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Dicembre 2007
Caro lettore,
gentile lettrice,
In
diverse occasioni di quest’anno, è stato ricordato il 90° delle
apparizioni della Madonna a Fatima, dal Santo Padre Benedetto XVI
fino al semplice fedeli, dagli anziani ai giovani, ammalati,
studenti, infine sarebbe difficile trovare una persona che non abbia
detto, scritto oppure sentito qualcosa sul Messaggio della Madonna
alla Cova da Iria… al meno nei paesi dove la libertà religiosa è
rispettata.
“Luci
sull’Est” ha promosso, il 17 novembre scorso, un riuscito convegno
commemorativo dal titolo “Fatima, faro per l’umanità”, il quale sarà
trattato più dettagliatamente sul prossimo numero del nostro
periodico “Spunti”. Comunque, potete vedere alcune delle foto con
il numeroso pubblico che ha potuto rendere questo omaggio alla
Madonna di Fatima sulla
galleria fotografica del nostro sito, inoltre leggere il testo
del profondo commento che ha fatto il Padre
Massimiliano Zangheratti, segretario generale dell'ordine dei
Frati Francescani dell'Immacolata; oppure il commovente intervento
(di cui potete ascoltare la registrazione on line) del giovane Padre
Pavlo Vyshkovsky OMI sul martirio della Chiesa in Ucraina… anche
durante il periodo della “glasnost” e della “perestroika”, per
concludere con la testimonianza di
Mons. Tadeusz Kondrusiewicz su 15 anni di attività all’est,
tutta piena di disinteressata dedizione.
Per questo
tempo dell’Avvento, ci sono diversi articoli molto utile sul sito di
“Luci sull’Est”. Però vogliamo qui chiedere la vostra attenzione
alla bellissima storia di uno dei canti natalizi più famosi:
Stille Nacht (Notte
santa).
E facciamo
nostri gli auguri contenuti in questo articolo del Prof. Plinio
Corrêa de Oliveira (*):
VENGA IL
VOSTRO REGNO !
Se in tutte le
epoche della storia cristiana la data del Natale apre una parentesi
gioiosa e tranquilla nel corso normale e laborioso della vita
quotidiana, nella nostra epoca caratterizzata da una crisi religiosa
così grave da abbracciare tutta la vita sociale - questa
celebrazione acquista un significato speciale.
La
commemorazione dell'evento trascendentale accaduto nella grotta di
Betlemme - la nascita del Verbo di Dio, il Messia preannunziato dai
profeti - equivale ad un universale sursum corda proclamato a
una umanità tumultuosa e sofferente, che si va immergendo sempre più
nel caos della completa dissoluzione morale e sociale.
Secondo il
messaggio dei Profeti, il popolo eletto sperava la salvezza da un
Messia che sarebbe nato dalla stirpe di Davide. Tutti gli altri
popoli della terra, pur non avendo ricevuto i messaggi divini
trasmessi dai Profeti, conservavano una reminiscenza della promessa
di un Salvatore fatta da Dio ad Adamo ed Eva al momento della loro
cacciata dal Paradiso. Pertanto conservavano anche la tradizionale
speranza, più o meno deformata, che un Salvatore avrebbe dovuto
rigenerare l'umanità sofferente e peccatrice.
Questa
speranza, poi, era giunta all'apice nell'epoca in cui Nostro Signore
veniva al mondo. L'Impero romano si estendeva per tutto il mare
Mediterraneo ed anche nel continente europeo. Il commercio si era
intensificato per mezzo dell'apertura di strade o
dell'intensificarsi della navigazione. Gli uomini avevano ottenuto i
beni desiderati, ma, una volta faticosamente conquistati questi
strumenti di felicità, non sapevano che farsene.
Tutto ciò che
avevano desiderato a lungo, per tanto tempo e con tanti sforzi,
lasciava nella loro anima un terribile vuoto; anzi, in molti casi li
tormentava. Infatti, in mano di chi non sa trarne il debito
vantaggio, potere e ricchezza servono soltanto a causare afflizioni
e a procurare sofferenze.
Fu in questo
scenario, mentre uomini di Stato e moralisti dell'epoca discutevano
gravemente su così tanti e tanto insolubili problemi, che in una
stalla di Betlemme, durante una notte tranquilla e benedetta,
s'irraggiò sul mondo la salvezza.
La società del
futuro, prodotta dalla soluzione dei problemi più importanti e
vitali dell'epoca, nasceva allora a Betlemme, ed era dalle mani
verginali di Nostra Signora che il mondo riceveva il Messia,
destinato a redimere il mondo col Suo Sangue e a riorganizzarlo
secondo il Suo Vangelo.
Qual’è la
lezione principale che dobbiamo trarne?
In primo
luogo, come per l'umanità dell'epoca di Augusto la soluzione dei più
intricati problemi sociali e politici non fu trovata se non in
Nostro Signore Gesù Cristo, così anche nel nostro tempo è soltanto
nei suoi insegnamenti che dobbiamo porre le nostre speranze. «
Instaurare omnia in Christo », fu il motto del grande Pontefice san
Pio X.
Ma c'è anche
un'altra riflessione, ancora più opportuna.
I teologi
concordano nell'affermare che, se la salvezza si irraggiò pel mondo
in quel tempo, lo dobbiamo alle onnipotenti preghiere della Ss.ma
Vergine, che ottenne di anticipare il giorno della nascita del
Messia. Nessuno può dire per quanti anni, o quanti secoli, la
Redenzione avrebbe tardato, senza le preghiere di Maria.
Questa
Redenzione avvenne per opera della preghiera umile e fiduciosa della
Vergine Maria, interamente ignorata dai suoi contemporanei, dato che
ella conduceva una vita contemplativa e solitaria nel piccolo angolo
in cui la Provvidenza l'aveva fatta nascere.
Senza voler
per questo sminuire, per poco che sia, la vita attiva, bisogna
notare che fu per mezzo della preghiera e della contemplazione che
il momento della Redenzione fu anticipato, e che quei benefici che
il genio di Augusto e la sapienza di tutti i grandi politici,
generali e amministratori del suo tempo non avevano potuto dare al
mondo, Dio li dispensò per mezzo di Maria.
Inginocchiati
davanti al Presepio, rivolgiamo al Divino Infante, per mezzo della
Sua Santissima Madre, le nostre più ardenti preghiere: prima di
tutto, per ciò che amiamo di più al mondo, ossia la Santa Chiesa
Cattolica Apostolica Romana. Preghiamo per i santi, perché diventino
più santi; per i buoni, perché si santifichino; per i tiepidi,
perché diventino fervorosi; per i peccatori, perché diventino buoni;
per gli empi, perché si convertino. Preghiamo quindi per noi stessi,
per diventare più esigenti nell'ortodossia, più severi nella
purezza, più fedeli nell'avversità, più pazienti nelle umiliazioni,
più energici nella lotta [“militia est vita hominis super terram”,
Giob 7), più compassionevoli verso coloro che, vergognandosi dei
loro peccati, lodano pubblicamente la virtù e si sforzano
seriamente di conquistarla.
Domine,
adveniat Regnum tuum.
Signore, venga il Vostro Regno: si realizzi esso in noi, per venir
poi diffuso intorno a noi.
(*)
“Legionario”, 25 dicembre 1938, organo ufficioso dell’Arcidiocesi di
Sao Paulo-Brasile.
Cordialmente,
la redazione di Luci sull’Est
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