|
Cari
amici,
lunedì è la festa dell'Immacolata ed
ormai 154 anni ci separano da quel fatidico 8 dicembre in cui
Pio IX proclamò il dogma. Solo pochi giorni ormai ci separano
invece dal Santo Natale, ed anche se
l’Avvento è già cominciato, questa festa dell’Immacolata ha, fra
gli altri, anche il merito di aiutarci ad entrare meglio in
questo tempo di attesa.
E’ per
questa ragione che abbiamo pensato di offrirvi, anche come
spunto di meditazione in quest’inizio di Avvento, un testo del
monaco benedettino dom
Prosper
Gueranger sull’Immacolata che trovate qui di seguito.
8 dicembre
Immacolata Concezione
della
Santissima Vergine
– di dom
Prosper
Gueranger –
La festa
dell'Immacolata Concezione della Santa Vergine è la più solenne
di tutte quelle che la Chiesa celebra nel sacro tempo
dell'Avvento; e se è necessario che la prima parte
dell'anno presenti la commemorazione
di qualcuno dei misteri di Maria, non ve n'è alcuno il cui
oggetto possa offrire più commoventi armonie con le pie
preoccupazioni della Chiesa in questa mistica stagione della
attesa. Celebriamo dunque con gioia questa solennità, poiché la
Concezione di Maria presagisce la prossima Nascita di Gesù.
L'intenzione
della Chiesa, in questa festa, non è solo
di celebrare l'anniversario dell'istante in cui ha inizio, nel
seno della pia Anna, la vita della
gloriosissima Vergine Maria; ma anche di onorare il
sublime privilegio in virtù del quale Maria è stata preservata
dal peccato originale che, per decreto supremo ed universale,
tutti i figli di Adamo contraggono nell'istante stesso in cui
sono concepiti nel seno delle loro
madri. La fede della Chiesa cattolica che fu solennemente
riconosciuta come rivelata da Dio stesso il giorno per sempre
memorabile dell'8 dicembre 1854, questa fede proclamata dalla
Sede apostolica per bocca di Pio IX, tra le acclamazioni di
tutta la cristianità, ci insegna che nell'istante in cui Dio ha
unito l'anima di Maria, che era stata appena creata, al corpo
che essa doveva animare, quell'anima per sempre benedetta non
solo non ha contratto la bruttura che invade in quel momento
ogni anima umana, ma è stata riempita d'una
grazia immensa che l'ha resa, fin da quell'istante, lo specchio
della santità di Dio stesso, nella misura che è possibile per un
essere creato.
Questa
sospensione della legge emessa dalla giustizia divina contro
tutta la posterità dei nostri progenitori era motivata dal
rispetto che Dio ha per la sua stessa santità. I rapporti che
Maria doveva avere con la divinità, essendo non soltanto la
Figlia del Padre celeste, ma chiamata a divenire la stessa Madre
del Figlio e il Santuario ineffabile dello Spirito Santo, questi
rapporti esigevano che nulla di
immondo vi fosse, anche per un solo istante, nella creatura
predestinata a così intime relazioni con l'adorabile Trinità;
che nessun'ombra avesse mai oscurato in Maria la purezza
perfetta che Dio sommamente santo vuol trovare anche negli
esseri che chiama a godere in cielo della sua semplice visione;
in una parola, come dice il grande Dottore sant'Anselmo: “Era
giusto che fosse ornata d'una purezza superiore alla quale
non se può concepire una maggiore se non quella di Dio stesso,
questa vergine a cui Dio Padre doveva dare il Figlio suo in un
modo tanto speciale, in quanto quel Figlio sarebbe divenuto per
natura il Figlio comune ed unico di Dio e della Vergine; questa
Vergine che il Figlio doveva eleggere per farne sostanzialmente
la Madre sua, e nel seno della quale lo Spirito Santo voleva
operare la concezione e la nascita di Colui dal quale egli
stesso procedeva” (De Conceptu
Virginali, cap. xviii).
Nello stesso
tempo, le relazioni che il figlio di Dio doveva contrarre con
Maria, relazioni ineffabili di tenerezza e di rispetto filiale,
essendo state eternamente presenti al suo pensiero, obbligano a
concludere che il Verbo divino ha
provato per quella Madre che doveva avere nel tempo, un amore di
natura infinitamente superiore a quello che provava per tutti
gli esseri creati dalla sua potenza. L'onore di Maria gli è
stato caro sopra ogni cosa, perché doveva essere la Madre sua, e
lo era già nei suoi eterni e misericordiosi disegni. L'amore del
Figlio ha dunque protetto la Madre; e se quest'ultima, nella sua
sublime umiltà, non ha respinto alcuna delle condizioni alle
quali sono sottomesse tutte le creature di Dio, alcuna delle
esigenze stesse della legge di Mosè
che non era stata emessa per lei, la mano del Figlio divino ha
annullato per essa l'umiliante barriera che trattiene ogni
figlio di Adamo che viene in questo mondo e gli chiude il
sentiero della luce e della grazia, fino a quando non sia stato
rigenerato in una nuova nascita.
Il Padre
celeste non poteva fare per la nuova Eva meno di quanto aveva
fatto per l'antica, la quale fu costituita fin da principio, al
pari del primo uomo, nello stato di santità originale in cui non
seppe mantenersi. Il Figlio di Dio non poteva soffrire che la
donna dalla quale avrebbe attinto la sua natura umana avesse
alcunché da invidiare a colei che era
stata la madre di prevaricazione. Lo Spirito Santo, che doveva
coprirla con la sua ombra e renderla feconda con la sua divina
operazione, non poteva permettere che la sua Diletta fosse anche
per un solo istante intaccata dalla vergognosa macchia nella
quale noi siamo concepiti. La sentenza è universale, ma una
madre di Dio doveva esserne esente. Dio autore della legge, Dio
che ha posto liberamente tale legge, non era padrone forse di
esentarne colei che aveva destinata
ad esserle unita in tanti modi? Lo poteva, e lo doveva: quindi
l'ha fatto.
Non era forse
questa gloriosa eccezione che egli stesso annunciava nel momento
in cui comparvero dinanzi alla sua
maestà offesa i due prevaricatori dai quali noi siamo usciti? La
promessa misericordiosa discendeva su noi nell'anatema che
cadeva sul serpente: “Porrò io stesso - diceva Dio -
una inimicizia fra te e la donna, fra
la tua stirpe e il suo frutto; ed essa ti schiaccerà il capo”.
Così era annunciata la salvezza alla famiglia umana sotto la
forma di una vittoria contro Satana; e questa
vittoria è la Donna che doveva
riportarla per tutti noi. E non si dica che sarà solo il figlio
della donna a riportare tale vittoria: il Signore ci dice che l'inimicizia
della donna contro il serpente sarà personale, e che, con il
suo piede vittorioso, essa schiaccerà il capo dell'odioso
rettile; in una parola, che la nuova Eva sarà degna del nuovo
Adamo, vittoriosa come lui; che la stirpe umana un giorno sarà
vendicata, non solo dal Dio fatto uomo, ma anche dalla Donna
miracolosamente sottratta ad ogni
contagio del peccato; di modo che la creazione primigenia
nella santità e nella giustizia (Ef
4,24) riapparirà in essa, come se non fosse stata commessa la
prima colpa. Rialzate dunque il capo, figli di Adamo, e scuotete
le vostre catene. Oggi l'umiliazione che pesava su di voi è
annientata. Ecco che Maria la quale è vostra carne e vostro
sangue, ha visto retrocedere davanti a sé il torrente del
peccato che trascina tutte le generazioni: l'alito del drago
infernale si è distolto per non contaminarla; la primiera
dignità della vostra origine è in essa ristabilita. Salutate
dunque questo giorno benedetto in cui è rinnovata la primitiva
durezza del vostro sangue: è apparsa la nuova Eva; e dal suo
sangue che è anche il vostro, salvo il peccato, essa vi darà tra
poche ore, il Dio-uomo che procede
da lei secondo la carne come viene dal Padre suo per eterna
generazione.
E come
potremmo non ammirare la purezza incomparabile di Maria nella
sua immacolata concezione, quando sentiamo, nel divino Cantico,
lo stesso Dio, che così l'ha preparata per essere la Madre sua,
dirle con l'accento d'una compiacenza
piena d'amore: “Sei tutta bella, o mia diletta, e in te non vi è
alcuna macchia” (Ct 4,7)? È il Dio
di ogni santità che parla; il suo occhio che tutto penetra non
scopre in Maria alcuna traccia, alcuna cicatrice di peccato;
ecco perché si compiace in lei e la felicita del dono che si è
degnato di farle. Dopo di ciò stupiremo ancora che Gabriele,
disceso dal cielo per recarle il divino messaggio, sia preso
d'ammirazione alla vista di quella purezza della quale il punto
di partenza è stato tanto glorioso, e i progressi senza limiti?
Che si inchini profondamente dinanzi
a simile meraviglia e dica: “Ave, Maria, piena di grazia”?
Gabriele vive la sua vita immortale al centro di tutte le
bellezze della creazione, di tutte le ricchezze del cielo; è il
fratello dei Cherubini e dei Serafini, dei Troni e delle
Dominazioni; il suo sguardo percorre senza posa le nove
gerarchie angeliche dove la luce e la
santità risplendono sovranamente, aumentando sempre di grado in
grado; ma ecco che ha trovato sulla terra, in una creatura di
rango inferiore agli Angeli, la pienezza della grazia, di
quella grazia che è stata data solo limitatamente agli Spiriti
celesti, e che abita in Maria fin dal primo istante della sua
creazione. È la futura Madre di Dio sempre santa, sempre pura,
sempre immacolata.
Questa verità
rivelata agli Apostoli dal divin
Figlio di Maria, ricevuta dalla Chiesa, insegnata dai santi
Dottori, creduta con fedeltà sempre maggiore dal popolo
cristiano, era contenuta nella nozione stessa di Madre di Dio.
Credere Maria Madre di Dio significava già credere
implicitamente che colei in cui doveva realizzarsi questo titolo
sublime non aveva avuto mai nulla di
comune con il peccato, e che Dio l'avrebbe in ogni modo
preservata. Ma d'ora in poi l'onore
di Maria è fondato sulla sentenza esplicita che ha dettato lo
Spirito Santo. Pietro ha parlato per bocca di Pio IX; e quando
Pietro ha parlato, ogni fedele deve credere, poiché il Figlio di
Dio ha detto: “Ho pregato per te, o Pietro, perché non venga
meno la tua fede” (Lc 22,32); e ha
detto ancora: “Vi manderò lo Spirito di verità che rimarrà con
voi per sempre, e vi farà ricordare tutto ciò che vi ho
insegnato” (Gv 14,26).
Il simbolo
della nostra fede ha dunque acquistato non una nuova verità, ma
una nuova luce sulla verità, che era
già in precedenza oggetto della credenza universale. In questo
giorno, il serpente infernale ha sentito di nuovo la vittoriosa
pressione del piede della Vergine Madre e il Signore si è
degnato di darci il pegno più prezioso delle sue misericordie.
Egli ama ancora questa terra colpevole, poiché si è degnato di
illuminarla tutta con uno dei più bei raggi della gloria
della Madre sua. Non ha forse
trasalito questa terra? Qualche cosa di grande si compì in
questa metà del XIX secolo, e attenderemo d'ora
innanzi i tempi con maggiore fiducia,
poiché, se lo Spirito Santo ci avverte di temere per i giorni in
cui le verità diminuiscono presso i figli degli uomini,
ci dice abbastanza chiaramente con ciò che dobbiamo considerare
come beati i giorni in cui le verità aumentano per noi in
luce e in autorità.
Nell'attesa
della solenne proclamazione di questo dogma, la santa Chiesa lo
confessava già ogni anno celebrando la festa di oggi.
Tale festa
non era chiamata, è vero, l'Immacolata Concezione, ma
semplicemente la Concezione di Maria. Tuttavia, il fatto
della sua istituzione e della sua celebrazione esprimeva già
abbastanza la credenza della cristianità. San Bernardo e il
Dottore Angelico concordano
nell'insegnare che la Chiesa non può celebrare la festa di ciò
che non è santo; la Concezione di Maria fu dunque santa ed
immacolata, perché la Chiesa, da tanti secoli, l'onora con una
festa speciale. La Natività di Maria è
oggetto d'una solennità nella Chiesa, perché Maria nacque
piena di grazia; se dunque il primo istante della sua esistenza
fosse stato segnato dal comune contagio, la sua Concezione non
avrebbe potuto essere oggetto d'un culto. Ora, vi sono poche
feste così universali e meglio stabilite nella Chiesa di quella
che celebriamo oggi.
Come
potrebbero gli uomini non porre tutta la loro gioia
nell'onorarti, o divina aurora del Sole di giustizia? Non rechi
forse ad essi, in questi giorni, la
notizia della loro salvezza? Non sei forse, o Maria, quella
radiosa speranza che viene d'un
tratto a brillare nel seno stesso dell'abisso della desolazione?
Che cosa saremmo diventati senza il Cristo che viene a salvarci?
e tu sei la sua Madre sempre diletta,
la più santa delle creature di Dio, la più pura delle vergini,
la più amante delle madri!
O Maria, che
la tua dolce luce allieti
deliziosamente i nostri occhi stanchi! Di generazione in
generazione, gli uomini si succedevano sulla terra; guardavano il cielo con
inquietudine, sperando ad ogni
istante di veder spuntare all'orizzonte l'astro che avrebbe
dovuto strapparli all'errore delle tenebre; ma la morte aveva
chiuso i loro occhi, prima che avessero anche solo potuto
intravvedere l'oggetto dei loro desideri. Era riserbato a noi di
vederti ascendere radiosa, o Stella splendente del mattino, i
cui raggi benedetti si riflettono sulle onde del mare, e gli
arrecano la calma dopo una notte di tempesta! Oh, prepara i
nostri occhi a contemplare lo splendore vittorioso del sole
divino che s'avanza dietro a te!
Prepara i nostri cuori, poiché è ai nostri
cuori che egli vuol rivelarsi. Ma per meritare di
vederlo, i nostri cuori bisogna che siano puri; preparali dunque
tu che sei la Immacolata e la
Purissima! Fra tutte le feste che la Chiesa ha
consacrate in tuo onore, la divina
Sapienza ha voluto che quella della tua Concezione immacolata si
celebrasse in questi giorni dell'Avvento, affinché i figli della
Chiesa, pensando con quale divina gelosia il Signore ha preso
cura di allontanare da te ogni contatto di peccato, in onore di
Colui del quale dovevi essere la Madre, si preparassero
anch'essi a riceverlo con la rinuncia assoluta a tutto ciò che è
peccato e affetto al peccato. Aiutaci, o Maria,
ad operare questo grande cambiamento.
Distruggi in noi, con la tua Concezione Immacolata, le radici
della cupidigia, spegni le fiamme della voluttà,
abbassa le alture della superbia.
Ricordati che Dio ti ha scelta come
sua abitazione per venire quindi a porre la sua dimora in
ciascuno di noi.
O Maria, Arca
dell'alleanza formata di legno incorruttibile, rivestita del più
puro oro, aiutaci a corrispondere ai disegni ineffabili del Dio
che, dopo essersi glorificato nella tua incomparabile purezza,
vuole ora glorificarsi nella nostra indegnità, e non ci ha
strappati al demonio che per fare di noi il suo tempio e la sua
più diletta dimora. Vieni in nostro aiuto tu che, per la
misericordia del Figlio tuo, non hai mai conosciuto il peccato,
e ricevi in questo giorno i nostri omaggi. Poiché tu sei l'Arca
di Salvezza che galleggia sola sulle acque del diluvio
universale; il bianco Vello bagnato di celeste rugiada mentre
tutta la terra rimane nella siccità; la Fiamma che le acque
immani non hanno potuto spegnere; il Giglio che fiorisce fra le
spine; il Giardino chiuso al serpente infernale; la Fonte
sigillata, la cui limpidezza non fu mai intorbidata; la Casa del
Signore sulla quale i suoi occhi si sono
sempre posati e nella quale non può entrare nulla di immondo; la
mistica città di cui si narrano tante meraviglie (Sal
86). Noi troviamo gusto nel ripetere i tuoi titoli d'onore, o
Maria, poiché ti amiamo, e la gloria della Madre è anche dei
figli. Continua a benedire e a proteggere
coloro che onorano il tuo augusto privilegio nel giorno
della tua concezione; e affrettati a nascere, a concepire l'Emmanuele,
a darlo alla luce e a mostrarlo al nostro amore.
EPISTOLA
(Pr 8,22-35). - Il Signore mi possedette all'inizio delle sue
opere, fin da principio, avanti la creazione.
Ab aeterno
fui stabilita, al principio, avanti che fosse fatta la terra:
non erano ancora gli abissi ed io ero già concepita. Non ancora
le sorgenti delle acque rigurgitavano, non ancora le montagne s'eran
formate sulla grave mole. Prima delle
colline io ero partorita. Egli non aveva fatto ancora né la
terra, né i fiumi, né i cardini del mondo. Quando preparava i
cieli io ero presente, quando con
legge inviolabile chiuse sotto la volta l'abisso, quando rese
stabile in alto la volta celeste e vi sospese le fonti delle
acque, quando fissava al mare i suoi confini e dava legge alle
acque di non passare il loro termine, quando gettava i
fondamenti della terra io ero con lui a ordinare tutte le cose.
Sempre nella gioia scherzavo dinanzi a lui continuamente,
scherzavo nell'universo: è mia delizia stare
coi figli degli uomini. Or dunque, o figli, ascoltatemi:
Beati quelli che battono le mie vie. Ascoltate i miei avvisi per
diventare saggi, non li ricusate.
Beato l'uomo che mi ascolta e veglia ogni giorno alla mia porta,
ed aspetta all'ingresso della mia
casa. Chi troverà me avrà trovata la
vita, e riceverà dal Signore la salute.
L'Apostolo ci
insegna che Gesù, il nostro Emmanuele,
è il primogenito di ogni creatura (Col 1,15). Queste
profonde parole significano che egli è, in
quanto Dio, eternamente generato dal Padre; ma esprimono
inoltre che il Verbo divino, in quanto uomo, è anteriore a tutti
gli esseri creati. Tuttavia questo mondo era uscito dal nulla e
il genere umano abitava questa terra da lunghi secoli quando il
Figlio di Dio si unì ad una natura
creata. È dunque nell'eterna intenzione di Dio, e non
nell'ordine dei tempi che bisogna cercare
questa anteriorità dell'Uomo-Dio su ogni creatura.
L'Onnipotente ha innanzitutto risoluto di dare al suo eterno
Figlio una natura creata, la natura
umana, e in seguito a una tale risoluzione, di creare perché
fossero il dominio di quell'Uomo-Dio tutti gli esseri spirituali
e corporali. Ecco perché la divina Sapienza, il Figlio di Dio,
nel brano della scrittura che la Chiesa ci presenta oggi e che
abbiamo or ora letto, insiste sulla sua preesistenza rispetto a
tutte le creature che formano questo mondo. Come Dio, egli è
generato da tutta l'eternità nel seno del Padre suo; come uomo,
era nel pensiero di Dio il tipo di tutte le creature, prima che
esse fossero uscite dal nulla. Ma il
figlio di Dio, per essere un uomo come noi secondo il decreto
divino, doveva nascere nel tempo, e nascere da una Madre: questa
Madre è stata dunque eternamente presente al pensiero di Dio
come il mezzo con il quale il Verbo assumeva la natura umana. Il
Figlio e la Madre sono dunque uniti nello stesso piano
dell'Incarnazione; Maria era dunque presente come Gesù nel
decreto divino, prima che la creazione uscisse dal nulla. Ecco,
perché, fin dai primi tempi del cristianesimo, la santa Chiesa
ha riconosciuto la voce della Madre unita a quella del Figlio in
questo sublime passo del libro sacro, ed ha voluto che si
leggesse nell'assemblea dei fedeli, come gli altri passi
analoghi della Scrittura, nelle solennità della Madre di Dio.
Ma se Maria ha un'importanza tale nel
piano eterno; se, come il Figlio suo, è in quel senso prima di
ogni creatura, poteva Dio permettere che fosse soggetta al
contagio originale nel quale incorre tutta la specie umana?
Senza dubbio essa sarebbe nata a sua volta, come pure il Figlio,
in un tempo determinato; ma la grazia avrebbe deviato il corso
del torrente che trascina tutti gli uomini, affinché non fosse
neanche toccata e trasmettesse al Figlio suo, che doveva essere
ancora il Figlio di Dio, l'essere umano primogenito che fu
creato nella santità e nella giustizia.
VANGELO (Lc
1,26-28). - In quel tempo: l'angelo Gabriele fu mandato da Dio
in una città della Galilea detta Nazareth,
ad una Vergine sposata ad un uomo della casa di David, di
nome Giuseppe, e la Vergine si chiamava Maria. Ed entrata da
lei, l'Angelo disse: Salute, o piena di grazia: il Signore è
teco! Benedetta tu fra le donne!
Questo è il
saluto che reca a Maria l'Arcangelo disceso dal cielo. Tutto vi
spira ammirazione e umilissimo rispetto. Il
santo Vangelo ci dice che a quelle parole la Vergine si
sentì turbata, e chiedeva a se stessa che cosa potesse
significare simile saluto. Le Sacre Scritture ne riportano
parecchi altri e - come notano i Padri, sant'Ambrogio e
sant'Andrea di Creta seguendo
Origene - che non ve n'è uno che
contenga simili elogi. La Vergine prudente dové dunque stupire
di essere l'oggetto di un linguaggio così lusinghiero, e - come
rilevano gli autori dell'antichità - dové pensare al colloquio
fra Eva e il serpente. Si chiuse dunque nel silenzio, e attese,
per rispondere se l'Arcangelo avesse parlato per la seconda
volta.
Tuttavia
Gabriele aveva parlato non solo con tutta l'eloquenza, ma anche
con tutta la profondità di uno spirito celeste iniziato ai
pensieri divini; e nel suo linguaggio sovrumano annunciava che
era giunto il momento in cui Eva si trasformava in Maria.
Davanti a lui c'era una donna destinata alle più sublimi
grandezze, la futura Madre di Dio; ma in quell'istante solenne
Maria era ancora solo una figlia degli uomini. Ora, in quel
primo stato, calcolate la santità di Maria
quale la descrive Gabriele, e comprenderete che l'oracolo
divino del paradiso terrestre ha già ricevuto in essa il
compimento.
L'Arcangelo
la proclama piena di grazia.
Che cosa significa ciò, se non che la
seconda donna possiede in sé l'elemento di cui il peccato privò
la prima? E notate che non è detto solo che opera in essa la
grazia divina ma che ne è ripiena. “In altri abita la grazia -
dice san Pier Crisologo - ma in
Maria abita la pienezza della grazia”. In essa tutto risplende
della purezza divina, e il peccato non ha mai gettato la sua
ombra sulla sua bellezza. Volete conoscere la portata
dell'espressione angelica? Chiedetela alla lingua stessa di cui
si è servito il narratore di simile scena. I grammatici ci
insegnano che l'unico termine che egli usa sorpassa ancora
quello che noi esprimiamo con “piena di grazia”. Non solo
esprime lo stato presente, ma anche il passato,
una incorporazione innata della
grazia, la sua attribuzione piena e completa e la sua permanenza
totale. È stato necessario mitigare il termine nel tradurlo.
Se poi
cerchiamo un testo analogo nelle Scritture, per penetrare i
termini della traduzione mediante un raffronto, possiamo
interrogare l'Evangelista san Giovanni. Parlando dell'umanità
del Verbo incarnato, egli la designa con una parola sola: dice
che è “piena di grazia e di verità”. Ma
questa pienezza sarebbe reale se fosse stata precduta da un solo
momento in cui il peccato occupava il posto della grazia? Si
chiamerà forse pieno di grazia chi avesse avuto bisogno
di essere purificato? Senza dubbio bisogna tener conto
rispettosamente della distanza che separa l'umanità del Verbo
incarnato dalla persona di Maria nel cui seno il Figlio di Dio
ha attinto quella umanità; ma il
testo sacro ci costringe a confessare che la pienezza
della grazia ha regnato proporzionalmente nell'una e nell'altro.
Gabriele
continua ad enumerare le ricchezze
soprannaturali di Maria. “Il Signore è con te”, le dice. Che
cosa significa questo, se non che
prima di aver concepito il Signore nel suo purissimo seno, Maria
lo possiede già nell'anima sua? Ora, queste parole potrebbero
forse ancora aver ragione di essere se si dovesse intendere che
quella unione con Dio non è stata
perpetua e che è avvenuta solo dopo l'espulsione del peccato?
Chi oserebbe dirlo? Chi oserebbe pensarlo, quando il linguaggio
dell'Arcangelo è di tanta gravità? Chi non sente qui il
contrasto tra Eva nella quale non abita più il Signore, e la
seconda donna che, avendolo ricevuto in se stessa come Eva, fin
dal primo istante della sua esistenza, l'ha custodito con la sua
fedeltà essendo rimasta così come fu fin dal principio?
Per ancor
meglio l'intenzione del discorso di Gabriele che ha annunciato
il compimento dell'oracolo divino e indica qui la donna promessa
come strumento della vittoria su satana,
ascoltiamo le ultime parole del saluto. “Tu sei benedetta
fra le donne”: che cosa significa questo, se
non che, essendo stata ogni donna, da Eva in poi, sotto
la maledizione, condannata a partorire nel dolore, ecco ora
l'unica, colei che è sempre stata nella benedizione, che è stata
l'eterna nemica del serpente, e che darà senza dolore il frutto
del suo seno?
L'Immacolata
Concezione di Maria è dunque espressa nel saluto che le rivolge
Gabriele; e comprendiamo ora il motivo che ha portato la santa
Chiesa a scegliere quel brano del Vangelo per farlo leggere oggi
nell'assemblea dei fedeli.
da:
dom Prosper
Guéranger, L'anno liturgico.
- I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad.
it.
P. Graziani, ed. San Paolo, 1956, p. 280 e ss..
Fonte delle
immagini:
http://www.flickr.com/photos/immaculata/sets/
Prima di
chiudere questa nostra newsletter cogliamo l’occasione per
ricordarvi che, almeno finora, sono ancora disponibili i
calendari del 2009. Per richiederli basta
cliccare qui.
Lo stesso
calendario è anche possibile sfogliarlo virtualmente a
questo link
(occorre Acrobat
Reader).
Con gli
auguri di una buona festa dell’Immacolata e di una santa
preparazione al Natale sotto la materna protezione di Maria
Santissima e del Suo Divino Figlio, vi salutiamo cordialmente.
Lo staff di
“Luci sull’Est”.
|