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Newsletter, Febbraio 2010
Caro lettore,
gentile lettrice,
in occasione della prossima Ostensione della Sacra Sindone
abbiamo organizzato per Venerdì 30 Aprile 2010 un Pellegrinaggio
a Torino per i nostri amici e sostenitori. Qui di seguito
trovate la locandina con tutte le informazioni utili:

I posti sono
limitati - per informazioni, costi e iscrizioni basta
contattarci (vedi il telefono, fax, e-mail, alla fine di questa
newsletter).
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Di seguito,
in preparazione a questo pellegrinaggio per la venerazione della
Santa Sindone, trascriviamo una meditazione di Plinio Corrêa de
Oliveira di commento a questa preziosissima reliquia:
Contemplando la Sacra Sindone
Plinio Corrêa de Oliveira (*)
La Sacra
Sindone è particolarmente emozionante perché ci offre una
"fotografia" di Nostro Signore Gesù Cristo. Ovviamente, è la
fotografia di un morto, di un cadavere che, del resto, subì
tormenti inenarrabili prima di morire, e ne rimase perciò
sfigurato. Non dobbiamo immaginare che, in vita, Nostro Signore
sia stato esattamente così. Egli somigliava molto a
quest'immagine, ma il suo venerabile corpo è stato in seguito
deformato dal lungo martirio e, soprattutto, dalla morte in
croce.
In una
rivelazione mistica ad un'anima pia, Egli spiegava che il suo
viso subì uno stiramento, rimanendo leggermente deformato, e che
pure il naso fu contuso dai colpi. Ciononostante, si tratta pur
sempre di una fisionomia che causa una profonda impressione.
Quale
significato riveste per noi la contemplazione della Sacra
Sindone di Nostro Signore Gesù Cristo?
Il volto è
simbolo dell'anima. Purtroppo, negli uomini, è un simbolo tante
volte mendace, non solo perché questi assumono spesso una
fisionomia artificiale per nascondere i propri difetti, ma anche
perché per il peccato originale, per i difetti personali e via
dicendo, la fisionomia è, pur senza volerlo, spesso ambigua e
non esprime adeguatamente l'anima. Perciò, chi non fosse
abbastanza acuto, potrebbe non percepire nell'altro l'anima di
cui è un simbolo la sua fisionomia.
Ma non era
così per Nostro Signore Gesù Cristo che, in quanto vero Dio e
vero Uomo, era perfettissimo. Come Uomo, Egli era il più
perfetto di quanti mai ve ne furono o ve ne saranno. La sua
fisionomia era espressione perfetta della sua insondabile
santità. Dunque, mi pare interessante fissare lo sguardo sul
Sacro Volto della Sindone per ravvivare nella nostra memoria
sentimenti di così alta pietà.
Ecco la
Sacra Sindone con il Sacro Volto. Dalla proporzione tra le
dimensioni del viso e quelle del corpo, possiamo immaginare la
grande statura e il maestoso atteggiamento del nostro Divin
Salvatore. Ovviamente la posizione delle braccia non è naturale.
Esse furono sistemate così, in quanto un cadavere non assume una
propria posizione. Però, anche in questa posizione si può avere
un'idea del suo portamento.

Guardando
la fisionomia più da vicino osserviamo nel naso qualcosa di
tumefatto, di rotto, che non permette di vederne la forma
naturale. Inoltre, si nota che la fisionomia è alquanto distesa,
allungata, il ché non corrisponde interamente alla sua posa
normale. Ciononostante, vi si riscontra la straordinaria
somiglianza con le immagini delle nostre chiese. Anzi, è curioso
come le immagini di Nostro Signore che troviamo nelle chiese
abbiano finito con l'essere tanto conformi alla Sacra Sindone.
Perché le immagini dei primi secoli non presentano Nostro
Signore in questo modo. È solo a partire da un dato momento che
hanno cominciato a raffigurarLo così, fino a ricreare il viso di
Nostro Signore Gesù Cristo facilmente riconoscibile da ognuno di
noi.
Nella
Sacra Sindone si nota poi un aspetto interessante: Nostro
Signore aveva solo 33 anni quando fu crocifisso, eppure ai
nostri occhi moderni sembrerebbe assai più maturo. Io Gli darei
facilmente 45 anni. Quando Gesù morì aveva l'età perfetta
dell'uomo. Egli visse sino alla piena maturità dell'uomo. Nella
Sindone, Egli mostra una maturità assoluta, una capacità
volitiva enorme. Si tratta di una persona che, da una parte, è
pienamente cosciente di tutto ciò che pensa ed ha un giudizio
sommamente maturo e, dall'altra parte, possiede una volontà
assolutamente forte e determinata. Quindi, Egli è consapevole di
tutto quel che vuole, e vuole tutto ciò che Gli conviene volere.
Egli ci dà l'idea di ordine assoluto, di virilità, di assoluta
padronanza di se stesso.
Però, al
di sopra di queste caratteristiche, contempliamo una sacralità
straordinaria. Non vi è difficoltà nel percepire il supremo
senso di responsabilità che promana da questa figura, nonché la
sicurezza di sé. Guardando la Sacra Sindone, si pensa a
quell'episodio del Vangelo in cui gli sbirri stavano per
catturarLo e Gli chiesero se fosse Gesù il Nazzareno, ed Egli
rispose: "Sono Io!". Caddero tutti con la faccia a terra,
proprio coloro che dovevano arrestarLo. Tale era la sua maestà,
la sua sicurezza!
Quella
risposta: "Sono Io!", ricorda la definizione che Dio diede di se
stesso a Mosè quando gli apparve nel rovo ardente. Infatti,
quando questi Gli domandò chi fosse, Egli rispose: "Io sono
Colui che è". Se dicessimo che la figura della Sacra Sindone
si definisce così: "Io sono Colui che è", sarebbe una
definizione compiuta, poiché è la comunicazione di ogni
assoluto, il possesso di ogni assoluto, una sicurezza di sé da
cui si evince che Lui è il modello e la misura per ogni cosa, e
che giudica tutto, da Re e da Dio, in funzione di se stesso. È
un'autentica meraviglia!
Nel
contempo, pur attraverso gli occhi chiusi, intravediamo l'oceano
di soavità e di dolcezza che scaturiva dal suo sguardo. Possiamo
quasi sentire quanto di supremamente affabile aveva il timbro
della sua voce e il suo linguaggio. In Lui coesistevano tutte le
virtù, tutte le perfezioni in tutti i gradi compresi nella
natura umana, come riflesso di quella divina unita a Lui
dall'unione ipostatica.
* * *
Da
un'altro canto è interessante notare la severità
dell'espressione. Nostro Signore morì vittima di un crimine
atroce, anzi, del peggiore di tutti i crimini, che è quello del
Deicidio, che inflisse i maggiori tormenti di cui si abbia
notizia nella storia. Ma Egli non è uno sconfitto. La sua
fisionomia è quella del Giudice di fronte ai suoi aguzzini. Vi
si riscontra un rifiuto, una censura, un disaccordo e una
condanna contro coloro che Lo uccisero, che è qualcosa di
veramente divino. La sua fisionomia sembra dire: "Io sono la
Legge, Io sono il Giudice, ed Io sono la Vittima! A questi tre
titoli sono Io a giudicare il crimine che è stato perpetrato
contro di Me". È veramente maestoso!
Dunque,
ciò che risalta dalla Sacra Sindone come realtà suprema è la
sintesi perfettamente armoniosa delle virtù più opposte. È una
pienezza in cui si può ammirare la bontà e la mansuetudine e,
nel contempo, la forza e la collera divina, la tranquillità ma
anche un'indiscussa capacità di azione e di iniziativa. Ma tutto
questo coesiste in Lui in tal forma che, nel riferirsi
singolarmente ad ogni virtù, si ha quasi l'impressione di
togliere o sminuire qualcosa. Infatti, Egli è molto più di
ognuna di queste realtà, Egli le incarna tutte insieme.
Ma, nella
Sacra Sindone, resta comunque qualcosa di profondo e di
misterioso. Per cercare di capirlo, dobbiamo immaginare Gesù
mentre dice agli Apostoli: "I miei pensieri non sono i vostri
e le mie vie non sono le vostre". Dinanzi all'Uomo della
Sindone si ha l'impressione di quanto Egli sia ricolmo dei più
alti pensieri, nei quali vive in modo stabile e permanente.
D'altro canto, Egli è la via, cioè colui che concorda con Lui è
giusto e colui che è in disaccordo si trova nell'errore.
ImmaginiamoceLo pure mentre dice di se stesso: "Io sono la
via, la verità e la vita". Viene voglia di esclamare: è
proprio così, completamente e senza ombra di dubbio!
Tuttavia,
in questo c'è un mistero che è proprio il mistero dell'assoluto.
ContemplandoLo, ho l'impressione che questa prodigiosa sicurezza
di se stesso provenga dalla sua natura divina, dalla sua vita
nella Santissima Trinità. Ma Egli la comunica agli uomini in
tutto il suo essere in modo indicibile. La sua attenzione è
posta nei misteri di Dio, ma anche negli uomini in mezzo ai
quali si trova. Egli è realmente il Mediatore tra Dio e gli
uomini.
* * *
Come
esprime sacralità la Sacra Sindone? La manifesta dall'enorme
altezza da cui procedono tutti i suoi pensieri e le sue vie, che
provengono propriamente dal Cielo. Il suo pensiero è talmente
elevato, le ragioni per cui Egli traccia le vie sono così
superlativamente alte e, d'altronde, la sua vita è in tal modo
retta, santa e perfetta, che tutto in Lui è sacro.
Quindi, se
si dicesse di Lui che è, per esempio, un re, Lo si sminuirebbe;
ugualmente se si affermasse che è un grande oratore. Tutti i
titoli attribuibili a un uomo diventano piccoli al suo
confronto. Benché Egli sia il Re dei Re e il Signore dei
Signori, e nessuno sia mai stato un pensatore o un oratore come
Lui, non esiste neanche qualcuno che, da qualsiasi punto di
vista, possa sostenere un paragone con Lui.
(*) Testo
tratto di una conferenza a San Paolo del Brasile, il 10 marzo
1973. Senza revisione dell'autore.
* * *
Cordiali
saluti,
lo staff di
Luci sull’Est
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