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Cari lettori, gentile lettrici
L'8 dicembre 1870, il Beato Pio IX affermava con queste
parole molto attuali: «Ora, poiché in questi tempi tristissimi
la stessa Chiesa, da ogni parte attaccata da nemici, è talmente
oppressa dai più gravi mali, che uomini empi pensarono avere
finalmente le porte dell'inferno prevalso contro di lei, […]
solennemente lo dichiaro [a San Giuseppe] Patrono
della Chiesa Cattolica, ingiungendo che la sua festa,
cadente nel 19 di marzo, per l'avanti fosse celebrata con rito
doppio di prima classe, senza ottava pero, a motivo della
Quaresima».
E in modo particolare per questa Quaresima, vogliamo ricordare
l'articolo che vi proponiamo sotto e che può essere molto utile.
Infatti il Corpo Mistico di Cristo viene perseguitato ancora
oggi. "Come viene perseguitata la Chiesa? Attentando ai suoi
diritti o lavorando per allontanarne le anime", e
Davanti alla Passione della Chiesa,
qual'è il nostro atteggiamento?
Plinio Corrêa de Oliveira (*)
La vera pietà deve impregnare l’intera anima
umana e deve quindi risvegliare e stimolare l’emotività. Ma la
pietà non è solo emozione, nemmeno è principalmente emozione. La
pietà sgorga dall’intelligenza, seriamente formata da un
accurato studio catechetico, da una esatta conoscenza della
nostra Fede e, quindi, delle verità che devono reggere la nostra
vita spirituale. La pietà risiede anche nella volontà. Dobbiamo
volere seriamente quel bene che conosciamo. Ad esempio, non ci
basta sapere che Dio è perfetto. Dobbiamo amare la perfezione di
Dio e quindi dobbiamo desiderare per noi qualcosa di questa
perfezione: questo è il desiderio della santità. “Desiderare”
non significa solo provare vaghe e sterili velleità. Vogliamo
seriamente qualcosa solo quando siamo disposti a fare tutti i
sacrifici per ottenere quello che vogliamo. Così, vogliamo
seriamente la nostra santificazione solo quando siamo disposti a
fare tutti i sacrifici per raggiungere questa meta suprema.
Senza questa disposizione, ogni “volere” non è che illusione e
menzogna. Possiamo provare la massima tenerezza nel contemplare
qualche verità o mistero della Religione; ma se non ne traiamo
serie ed efficaci risoluzioni, questa nostra pietà non ci
servirà a nulla.
Questo vale specialmente per il periodo della
Settimana Santa. Non serve a nulla il solo accompagnare con
tenerezza i vari episodi della Passione; questo è eccellente, ma
non sufficiente. In questi giorni, dobbiamo dare a Nostro
Signore sincere prove della nostra devozione e del nostro amore.
Queste prove, diamole facendo il proposito di emendare la nostra
vita e di lottare con tutte le nostre forze per la Santa Chiesa
Cattolica.
La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo. Quando Nostro Signore
interpellò san Paolo sulla via per Damasco, gli chiese: “Saulo,
Saulo, perché mi perseguiti?” Saulo perseguitava la Chiesa.
Nostro Signore gli diceva che stava perseguitando Lui stesso.
Se perseguitare la Chiesa equivale a
perseguitare Gesù Cristo, e se anche oggi la Chiesa viene
perseguitata, ancor oggi Cristo è perseguitato. In qualche modo,
la Passione di Cristo si ripete nei nostri giorni.
Come viene perseguitata la Chiesa? Attentando
ai suoi diritti o lavorando per allontanarne le anime. Ogni atto
con cui si allontana un’anima dalla Chiesa è un atto di
persecuzione a Cristo. Nella Chiesa, ogni anima è un membro vivo
della Chiesa. Strappare un’anima dalla Chiesa è, in un certo
senso, fare a Nostro Signore quanto ci farebbero strappandoci le
pupille degli occhi.
Se dunque vogliamo dolerci della Passione di
Nostro Signore Gesù Cristo, meditiamo pure quanto soffrì, ma non
dimentichiamoci tutto quanto ancor oggi si fa per ferire il suo
Cuore divino.
Tanto più che, durante la sua Passione, Nostro
Signore previde tutto quello che sarebbe successo in futuro.
Previde quindi tutti i peccati di tutte le epoche e anche i
peccati dei nostri giorni. Egli previde i nostri peccati e per
essi soffrì anticipatamente. Noi siamo stati presenti nell’Orto
degli Ulivi come aguzzini e come tali seguimmo la Passione passo
dopo passo, fino alla cima del Golgota.
Pentiamocene, dunque, e piangiamo.
La Chiesa sofferente, perseguitata, vilipesa,
sta davanti ai nostri occhi indifferenti o crudeli. Essa sta
davanti a noi, come Cristo davanti alla Veronica. Addoloriamoci
per le sue sofferenze. Con la nostra tenerezza, consoliamo la
Santa Chiesa per tutto quanto soffre. Possiamo star certi che,
in questo modo, daremo a Cristo stesso una consolazione identica
a quella che gli diede la Veronica.
Incredulità
Cominciamo dalla Fede.
Alcune verità riguardanti Dio e il nostro
eterno destino, possiamo conoscerle mediante la semplice
ragione. Altre le conosciamo perché è stato Dio a insegnarcele.
Nella sua infinità bontà, Dio si è rivelato agli uomini
nell’Antico e nel Nuovo Testamento, insegnandoci non solo ciò
che la nostra ragione non potrebbe scoprire, ma anche molte
verità che potremmo conoscere razionalmente, ma che,
colpevolmente, di fatto l’umanità ormai non conosceva più.
La Virtù con la quale crediamo nella
Rivelazione è la Fede. Nessuno può compiere un atto di Fede
senza l’aiuto soprannaturale della Grazia divina. Questa Grazia,
Dio la dà a tutte le creature e, con torrenziale abbondanza, ai
membri della Chiesa Cattolica. Questa Grazia è la condizione
della loro salvezza. Nessuno che respinga la Fede può ottenere
l’eterna beatitudine. Mediante la Fede, lo Spirito Santo abita
nei nostri cuori. Respingere la Fede è respingere lo Spirito
Santo, è espellere Gesù Cristo dalla propria anima.
Vediamo ora, intorno a noi, quanti cattolici
respingono la Fede. Erano stati battezzati, ma, nel corso del
tempo, hanno perso la Fede. L’hanno persa colpevolmente, perché
nessuno la perde senza colpa, anzi senza colpa mortale. Ed
eccoli che, indifferenti od ostili, pensano, sentono e vivono
come pagani. Sono nostri parenti, nostri prossimi, forse nostri
amici! La loro sciagura è immensa. In loro, resta indelebile il
segno del Battesimo. Sono marchiati per il Cielo, eppure
camminano verso l’Inferno. Nella loro anima redenta è marchiata
l’aspersione del Sangue di Cristo, nessuno la cancellerà. In un
certo senso, è lo stesso Sangue di Cristo ch’esse profanano,
quando in queste anime riscattate accolgono principi, massime,
norme contrarie alla dottrina della Chiesa. Il cattolico
apostata ha qualcosa del sacerdote apostata: trascina dietro di
sé i resti della propria grandezza, li profana, li degrada e si
degrada con essi; ma non li perde.
E noi? Ce ne importa qualcosa? Ne soffriamo?
Preghiamo per la conversione di queste anime? Facciamo
penitenze? Facciamo apostolato? Dove sta il nostro consiglio?
Dove il nostro argomentare? Dove la nostra carità? Dove la
nostra fiera ed energica difesa delle verità da loro negate od
offese?
Il Sacro Cuore ne sanguina, sanguina per la
loro apostasia e per la nostra indifferenza. Una indifferenza
doppiamente censurabile, perché è rivolta verso il nostro
prossimo e soprattutto verso il nostro Dio.
Cospirazione
Quante anime, nel mondo intero, vanno perdendo
la Fede? Pensiamo all’innumerevole numero di giornali e
trasmissioni empie, delle quali solitamente è pieno il mondo.
Pensiamo agl’innumerevoli operai di Satana che, dalle cattedre,
dai focolari domestici, dai luoghi di riunione o di
divertimento, propagano idee empie. Chi potrebbe sostenere che
tutto questo sforzo non produce nulla? Gli effetti di tutto
questo ci stanno davanti. Ogni giorno le istituzioni, i costumi,
le arti vanno scristianizzandosi, indizio innegabile che il
mondo stesso va perdendosi rispetto a Dio.
In tutto questo, non ci sarà una grande
congiura? Tutti questi sforzi, coordinati fra loro, uniformi nei
metodi, negli obiettivi e negli sviluppi, saranno frutto di mere
coincidenze? Dove e quando mai intuizioni disarticolate
potrebbero produrre coordinatamente la più formidabile offensiva
ideologica vista nella storia, la più completa, ordinata,
estesa, ingegnosa, uniforme nella sua essenza, nei suoi fini,
nel suo sviluppo?
A questo non pensiamo, anzi nemmeno lo
percepiamo. Tutto il giorno dormiamo nella indolenza della
nostra vita. Perché non siamo più vigilanti? La Chiesa soffre
tutti i tormenti, ma rimane sola. Noi Le restiamo lontani, ben
lontani. E’ la scena dell’Orto degli Ulivi che si ripete.
A dire il vero, la Chiesa non ebbe mai così tanti nemici e,
paradossalmente, nemmeno così tanti “amici”. I nemici della
Chiesa dicono che non fanno guerra a nessuna religione,
tantomeno al Cattolicesimo. Tuttavia, dalla mattina alla sera,
la vita di costoro non è altro che una cospirazione contro la
Chiesa. Sebbene abbiano le labbra pronte per il bacio, nella
loro mente hanno già deciso da tempo di sterminare la Chiesa di
Dio.
Timidezza
E fra di noi?
Quella Fede così tanto combattuta,
perseguitata, tradita, noi la possediamo, grazie a Dio. Che uso
ne facciamo? L’amiamo? Comprendiamo che la maggiore fortuna
della nostra vita sta nell’essere membri della Santa Chiesa, che
la nostra maggior gloria è il titolo di cristiano?
In caso affermativo – e quanto rari sono coloro che possono in
coscienza rispondere affermativamente! – siamo pronti ad ogni
sacrificio per conservare la Fede?
Non rispondiamo di sì, in un slancio
sentimentale. Siamo positivi. Vediamo freddamente i fatti. Non
ci sta vicino il carnefice che ci pone nell’alternativa tra la
Croce e l’apostasia? Ma ogni giorno la conservazione della Fede
esige nostri sacrifici. Li facciamo?
Sarà proprio vero che, per conservare la Fede,
evitiamo tutto quanto la mette in pericolo? Evitiamo le letture
che possono offenderla? Evitiamo le compagnie che la espongono a
rischi? Cerchiamo gli ambienti nei quali essa fiorisce e si
radica? O piuttosto, in cerca di piaceri mondani ed effimeri,
viviamo in ambienti nei quali la Fede s’indebolisce e rischia di
morire?
Ogni uomo, per il fatto stesso della sua
socievolezza, tende ad accettare le opinioni degli altri. Oggi,
in generale, le opinioni dominanti sono anticristiane. In
materia di filosofia, di sociologia, di storia, di scienze
esatte, di arti, insomma di tutto, si pensa in contrasto con la
Chiesa. I nostri amici seguono la corrente. Abbiamo noi il
coraggio di opporci? Preserviamo il nostro spirito da ogni
infiltrazione delle idee erronee? Pensiamo in tutto e per tutto
in armonia con la Chiesa? O piuttosto ci accontentiamo
negligentemente di sopravvivere, accettando tutto quanto ci
viene inculcato dallo spirito del secolo, e solo per il fatto
che ce lo inculca?
Forse non abbiamo scacciato Nostro Signore
dalla nostra anima. Ma come trattiamo questo divino Ospite? Lo
facciamo oggetto di tutte le attenzioni? Lo mettiamo al centro
della nostra vita intellettuale, morale e affettiva? Lo
trattiamo da Re? O piuttosto Gli riserviamo un piccolo spazio in
cui Lo tolleriamo come ospite secondario, poco significativo,
magari un po’ importuno?
Quando il Divino Maestro gemette, pianse e sudò
sangue durante la Passione, non era tormentato solo da dolori
fisici, nemmeno dalle sofferenze causate dall’odio di coloro che
allora Lo perseguitavano. Certo, tutto quanto sarebbe stato
fatto contro la Chiesa nei secoli venturi Lo tormentava; egli
pianse per l’odio di tutti i malvagi, di tutti gli Ario,
Nestorio, Lutero. Ma pianse anche perché vedeva, davanti a sé,
l’interminabile corteo delle anime timide, delle anime
indifferenti che, senza perseguitarlo, non Lo avrebbero amato a
dovere. Vedeva l’innumerevole schiera di coloro che avrebbero
passato la vita senza odio né amore e che, secondo Dante,
sarebbero finiti nell’atrio dell’Inferno perché nemmeno in esso
c’è posto adeguato per loro.
Apparteniamo noi forse a questo corteo?
Ecco la grande domanda alla quale, con la
Grazia di Dio, dobbiamo rispondere nei giorni di raccoglimento,
di pietà e di espiazione, nei quali oggi entriamo.
(*) Titolo originale: “Reflexoes para a Semana Santa”, “O
Legionário”, organo ufficioso dell’Arcidiocesi di San Paolo
(Brasile), 30 marzo 1947.
Per
approfondire l’argomento e conoscere di più il leader cattolico
e intellettuale brasiliano (1908-1995):
http://www.pliniocorreadeoliveira.info
http://www.pliniocorreadeoliveira.it
http://www.facebook.com/pages/Plinio-Correa-de-Oliveira-1908-1995/40750374262
Vi auguriamo
una Santa Quaresima e vi invitiamo a ricordare in modo speciale
nelle vostre preghiere le necessità del Santo Padre,
cordialmente
lo “staff” di
Luci sull’Est
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