|
Newsletter – settembre 2009
Cari lettori, gentili lettrici,
In questo mese in cui abbiamo commemorato il 50°
anniversario della consacrazione d’Italia alla Madonna, siamo
lieti di comunicare che abbiamo dato una nuova veste grafica al
nostro sito. Saranno comunque graditi eventuali suggerimenti per
rendere un migliore servizio ai nostri visitatori.
*****

Il Calendario
che annualmente Luci sull’Est offre ai suoi amici e
benefattori vuole essere un ricordo continuo che siamo 365
giorni sotto lo sguardo protettore della Madonna. E questo già è
molto. Però, ovviamente, si potrebbe andare oltre.
Infatti, la
Madonna è il capolavoro di Dio, la Regina del Cielo e della
terra, di tutte le meraviglie. Non dobbiamo, quindi, limitarci a
rimanere fermi mentre siamo guardati dalla Madonna, ma è
doveroso cercare di aprirsi a Lei, contemplare il suo sguardo e
prendere un atteggiamento consonante con tutto ciò che la grazia
ci ispira. Come?
Un esempio ce
lo dà un grande esponente cattolico che, ammirando la stessa
fisionomia della statua pellegrina della Madonna di Fatima che i
nostri lettori riceveranno col calendario,
ha scritto il bell’articolo che
riproduciamo sotto, in cui fa di questo esercizio contemplativo
un atto finalizzato ad amare e servire di più Lei, il Suo Divin
Figlio, la Santa Chiesa.
“Si può
passare la vita intera camminando dentro questo sguardo –
scrisse Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) - senza mai
arrivare a toccarne il vertice. Cammino inutile? No. Dentro
questo sguardo non si va, si vola. Non si passeggia; si fa un
pellegrinaggio. Quella montagna sacra, somma di tutte le
perfezioni create, il pellegrino, senza mai raggiungerla, la
vede sempre più chiaramente quanto più vola in direzione di
essa”.
Per favorire
questo “volo”, trascriviamo di seguito il testo integrale
dell’articolo che il
leader cattolico e intellettuale brasiliano
pubblicò sulle colonne del
rinomato quotidiano “Folha de S. Paulo”:
Pellegrinaggio in uno sguardo
Plinio Corrêa
de Oliveira (*)
Non conosco
fisionomia uguale. La tengo bene davanti a me e, mosso
dall'inveterata abitudine di osservare e
spiegare
tutto per me stesso, la fisso
con attenzione. E d'improvviso mi accorgo che entro in essa.
Sì, questa
fisionomia unica sembra irradiare
dal volto e specialmente dagli occhi. Mi avvolge nell'ambiente
che essa crea. Nello stesso tempo, mi invita ad entrare nel
fondo del suo sguardo.
Che sguardo!
Nessuno è tanto limpido, tanto franco, tanto puro, tanto
accogliente. In nessuno si penetra con tanta facilità. E
tuttavia, anche, nessuno presenta profondità che si perdono in
un così lontano orizzonte. Quanto più si cammina dentro questo
sguardo, tanto più esso attrae per un indescrivibile apice
interiore e profondo.
Quale apice?
Lo stato d'anima che io sarei tentato di definire pieno di
paradosso, se la parola paradosso, di cui tanto si abusa nel
linguaggio corrente, non mi morisse sulle labbra come
irrispettosa.
Ogni
perfezione — dice la Scuola — risulta dall'equilibrio dei
contrari armonici. Non si tratta in alcun modo di un equilibrio
precario tra contraddizioni flagranti (e dicendolo, penso a
questa povera pace, sclerotica e vacillante, che il mondo
contemporaneo cerca di preservare a costo di tante concessioni e
tante vergogne) ma di un'armonia suprema tra tutte le forme di
bene.
E'
precisamente questo vertice, in cui si combinano tutte le
perfezioni, che vedo innalzarsi dal
fondo di questo sguardo. Vertice incomparabilmente più alto di
quello delle colonne che sorreggono il firmamento. Vertice
dall'alto del quale un imperativo cristallino, categorico,
irresistibile, esclude ogni forma di male, per quanto lieve ed
esiguo possa essere.
Si può passare
la vita intera camminando dentro questo sguardo, senza mai
arrivare a toccarne il vertice. Cammino inutile? No. Dentro
questo sguardo non si va, si vola. Non si passeggia; si fa un
pellegrinaggio.
Quella
montagna sacra, somma di tutte le perfezioni create, il
pellegrino, senza mai raggiungerla, la vede sempre più
chiaramente quanto più vola in direzione di essa.
Durante questo
pellegrinaggio dell'anima, lo sguardo in cui vola, non solo lo
abbraccia, ma penetra in lui. Quando il pellegrino chiude gli
occhi, crede di vederlo come una luce nel più profondo di se
stesso.
Ho
l'impressione che se durante tutta la vita, egli fosse fedele in
questo volo, al momento di chiudere definitivamente gli occhi,
questa luce brillerebbe nel fondo della sua anima per tutta
l'eternità.
L'occhio è
l'anima della fisionomia. Che fisionomia questa che ho davanti
a me! A uno sciocco sembrerebbe inespressiva. A un osservatore
attento essa manifesta una pienezza d'anima maggiore della
storia, perché tocca l'eternità. Maggiore dell'universo, perché
rispecchia l'infinito.
La fronte
sembra racchiudere pensieri che, partendo da un Presepio e
terminando in una Croce, abbracciano tutti gli eventi umani.
Tutto il
volto, il naso, la cui linea possiede uno « charme » « più bello
della bellezza », come dice il Poeta, le labbra silenziose, ma
che dicono tutto in ogni momento, sembrano render gloria a Dio
in ogni creatura, secondo le caratteristiche di ognuna; e
implorare Dio per ogni miseria, come mosse a compassione dalle
peculiarità di ognuna di esso. Queste labbra hanno un'eloquenza
accanto a cui quella di Demostene o di Cicerone non sarebbe che
un borbottio. E che dire della pelle: nivea? L'aggettivo dice
tutto e non dice nulla.
Perché per
descriverla bisognerebbe immaginare un niveo che lasciasse
rifulgere nella sua profondità, con discrezione infinita, tutte
le sfumature dell'arcobaleno e con ciò stesso ispirasse
nell'anima di chi la contempla tutti gli incanti della purezza.
Sì, ho
pellegrinato in questo sguardo così ricco di sorprese. E,
inaspettatamente, mi accorgo che lo sguardo pellegrina nello
stesso tempo dentro di me.
Povero e
misericordioso pellegrinaggio, non di splendore in splendore ma
di carenza in carenza, di miseria in miseria. Ma basta aprirsi
ad esso perché esso, per ogni difetto mi offra un rimedio, per
ogni ostacolo un aiuto, per ogni afflizione una speranza.
Ma, che cosa
ho infine davanti a me? Un'immagine di legno come tante altre,
senza nessuno speciale valore artistico. Basta fissarla,
tuttavia, perché, senza muoversi, senza la minima
trasformazione, l’Immagine
cominci a far rilucere tutti questi splendori.
Come? Non lo
so neanche. Ma, se il lettore lo desidera, la contempli. E'
l'Immagine di Nostra Signora di Fatima, che ha pianto a New
Orleans sui peccati degli uomini e sui castighi che essi stanno
accumulando sopra di sé.
(*) Trascritto
dalla “Folha de S. Paulo”, 12-11-1976.
*****
Dagli anni ’40, Plinio Corrêa de Oliveira ha
cominciato a diffondere la devozione alla Madonna di Fatima, in
un periodo in cui essa non aveva raggiunto il grande pubblico
cattolico come invece oggi. E’ diventato, così, un vero
proclamatore del messaggio della Madonna ai tre pastorelli nella
Cova da Iria, essendo stati pubblicati i suoi articoli in
numerosi paesi occidentali. Per rendersi conto di ciò, basta
consultare uno dei seguenti siti:
-
http://www.pliniocorreadeoliveira.it/
-
http://www.pliniocorreadeoliveira.info/Italiano.asp
Gli abbonati al nostro periodico “Spunti”
riceveranno insieme al prossimo numero il Calendario 2010.
Quelli, invece, che non lo sono ancora ma che desiderano
riceverlo, possono farne richiesta tramite il nostro sito
www.lucisullest.it
Cordialmente,
lo staff di Luci sull’Est
|