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S. Atanasio I Papa
martedì 19 dicembre 2006

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Caro lettore, gentile lettrice,

passeggiando in questi giorni nelle vie del centro di qualunque grande città del mondo occidentale e cristiano - nella misura in cui si può chiamarlo ancora “cristiano” - non si può fare a meno di notare il gran brulichio di persone che si stanno dando molto affanno in questi giorni per organizzare una grande festa, un gran cenone e tanti bei regali per tutti, nella misura delle possibilità di ognuno. Si festeggia un grande evento, il più grande. In fondo si tratta di una festa di compleanno, si preparano dolci, i regali sono sotto l'albero, ma... ma il Festeggiato chi è? ... ed inoltre dov'è? Fuori della porta! Ed è proprio Colui che ha diviso la storia prima di Lui e dopo di Lui, il nostro Divino Salvatore fatto Uomo!

Si, in questa stessa società in apparenza tanto indaffarata per Lui, sembra in realtà circolare una strana forma virale, simile a quelle fisiche che provocano il rigetto del cibo, ma ben più grave perché molto più indispensabile è Colui che si vuole rigettare.

I canti di Natale sono vietati ai bambini nelle scuole per uno zelo cieco di non discriminare nessuno...

La grande tradizione del Presepio in diverse parti ridicolizzata, dimenticata ed infine proibita persino da certe catene di negozi a costo di rinunciare a lauti guadagni, per non discriminare...

C'è chi perde il proprio posto di lavoro solo per aver portato una piccola croce al collo. E questa misura è per non discriminare...

Ci vogliono imporre di accettare ogni forma di convivenza al di fuori del sacro vincolo matrimoniale, senza alcun limite, nemmeno quelli imposti dalla natura, per non discriminare...

Anche quando il Papa ricorda qualche verità che fa parte del Magistero della Chiesa di sempre e chi va contro certe tendenze neo-pagane, ci sono quelli che fanno un chiasso spaventoso nel vano intento di zittire il Vicario di Cristo… un atteggiamento  veramente poco democratico - per dire soltanto questo - da questi zelanti della non-discriminazione.

Ma per non discriminare chi? Domandiamo un’altra volta: Chi è, in verità, l'unico, il grande Discriminato? Gesù Cristo!

Ma attenzione, che non ci accada come alle Vergini stolte della parabola: lo sposo torna nell'ora che non si pensa, e saremo noi a restare fuori dalla porta del suo Regno e ci sentiremo dire: "In verità vi dico: non vi conosco." (Mt 25, 12).

Questa la drammatica cornice sociale nella quale ci apprestiamo a ricordare la nascita del Principe della Pace!

La meditazione che vi proponiamo di seguito (pubblicata nel dicembre 1963) vuole invece invitare il lettore a restituire a Gesù quella Gloria che “il mondo, il demonio e la carne” sembrano volergli negare a qualsiasi costo.

 

La gloria di Dio nell’alto dei Cieli, un aspetto secondario del Natale ?

Plinio Correa de Oliveira (*)

Riposate, Signore, nel vostro poverissimo quanto augustissimo presepio, sotto lo sguardo della Vergine, vostra Madre, che riversa su Voi i tesori ineffabili del suo rispetto e della sua tenerezza. Mai una creatura adorò con così profonda e rispettosa umiltà il suo Dio. In nessun tempo un cuore materno amò più affettuosamente suo figlio. Reciprocamente, mai Dio amò tanto una mera creatura. E in nessun momento un figlio amò tanto pienamente, tanto interamente, tanto sovrabbondantemente sua madre. Tutta la realtà di questo sublime dialogo di anime può essere racchiusa in queste parole, che indicano qui un intero oceano di felicità e che, in un'occasione ben diversa, avreste detto un dì dall'alto della Croce: "Madre, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre (Giov. 19, 26). E, considerando la perfezione di questo reciproco amore, tra Voi e vostra Madre, sentiamo il cantico angelico che si innalza dalle profondità di ogni anima cristiana: "Gloria a Dio nel più alto dei Cieli, e pace in Terra agli uomini di buona volontà" (Luca 2, 14).

"Pace in Terra agli uomini di buona volontà": il succedersi complicato ma celere delle associazioni di immagini mi fa sentire subito che in numerose occasioni dell'anno che sta finendo ho sentito parlare di pace, e di uomini di buona volontà. Curioso... mi rendo conto di aver sentito parlare meno, e persino molto meno, della gloria di Dio nel più alto dei Cieli. A dir bene, quasi non ne ho sentito parlare. Neppure implicitamente; poiché implicitamente si parla della gloria di Dio quando vengono affermati i suoi sovrani diritti su tutto il creato e, per amor suo, si rivendica l'adempimento della sua Legge da parte degli individui, delle famiglie, dei gruppi professionali, delle classi sociali, delle regioni, delle nazioni e di tutta la società internazionale.

Perché mai questo silenzio, mi domando io? Perché gli uomini vogliono tanto la pace? Perché tanti uomini si vantano di avere buona volontà? E perché sono talmente pochi coloro che si preoccupano della gloria di Dio, o mostrano di agire e combattere per essa?

In altri termini, il fatto essenziale del vostro Santo Natale, Signore, sarebbe soltanto la pace in Terra agli uomini di buona volontà? E la gloria di Dio nel più alto dei Cieli sarebbe, per gli uomini, un aspetto meramente collaterale, di gran lunga minore, confuso e insipido del grande evento di Betlemme?

In altri termini ancora, la pace degli uomini vale più della gloria di Dio? La Terra vale più del Cielo? L'uomo, dunque, vale più di Dio? E la pace in Terra può essere ottenuta, conservata e persino incrementata senza che abbia nulla a che vedere con la gloria di Dio? Infine, che cos'è un uomo di buona volontà? È soltanto colui che vuole la pace in Terra, indifferente alla gloria di Dio in Cielo?

Tutti questi argomenti invitano ad una approfondita analisi del cantico angelico.

Oh ammirabile profondità di ogni parola ispirata! Tanto semplice, da essere capito persino da un bambino, tuttavia il cantico degli Angeli di Betlemme contiene verità tra le più profonde. Come è giovevole, quindi, nutrire lo spirito con queste parole, per partecipare come si deve alle festività del Santo Natale!

Aiutateci con le vostre preghiere, Madre Santissima, Sede della Sapienza, affinché illuminati dagli splendori che emanano da Gesù, possiamo capire il cantico angelico che è il più perfetto ed autorevole commentario del Natale.

"Uomo di buona volontà": che cosa significa questo agli occhi di tanti e tanti nostri contemporanei? Per saperlo, basta domandarsi: buona volontà verso chi? La risposta balzerà impetuosa e impaziente, come succede di solito quando la domanda ha qualcosa di retorico da chiedere o è quasi lampante. Ma è ovvio, diranno molti dei nostri concittadini, buona volontà verso il prossimo. Verso colui che, ateo o seguace di una religione, qualunque essa sia, sostenitore della proprietà privata, del socialismo o del comunismo, vuole che tutti gli uomini vivano allegri, nell'abbondanza, senza malattie, senza lotte, senza rischi, profittando al massimo possibile di questa vita: ecco un uomo di buona volontà. Visto in questa prospettiva, l'uomo di buona volontà è un artefice della pace. Come dice il proverbio: "Nella casa dove manca il pane, tutti litigano e nessuno ha ragione". Quindi, in quella dove c'è il pane tutti hanno ragione e regna la pace. Dunque, dove c'è pane, tetto, medicinali, sicurezza, a maggior ragione esiste necessariamente la pace.

E la gloria di Dio? Per l'"uomo di buona volontà" inteso così, essa è un elemento superfluo in quel che dice riguardo alla pace in Terra. Poiché è dall'adeguato ordinamento dell'economia che deriva il buon ordine nella vita sociale e politica, e quindi la pace. "Superfluo" è dir poco, riguardo alla gloria di Dio in Cielo, considerata in funzione della pace in Terra. Siccome alcuni uomini credono in Dio, e altri no, e siccome tra coloro che credono c'è una diversità nel modo di intendere Dio, quest'ultimo può agire come un pericoloso fautore di divisioni, dissensi e polemiche. Dio è un Signore fin troppo compromesso da migliaia di anni nelle polemiche, perché si parli di lui ad ogni momento. Per avere pace in Terra è meglio non mettersi a parlare con frequenza di Dio e della sua gloria in Cielo.

E poi... il Cielo è così vago, così lontano, così incerto! Che di esso parlino gli Angeli va bene, anche perché ci abitano. Ma noi uomini prendiamoci cura della Terra.

Per l' "uomo di buona volontà", unire la gloria celeste alla pace terrestre è qualcosa di tanto errato, superfluo e carico di fattori bellici quanto, per esempio, è imprudente unire la Chiesa allo Stato. La chiesa libera dallo Stato e lo stato libero dalla Chiesa, ecco un anelito molto tipico dell' "uomo di buona volontà". La pace terrena libera da implicazioni religiose, e Dio nel suo Cielo e nella sua gloria, a braccia conserte che sorride alla Terra in pace, a una tale distanza che non vi arrivi neanche la navicella "Apollo", ecco l'ideale dell' "uomo di buona volontà".

Queste sono le considerazioni dell' "uomo di buona volontà" tra virgolette, il cui cuore si trova lontano dal Cielo e il cui sguardo è rivolto soltanto verso la Terra. Quanto divergono, però, dal significato proprio e naturale del cantico angelico!

In effetti, se il Natale dà gloria a Dio nel più alto dei Cieli e simultaneamente è la fonte della pace in terra agli uomini di buona volontà - e fu appunto ciò che gli angeli proclamarono in Cielo - non si può dissociare una cosa dall'altra. Senza che gli uomini diano gloria a Dio, non c'è pace nel mondo. E la guerra, considerata come aggressione colpevole, è incompatibile con la gloria di Dio.

Voi, Signore Gesù, Dio fatto uomo, siete tra gli uomini il Principe della Pace. Senza di Voi la pace è una menzogna e, alla fine, tutto si converte in guerra. E poiché gli uomini non lo capiscono, cercano in tutti i modi la pace, ma la pace non abita tra loro.

Che cos'è allora l'uomo di buona volontà, se non è colui che ama il prossimo? Sarà forse chi odia il suo prossimo?

Al fariseo, che Vi chiamò buon Maestro, domandaste: perché Mi chiamate buono, se solo Dio è buono (cf. Luca 18, 19)? Se solo Dio è buono, la buona volontà autentica è quella che si volge intera verso Dio e ama il prossimo, non per il mero amore del prossimo, ma per amor di Dio. L'uomo è fatto in modo tale che non può amare il prossimo per il prossimo. O lo ama per amore di se stesso, e questo è egoismo; o lo ama per amor di Dio, e questo sì, è vero amore.

Di conseguenza, la "buona volontà" indifferente alla questione religiosa e la pace terrena che tende a instaurare non sono né buona volontà autentica, né vera pace. E il falso "uomo di buona volontà" è in ultima analisi un seminatore di guerre e un artefice di rovine.

Ma, dirà qualcuno, Gesù come può essere il fondamento della pace, se nessuno come Lui ha suscitato tanto odio? La plebaglia, che da Lui era stata colmata di benefici spirituali e materiali di ogni genere, gli preferì Barabba, un bandito. Questo non è odio? Gli imperatori mossero contro Lui atroci persecuzioni. Gli ariani mobilitarono contro di Lui tutte le potenze della Terra. Poi vennero i maomettani. E dopo, e dopo, tutte le grandi ondate della Storia, fino al nazismo e al comunismo. Peraltro, aggiungerebbe forse qualcuno, Simeone espresse bene questa verità, profetizzando che lungo la Storia Egli sarebbe stato una pietra di scandalo, un segno di contraddizione per la morte e risurrezione di molti (cf. Luca 2, 34). Egli stesso disse di sé che portava sulla Terra la spada (cf. Mat. 10, 34). Per quanto tutto ciò sia buono, argomenterebbe un "uomo di buona volontà" tra virgolette, la vera pace, cioè una piena e completa smobilitazione degli spiriti, un'intera cessazione non solo di tutte le guerre ma di tutte le polemiche, non è possibile con Gesù Cristo. La pace è autentica soltanto quando rimuove tutte le controversie, incluse quelle a cui Gesù Cristo - senza colpa propria, concede l' "uomo di buona volontà" - fornisce l'occasione.

Davvero? Replicherebbe un autentico uomo di buona volontà, cioè un uomo che ama Dio con tutta la sincerità della sua anima. In questo caso, è per burla che la Scrittura chiama Gesù Cristo Principe della Pace (cf. Is. 9, 6) e la Chiesa, facendo eco al Battista (cf. Giov. 1, 29, 36), Lo presenta come un mansueto Agnello al quale gli uomini devono chiedere il dono della pace: "Agnus dei, qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem"? Oppure è perché la vera pace non esclude la lotta del bene contro il male, la polemica tra la luce e le tenebre, il perpetuo calcagno della Vergine senza macchia sulla testa del Serpente, l'ostilità tra la stirpe della Vergine e la razza del Serpente? La pace è l'ordine di Cristo nel Regno di Cristo. Essa ha, dunque, come condizione la lotta dei seguaci di Cristo contro i nemici di Cristo. La pace di Cristo non si identifica in nessun modo con la falsa pace, quella senza lotte né polemiche, del sedicente "uomo di buona volontà".

Dal vostro Santo Natale, o Dio-Bambino, abbiamo appreso tre grandi lezioni. Abbiamo imparato che non c'è pace in Terra senza di Voi. Che l'autentico uomo di buona volontà non è colui che ama l'uomo per l'uomo, ma colui che lo ama per amor Vostro. E che la vostra Pace include la cessazione di tutte le lotte tranne la vostra incessante e gloriosa guerra contro il Demonio e i suoi alleati, il mondo e la carne.

Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie, inchinata in adorazione al Dio-Bambino, otteneteci una piena compenetrazione di tutte queste verità. E permettete che nella prospettiva da esse svelata, cantiamo con Voi e con tutte le creature celesti e terrene di cui siete Regina:

Gloria a Dio nel più alto dei Cieli, e Pace in Terra agli uomini di buona volontà.

(*) Trascritto della rivista "Catolicismo" (Brasile), dicembre 1963:

Con gli auguri di un Santo Natale ed un 2007 sotto la materna protezione di Maria Santissima e del Suo Divino Figlio,

la redazione di “Luci sull’Est”

P.S. In questi giorni, i nostri abbonati stanno ricevendo ­ o già hanno ricevuto una nostra lettera sulla campagna di sostegno all’unico settimanale dei cattolici in Russia “Svet Evangelia” (Luce del Vangelo). Chiediamo la sua gentile attenzione a questa corrispondenza.
 

 
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