Cari
amici, nello scorso Angelus il Santo Padre Benedetto XVI ci
ricordava che “la ‘vicinanza’ di
Dio non è una questione di spazio e di tempo, bensì una
questione di amore: l’amore avvicina! Il
prossimo Natale verrà a ricordarci questa verità
fondamentale della nostra fede e, dinanzi al Presepe,
potremo assaporare la letizia cristiana, contemplando nel
neonato Gesù il volto del Dio che per amore si è fatto a noi
vicino”.
Così anche noi dello staff di
Luci sull’Est nell’approssimarsi delle
festività vogliamo restare vicini a tutti i nostri amici e
sostenitori. E per esprimere questa vicinanza abbiamo
pensato di proporvi questa bella meditazione sul Natale di
dom Prosper
Gueranger:
IL
SANTO GIORNO DI NATALE
Il lieto giorno della Vigilia
di Natale volge al termine. La santa Chiesa ha già chiuso i
divini Uffici dell'Attesa del Salvatore con la celebrazione
del grande Sacrificio. Nella sua
materna indulgenza, ha permesso ai suoi figli di rompere, a
mezzogiorno, il digiuno di preparazione; i fedeli si sono
seduti alla tavola frugale, con una gioia spirituale che fa
loro presentire quella che inonderà i loro cuori nella notte
che darà loro l'Emmanuele.
Ma una solennità sì grande
come quella di domani deve,
secondo l'usanza della Chiesa nelle sue feste, avere un
preludio nel giorno che la precede tra pochi istanti,
l'Ufficio dei Primi Vespri nel quale si offre a Dio
l'incenso della sera, chiamerà i cristiani alla Chiesa; e lo
splendore delle cerimonie, la magnificenza dei canti
apriranno tutti i cuori alle emozioni d'amore e di
riconoscenza che li debbono disporre, a ricevere le grazie
del momento supremo.
Aspettando il sacro segnale
che chiamerà alla casa di Dio, impieghiamo gli istanti che
ci restano a meglio penetrare il mistero di sì grande
giorno, i sentimenti della santa Chiesa in questa solennità
e le tradizioni cattoliche mediante le quali i nostri
antenati la hanno così degnamente
celebrata.
Sermone di san Gregorio
Nazianzeno.
Innanzitutto, ascoltiamo la
voce dei santi Padri che risuonò con un'enfasi e
una forza capaci di ridestare
qualsiasi anima. Ecco per primo san Gregorio, il Teologo, il
Vescovo, di Nazianzo, che inizia
così il suo trentottesimo discorso, consacrato alla
Teofania, o nascita del Salvatore. Chi potrebbe
ascoltarlo e rimanere freddo davanti alle sue parole?
“Cristo
nasce; rendete gloria. Cristo discende dai cieli;
andategli incontro. Cristo è sulla terra; uomini, alzatevi.
Tutta la terra canta il Signore! E per riunire tutto
in una sola paro la: Si
rallegrino i cieli ed esulti la terra, per Colui che è
insieme del cielo e della terra. Cristo riveste la nostra
carne: siate ripieni di timore e di gaudio: di timore
a motivo del peccato; di gaudio a
motivo della speranza. Cristo nasce da una Vergine: o donne,
onorate la verginità per diventare madri di Cristo.
Chi non adorerebbe
Colui che era fin dal principio?
chi non loderebbe e non
celebrerebbe Colui che è nato?
Ecco che le tenebre svaniscono; è creata la luce;
l'Egitto rimane sotto le ombre, Israele è
illuminata da una lucente nube.
Il popolo che era seduto nelle tenebre dell'ignoranza,
scorge il lume d'una scienza
profonda. Le cose antiche sono finite; tutto è ridiventato
nuovo. Fugge la lettera e trionfa lo spirito; le ombre sono
passate, e la verità fa il suo ingresso. La natura vede le
sue leggi violate: è giunto il momento di popolare il mondo
celeste: Cristo comanda; guardiamoci bene dal resistere.
Genti tutte,
battete le mani; perché ci
è nato un Bambino, ci è stato dato un Figlio. Il segno
del suo principio è sulla sua spalla: perché la croce
sarà il mezzo della sua elevazione; il suo nome è
l'Angelo del grande consiglio, cioè del
consiglio paterno.
Esclami pure Giovanni:
Preparate le vie del Signore! Per me, voglio far anche
risuonare la potenza di sì gran giorno:
Colui che è senza carne s'incarna; il Verbo prende un
corpo; l'Invisibile si mostra agli occhi, l'Impalpabile si
lascia toccare; Colui che non conosce tempo prende un
principio; il Figlio di Dio è diventato figlio dell'uomo.
Gesù Cristo era ieri, è oggi, e sarà sempre. Si senta
pure offeso il Giudeo; se ne rida il Greco; e la lingua
dell'eretico si agiti nella sua bocca impura. Crederanno
quando lo vedranno, questo Figlio di Dio, salire al cielo; e
se anche in quel momento si rifiutano,
crederanno quando ne discenderà e comparirà sul
tribunale di giudice.
Sermone di san Bernardo.
Ascoltiamo
ora, nella Chiesa Latina, il devoto san Bernardo, che
effonde una soave letizia in queste melodiose parole,
nel iv
sermone per la Vigilia di Natale.
“Abbiamo ricevuto una notizia
piena di grazia e fatta per essere accolta con trasporto:
Gesù Cristo, Figlio di Dio, nasce in Betlemme di Giuda.
La mia anima si è sciolta a queste parole: lo spirito
ribolle in me,
spinto come sono ad annunciarvi
tanta felicità. Gesù significa Salvatore. Che
cosa è più necessario di un Salvatore a quelli che erano
perduti, più desiderabile a degli infelici, più vantaggioso
per quelli che erano accasciati dalla disperazione? Dov'era
la salvezza dov'era perfino la speranza della salvezza, per
quanto debole, sotto la legge del peccato, in quel corpo di
morte, in mezzo alla perversità, nella dimora d'afflizione,
se questa salve zza non fosse
nata d'un tratto e contro ogni
speranza? O uomo, tu desideri, è vero, la tua guarigione;
ma, avendo coscienza della tua debolezza e della tua
infermità, temi il rigore del trattamento. Non temere
dunque: Cristo è soave e dolce; la sua misericordia è
immensa; come Cristo, egli ha ricevuto in eredità
l'olio, ma per effonderlo sulle
tue piaghe. E se ti dico che è dolce, non temere che il
tuo Salvatore manchi di potenza; perché è anche Figlio di
Dio. Esultiamo dunque, riflettendo in noi stessi, e
facendo risplendere al di fuori quella dolce sentenza,
quelle soavi parole: Gesù Cristo. Figlio di
Dio, nasce in Betlemme di Giuda!”.
Sermone di sant'Efrem.
È
dunque veramente un grande giorno quello della Nascita del
Salvatore: giorno atteso dal
genere umano per migliaia di anni, atteso dalla Chiesa nelle
quattro settimane dell'Avvento che ci lasciano così cari
ricordi; atteso da tutta la natura che riceve ogni anno
sotto i suoi auspici, il trionfo del sole materiale sulle
tenebre sempre crescenti. Il grande Dottore della Chiesa
Sira, sant'Efrem, celebra con
entusiasmo la bellezza e la fecondità di questo giorno
misterioso; prendiamo qualche brano dalla sua divina poesia,
e diciamo con lui:
“Degnati,
o Signore, di permettere che celebriamo oggi il giorno
stesso della tua nascita, che la presente solennità ci
ricorda. Quel giorno è simile a tè; è amico degli
uomini. Esso ritorna ogni anno attraverso i tempi; invecchia
con i vecchi, e si rinnova con il bambino che è nato. Ogni
anno, ci visita e passa; quindi ritorna pieno di attrattive.
Sa che la natura umana non potrebbe fare a meno di lui; come
te, esso viene in aiuto alla nostra razza in pericolo. Il
mondo intero, o Signore, ha sete del
giorno della tua nascita; questo giorno beato
racchiude in sé i secoli futuri; esso è uno e molteplice.
Sia dunque anche quest'anno simile a tè, e porti la pace fra
il cielo e la terra. Se tutti i giorni sono segnati della
tua liberalità, non è giusto forse che essa trabocchi in
questo?
Gli altri giorni dell'anno
traggono la loro bellezza da questo, e le solennità che
seguiranno debbono ad esso la
dignità e lo splendore di cui brillano. Il giorno della
tua nascita è un tesoro, o Signore, un
tesoro destinato a soddisfare il debito comune.
Benedetto il giorno che ci ha ridato il sole, a noi erranti
nella notte oscura; che ci ha recato il divino manipolo dal
quale è stata diffusa l'abbondanza; che ci ha dato la vite
che contiene il vino della salvezza che deve dare a suo
tempo. Nel cuore dell'inverno che priva gli alberi dei loro
frutti la vigna si è rivestita
d'una divina vegetazione; nella stagione glaciale, un
pollone è spuntato dal ceppo di Jesse.
È in dicembre, in questo mese che
trattiene nel grembo della terra il seme che le fu affidato,
che la spiga della nostra salvezza, spunta dal seno della
Vergine dove era disceso nei giorni di primavera, quando gli
agnelli vanno belando nei prati”.
Non è dunque da stupire che
questo giorno il quale è caro a Dio stesso sia privilegiato
nell'economia dei tempi; e conforta vedere le genti pagane
presentire nei loro calendari la gloria che Dio gli
riservava nella successione delle età. Abbiamo visto del
resto che i Gentili non sono stati i soli a prevedere
misteriosamente le relazioni del divino Sole di giustizia
con l'astro mortale che illumina e riscalda il mondo; i
santi Dottori e tutta la Liturgia sono molto
prodighi riguardo a questa
ineffabile armonia.
Il battesimo di
Clodoveo.
Per
incidere più profondamente l'importanza di un giorno così
santo nella memoria dei popoli cristiani dell'Europa, stirpi
preferite nei consigli dell
a misericordia
divina, il supremo Signore degli eventi ha voluto che il
regno dei Franchi nascesse appunto il giorno di Natale (496)
allorché nel Battistero di Reims,
tra le pompe di tale solennità,
Clodoveo, il fiero Sicambro,
divenuto mite come l'agnello, fu immerso da san
Remigio nel fonte della
salvezza, dal quale uscì per inaugurare la prima monarchia
cattolica fra le monarchie nuove, quel regno di Francia, il
più bello - è stato detto - dopo quello dei cieli.
La conversione
dell'Inghilterra.
Un secolo più tardi (597),
era la volta della razza anglosassone. L'Apostolo dell'Isola
dei Bretoni, il monaco sant'Agostino, dopo aver convertito
al vero Dio il re Eteiredo,
avanzò alla conquista delle anime. Essendosi diretto verso
York, vi fece risuonare la parola di vita, e un intero
popolo si unì per chiedere il Battesimo. Il giorno di Natale
è fissato per la rigenerazione di quei nuovi discepoli di
Cristo; e il fiume che scorre sotto le mura della città
viene scelto per servire da fonte
battesimale a quell'armata di catecumeni. Diecimila uomini,
non contando le donne e i bambini, scendono nelle acque la
cui corrente deve portar via l'immondezza delle loro anime.
Il rigore della stagione non arresta i nuovi e ferventi
discepoli del Bambino di Betlemme che appena pochi giorni
prima ignoravano perfino il suo nome. Dalle acque gelide
esce piena di gaudio e
risplendente d'innocenza tutta un'armata di neofiti; e nel
giorno stesso della sua nascita, Cristo conta una nazione di
più sotto il suo impero.
Ma non era ancora abbastanza
per il Signore che vuole onorare il giorno della nascita del
suo Figliuolo.
L'incoronazione di Carlo
Magno.
Un'altra
illustre nascita doveva ancora abbellire questo lieto
anniversario. A Roma, nella basilica di San Pietro, nella
solennità di Natale dell'800,
nasceva il Sacro Romano Impero al quale era riservata la
missione di propagare il regno di Cristo nelle regioni
barbare del Nord, e di mantenere l'unità europea, sotto la
direzione del Romano Pontefice. In quel giorno, san Leone
III poneva la corona imperiale sul capo di Carlo Magno; e la
terra attonita rivedeva un Cesare, un Augusto, non più
successore dei Cesari e degli Augusti della Roma pagana, ma
investito di quei titoli gloriosi dal Vicario di
Colui che si chiama, nei santi
Oracoli, il Re dei re, il Signore dei signori.
La gloria del giorno di
Natale.
Così Dio ha fatto, risplendere
agli occhi degli uomini la gloria del regale Bambino che
nasce oggi; così egli ha preparato, di epoca in epoca
attraverso i secoli, ricchi anniversari di quella Natività
che da gloria a Dio e pace agli uomini. Il
susseguirsi dei tempi farà vedere al mondo in che modo
l'Altissimo si riserva ancora di glorificare, in questo
giorno, se stesso e il suo Emmanuele.
Nell'attesa, le nazioni
dell'Occidente, colpite dalla dignità di tale festa, e
considerandola con ragione come il principio di tutte le
cose nell'era della rigenerazione del mondo, contarono a
lungo gli anni cominciando dal Natale, come si vede su
antichi Calendari, sui Martirologi di
Usuardo e di Adone, e su un gran numero di Bolle, di
Costituzioni e di Diplomi. Un concilio di Colonia, nel
1320, ci dimostra che tale usanza ancora esisteva a
quell'epoca. Parecchi popoli dell'Europa cattolica,
soprattutto gli Italiani, hanno conservato l'usanza di
festeggiare il nuovo anno alla Natività del Salvatore. Si
augura il buon Natale come altrove al primo gennaio
il buon anno. Ci si scambiano i complimenti e i
regali; si scrive agli amici lontani: preziose vestigia
delle antiche usanze, di cui la fede era il principio e il
bal uardo
invincibile.
Ma
è tale agli occhi della santa Chiesa la gioia che deve
riempire i fedeli nella Nascita del Salvatore che,
associandosi con una particolare indulgenza a così legittima
allegrezza, abolisce per il giorno di domani il precetto
dell'astinenza dalla carne, se il Natale cade il venerdì o
il sabato. Questa dispensa risale al Papa Onorio III, che
occupava la sede di Pietro nel 1216; ma già fin dal IX
secolo san Nicola I, nella sua risposta ai quesiti dei
Bulgari, aveva mostrato simile condiscendenza, per
incoraggiare la gioia dei fedeli nella celebrazione non solo
della solennità di Natale, ma anche nelle feste di santo
Stefano, di san Giovanni Evangelista, dell'Epifania,
della Assunzione della Vergine,
di san Giovanni Battista e dei santi Pietro e Paolo.
Ma questa indulgenza non fu
universale, e l'abolizione non si è conservata che per la
festa di Natale di cui accresce la popolare allegrezza.
La legislazione civile
medievale intese, a suo modo, mettere in risalto
l'importanza di questa festa così cara a tutta la
cristianità concedendo ai debitori la facoltà di sospendere
il pagamento dei loro creditori durante tutta la settimana
di Natale, che appunto per questo era, chiamata settimana
di remissione, come quelle di Pasqua e della Pentecoste.
Ma
sospendiamo per un poco questi ricordi familiari, che ci
piace raccogliere sulla gloriosa solennità il cui
avvicinarsi commuove così dolcemente i nostri cuori. È tempo
di dirigere i nostri passi verso la casa di Dio, dove ci
chiama l'Ufficio solenne dei Primi Vespri. Durante il
tragitto, rivolgiamo il pensiero a Betlemme, dove Giuseppe e
Maria sono già arrivati. Il sole materiale volge rapidamente
al tramonto; e il divino Sole di giustizia rimane nascosto
ancora per qualche istante sotto la nube, nel seno della più
pura delle vergini. La notte è vicina; Giuseppe e Maria
percorrono le strade della città di David, cercando un asilo
per mettersi al riparo. Che i cuori fedeli siano dunque
attenti, e si uniscano ai due incomparabili pellegrini. È
giunta ormai l'ora in cui il canto di gloria e di
riconoscenza deve levarsi da ogni bocca umana. Accogliamo
con sollecitudine, per la nostra, la voce della santa
Chiesa: essa non è certo inferiore a così nobile compito.
da:
dom Prosper
Guéranger, L'anno
liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima -
Passione, trad.
it. P. Graziani,
Alba, 1959, p. 113-119
***
Questo
ultimo ‘scampolo’ di Avvento è anche l’occasione propizia
per incrementare la vita di preghiera. Ed essendo ancora
fresco il ricordo del 150 anniversario
delle apparizioni di Lourdes appena concluso, quale
preghiera più adatta potremmo suggerirvi se non quella del
Santo Rosario, tanto raccomandata da molti santi e tanto
impreziosita di benedizioni dalla Chiesa. Per chiunque
volesse anche fare un pensiero originale e veramente
anticonformista in queste feste perché non regalare dei
rosari ai nostri cari o ai nostri vicini? Anche il Vescovo
di Leiria-Fátima, monsignor
António Marto, ha chiesto di
recente che nel contesto attuale
della crisi economica i cattolici vivano un Natale di
condivisione e solidarietà.
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del nostra pratica confezione con
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