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S. Igino Papa
giovedì 11 gennaio 2007

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Calendario 2007 in Russo

Caro lettore,

Ecco la copertina del Calendario 2007 di “Luci sull’Est” per i cattolici russi. Se lei vuole sfogliarlo sul nostro sito oppure fare il download dell’archivio in PDF, lo può fare.

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L’argomento più attuale di questi ultimi giorni è, senza dubbio, tutto il “caso” dei collaborazionisti con il regime comunista nei paesi dell’Est europeo, sia da parte di alcuni membri della Chiesa Cattolica, sia da parti di altri della chiesa ortodossa. Ne abbiamo inserito diverse notizie sull’argomento nell’apposita sessione del nostro sito.

Quindi, senza aver bisogno di entrare qui nei singoli casi, crediamo sia utile per noi - cattolici, apostolici, romani - ricordare alcuni principi fondamentali che si trovano in documenti autorevoli sulla Chiesa e sul comunismo. Così, la nostra fede non subirà nessun turbamento. Anzi. Potremo avere, con la grazia di Dio, una fede più salda conoscendo meglio la dottrina e la Storia del Corpo Mistico di Cristo; potremmo contemplare le numerose vicissitudini per cui passò la Santa Chiesa e si riscontrerà come, nel corso dei secoli, si mantiene intatta la promessa di Nostro Signore che le porte dell'Inferno non prevarranno contro di Essa.

Trascriviamo di seguito alcuni profondi insegnamenti emanati dalle nobili e sapienti considerazioni dell'Istruzione data dal Papa Adriano VI (1522-1523) al Nunzio Francesco Chieregati.

Questa Istruzione fu menzionata diverse volte lungo il 2000, in occasione del famoso  “mea culpa” che ha fatto il Papa Giovanni Paolo II, essendo pure riprodotta - sia con brani più lunghi, sia più brevi o addirittura semplice menzione - su diversi organi come, per esempio, sul documento "Memoria e Riconciliazione" (1.1 - Commissione Teologica Internazionale - Congregazione per la Dottrina della Fede, 7 marzo 2000), sul quotidiano "Il Mattino" (13-3-2000) e sul "Messaggero di sant'Antonio" (edizione italiana, aprile 2000).

Tale Istruzione del Papa Adriano VI fu letta dal Nunzio pontificio Francesco Chieregati ai Principi tedeschi riuniti in una dieta, a Norimberga, il 3 gennaio 1523.

La congiuntura di questa istruzione si inserisce nella terribile crisi del secolo XVI.

Adriano VI non solo puntava sui mali della Chiesa, ma voleva una profonda riforma che li curasse, avendola del resto iniziata dall'alto e con ferma risolutezza. Dove gli fu possibile, si oppose all'accumulo di beni, proibì ogni specie di simonia, e vigilò sollecitamente all'elezione di persone degne delle cariche ecclesiastiche, ottenendo le più accurate informazioni sull'età, i costumi e l'istruzione dei candidati, nonché combattendo con inesorabile vigore contro i difetti morali. Con la radicale riforma della Curia Romana, intrapresa da Adriano VI, questo nobile Papa non voleva soltanto mettere fine a quello stato di cose che gli causava una assai vivace ripugnanza, bensì sperava pure, per questo mezzo, di togliere agli Stati tedeschi il pretesto per la loro apostasia da Roma.

Ampi brani di questo documento pontificio sono stati trascritti dallo storiografo austriaco Ludwig von Pastor nella sua celebre opera "Geschichte der päpste - Storia dei Papi". Subito dopo esserne stata pubblicata la prima parte, Leone XIII onorò l'autore con un significativo Breve. Quindi, con l'occasione in cui pubblicò il quarto tomo, il Pastor fu premiato da una lettera di encomio scritta di proprio pugno dal Papa San Pio X.

Dunque, di questa Istruzione rileviamo l'ultima e più notevole parte:

"Dirai ancora che noi apertamente confessiamo che Iddio permette avvenga questa persecuzione della sua Chiesa a causa dei peccati degli uomini e in particolare dei preti e prelati; è certo che la mano di Dio non s'è accorciata sì che egli non possa salvarci, ma è il peccato a distaccarci da lui sì che Egli non ci esaudisce. La Sacra Scrittura insegna chiaramente che i peccati del popolo hanno la loro origine nei peccati del clero e perciò, come rileva il (S. Giovanni) Crisostomo, il nostro Redentore, quando volle purgare l'inferma città di Gerusalemme, andò prima al tempio per punire innanzi tutto i peccati dei preti, a guisa d'un buon medico, che sana la malattia nella radice. Sappiamo bene che anche presso questa Santa Sede già da anni si sono manifestate molte cose detestabili: abusi in cose ecclesiastiche, lesioni dei precetti; anzi, che tutto s'è cambiato in male. Non è pertanto da far maraviglia se la malattia s'è trapiantata dal capo nelle membra, dai papi nei prelati.

"Tutti noi, prelati e ecclesiastici, abbiamo deviato dalla strada del giusto e da lunga pezza non v'era alcuno che facesse bene. Dobbiamo quindi noi tutti dare onore a Dio e umiliarci innanzi a lui: ognuno mediti perché cadde e si raddrizzi piuttosto che venir giudicato da Dio nel giorno dell'ira sua. Perciò tu in nome nostro prometterai che noi vogliamo porre tutta la diligenza perché venga migliorata prima di tutto la Corte romana, dalla quale forse hanno preso il loro inizio tutti questi mali; allora, come di qui è partita la malattia, di qui anche comincerà il risanamento, a compiere il quale noi ci consideriamo tanto più obbligati perché tutti desiderano tale riforma. Noi non abbiamo mai agognato la dignità papale ed avremmo più volentieri chiuso i nostri occhi nella solitudine della vita privata: volentieri avremmo rinunciato alla tiara e solo il timore di Dio, la legittimità dell'elezione e il pericolo d'uno scisma ci hanno indotto ad assumere l'ufficio di sommo pastore, che non vogliamo esercitare per ambizione, né per arricchire i nostri congiunti, ma per ridare alla Chiesa santa, sposa di Dio, la sua primiera bellezza, per aiutare gli oppressi, per innalzare uomini dotti e virtuosi, in genere per fare tutto ciò che spetta a un buon pastore e a un vero successore di san Pietro.

"Però nessuno si meravigli se non eliminiamo d'un colpo solo tutti gli abusi, giacché la malattia ha profonde radici ed è molto ramificata: si farà quindi un passo dopo l'altro e dapprima si ovvierà con medicine appropriate ai mali gravi e più pericolosi affinché con un'affrettata riforma di tutte le cose non si ingarbugli ancor più il tutto. A ragione dice Aristotele che ogni improvviso cambiamento è pericoloso alla repubblica" (cfr. op. cit., vol. IV, Parte II, Roma, Desclée & C. Editori, 1923, pag. 87-88).

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D’altro canto, ecco una notizia della prestigiosa agenzia “Fides” che dimostra la tattica del comunismo per infiltrarsi nella Chiesa:

AGENZIA INTERNAZIONALE FIDES, 25 gennaio 1958 - N. 527 - NI 26)

CINA - Direttive segrete per distruggere il Cattolicesimo

Roma (AIF) - Da qualche tempo è giunto a Roma, alla redazione dell'Agenzia Fides, copia di questo "Ordine segreto dell'Ufficio N.° 106, inviato dal Partito comunista cinese ai suoi membri re­sidenti all'estero. Il "Congresso della Chiesa Patriottica" a Pechino, la subdola persecuzione organizzata contro i cattolici fedeli a Roma, mostrano che la tattica prescritta dall'Ufficio N.° 106 è seguita alla lettera nella Cina continentale.

"Ordine segreto del 12  febbraio 1957, dell'Ufficio N°106 - Il Cattoli­cesimo e il Protestantesimo sono due organizzazioni al servizio dello spionaggio e dell'imperialismo capitalista. Tali organizzazioni si sforzano di penetrare in seno al Partito per sfruttare e opprimere il popolo. Queste Chiese stabilite in tutte le città del mondo, seminano ovunque il veleno della loro dottrina per combattere il socialismo co­munista.

Ecco perché in conformità alle direttive dei capi del Partito, i nostri compagni devono trovare il mezzo di penetrare nell'interno di ogni Chiesa, mettersi al servizio della nuova organizzazione della polizia segreta, darsi da fare in ogni campo delle attività ecclesiasti­che, scatenare un attacco in grande stile, impegnarsi a fondo, invocando anche l'aiuto di Dio e, per riuscire a formare un fronte unico, servirsi del grande fascino e della forza seduttrice del sesso femminile. Quindi per raggiungere questo scopo, per dividere le Chiese dall'interno e mettere le varie organizzazioni religiose l'una contro l'altra, l'istruzione del Partito dà le seguenti nove disposizioni:

1. - I compagni devono introdursi nelle scuole fondate da queste chiese e inquinate dalle loro dottrine; essi devono spiare i reazionari per poter riferire ogni loro mossa; devono confondersi agli studenti,  fare propri i loro sentimenti, riuscendo così a conosce­re le attività regionali, sorvegliarle e, a poco a poco, inserirsi in tutti i settori dell'attività ecclesiastica.

2. - Ogni compagno deve trovare il mezzo di divenire membro della Chiesa con il battesimo e così sotto questa maschera ingannatrice, (…) entra­re a far parte dell'organizzazione dei "Crociati". Una volta fatto ciò, tutti dovranno spiegare una grande attività servendosi di belle frasi per commuovere e attirare i fedeli; essi potranno fare anche meglio cercando di dividere radicalmente le diverse categorie di fedeli, ap­pellandosi anche all'amore di Dio e sostenendo la causa della pace. Così facendo essi distruggeranno la velenosa propaganda dell'imperia­lismo oppressore.

3. - I nostri compagni dovranno assistere a tutte le funzioni re­ligiose e, affabilmente, benignamente, in modo intelligente e con i metodi più svariati, unirsi al clero per spiarne le mosse.

4. - Le scuole fondate e dirette dalle Chiese costituiscono un campo ideale per la nostra penetrazione. Pur mostrando la massima benevolenza, le attività della nostra organizzazione dovranno applicare questa duplice legge: "attaccarsi al nemico per sopprimere il nemico." Essi devono rendersi simpatici per stringere amicizia con i direttori, con i professori, con gli studenti al fine di dominarli applicando il prin­cipio: "divide et impera". Devono inoltre cercare di stabilire contatti con i capi delle famiglie degli studenti per rafforzare il lavoro di base della rivoluzione e sviluppare tutte le nostre attività segrete.

5. - Essi devono prendere l'iniziativa in ogni campo, penetrare in tutte le istituzioni della Chiesa, guadagnare le simpatie dei fedeli e in tal maniera potranno riuscire ad inserirsi anche nella direzione della stessa Chiesa.

6. - Attenendosi alle direttive del Partito, la cellula potrà raggiungere la meta che le è stata fissata e cioè penetrare in tutte le organizzazioni ecclesiastiche, promuovere l'azione per la pace, permettendo così al Partito di esercitare la sua influenza in tutti i campi.

7. - (…) [utilizzare] questo principio di ferro: "Schiacciare il nemico servendosi dello stesso nemico".

8. - I compagni attivisti devono avere spirito d'iniziativa, scoprire i punti deboli dell'organizzazione ecclesiastica, sfruttare le divisioni, neutralizzare il veleno religioso ed ecclesiastico, gettando il nostro contro-veleno, e fare quanto è possibile per spiegare le nostre linee di combattimento. (Fides, 25-1-58)

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Questa tattica d’infiltrazione non è stata adottata “soltanto” dai comunisti cinesi. Santiago Carrillo, allora segretario-generale del Partito comunista spagnolo, ha dichiarato:

“Abbiamo portato a termine una politica molto audace nel rapporto con i cattolici, partendo (…) dalla nostra convinzione - dal punto di vista strategico - secondo la quale per arrivare al trionfo (…) del socialismo, la collaborazione con loro è necessaria. (…)

“In merito alla collaborazione con i cattolici, alcuni compagni (…) ci hanno domandato se questo non cambierebbe il contenuto della nostra ideologia. Gli ho risposto con una domanda, che sembrerebbe semplicista: dal momento che abbiamo cominciato questa politica, quanti compagni voi conoscete che sono diventati religiosi? In compensazione, quanti cattolici sono diventati comunisti?” (cfr. Santiago Carrillo, Mañana España, Colección Ebro, Paris, 1975, pag. 25, 203, 232).

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La tattica d’infiltrazione dei nemici della Chiesa nel suo interno, è stata denunciata anche da diversi Papi (Beato Pio IX, San Pio X, ecc.). Per esempio, ricordiamo la dichiarazione storica di Paolo VI nell’allocuzione agli alunni del Seminario Lombardo del 7 dicembre 1968: «La Chiesa attraversa, oggi, un momento di inquietudine. Taluni si esercitano nell’autocritica, si direbbe perfino nell’autodemolizione. (…) C’è anche questo aspetto nella Chiesa, c’è la fioritura. Ma poiché, bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu, si viene a notare maggiormente l’aspetto doloroso. La Chiesa viene colpita pure da chi ne fa parte». (Insegnamenti di Paolo VI, Tipografia Poliglotta Vaticana, vol. IV, 1968, pag. 1188-1189).

Quindi, la defezione morale di questo o quell’altro membro della Santa Chiesa non prova nulla contro la divinità della stessa Chiesa. Non dobbiamo dimenticare tanti martiri che i totalitarismi e le contemporanee persecuzioni religiose hanno fatto e che hanno generato tantissimi altri fedeli… a noi, ai nostri cari lettori, per esempio. Tra l’altro le persecuzioni alla Santa Chiesa non mancano, come ha ricordato di recente il Papa Benedetto XVI a proposito di Santo Stefano, il primo martire. “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”.

Cordiali saluti,

la redazione di “Luci sull’Est”

 

 
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