliamo
aprire questa lettera con un pensiero di profonda gratitudine
per la persona di Mons. Custodio Alvim Pereira, scomparso
la scorsa domenica, che, come i nostri sostenitori da più tempo
sanno bene, è stato un grande patrono della nostra Associazione.
Chi
non ha conosciuto Mons. Alvim Pereira ha perso un’occasione di
sapere come si armonizzano bonomia e sana gioia con una fede
seria e impegnata. Nel suo solenne funerale nella Basilica di
San Pietro, il 14 novembre scorso, l’arciprete Mons. Angelo
Comastri ha segnalato come l’arcivescovo portoghese, proprio da
questa posto unico, aveva "fatto brillare la speranza cristiana
per più di 30 anni, circondandola di giovialità. Una speranza
che ci fa vincere la cattiveria del mondo".
Eppure Mons.
Alvim Pereira era un modello di rassegnazione nelle grandi prove
della sua lunga vita. Avviato a un futuro brillante, a 22 anni
fu ordinato sacerdote; subito dopo insegna teologia ai
seminaristi; non ancora quarantenne divenne vice rettore e poi
rettore del Collegio Portoghese a Roma; a soli 43 anni è
consacrato vescovo; un anno più tardi diventa arcivescovo di
Lourenço Marques, oggi Maputo, capitale del Mozambico. Siamo nel
1959. Nel 1974, Paolo VI lo richiamerà a Roma a causa
dell’ostilità che i guerriglieri marxisti, divenuti ormai forza
di governo, manifestano minacciosi contro il suo magistero
categoricamente anticomunista. Dall’Africa, dove aveva lavorato
con grande dedizione e sacrificio, si trasferì al Capitolo
Vaticano, per passarvi nella preghiera silenziosa i suoi ultimi
30 anni. La rassegnazione nella prova lo accompagnò pure nei
lunghi e sofferti mesi della sua malattia finale, amorevolmente
curato dalle suore della Casa Madonna di Fatima, dove aveva
vissuto con grande austerità quest’ultima e lunga tappa della
sua vita. In tutti quelli che l’hanno conosciuto da vicino,
l’inclito presule lusitano ha lasciato una forte impressione di
santità.
Ci piace
ricordare ancora un brano delle parole dell’omaggio funebre di
Mons. Comastri, quando l’arciprete ha affermato che "la luce di
Fatima si è effusa con la lampada della sua vita". Infatti,
Mons. Alvim Pereira è stato un grande devoto e un grande
diffusore della devozione alla Madre di Dio apparsa nelle soavi
colline della sua terra natale, quasi contemporaneamente alla
sua nascita. La coerenza a questa devozione lo portò a dare un
sostegno generoso alle campagne di diffusione del Messaggio di
Fatima realizzate dall’Associazione Luci sull’Est, in
Italia, in Russia e nel vasto mondo un tempo comunista.
***
Qui di seguito
riportiamo le altre parti della bellissima omelia di Mons.
Comastri durante le esequie:
«La prima
lettura (Gv
21, 1-7) è una finestra aperta sul
futuro della Chiesa e del mondo. Giovanni vede un cielo nuovo ed
una terra nuova. Vede una nuova città simile ad una sposa che va
incontro al suo sposo.
La sposa è
l'umanità, lo sposo è Dio. La storia non è altro che la
preparazione della sposa; la storia è la purificazione del cuore
della sposa, affinché possa essere abbracciata da Dio nella
verità di un amore senza ombre e senza ambiguità.
Quando ci sarà
questo abbraccio, verrà asciugata ogni lacrima; e finirà il
dolore e finirà la morte.»
[Qui omettiamo
la biografia sintetizzata nella prima parte di questa lettera]
Prosegue mons.
Comastri «Il Vangelo (Mt
5, 1-12) ci ha tratteggiato il cammino
della speranza cristiana: un cammino nel quale è necessaria la
povertà del cuore, che ci permette di puntare e di
poggiare sull'unica e vera ricchezza che esista: ed è Gesù.
Il cammino
della speranza è fatto di mitezza, che ci rende capaci di
affrontare la cattiveria con la forza vincente della bontà; il
cammino della speranza è intriso di misericordia, che ci
rende sensibili ad ogni dolore e ci fa chinare sulle ferite di
ogni persona; il cammino della speranza non può fare a meno
della purezza del cuore, poiché la purezza ci dà lo
sguardo limpido per vedere Dio e la strada di Dio.
L'Arcivescovo
Custodio Alvim Pereira ha percorso la strada delle beatitudini,
facendosi guidare da Maria, verso la quale egli nutriva una
devozione profonda e convinta. Secondo la più bella tradizione
del popolo portoghese.
E la luce di
Fatima si è fusa con la lampada della sua vita ed è diventata un
Magnificat.
Oggi, dopo che
egli ha percorso tutta la strada delle beatitudini evangeliche,
noi lo affidiamo al Signore delle Beatitudini e alla Signora del
Magnificat, affinché lo introducano nella festa de Santi, alla
quale si è preparato con tutta la sua lunga vita.
Possa ora in
Cielo ripetere con l'Apostolo Pietro ciò che noi non ci
stanchiamo di dire qui in terra: "Signore, tu sai tutto! Tu sai
che io ti amo!". Amen.»
***
Cogliamo
l'occasione per invitarvi a rivisitare la home page del nostro
sito internet dove
scoprirete diversi aggiornamenti.
Il principale
è che abbiamo appena riattivato la
rubrica di notizie
a carattere generale e non periodico. E non solo l'abbiamo
riattivata ma anche arricchita sia nei contenuti che nella
forma.
Buona
navigazione!
Cordiali
saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”
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