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Caro lettore,
Ecco la copertina del Calendario 2007 di “Luci
sull’Est” per i cattolici russi. Se lei vuole sfogliarlo sul nostro
sito oppure fare il download dell’archivio in PDF, lo può fare.
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L’argomento più attuale di questi ultimi giorni
è, senza dubbio, tutto il “caso” dei collaborazionisti con il regime
comunista nei paesi dell’Est europeo, sia da parte di alcuni membri
della Chiesa Cattolica, sia da parti di altri della chiesa
ortodossa. Ne abbiamo inserito diverse notizie sull’argomento
nell’apposita sessione del nostro sito.
Quindi, senza aver bisogno di entrare qui nei
singoli casi, crediamo sia utile per noi - cattolici, apostolici,
romani - ricordare alcuni principi fondamentali che si trovano in
documenti autorevoli sulla Chiesa e sul comunismo. Così, la nostra
fede non subirà nessun turbamento. Anzi. Potremo avere, con la
grazia di Dio, una fede più salda conoscendo meglio la dottrina e la
Storia del Corpo Mistico di Cristo; potremmo contemplare le numerose
vicissitudini per cui passò la Santa Chiesa e si riscontrerà come,
nel corso dei secoli, si mantiene intatta la promessa di Nostro
Signore che le porte dell'Inferno non prevarranno contro di Essa.
Trascriviamo di seguito alcuni profondi insegnamenti emanati dalle
nobili e sapienti considerazioni dell'Istruzione data dal Papa
Adriano VI (1522-1523) al Nunzio Francesco Chieregati.
Questa Istruzione fu menzionata diverse volte lungo il 2000, in
occasione del famoso “mea culpa” che ha fatto il Papa Giovanni
Paolo II, essendo pure riprodotta - sia con brani più lunghi, sia
più brevi o addirittura semplice menzione - su diversi organi come,
per esempio, sul documento "Memoria e Riconciliazione" (1.1 -
Commissione Teologica Internazionale - Congregazione per la Dottrina
della Fede, 7 marzo 2000), sul quotidiano "Il Mattino" (13-3-2000) e
sul "Messaggero di sant'Antonio" (edizione italiana, aprile 2000).
Tale Istruzione del Papa Adriano VI fu letta dal Nunzio pontificio
Francesco Chieregati ai Principi tedeschi riuniti in una dieta, a
Norimberga, il 3 gennaio 1523.
La congiuntura di questa istruzione si inserisce nella terribile
crisi del secolo XVI.
Adriano VI non solo puntava sui mali della Chiesa, ma voleva una
profonda riforma che li curasse, avendola del resto iniziata
dall'alto e con ferma risolutezza. Dove gli fu possibile, si oppose
all'accumulo di beni, proibì ogni specie di simonia, e vigilò
sollecitamente all'elezione di persone degne delle cariche
ecclesiastiche, ottenendo le più accurate informazioni sull'età, i
costumi e l'istruzione dei candidati, nonché combattendo con
inesorabile vigore contro i difetti morali. Con la radicale riforma
della Curia Romana, intrapresa da Adriano VI, questo nobile Papa non
voleva soltanto mettere fine a quello stato di cose che gli causava
una assai vivace ripugnanza, bensì sperava pure, per questo mezzo,
di togliere agli Stati tedeschi il pretesto per la loro apostasia da
Roma.
Ampi brani di questo documento pontificio sono stati trascritti
dallo storiografo austriaco Ludwig von Pastor nella sua celebre
opera "Geschichte der päpste - Storia dei Papi". Subito dopo esserne
stata pubblicata la prima parte, Leone XIII onorò l'autore con un
significativo Breve. Quindi, con l'occasione in cui pubblicò il
quarto tomo, il Pastor fu premiato da una lettera di encomio scritta
di proprio pugno dal Papa San Pio X.
Dunque, di questa Istruzione rileviamo l'ultima e più notevole
parte:
"Dirai ancora che noi apertamente confessiamo che Iddio permette
avvenga questa persecuzione della sua Chiesa a causa dei peccati
degli uomini e in particolare dei preti e prelati; è certo che la
mano di Dio non s'è accorciata sì che egli non possa salvarci, ma è
il peccato a distaccarci da lui sì che Egli non ci esaudisce. La
Sacra Scrittura insegna chiaramente che i peccati del popolo hanno
la loro origine nei peccati del clero e perciò, come rileva il (S.
Giovanni) Crisostomo, il nostro Redentore, quando volle purgare
l'inferma città di Gerusalemme, andò prima al tempio per punire
innanzi tutto i peccati dei preti, a guisa d'un buon medico, che
sana la malattia nella radice. Sappiamo bene che anche presso questa
Santa Sede già da anni si sono manifestate molte cose detestabili:
abusi in cose ecclesiastiche, lesioni dei precetti; anzi, che tutto
s'è cambiato in male. Non è pertanto da far maraviglia se la
malattia s'è trapiantata dal capo nelle membra, dai papi nei
prelati.
"Tutti noi, prelati e ecclesiastici, abbiamo deviato dalla strada
del giusto e da lunga pezza non v'era alcuno che facesse bene.
Dobbiamo quindi noi tutti dare onore a Dio e umiliarci innanzi a
lui: ognuno mediti perché cadde e si raddrizzi piuttosto che venir
giudicato da Dio nel giorno dell'ira sua. Perciò tu in nome nostro
prometterai che noi vogliamo porre tutta la diligenza perché venga
migliorata prima di tutto la Corte romana, dalla quale forse hanno
preso il loro inizio tutti questi mali; allora, come di qui è
partita la malattia, di qui anche comincerà il risanamento, a
compiere il quale noi ci consideriamo tanto più obbligati perché
tutti desiderano tale riforma. Noi non abbiamo mai agognato la
dignità papale ed avremmo più volentieri chiuso i nostri occhi nella
solitudine della vita privata: volentieri avremmo rinunciato alla
tiara e solo il timore di Dio, la legittimità dell'elezione e il
pericolo d'uno scisma ci hanno indotto ad assumere l'ufficio di
sommo pastore, che non vogliamo esercitare per ambizione, né per
arricchire i nostri congiunti, ma per ridare alla Chiesa santa,
sposa di Dio, la sua primiera bellezza, per aiutare gli oppressi,
per innalzare uomini dotti e virtuosi, in genere per fare tutto ciò
che spetta a un buon pastore e a un vero successore di san Pietro.
"Però nessuno si meravigli se non eliminiamo d'un colpo solo tutti
gli abusi, giacché la malattia ha profonde radici ed è molto
ramificata: si farà quindi un passo dopo l'altro e dapprima si
ovvierà con medicine appropriate ai mali gravi e più pericolosi
affinché con un'affrettata riforma di tutte le cose non si
ingarbugli ancor più il tutto. A ragione dice Aristotele che ogni
improvviso cambiamento è pericoloso alla repubblica" (cfr. op. cit.,
vol. IV, Parte II, Roma, Desclée & C. Editori, 1923, pag. 87-88).
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D’altro canto, ecco una notizia della prestigiosa agenzia “Fides”
che dimostra la tattica del comunismo per infiltrarsi nella Chiesa:
AGENZIA INTERNAZIONALE FIDES, 25 gennaio 1958 -
N. 527 - NI 26)
CINA - Direttive segrete per distruggere il
Cattolicesimo
Roma (AIF) - Da qualche tempo è giunto a Roma, alla
redazione dell'Agenzia Fides, copia di questo "Ordine segreto
dell'Ufficio N.° 106, inviato dal Partito comunista cinese ai suoi
membri residenti all'estero. Il "Congresso della Chiesa
Patriottica" a Pechino, la subdola persecuzione organizzata contro i
cattolici fedeli a Roma, mostrano che la tattica prescritta
dall'Ufficio N.° 106 è seguita alla lettera nella Cina continentale.
"Ordine segreto del 12 febbraio 1957,
dell'Ufficio N°106 - Il Cattolicesimo e il Protestantesimo sono
due organizzazioni al servizio dello spionaggio e dell'imperialismo
capitalista. Tali organizzazioni si sforzano di penetrare in seno al
Partito per sfruttare e opprimere il popolo. Queste Chiese stabilite
in tutte le città del mondo, seminano ovunque il veleno della loro
dottrina per combattere il socialismo comunista.
Ecco
perché in conformità alle direttive dei capi del Partito, i nostri
compagni devono trovare il mezzo di penetrare nell'interno di ogni
Chiesa, mettersi al servizio della nuova organizzazione della
polizia segreta, darsi da fare in ogni campo delle attività
ecclesiastiche, scatenare un attacco in grande stile, impegnarsi a
fondo, invocando anche l'aiuto di Dio e, per riuscire a formare un
fronte unico, servirsi del grande fascino e della forza seduttrice
del sesso femminile. Quindi per raggiungere questo scopo, per
dividere le Chiese dall'interno e mettere le varie organizzazioni
religiose l'una contro l'altra, l'istruzione del Partito dà le
seguenti nove disposizioni:
1. -
I compagni devono introdursi nelle scuole fondate da queste chiese e
inquinate dalle loro dottrine; essi devono spiare i reazionari per
poter riferire ogni loro mossa; devono confondersi agli studenti,
fare propri i loro sentimenti, riuscendo così a conoscere le
attività regionali, sorvegliarle e, a poco a poco, inserirsi in
tutti i settori dell'attività ecclesiastica.
2. -
Ogni compagno deve trovare il mezzo di divenire membro della Chiesa
con il battesimo e così sotto questa maschera ingannatrice, (…)
entrare a far parte dell'organizzazione dei "Crociati". Una volta
fatto ciò, tutti dovranno spiegare una grande attività servendosi di
belle frasi per commuovere e attirare i fedeli; essi potranno fare
anche meglio cercando di dividere radicalmente le diverse categorie
di fedeli, appellandosi anche all'amore di Dio e sostenendo la
causa della pace. Così facendo essi distruggeranno la velenosa
propaganda dell'imperialismo oppressore.
3. -
I nostri compagni dovranno assistere a tutte le funzioni religiose
e, affabilmente, benignamente, in modo intelligente e con i metodi
più svariati, unirsi al clero per spiarne le mosse.
4. -
Le scuole fondate e dirette dalle Chiese costituiscono un campo
ideale per la nostra penetrazione. Pur mostrando la massima
benevolenza, le attività della nostra organizzazione dovranno
applicare questa duplice legge: "attaccarsi al nemico per
sopprimere il nemico." Essi devono rendersi simpatici per
stringere amicizia con i direttori, con i professori, con gli
studenti al fine di dominarli applicando il principio: "divide
et impera". Devono inoltre cercare di stabilire contatti con i
capi delle famiglie degli studenti per rafforzare il lavoro di base
della rivoluzione e sviluppare tutte le nostre attività segrete.
5. -
Essi devono prendere l'iniziativa in ogni campo, penetrare in tutte
le istituzioni della Chiesa, guadagnare le simpatie dei fedeli e in
tal maniera potranno riuscire ad inserirsi anche nella direzione
della stessa Chiesa.
6. -
Attenendosi alle direttive del Partito, la cellula potrà raggiungere
la meta che le è stata fissata e cioè penetrare in tutte le
organizzazioni ecclesiastiche, promuovere l'azione per la pace,
permettendo così al Partito di esercitare la sua influenza in tutti
i campi.
7. -
(…) [utilizzare] questo principio di ferro: "Schiacciare il
nemico servendosi dello stesso nemico".
8. -
I compagni attivisti devono avere spirito d'iniziativa, scoprire i
punti deboli dell'organizzazione ecclesiastica, sfruttare le
divisioni, neutralizzare il veleno religioso ed ecclesiastico,
gettando il nostro contro-veleno, e fare quanto è possibile per
spiegare le nostre linee di combattimento. (Fides, 25-1-58)
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Questa tattica d’infiltrazione non è stata adottata “soltanto” dai
comunisti cinesi. Santiago Carrillo, allora segretario-generale del
Partito comunista spagnolo, ha dichiarato:
“Abbiamo portato a termine una politica molto audace nel rapporto
con i cattolici, partendo (…) dalla nostra convinzione - dal punto
di vista strategico - secondo la quale per arrivare al trionfo (…)
del socialismo, la collaborazione con loro è necessaria. (…)
“In merito alla collaborazione con i cattolici, alcuni compagni (…)
ci hanno domandato se questo non cambierebbe il contenuto della
nostra ideologia. Gli ho risposto con una domanda, che sembrerebbe
semplicista: dal momento che abbiamo cominciato questa politica,
quanti compagni voi conoscete che sono diventati religiosi? In
compensazione, quanti cattolici sono diventati comunisti?” (cfr.
Santiago Carrillo, Mañana España, Colección Ebro, Paris,
1975, pag. 25, 203, 232).
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La tattica d’infiltrazione dei nemici della Chiesa nel suo interno,
è stata denunciata anche da diversi Papi (Beato Pio IX, San Pio X,
ecc.). Per esempio, ricordiamo la dichiarazione storica di Paolo VI
nell’allocuzione agli alunni del Seminario Lombardo del 7 dicembre
1968: «La Chiesa attraversa, oggi, un momento di inquietudine.
Taluni si esercitano nell’autocritica, si direbbe perfino nell’autodemolizione.
(…) C’è anche questo aspetto nella Chiesa, c’è la fioritura. Ma
poiché, bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu,
si viene a notare maggiormente l’aspetto doloroso. La Chiesa viene
colpita pure da chi ne fa parte». (Insegnamenti di Paolo VI,
Tipografia Poliglotta Vaticana, vol. IV, 1968, pag. 1188-1189).
Quindi, la defezione morale di questo o quell’altro
membro della Santa Chiesa non prova nulla contro la divinità della
stessa Chiesa. Non dobbiamo dimenticare tanti martiri che i
totalitarismi e le contemporanee persecuzioni religiose hanno fatto
e che hanno generato tantissimi altri fedeli… a noi, ai nostri cari
lettori, per esempio. Tra l’altro le persecuzioni alla Santa Chiesa
non mancano, come ha ricordato di recente il Papa Benedetto XVI a
proposito di Santo Stefano, il primo martire. “Il sangue dei martiri
è seme di nuovi cristiani”.
Cordiali saluti,
la redazione di “Luci sull’Est”
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