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Sant’Ambrogio
giovedì 07 dicembre 2006

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Caro lettore, gentile lettrice,

apriamo questa lettera con alcuni stralci di un paio di testimonianze, fra le moltissime ricevute, che ci sono sembrate quelle che meglio colgono lo spirito missionario della nostra associazione.
La prima ci giunge da un vescovo del Cairo; egli ci scrive: «Egr. sig. Direttore, […] trovandomi a Roma in questi giorni ho avuto modo di apprezzare la rivista "Spunti" nonché il "Calendario 2007" e il libro "Giacinta di Fatima". Siccome oltre ad essere Vescovo del Cairo […] sarei interessato ad avere regolarmente le vostre pubblicazioni. Sono quindi a pregarla di voler cortesemente inviarmi, al mio indirizzo romano, n. 20 copie del Calendario 2007 e n. 20 copie del libro "Giacinta di Fatima" che avrò cura di distribuire ai devoti della Madonna di Fatima in Egitto. Sono molti infatti coloro che parlano italiano in Egitto. Sarò anche grato se vorrà inviarmi, sempre al mio indirizzo romano, anche la rivista "Spunti". Le presento tutte le mie più calorose congratulazioni per il lavoro svolto per diffondere il "Messaggio di Fatima", e spero avere l'occasione di incontrarla a Roma o anche al Cairo. RingraziandoLa anticipatamente e incoraggiandoLa a proseguire questo lavoro mariano con il mio plauso e in unione di preghiera e con particolare stima mi professo Suo Dev.mo in X.to e Maria.».

Molto volentieri abbiamo spedito il materiale richiesto, felicissimi di constatare come Nostra Signora di Fatima sia così amata e cercata anche in Egitto.

La seconda invece dalla sig.ra S.G. di Gorizia: «Sono venuta a conoscenza di codesta benemerita associazione tramite un depliant che offriva il libro di Fatima: "Messaggio di tragedia o di speranza?". Ne ho fatto richiesta, l'ho ricevuto è gradito molto. Da allora ricevo le pubblicazioni e le informazioni da "Luci sull'Est". […] Rendo noto che non potrò più spedire alcuna offerta perché personalmente non dispongo di denaro. Perciò ringrazio sentitamente di tutto quanto ho ricevuto e nel futuro continuerò ad offrire preghiera e sacrificio perché il messaggio di salvezza, per mezzo di Maria, percorra tutta la terra e apra i cuori a Cristo Gesù. Con grande stima e profonda gratitudine porgo distinti saluti. S.G. Gorizia».

Ed anche noi vogliamo salutarla con profonda gratitudine perché proprio delle vostre preghiere e dei vostri sacrifici offerti nello spirito di riparazione richiesto dalla Madonna a Fatima abbiamo maggiormente bisogno.

Cogliamo anche l'occasione per ricordare a tutti i nostri amici e sostenitori che, essendo le lettere che giungono in redazione molto più numerose della nostra oggettiva capacità di leggerle, siamo a raccomandarvi per quanto riguarda le richieste di materiale di servirvi unicamente di uno dei seguenti canali: telefonando al nostro numero 06-85352164, inviando un fax allo 0685345231, compilando il form contenuto nel nostro sito internet, od infine utilizzando gli appositi modelli stampati contenuti nelle lettere che periodicamente inviamo ai nostri abbonati.
Le richieste effettuate al di fuori di questi canali hanno minori garanzie di venire processate correttamente o in tempi brevi.

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Venerdì è la festa dell'Immacolata ed ormai 152 anni ci separano da quel fatidico 8 dicembre in cui Pio IX proclamò il dogma. Quale fu l'influenza decisiva che determinò in Pio IX la decisione di proclamare per tutta la Chiesa questo dogma? Una ottima risposta ci viene da un sito interamente dedicato alla figura di Pio IX di cui riportiamo questo breve stralcio:
"Influsso della devozione privata
La devozione e la propensione private di Giovanni M. Mastai Ferretti hanno avuto, certo, la loro parte nella determinazione che Pio IX sembra aver assunto, nel momento che si sentì sulla fronte la tiara pontificia, di porre fine alla secolare controversia teologica e di definire l'Immacolata Concezione.
Già dal 1821, giovane sacerdote, seguendo l'esempio di prelati romani, faceva il ritiro mensile nella cappella del Convento di S. Bonaventura al Palatino, dove era esposta la Lettera Profetica di S. Leonardo da Porto Maurizio, l'ultimo grande araldo dell'Immacolata, e davanti all'urna del Santo aveva voluto rícevere l'abito del Terzo Ordine francescano. E per leggere quella Lettera Profetica ed averne copia, appena eletto papa si reca con tutto il suo seguito al Convento di S. Bonaventura, come attestano i contemporanei pp. Giuseppe da Roma e Agostino Pacifico.
Scoppiata a Roma la rivoluzione il 15 novembre 1848 ed il 24 rifugiatosi Pio IX a Gaeta (che, tempo addietro, era stata evangelizzata da S. Leonardo), il re delle due Sicilie Ferdinando II gli offre ospitalità, ma dietro suggerimento degli Alcantarini di Napoli, per mezzo del suo ambasciatore il duca di Serracapriola, curatore degli affari economici dei francescani, gli chiede come contraccambio la definizione dogmatica dell'Immacolata. Nella sua risposta all'inviato reale Pio IX dichiara che le grandi parole di S. Leonardo e le suppliche del mondo cristiano non gli lasciano più riposo e che è ben risoluto all'azione. Infatti il 2 febbraio 1849 pubblica da Caeta l'enciclica Ubi Primum, nella quale chiede all'episcopato di tutto il mondo di fargli conoscere con lettere il suo pensiero e quello dei fedeli riguardo all'Immacolata Concezione. Questo ricorso ai Vescovi della cristianità è precisamente quel "Concilio per iscritto e senza spese" preconizzato da S. Leonardo presso Clemente XII e Benedetto XIV. Il risultato dell'inchiesta è noto: 1'8 dicembre 1854 il dogma è proclamato."

Dunque fra le tante motivazioni di carattere teologico e pastorale se n'è inserita anche una di natura diversa: la lettera di san Leonardo da Porto Maurizio. Il testo di questa lettera è possibile leggerlo sulla nostra pagina dedicata alle notizie, cliccando qui.

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Il 10 dicembre si commemora la festa della Santa Casa di Loreto. Amici di “Luci sull’Est” ci hanno inviato un libretto molto ricco in documenti e foto su una delle cappelle delle nazioni che ci sono all’interno di quello Santuario: “La cappella di San Luigi dei francesi a Loreto” (di Charles Lameire, Edizioni Tecnostampa Loreto, settembre 2003).

Nella sua presentazione, l’allora Arcivescovo-Delegato Pontificio Mons. Angelo Comastri, oggi Arciprete della Basilica Vaticana, presidente della Fabbrica di san Pietro nonché Vicario Generale del Santo Padre per la Città del Vaticano, dà degli spunti di riflessione particolarmente interessanti. Li trascriviamo di seguito:

«Il restauro della Cappella Francese è stato portato a termine nella primavera del 2003 dalla ditta Ger.So di Rimini, con il contributo finanziario della Banca delle Marche e dell'Istituto di Credito Cooperativo San Giuseppe di Camerano: mi sia permesso dire a tutti un commosso grazie a nome dell'arte e della fede, che a Loreto si intrecciano armoniosamente.
Tale restauro, necessario ed indilazionabile, ha permesso di riscoprire lo splendore di un'opera che sembrava sepolta sotto la polvere di un intero secolo. E contemporaneamente, ha stimolato il proseguimento del restauro di altre due Cappelle (della nazione di Germania e della nazione di Spagna), facendo emergere la visione teologica, che ha sostenuto il progetto delle Cappelle delle Nazioni attorno alla Santa Casa.
Il Santuario di Loreto, infatti, si presenta come una raffigurazione plastica dell'Europa cristiana: attorno alla Santa Casa, che custodisce la memoria dell'evento dell'Incarnazione del Figlio di Dio, si sviluppano le varie Cappelle delle Nazioni, che appaiono come tante voci di un'unica melodia e come tante tessere di un unico mosaico. A Loreto, osservando la Basilica, si può fare una meditazione sull'Europa, sentita come unità nella diversità dei popoli che la compongono; e uscendo dal Santuario e percorrendo le strade dell'Europa, si può ugualmente ricostruire la prodigiosa funzione svolta dal Santuario a salvaguardia dell'identità cattolica europea, che si è espressa nelle tantissime copie della Santa Casa che, ancora oggi, formano una singolare rete di unità del Continente.
Questa visione della storia e dell'identità europea che emerge dalle Cappelle, ha dato al restauro una singolare importanza. Padre Floriano Grimaldi, cultore intelligente e diligente della storia e dell'arte, ha ben inquadrato il periodo in cui è nata la realizzazione dell'opera; e ha commentato con puntuale precisione tutto il movimento ideale che tiene insieme le tre grandi storie di San Luigi IX e la grande famiglia dei santi, che danno volto alla storia del cristianesimo in Francia.
Dopo aver letto queste pagine, consiglio di sostare lungamente in meditazione davanti alle luminose immagini della Cappella, per sentire il battito del cuore della Francia e per intuire la prodigiosa e provvidenziale trama che unisce tutte le nazioni europee in un unico Battesimo

+ Angelo Comastri
Arcivescovo-Delegato Pontificio


Sotto, alcuni brani delle prime pagine del volume menzionato, perché il lettore possa “assaggiarlo”:

Sul finire del secolo XIX, in preparazione delle feste sei volte centenarie del santuario di Loreto (1294-1894), il vescovo Tommaso Gallucci propose il restauro della Basilica della Santa Casa. Fu allora che il direttore della Congregazione della Santa Casa, Pietro da Malaga, si fece promotore per invitare talune nazioni d'Europa a realizzare una propria cappella intorno al sacello mariano della Santa Casa. Con tutta probabilità l'idea gli fu suggerita da Jean Andras De Marcy, cappellano nazionale di Francia a Loreto, che già fin dal gennaio 1882 aveva espresso al vescovo Gallucci l'intenzione di voler erigere nella Basilica della Santa Casa una cappella in onore di san Luigi IX re di Francia.
Nel corso dei secoli, la Francia ha avuto con il santuario lauretano un particolare legame intessuto di relazioni ed espressioni che ha riguardato non solo l'aspetto devozionale, ma anche quello sociale, esteso ai vari ceti della complessa società nazionale. La massima espressione di deferenza e di rispetto si è avuta in Luigi XIII, che ha inviato a Loreto, dopo la nascita del delfino, il futuro Re Sole, un [bambino] votivo d'oro dello stesso peso del neonato, con due corone araldiche, l'una per la beata Vergine e l'altra per il Bambino Gesù, e raggiunse invece espressione di ostilità e di agnosticismo in Napoleone Bonaparte che fece asportare dal santuario della Santa Casa ogni preziosità e la stessa statua della Vergine, relegandola come un idolo nel museo del Louvre. (…)
Nel settembre degli anni 1644 e 1646 transita per Loreto il comandante degli eserciti del papa, Frédéric-Maurice de La Tour d'Auvergne, duca di Bouillon, principe di Sedan e di Raucourt. (…)
Nel 1659 Anna d'Asburgo, ammalata e vedova di Luigi XIII, dopo il Trattato dei Pirenei, che ha riportato la pace tra Francia e Spagna, invia a Roma e a Loreto, in pia peregrinazione, l'eremita Fiacre de S.te Margherite, che raggiunge il santuario il 20 giugno 1661. Con un istromento datato 9 maggio dello stesso anno, la regina aveva voluto che la Casa Reale di Francia si impegnasse a celebrare ogni anno con molta solennità la festa di Luigi IX, re di Francia, nella chiesa di Santa Maria di Loreto. Aveva anche disposto che per l'occasione, nella chiesa venisse messo in vista il dipinto che lei stessa aveva mandato a Loreto, rappresentante Luigi XIV nelle sembianze di san Luigi IX, in preghiera davanti alla Vergine di Loreto. (…)
Sono stati pellegrini a Loreto anche Benedetto Giuseppe Labre e Teresa Martin del Bambino Gesù, due protagonisti nella storia della spiritualità. (…)
Nel corso dei secoli, in più occasioni, sono state presenti a Loreto milizie francesi: nella prima metà del secolo XVII con il Duca di Guise, per difendere lo Stato della Chiesa dalle truppe spagnole; in seguito, durante la rivoluzione francese, sul finire del secolo XVIII, e poi, successivamente, con la campagna napoleonica d'Italia. Sono in maggior parte d'origine francese gli zuavi pontifici guidati dal generale Christophe Lèon-Louis Lamoricière che hanno combattuto nel 1860 con le forze preponderanti di Enrico Cialdini e tra i caduti nella battaglia di Castelfidardo si conta anche il nobile Georges Pimodan.
Le cappelle e le chiese in onore della Vergine lauretana sorgono un po' ovunque e nella stessa Parigi viene eretta una grande chiesa dedicata alla Madonna di Loreto. Al principio del secolo XVII, divenuti numerosi i pellegrini d'origine francese e trovandosi tra di loro anche molti poveri, il cardinale François de Joyeuse costituì l'Opera Pia Francesce, dotandola del necessario perché essi potessero sostare almeno tre giorni a Loreto. La volontà del cardinale fu resa esecutiva con un breve di Urbano VIII, del 18 gennaio 1625. Tuttora abita a Loreto un cappellano d'origine francese, impegnato nell'accoglienza dei pellegrini connazionali” (cfr. op. cit., pp. 5-15 - per richiedere quest’opera a Loreto: santuarioloreto@tin.it - Tel. 071.970104).
Ed aggiungiamo anche una bella immagine di san Luigi tratta dal volume sopra menzionato.

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Restando in tema natalizio abbiamo trovato sul mensile Radici Cristiane un interessante intervista a mons. Colino, illustre musicista e composito spagnolo, già direttore della Cappella Giulia Vaticana e direttore in carica del Coro dell'Accademia Filarmonica Romana. Egli è una delle personalità ecclesiastiche che più difendono e promuovono la musica sacra. Per l'occasione la rivista fa omaggio ai suoi lettori di un pregevole Compact Disk di Canti Natalizi.

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Per chiudere vogliamo esprimere un profondo ringraziamento per l'accoglienza che i nostri amici hanno dato alla nuova pagina delle news. Abbiamo ricevuto moltissime visite anche da parte di molti enti qualificati sia in Italia che all'estero.
Il nostro vuole essere solo uno strumento in più per coloro che, attraverso l'apostolato della buona stampa e dell'informazione, vogliono servire alla maggior gloria di Dio. A questo scopo abbiamo anche corredato con delle foto significative la maggior parte delle notizie riportate.

Cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”
 

 
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