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Cari lettori, gentile lettrici
E’ on line il numero di agosto del nostro periodico
“Spunti”, il quale riporta i seguenti articoli:
- resoconto sulle carovane di “Luci sull’Est” in Italia,
soprattutto nel mese di maggio;
- Una straordinaria conversione dovuta alla Madonna di
Fatima. -
Prima "angelo", dopo schiavo dei vizi, assassino condannato alla
ghigliottina, con un pentimento sincero, Jacques Fesch diventa
fervente apostolo e muore da santo. Infatti, mezzo secolo dopo
la Chiesa francese propone di
portarlo dal patibolo agli altari.
-
Un nuovo stile di persecuzione religiosa.
- Dopo le
persecuzioni violente alla Chiesa in paesi del Terzo Mondo di
cui Spunti ha riferito ai suoi lettori in modo regolare, oggi
chiediamo la vostra attenzione verso una minacciosa ombra che va
proiettandosi sul cristianesimo nei paesi sviluppati: il
tentativo inesorabile di asfissiarlo fino al suo completo oblìo.
* *
*
La
situazione attuale dell'America Latina - "il continente della
speranza", come ha detto in diverse occasioni il Papa Benedetto
XVI - merita un'attenzione speciale in questo periodo. Per
dimostrare la base di quest’affermazione il lettore deve essere
informato appunto di quello che sta accadendo lì. Purtroppo di
modo generale i media dell’Europa - tranne quelli della Spagna (El
País, v.g.) e i media cattolici, sono poveri in notizie
sull’argomento. Però negli Stati Uniti, invece, la situazione è
diversa. Soltanto per fare un esempio: “The Wall Street Journal”
del 27 scorso ha pubblicato un sostanzioso articolo di Mary
Anastasia O’Grady (The
White House’s Latin Connection /
La conexión latina de la Casa Blanca).
Per
aiutarci a capire meglio la relazione fra la crisi religiosa e
la crisi temporale multiforme che colpisce questo continente,
riproduciamo di seguito il testo che presenta una lucida e
lungimirante visione d'insieme sulla genesi di questa
situazione.
*
* *
Quaderni
di Cristianità, Anno I – n. 2, Estate 1985, pag.
61-72 (www.alleanzacattolica.org)
Plinio
Corrêa de Oliveira
Importanza decisiva delle opzioni religiose
nel presente e nel futuro
dell'America Meridionale
Nei
giorni 26 e 27 aprile 1985 si è tenuta a Dallas, nel Texas, una
riunione del consiglio direttivo dell'International Policy
Forum, una associazione che raccoglie esponenti conservatori
anti–socialcomunisti di tutto il mondo e di cui è presidente
Morton Blackwell, consigliere speciale per tre anni del
presidente Ronald Reagan ed esponente di primo piano della
cosiddetta New Right, un movimento che abbraccia uomini politici
dei due grandi partiti nordamericani oltre che leader dei più
diversi gruppi sociali, e che ha avuto una parte di rilievo nel
sostegno alla candidatura Reagan nel 1980.
Il
professor Plinio Corrêa de Oliveira, presidente del consiglio
nazionale della Sociedade Brasileira de Defesa da Tradição,
Família e Propriedade, TFP, avrebbe dovuto partecipare di
persona alla riunione in quanto membro del Board of Governors
dell'Intemational Policy Forum. Impossibilitato, ha fatto
pervenire una relazione scritta. La traduzione del documento,
dalla fotocopia del dattiloscritto originale in portoghese, è di
Giovanni Cantoni. Il titolo è redazionale.
*
* *
Salutando
cordialmente gli illustri partecipanti all'International
Policy Forum a Dallas, e in modo speciale il suo insigne e
benemerito presidente Morton Blackwell, manifesto il mio
dispiacere per il fatto di trovarmi nella impossibilità - come
presidente del consiglio nazionale della Sociedade Brasileira
de Defesa da Tradição, Família e Propriedade, TFP, messo di
fronte alla critica congiuntura nazionale occasionata dalla
morte del presidente eletto, dr. Tancredo Neves - di esporre
personalmente a miei pari alcune considerazioni concernenti
l'America Meridionale. Le mando, quindi, per iscritto.
I.
L'America Latina nel mondo attuale
Sono
convinto che questo grande blocco - per altro inseparabile dal
tutto latinoamericano, che comprende anche l'America Centrale e
il Messico - ha, nel mondo attuale, un peso molto maggiore di
quanto immagina un considerevole numero di europei e di
nordamericani, ancora influenzati da cliché e da abitudini
mentali obsoleti.
1.
Persistenza negativa dei vecchi cliché
Sono
lontano dall'essere avversario sistematico di tutti i cliché e
di tutte le abitudini mentali. Essi hanno la loro parte benefica
nella continuità della elaborazione intellettuale e dell'agire
umani.
Ma di
quando in quando devono per forza essere aggiornati oppure
sostituiti.
Sono certo
che, per quanto si riferisce all'America Latina, la necessaria
sostituzione - che sia, quindi, più ancora di un semplice
aggiornamento - si sta facendo con ritardo.
Questo
ritardo si spiega. Infatti l'attenzione dell'uomo contemporaneo
è sollecitata in tutte le direzioni da aspetti sempre più gravi
della crisi universale dei nostri giorni. Perciò, talora, egli
non ha tempo per approfondire le tematiche sudamericane. D'altra
parte, le trasmissioni dei mass media, spesso incomplete quanto
agli accadimenti latinoamericani, oppure talora unilaterali
nella loro valutazione, orientano abitualmente gli spiriti verso
semplici elucubrazioni declamatorie, di carattere umanitario,
notevolmente inframmezzate da demagogismo.
Senza fare
in questa sede un elenco completo dei cliché e delle abitudini
mentali concernenti l'America Latina, la cui sostituzione mi
sembra necessaria e urgente, dico subito che i tre temi
latinoamericani che compaiono con più frequenza nel notiziario
internazionale — il problema delle monete delle nazioni
dell'area, soprattutto dell'Argentina, del Brasile oppure del
Messico; i rischi molto reali che l'occupazione del Nicaragua da
parte del comunismo sandinista fa correre alla stabilità
dell'America Centrale e dell'America Settentrionale, e lo stato
di indigenza in cui versano notevoli settori della popolazione —
sono ben lontani dal compendiare in sé tutti i ricchissimi
aspetti della realtà in questa area del mondo e nelle nazioni
che in essa fioriscono.
2. La
faccia positiva della realtà
La realtà,
infatti, ha anche un'altra faccia, cioè la faccia positiva.
Perché qualcuno se ne renda conto, basta enumerare le risorse
incalcolabilmente vaste, sulla terra e nel mare, di quasi tutta
la zona, il processo di sviluppo che si va estendendo con passo
sempre più celere in aree sempre più estese, in modo da fare già
di molte città latinoamericane centri abitati esuberanti, in
chiara espansione industriale e commerciale: per esempio,
Buenos Aires, Rio de Janeiro, San Paolo e Città del Messico
figurano oggi fra le città più importanti del mondo.
Tutto
questo progresso si basa su una agricoltura razionalizzata,
meccanizzata e in espansione, che sta invadendo vittoriosamente
zone in altri tempi dominate in parte dalla apatia e dall'uso di
metodi inefficaci e in parte assolutamente non dissodate
dall'uomo, in modo tale che si può affermare che, già oggi, il
blocco latinoamericano è destinato a costituire una grande
potenza con proiezione mondiale e a emergere agli albori del
secolo XXI.
3. Un
aspetto positivo, di speciale importanza per il futuro: l'unità
latinoamericana
Parlo in
questo momento dell'America Latina come di un solo blocco, dal
punto di vista non soltanto geografico, ma anche etnico,
culturale e storico. Il Portogallo, dal quale procede il
Brasile, e la Spagna, dalla quale procedono tutte le altre
nazioni dell'America Latina, costituiscono in Europa un solo
tutto etnico e culturale, con un lungo periodo di passato
storico comune. E questo fatto ha influenzato profondamente le
colonie americane di queste nazioni, più o meno come la
derivazione britannica, etnica e culturale, si fa sentire tanto
negli Stati Uniti come nel Canada inglese.
A questo
si aggiungono altri validi fattori di concordia. Quasi tutti i
paesi latinoamericani dispongono ancora di vasti spazi interni
non occupati nei quali espandersi, il che rende non attuali
tutte o quasi tutte le questioni di confine tra essi; e le mutue
competizioni economiche sono lontane dall'essere acute come
quelle fra altre nazioni.
È molto
importante notare, inoltre, che tutti i popoli latinoamericani
sono cattolici romani, in conseguenza della stessa eredità
iberica. Le grandi correnti immigratorie del secolo XIX sono
state costituite, in modo molto rilevante, da popoli cattolici,
come gli italiani e i siro-libanesi, del che, a sua volta, ha
beneficiato l'unità religiosa del blocco.
Così si
può affermare come motto latinoamericano — con enfasi oratoria
un poco esagerata — il principio «tutto ci unisce e niente ci
divide»; il che, in ogni caso, si potrebbe dire molto
difficilmente, con uguale aderenza alla realtà, di altre grandi
aree della terra.
È
importante aggiungere che questo carattere cattolico romano si è
conservato in America Latina con un tono specificamente iberico
di profondo attaccamento alla Santa Sede e alle autorità
ecclesiastiche locali.
Ecco
dunque esposte alcune fra le principali ragioni per le quali è
importante per lo studioso di problemi contemporanei conoscere
la posizione latinoamericana davanti all'alternativa
comunismo-anticomunismo.
II. A
partire dagli anni Quaranta i metodi di espansione comunista si
sono modificati
1. Le
vie di espansione del comunismo fino agli anni Quaranta
Da Marx
fino agli anni Quaranta, quando è terminata la seconda guerra
mondiale, il comunismo si è servito di due vie di espansione più
o meno simultanee:
a. il
proselitismo dottrinale, consistente nella propaganda aperta e
chiara della critica di Marx al sistema capitalistico e del
regime socio-economico — totalitario e finalmente anarchico — da
lui propugnato;
b.
l'assalto al potere con la violenza, concretizzata ora in
attentati terroristici contro individui, ora in rivoluzioni
sociali. Tutto questo destò come contraccolpo una «reazione
uguale e in senso contrario», dal momento che in questi termini
si può qualificare, in un certo modo, la revanche
nazionalsocialista e fascista.
2. La
tattica comunista dopo la seconda guerra mondiale
Dopo la
seconda guerra mondiale, la tattica comunista ha subìto
importanti modificazioni:
a. assume
molto maggiore importanza la espansione imperialistica, non
soltanto bellica ma, in modo sempre più rilevante, anche
politica, economica e culturale;
b. quanto
alla espansione bellica, essa continua a svolgere un ruolo
considerevole, ma, nella misura del possibile, ha dissimulato il
suo carattere di «crociata contro la Croce» con motivazioni
«patriottiche» geopolitiche, economiche e di altro tipo;
c. il
proselitismo ideologico esplicito continua, ma un poco
attenuato. In generale, i popoli liberi si manifestano immuni a
esso;
d. le
ideologie vicine al comunismo, nelle quali questo si incuba per
circolare più facilmente, assumono una importanza preponderante
nell'azione proselitistica, che usa le correnti «vicine»
servendosi del loro carattere proselitistico propedeutico,
soggiacente e implicito. Alla propaganda comunista esplicita -
alla quale la grande maggioranza delle popolazioni si mostra
sempre più avversa - sarà poi più facile reclutare le persone
preparate in questo modo;
e. la
tattica di infiltrazione nelle organizzazioni non comuniste
diventa sempre più sofisticata e viene applicata molto
ampiamente, con l'aiuto degli «utili idioti» e dei «compagni di
strada» e con la utilizzazione di artifici come la «tattica del
salame», la «caduta delle barriere ideologiche» e la
«distensione»;
f. «utili
idioti» e «compagni di strada», dislocati artatamente in posti e
in ambienti direttivi della società borghese, svolgono talora,
accanto a una azione proselitistica difficilmente valutabile,
anche un'altra forma di attività. Sia in settori politici che
militari, universitari, propagandistici, religiosi o altri,
riescono a mettere in circolazione, in momenti decisivi,
«informazioni» e «consigli» insidiosamente adattati alle
convenienze di Mosca, a suggerire manovre che ridondino in un
insuccesso per il mondo libero oppure a trasmettere alle
comparse comuniste la conoscenza di fatti importanti;
g. la
pressione di certi ambienti propagandistici e politici di
sinistra e, benché meno frequentemente, di certe personalità
oppure di certe correnti che affermano contraddittoriamente di
essere di centro o di destra, porta gli Stati e le economie
pubbliche e private ad assumere, con gradualità sempre più
rapida, forme più statalistiche, con cui si vanno avvicinando
sempre di più al capitalismo di Stato integrale.
Nasce a
questo modo la «guerra psicologica» rivoluzionaria, cioè al
servizio della rivoluzione comunista mondiale, che abbraccia
anche, inoltre, molti altri aspetti che non posso enumerare in
questa occasione.
III.
Gli ambienti e i temi religiosi nella «guerra psicologica»
rivoluzionaria in America Latina
Gli
ambienti e i temi religiosi - come pure gli aspetti religiosi e
morali di certi temi non intrinsecamente religiosi - hanno,
nell'America Meridionale - come, in genere, in America Latina -,
una importanza considerevolmente molto maggiore che in altre
parti del mondo. E questo accade specialmente trattando della
opzione comunismo-anticomunismo. Perciò uno dei principali
impegni dell'espansionismo comunista consiste, dai lontani anni
Quaranta - e anche dalla metà degli anni Trenta - nella
infiltrazione ideologica dei settori, religiosi. Si può dire
che, una volta eventualmente coronata da successo questa
infiltrazione, il comunismo avrà ipso facto vinta la battaglia.
*
* *
Per
comprendere adeguatamente questa realtà è necessario liberare la
tematica da certe nozioni errate in quanto contengono soltanto
parti della realtà e che vengono inculcate come se contenessero
la realtà intera:
1.
Cattiva distribuzione della ricchezza: vecchio cliché della
propaganda comunista
La prima
di esse è quella secondo cui, nell'America Meridionale come
nell'America Centrale e in Messico, la cattiva distribuzione
della ricchezza avrebbe creato una struttura economica
mostruosa, nella quale un polo sarebbe costituito da alcune
poche fortune da nababbo e l'altro polo dalla moltitudine
affamata. Non esisterebbero le categorie sociali intermedie, e
perciò vi sarebbe una continua frizione fra i due poli,
generatrice di attriti che attualmente sarebbero pronti a
degenerare in una lotta di classe spontanea e incontenibile; e
in una rivoluzione sociale. Insomma, questo quadro brutalmente
semplicistico e privo di sfumature - benché in qualche misura
reale - costituisce generalmente una monotona ripetizione dei
cliché propagandistici che nel 1917 servirono per spiegare al
mondo attonito la rivoluzione comunista in Russia.
Questo
quadro, nel quale il fattore economico è presentato come l'unico
motore della rivoluzione sociale, lascia così trasparire
l'influenza della ideologia comunista, secondo la quale
l'economia è, in ultima analisi, l'unica e decisiva molla della
storia.
2. La
gerarchia ecclesiastica, il «V Potere»
Bisogna
ora mettere in rapporto con questo quadro le considerazioni
religiose.
È
certamente vero che, fatta eccezione per l'Argentina, che
mantiene un regime di unione fra la Chiesa cattolica e lo Stato,
d'altronde soprattutto simbolico e quasi completamente privo di
conseguenze giuridiche, tutte le altre nazioni sudamericane sono
ufficialmente laiche.
Ma questo
non impedisce che, in tutte, l'influenza della Chiesa cattolica
sia in un certo senso tanto ampiamente preponderante che la
gerarchia ecclesiastica costituisce, in ciascuna di queste
repubbliche, il «V Potere». Secondo questa enumerazione,
l'esecutivo sarebbe il primo, il legislativo il secondo e il
giudiziario il terzo Potere dello Stato. Il macrocapitalismo
propagandistico costituirebbe il quarto Potere, localizzato
nella sfera privata; e la gerarchia ecclesiastica - pure situata
nella sfera privata, secondo i dettami dello Stato laico -
sarebbe il quinto Potere.
Nell'America Meridionale, questi poteri sono sempre vissuti in
pace gli uni con gli altri. Le loro rispettive influenze si
compensano in modo, tale che a nessuno tocca una preponderanza
sistematica e invariabile. Questa preponderanza si disloca
discretamente da un Potere a un altro a seconda delle
circostanze, ed è sempre esercitata dal Potere preponderante,
relativamente agli altri Poteri, con moderazione.
3. I
tre Poteri dello Stato di fronte al comunismo
I tre
Poteri dello Stato sono stati usati talora a favore e talora
contro la conquista della opinione pubblica e dello Stato da
parte del comunismo. Non soltanto il Cile di Allende ma -
osservando le cose in profondità - anche il Perù di Velasco
Alvarado e la Bolivia, in diversi periodi della storia
contemporanea, hanno avuto poteri pubblici - I, II e III -
utilizzati per modellare lo Stato e la società - e, per mezzo di
essi, anche la opinione pubblica - in un senso fortemente
incline al comunismo. Ma, fino a questo momento, la cosa ha dato
pochi risultati. Infatti, il IV e il V Potere hanno
indubbiamente aiutato la propensione comunista dei Poteri dello
Stato, ma, per ragioni congiunturali reali, il IV e il V Potere
hanno ritenuto necessario, in questi paesi, non impegnarsi in
modo totale, aperto ed enfatico a favore del comunismo. Il
Potere pubblico ha percorso allora una grande parte della sua
traiettoria non accompagnato dalla copertura aperta di questi
Poteri. Ha così tentato di fare «il passo più lungo della gamba»
con una politica riformistica; ed è caduto durante il percorso.
In Brasile
e in Cile, al contrario, i Poteri dello Stato sono stati
ampiamente utilizzati per l'azione anticomunista.
4. In
Brasile l'episcopato si è chiuso a qualsiasi collaborazione con
l'azione anticomunista dello Stato
Nel primo
di questi paesi, l'episcopato — il più numeroso del mondo,
attualmente con 368 vescovi — si è chiuso a qualsiasi
collaborazione con l'azione anticomunista dello Stato. Grande
parte dei dirigenti del V Potere ha favorito discretamente — e
in alcuni casi molto indiscretamente — la guerra psicologica
rivoluzionaria mossa da un'ala dei comunisti, cioè non dal
Partito Comunista del Brasile, PC do B — violento, terroristico
e duramente represso dalla polizia —, bensì dal Partito
Comunista Brasiliano, PCB — pacifico, ideologico, proselitistico
—, largamente infiltrato negli ambienti intellettuali, compresi
seminari cattolici, e negli ambienti snob di certa alta e media
borghesia; e infiltrato anche — non lo si sottolineerà mai
sufficientemente — nelle équipe di collaboratori e di redattori
della grande stampa, come fra gli artisti, gli attori e i
presentatori della radio e della televisione, e negli ambienti
teatrali. Il Partito Comunista Brasiliano ha goduto, sotto il
regime militare, di una libertà pressoché completa.
5. La
forza veramente decisiva del movimento riformistico è, in
Brasile, la gerarchia ecclesiastica
Le forze
comuniste hanno così svolto una funzione di rappresentanza nel
corso del processo di «apertura»: insisto sulla parola «di
rappresentanza» per indicare che questa funzione è stata
gonfiata oltre il reale da parte dei mass media. Entrambi i
partiti comunisti vengono attualmente utilizzati come
spauracchio dai comunisti e dai loro seguaci socialisti per fare
immaginare ai proprietari di terre, di imprese industriali e
commerciali e di immobili urbani, che in breve tempo saranno
inghiottiti dalla violenza comunista, se non accetteranno
«riforme sociali» urgenti, che lasceranno mutilato, privo di
intrinseco equilibrio e quindi traballante l'istituto della
proprietà privata.
La grande,
l'unica forza veramente decisiva di questo movimento
riformistico, che per altro si va diffondendo in tutto il paese
— e che, se avrà successo, lo lascerà concretamente a pochi
passi dal regime socio-economico comunista — è il V Potere. La
gerarchia ecclesiastica ha dato un forte impulso al movimento
riformistico.
Come
vedremo poi, allo scopo non è mancata la collaborazione degli
altri quattro Poteri, anche sotto il regime militare, durante il
quale il numero delle imprese statali e parastatali è
praticamente quintuplicato. Infatti, se alla fine degli anni
Cinquanta il numero delle imprese controllate dallo Stato era
121, alla fine degli anni Settanta, che coincide con la chiusura
del mandato del presidente Geisel (1974-1979), questo numero
ammontava a 560.
Al momento
attuale, il crollo del Brasile verso un regime socialista
«avanzatissimo», fortemente incline al comunismo, riceve un
sostanziale impulso dalla sinistra cattolica; e proprio per
questo dipende fondamentalmente dal seguente quesito:
— Fino a
che punto la immensa maggioranza cattolica si lascerà guidare in
questa direzione dalla Conferenza Nazionale dei Vescovi
Brasiliani, la CNBB (cfr. più oltre IV, 4)?
6.
Brasile e Cile: diversità di atteggiamenti di fronte alla
gerarchia ecclesiastica
In Cile,
le linee generali del quadro sono state ampiamente analoghe a
quelle del Brasile. Tuttavia, in mezzo ad altri seri elementi di
diversificazione che distinguono la enorme repubblica atlantica
dalla nazione cilena, con un così esteso litorale sul Pacifico,
importa notare una diversità fondamentale.
Il regime
militare brasiliano ha evitato — perfino con panico — qualunque
attrito globale con la Conferenza Nazionale dei Vescovi
Brasiliani, e si è limitato alle frizioni che la imprudenza di
questo oppure di quel vescovo o sacerdote, individualmente
considerato, rendeva inevitabili.
In Cile,
il regime militare, più chiaroveggente, non si è ritirato di
fronte alla necessità di affrontare attriti globali con la
Conferenza Episcopale Cilena, la CECH, e, d'altro canto, la
libertà che dà alla linea culturale e «pacifica» del comunismo
cileno è minore. Questo fatto ha limitato, in qualche misura, la
guerra psicologica rivoluzionaria in quel paese, offrendo al
regime militare condizioni per una durata che, a quanto pare al
momento, può essere lunga; e creando condizioni affinché, a un
determinato momento, un ritorno del paese a un regime retto da
civili avvenga in una situazione in cui questo possa difendersi
da sé stesso, e in modo efficace, contro il comunismo.
7.
Anche in Paraguay la collaborazione dello Stato con il IV e il V
Potere si sta deteriorando
Del
Paraguay, dove pure è vigente un regime militare, i mezzi di
comunicazione sociale trattano poco; e, per parte mia, non sono
a tale punto informato sulla situazione interna di quel paese da
sentirmi spinto a dire qualcosa su di esso. Posso soltanto
affermare che la collaborazione dello Stato con il IV e con il V
Potere si sta gradualmente deteriorando, il che forse porterà a
problemi analoghi a quelli che si sono delineati in Brasile e in
Cile.
Ma il
corso eventuale degli accadimenti in Paraguay è profondamente
condizionato dallo stato di salute dell'anziano presidente della
Repubblica, generale Stroessner, il cui prestigio personale nel
paese è tanto grande da costituire di per sé un grave
impedimento per ogni soprassalto di opposizione.
IV. Il
futuro. Fattori religiosi
In
possesso di questi dati, rimane ora da lanciare uno sguardo
interrogativo sull'attualità: che domani ci prepara?
Naturalmente, conosco meglio i fatti che accadono nel mio paese.
Quindi, in ciò che vengo a dire, faccio riferimento specialmente
a esso.
Ma conosco
quanto basta della realtà sudamericana per affermare che, in
linea generale, per gli altri paesi di questo subcontinente il
quadro è lo stesso.
Devo
avvertire preliminarmente che comincerò a fare riferimento al
«politicizzato», usando il termine in un senso particolare, cioè
per designare la qualità di chi è culturalmente abilitato a
considerare l'interesse collettivo, tanto nel suo aspetto
d'insieme, come nei suoi fattori principali; ancora di più, a
osservare i rapporti tra il bene comune e il bene individuale, e
a valutare debitamente il primato misurato e armonioso di quello
su questo.
A rigore,
la politicizzazione così intesa può concernere tanto la società
temporale, lo Stato, quanto la società spirituale, la Chiesa.
L'individuo completamente politicizzato sarà allora quello che
possiede la capacità di conoscere e di valutare adeguatamente il
bene comune dell'una e dell'altra società.
Parlerò
anche di «coscientizzazione» nel senso di uno stadio preliminare
della politicizzazione. Coscientizzato sarà l'individuo che ha
preso «coscienza» delle sue necessità e dei suoi diritti — reali
oppure fittizi — individuali, anche nella misura in cui questi
esistono pure per moltitudini, e costituiscono così problemi
della polis. L'individuo pienamente coscientizzato è ipso facto
politicizzato.
1.
Cattolici politicizzati: progressisti, conservatori e reazionari
In questo
senso, i cattolici politicizzati formano, all'interno della
Chiesa, una minoranza divisa. Gli uni si dicono progressisti:
per loro il progresso consiste in una marcia della Chiesa — e,
pari passu, della società temporale — verso una uguaglianza
sempre più accentuata; più specificamente nella Chiesa tra
vescovi, chierici e laici, e in una concomitante erosione del
prestigio e dei poteri del Papato. Nella sfera temporale questi
politicizzati tendono analogamente verso una società sempre più
ugualitaria, il cui termine finale sarebbe l'autogestione
completamente orizzontalizzata e ugualitaria, preconizzata da
Marx come tappa successiva al capitalismo di Stato.
Simmetricamente vi sono, negli ambienti cattolici, i
politicizzati che si dichiarano conservatori, che in materia
spirituale non vogliono andare oltre le riforma del Concilio
Vaticano II. Nella sfera temporale tendono frequentemente alla
conservazione della società attuale, forse parcamente riformata
in un punto oppure in un altro.
Infine, vi
sono i cattolici reazionari, nostalgici della situazione
religiosa come si è conservata fino al pontificato di Pio XII.
Nella sfera temporale, non è raro che desiderino l'abolizione
delle socializzazioni e delle leggi ugualitarie promulgate a
Partire dagli anni Quaranta fino a ora.
2.
Distribuzione disuguale tra progressisti, conservatori e
reazionari nel clero e nel laicato
Il grosso
dell'episcopato, del clero e dei religiosi si divide, benché in
modo molto disuguale, in queste tre correnti, cioè i
progressisti sono una minoranza decisa e attiva, i conservatori
una maggioranza indecisa e indolente, e i reazionari quasi non
esistono. Nel laicato, tuttavia, la situazione è sensibilmente
diversa.
Infatti, i
progressisti laici costituiscono una minoranza in proporzione
molto inferiore a quella che si trova nel clero, e i suoi
componenti sono meno risoluti.
Al
contrario, i conservatori sono molto più numerosi nel laicato e
ancora più irresoluti; e i reazionari un poco più numerosi e,
soprattutto, molto più decisi.
I
conservatori nel clero e nel laicato, pacati per indole e quasi
per definizione, si manifestano poco. Il loro peso, per altro
principalmente statico, è considerevole. Progressisti e
reazionari polemizzano molto fra di loro. Li muove molto meno la
speranza di conquistare adepti nel campo opposto che quella di
attirare, con il clamore della polemica, l'attenzione e la
simpatia di nuovi adepti in quella autentica «terra di nessuno»
costituita dal settore conservatore.
Quest'ultimo è costituito, nella sua grande maggioranza, da
persone scarsamente politicizzate, quando non completamente
spoliticizzate.
La loro
posizione è molto meno una convinzione pensata che una
tradizione, una abitudine alla quale aderiscono dal profondo
dell'anima.
3. Peso
del fattore religioso nella determinazione degli orientamenti
dell'America Meridionale
Proprio
per questo le minoranze progressista e reazionaria stanno
gradatamente guadagnando terreno nella maggioranza
conservatrice. Quale di esse vincerà la battaglia? Le potenze,
i mezzi di azione e le tattiche degli uni e degli altri sono
tanto disuguali che la lotta tra gli uni e gli altri ricorda un
poco quella del gladiatore con il tridente e lo scudo contro il
gladiatore con l'elmo, la corazza, lo scudo e la spada corta.
In ogni
modo, il successo finali apparterrà a chi sarà riuscito a
incorporare a sé la parte più influente, più dinamica e maggiore
dei conservatori.
Gli
orientamenti possibili della opinione cattolica in Brasile e,
mutatis mutandis, negli altri paesi dell'America Meridionale si
possono prevedere secondo questi dati poco chiari.
Orientamenti della opinione cattolica? Sì, ma è come dire di
tutto il Brasile oppure di ciascuna delle altre nazioni
dell'area. Infatti, nel subcontinente, la maggioranza cattolica
si identifica (cfr. 1,3) quasi completamente con la nazione.
Il futuro
dell'America Meridionale si sta dunque decidendo, nel momento
attuale, in funzione del dibattito all'interno della Chiesa. Se
la maggioranza cattolica propenderà, in nome della fede, verso
l'ugualitarismo teologico e socio-economico, l'America
Meridionale sarà comunista. Se, in nome della fede, resisterà a
questo ugualitarismo, essa sarà contraria al comunismo.
Faccio
notare di passaggio che, nel primo caso, essa sarà
anti-nordamericana, e che le sue dodici nazioni saranno così
completamente fantocci di Mosca quanto la Cecoslovacchia,
l'Ungheria, la Romania, la Bulgaria, la Cuba di Fidel Castro
oppure il Nicaragua di Ortega, per citare soltanto alcune fra le
infelici nazioni sotto il giogo comunista.
Così,
l'America Meridionale può essere paragonata — dal punto di vista
nordamericano — a un gigantesco pendolo con 260 milioni di
abitanti, con 17,8 milioni di chilometri quadrati e con
potenzialità economiche e strategiche incalcolabili, che oscilla
tra Mosca e Washington.
Questa
oscillazione, di portata internazionale, politica e
socio-economica enorme, non determinerà il suo punto di stasi
per la semplice influenza del fattore religioso (cfr. III,2):
conviene ripeterlo.
Ma, a mio
modo di vedere, questo fattore avrà, nel processo di opzione che
questa oscillazione simboleggia, la funzione chiave che in
questo lavoro mi sto sforzando di descrivere concatenatamente.
4. Le
due immagini della Chiesa tra le quali il cattolico conservatore
è chiamato a optare
In quali
termini logici e psicologici si pone, allora, per il cattolico
conservatore, la opzione che deve fare?
A causa
della sua formazione religiosa, e soprattutto a causa del tratto
iberico di essa (cfr. 1,3), egli non cercherà di risolvere il
problema secondo le sue semplici preferenze personali, ma vorrà
sapere, anzitutto, con chi si schiera la gerarchia della Chiesa.
Perciò,
nella sua interiorità, dovrà optare tra due immagini della
Chiesa:
a. quella
che vede nella continuità maestosa e scintillante della dottrina
socioeconomica della Chiesa da san Pietro a Pio XII, e che lo
inviterà a interpretare gli insegnamenti e la condotta del
Vaticano e del Concilio in questa luce;
b. e,
d'altra parte, l'immagine «ringiovanita», rinnovata oppure
innovata, più del futuro che del presente, che gli viene
descritta da quanti cercano di interpretare tutto quanto la
Chiesa sta insegnando e sta facendo, a partire da Giovanni XXIII
— compreso il Concilio — secondo il senso progressistico,
interpretando anche, in questo senso, perfino gli insegnamenti
della Chiesa anteriormente al Medioevo.
Quest'ultima concezione presenta i periodi medioevale e
tridentino come religiosamente falliti e decadenti, il che
atterrisce i conservatori.
Allo
stesso modo atterriscono i conservatori alcune critiche di certi
reazionari alla Chiesa del Vaticano II e all'era postconciliare.
Tutto
quanto sto affermando a proposito della tematica politica e
socio-economica si può dire ugualmente o a maggiore titolo della
teologia e della morale — permissivismo contro fedeltà alla
legge di Dio e alla Chiesa —, come pure della liturgia, della
esegesi, e così via. Ma, per la natura del mio lavoro, tengo
presente soltanto il terreno socio-economico.
5.
Nell'ordine concreto spetta a Giovanni Paolo II il grande ruolo
nella opzione dei conservatori
Tra i
cattolici è ridotto il numero dei sedevacantisti, cioè di coloro
che — forse più numerosi di quanto molti pensano — negano
l'autenticità di Giovanni XXIII e dei suoi successori; e,
quindi, è poco probabile che essi esercitino una influenza molto
rilevante in questa tragica opzione dei cattolici conservatori.
E resta
così evidente che, nell'ordine concreto dei fatti, spetta a
Giovanni Paolo II il grande ruolo in questa opzione dei
conservatori. In via di principio, sembra che le cose andranno
come lui vorrà.
6. Non
è facile prevedere in quale misura l'attuale Pontefice farà uso
delle sue prerogative
Ma la
realtà può non essere assolutamente questa o può almeno non
essere completamente questa.
Infatti,
considerate le cose solamente sul piano umano, sono innumerevoli
— soprattutto nelle epoche di confusione e di convulsione — i
fattori che possono portare un Papa a non dire oppure a non fare
qualcosa oppure molto di quanto vorrebbe. Basta ricordare, in
questo senso, i casi di Pio VI e di Pio VII, che hanno retto la
Chiesa successivamente durante la Rivoluzione francese e
nell'età napoleonica. Così — e anche prestando, molto di buon
grado, i dovuti omaggi ai saggi e opportuni insegnamenti di
Giovanni Paolo II, dati da lui direttamente oppure attraverso il
prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede,
cardinale Joseph Ratzinger — non è per niente facile prevedere
in quale misura l'attuale Pontefice vorrà fare uso delle sue
prerogative in questo enorme crocevia storico in cui si trova
l'America Meridionale; questo crocevia, a partire dal quale i
suoi passi non potranno probabilmente portare con sé un mondo
organizzato e unito, ma, forse, porteranno con sé, in
determinate circostanze, frammenti decisivi del nostro mondo
attuale, profondamente turbato e radicalmente diviso.
Comunque
vadano le cose, chi potrà calcolare il numero delle pressioni
contrastanti alle quali, di fronte a questo problema — e per
parlare soltanto di questo! —, è sottoposto un Papa?
Pressioni... Si tratta di pressioni alcune delle quali la virtù
cristiana comanda di prendere in considerazione e altre di
sfidare con fede e con fiducia in Dio, come se non valessero
nulla. Con quali grazie abbondanti o sovrabbondanti la
Provvidenza divina, che ama sempre la santa Chiesa, assisterà il
Papa a ogni passo? Come reagirà in ogni momento il libero
arbitrio del Pontefice?
Si tratta
di augusti e sublimi misteri, che non ci è dato sondare.
E’
assolutamente vero che non succede niente al mondo senza il
comando oppure senza il permesso di Dio, dal momento che neppure
un uccellino cade senza che lo voglia, e perfino i capelli del
nostro capo sono contati (cfr. Mt. 10,29-30).
Ma è anche
assolutamente certo che, per disegni insondabili della sapienza
e della bontà di Dio, possono accadere, nel corso della storia
della Chiesa, come già è accaduto nel suo passato, tanto
disastri imprevedibili che terrorizzano, quanto trionfi che
sorprendono e illuminano anche gli spiriti più critici.
È certo
che, nell'ordine delle realtà attuali nell'America Meridionale e
in tutta l'America Latina, la lotta dottrinale tra cattolici
progressisti e reazionari, e l'atteggiamento dei conservatori
di fronte a questa lotta, si rivela, sulla base di una analisi
accurata del panorama attuale, rivestita di una importanza
capitale.
Questo mi
è parso utile sottoporre alla attenzione dei partecipanti a
codesto importante incontro.
V.
Visione d'insieme
La
presente visione d'insieme si compone di asserzioni delle quali
alcune sono generalmente note, altre non le sono, e contrastano
a tale punto con vecchi cliché consacrati, che richiederebbero
di essere dimostrate. Tuttavia, come suole accadere con le
visioni d'insieme molto vaste, esse corrono il rischio di
assumere proporzioni da enciclopedia, se ci si inoltra in tali
dimostrazioni.
Queste
visioni d'insieme, però, possono essere utili a lettori che
posseggano sul tema in questione dati frammentari, caotici e
forse perfino contraddittori. Esse possono aiutarli a situarsi
in una posizione a partire dalla quale questi elementi sparsi
possono diventare spiegabili e coerenti.
Perciò,
una visione d'insieme può servire da stimolo per la riflessione,
per l'analisi e per la sintesi che il lettore desidera
normalmente operare; e può stimolare la ricerca di nuovi dati,
che adesso ha modo di inquadrare all'interno di un tutto ben
concatenato.
Per
concludere, mi piace dire che ho presente il fatto che questo
convegno si svolge in America Settentrionale, per iniziativa e
con l'accoglienza fraterna di nostri comuni amici della New
Right, a tanti titoli benemeriti del loro paese e perciò
anche dell'Occidente e del mondo intero, e principalmente degli
innumerevoli uomini e donne non comunisti che trascinano una
esistenza penosa nelle nazioni-carcere situate oltre la cortina
di ferro, oppure localizzate in tanti altri punti della terra.
Infine benemeriti anche, per tutto questo, dei preziosi resti di
civiltà cristiana che ancora si trovano sparsi nel mondo.
Sono
brasiliano e sudamericano. Parlando di problemi della mia patria
e dei paesi vicini e fratelli, il mio sguardo si è spinto, più
di una volta, verso l'America Centrale e verso il Messico,
ugualmente fratelli benché non vicini. Infatti, noi delle tre
Americhe siamo tutti fratelli. Perché, concludendo questo
lavoro, il mio sguardo non si deve quindi spingere,
fraternamente, verso le terre che si stendono oltre la divisione
costituita dal Rio Grande?
Metto di
cuore le riflessioni qui contenute nelle mani dei nordamericani
e dei canadesi presenti al convegno. Chi sa se il quadro
delineato in questo lavoro, per le analogie e le diversità che
presenta in rapporto a quanto accade nei paesi settentrionali
del nostro continente, li possa aiutare in qualche misura nella
elaborazione delle loro tematiche nazionali? Quanto mi allieta
la prospettiva che possa essere loro utile!
Esso sarà
vantaggioso, in un modo o in un altro, anche per le nazioni
della nostra amata e gloriosa Europa, nelle mani dei cui
rappresentanti pure depongo questo lavoro, mentre li saluto con
sentimenti di calorosa simpatia.
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[Per
approfondire l’argomento si può consultare il sito
http://www.pliniocorreadeoliveira.info/Italiano.asp ]
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Con
l'augurio di un riposante periodo di vacanze nella grazia del
Signore,
cordiali saluti
la redazione di "Luci sull'Est"
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