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Caro
lettore, gentile lettrice,
In questo
periodo in cui la gente conta i giorni per le vacanze, crediamo
che sarebbe utile offrire alcune parole che siano utili da
portare con sé insieme ai “bagagli”… e meditarle.
In mezzo alla
situazione di caos del mondo contemporaneo, c’è una parola che
vale molto: speranza! Però questa ha soltanto un vero e
profondo senso quando è letta in chiave cattolica, cioè
illuminata dalla Fede.
Ma perché
avere speranza? “Siamo realisti – ha detto Papa Benedetto XVI
durante il suo viaggio in Portogallo, lo scorso maggio. Il male
attacca sempre, attacca dall’interno e dall’esterno, ma sempre
anche le forze del bene sono presenti e, alla fine, il Signore è
più forte del male. La Madonna è per noi la garanzia. La bontà
di Dio è sempre l’ultima parola della storia”.
Per
confermare la nostra speranza in modo da averla salda, possiamo
prendere diversi spunti. Prendiamo, per esempio, le parole di
San Luigi Grignion da Montfort che, secondo Pio XII, è stato “un
profeta” (“il
Montfort è
un profeta!”, cfr. L’Osservatore Romano, 28-29 aprile 2003,
LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT, UN PROFETA PER I NOSTRI GIORNI
di ALBERTO RUM):
San Luigi
Maria Grignion da Montfort, un santo profetico
Plinio Corrêa
de Oliveira (*)
San Luigi Maria Grignion da Montfort nacque nel
1673 e morì nel 1716. Durante i 43 anni della sua esistenza
l’Europa ha vissuto l’ultima fase di una delle sue epoche più
brillanti. L’Ancien Régime attraversava un periodo di
grande stabilità, rotto solamente nel 1789 con la Rivoluzione
scoppiata «improvvisamente» in Francia. Osservando le cose
solo in modo superficiale, sembrava che soprattutto due forze
godessero della sicurezza di un avvenire tranquillo e glorioso:
la religione e la monarchia, garantite l’una e l’altra dal
polso fermo dei Borboni e degli Asburgo, che allora governavano
quasi tutto l’orbe cattolico. Questa sensazione di splendida
sicurezza era condivisa non solo da re, principi e nobili, ma
anche da molti vescovi, teologi e superiori religiosi.
Un’atmosfera di distensione trionfante aveva conquistato
soprattutto la Francia, certamente provata dai rovesci
militari del tramonto di Luigi XIV, ma largamente compensata
dalla stabilità delle istituzioni, dalla naturale ricchezza
del paese, dalla brillante atmosfera culturale e sociale, e
dalla «douceur de vivre» nella quale era, in un certo
senso, immersa l’esistenza quotidiana.
Perciò si deve immaginare la sorpresa, la meraviglia e il
disagio provati da certe alte personalità venendo a sapere che
laggiù nella Bretagna, nel Poitou e nell’Aunis un sacerdote
sconosciuto, chiamato Luigi Maria Grignion da Montfort, con
un’eloquenza trascinante ma popolare, agitava i centri abitati
e le campagne predicendo per la Francia un terribile e
straordinario futuro. Eco significativa di queste predicazioni
la troviamo nelle parole di fuoco della sua preghiera per
chiedere a Dio missionari per la sua Compagnia.
«Hanno
violato la tua legge [Sal. 119, 126], è stato
abbandonato il tuo Vangelo,
torrenti di iniquità dilagano sulla terra e travolgono perfino i
tuoi servi. Tutta la terra si trova in uno stato deplorevole,
l’empietà siede in trono, il tuo santuario è profanato e
l’abominio è giunto nel luogo santo.
«Signore, Dio
giusto, lascerai nel tuo zelo, che tutto vada in rovina? Tutto
diverrà alla fine come Sodoma e Gomorra? Continuerai sempre a
tacere e sempre pazienterai?» (1).
«Guarda,
Signore Dio degli eserciti! I capitani mobilitano intere
compagnie, i sovrani arruolano armate numerose, i navigatori
formano flotte complete, i mercanti si affollano nei mercati e
nelle fiere. Quanti ladri, empi, ubriaconi e dissoluti si
raggruppano in gran numero ogni giorno con tanta facilità e
prontezza contro di te! Basta dare un fischio, battere un
tamburo, mostrare la punta smussata di una spada, promettere un
ramo secco di alloro, offrire un pezzo di terra gialla o bianca!
Basta insomma prospettare una voluta di fumo d’onore, un
interesse da nulla e un misero piacere animalesco... e in un
istante si riuniscono i ladri, si ammassano i soldati, si
congiungono i battaglioni, si assembrano i mercanti, si
riempiono le case e le fiere, e si coprono la terra e il mare di
un’innumerevole moltitudine di
perversi! Benché divisi fra loro a causa della distanza di
luogo o della differenza di carattere o della diversità
d’interesse, si uniscono tutti insieme fino alla morte per
muoverti guerra sotto la bandiera e la guida del demonio!» (2).
«Lasciami
allora gridare dappertutto: Al fuoco! al fuoco! al fuoco!...
Aiuto! aiuto! aiuto!... C’è fuoco nella casa di Dio! C’è fuoco
nelle anime! C’è fuoco perfino nel santuario... Aiuto! stanno
assassinando il nostro fratello!... Aiuto! stanno uccidendo i
nostri figli!... Aiuto! stanno pugnalando il nostro buon
padre!...» (3).
* * *
Ebbene, fra tanti uomini di Stato trionfanti, fra tanti
prelati ottimisti, nessuno ebbe la chiara e profonda visione
di san Luigi Maria. Dietro le apparenze di
una splendida tranquillità del
mondo di allora, una sete di piaceri
divoratrice, un naturalismo crescente, una tendenza
sempre più accentuata di dominio dello Stato sulla Chiesa, del
profano sul religioso, il fermentare del gallicanesimo, del
giansenismo, l’azione corrosiva del cartesianesimo, preparavano
gli spiriti a enormi
trasformazioni. Voltaire e Rousseau erano nati quando san Luigi
Maria era ancora in vita. Prima della fine del secolo, in
Francia, gli ordini religiosi venivano chiusi, i vescovi
fedeli a Roma espulsi, un’attrice veniva adorata come Dea
Ragione in Notre Dame. Sulla ghigliottina correva abbondante
il sangue dei martiri. E se la storia non può smettere di essere
severa con quanti non hanno previsto la tormenta, non può
rifiutarsi di onorare l’uomo di Dio che si è mostrato tanto
chiaroveggente.
Quali sono le virtù alla base di una tanto eccezionale
chiaroveggenza?
Anzitutto un grande zelo, un implacabile amore per la
verità.
Quando si ama la fede, quando si desidera tenere i piedi
ben saldi nella realtà oggettiva, quando si odiano le illusioni
e le chimere, l’intelligenza non si sazia di vedere le cose da
lontano, o frammentariamente, e la volontà non si accontenta di
sforzi sporadici in momenti di fervore. Un cattolico che ama
veramente la Chiesa vuol sapere quali ne sono i grandi interessi
essenziali e li distingue dagli
interessi secondari. Il livello della moralità pubblica e
privata, la conformità delle leggi, delle istituzioni e dei
costumi con la dottrina cattolica, le tendenze implicite o
esplicite del pensiero nelle diverse categorie sociali, e
specialmente nella classe colta, l’intensità della vita
religiosa, la devozione dei fedeli alla sacra Eucaristia, alla
Madonna e al Papa, il loro amore alla dottrina ortodossa, il
loro odio alle eresie, alle sètte, a tutto quanto possa da
lontano macchiare la purezza della fede e dei costumi: ecco
alcune delle cose più importanti per la vita religiosa di un
popolo. Per la sua vita religiosa e, quindi, per la sua vita
morale. Per la sua vita morale e, di conseguenza, per tutta la
sua vita temporale. Ebbene, il
progresso o il declino in queste materie raramente si manifesta
attraverso fatti percepibili. In genere, si traduce in
sintomi discreti ma tipici, che abbisognano di molta attenzione
per venire percepiti, di molto discernimento per essere
interpretati, di molto tatto per incentivarli oppure per
reprimerli.
Quanto gli
spiriti senza zelo non vedevano
Al tempo di san Luigi Maria gli spiriti superficiali, in
tutta Europa, vedevano le cose in altro modo. Le vocazioni
sacerdotali e religiose erano numerose: questo
era loro sufficiente e si
curavano poco della formazione e della selezione. Le chiese
erano molte e ricche, le feste religiose brillanti: poco
importava loro sapere se l’arte religiosa, in queste chiese,
era infettata da ispirazioni profane, tanto caratteristiche
del secolo; se queste feste erano
solamente esteriorità o se, di fatto, elevavano le anime a
Dio. I detentori del potere ostentavano fede: si curavano
poco di sapere se questa fede era attiva e informava il modo
con cui tenevano le redini dello Stato e della società. Esisteva
una censura contro i libri immorali o eretici e, di principio,
tutto l’insegnamento era strettamente cattolico: a loro
importava poco sapere se la censura faceva da filtro reale
all’eresia o se, nelle pieghe di quanto veniva stampato oppure
s’insegnava nelle università, vi era implicito qualche germe di
errore.
Il proprio
comodo, fonte di cecità
Guardare tutto questo è molto faticoso, suppone molta
serietà spirituale, esige dedizione, espone a lotte, crea il
rischio di sacrificare amicizie.
Quanto più felice è la posizione degli spiriti
superficiali! Hanno il «diritto» di dormire bene, di vivere
allegramente, in armonia con tutti. I cattolici ci applaudono
perché siamo dei loro. I non cattolici ci applaudono perché non
creiamo nessun ostacolo alle loro trame e ai loro progressi. E
così passano le generazioni di quanti sono esenti da problemi,
mentre i problemi si aggravano, le crisi aumentano e le
catastrofi si avvicinano. Alcuni
muoiono nel loro letto e provano un terribile spavento
quando vedono che il Cielo non appartiene a quelli del loro
genere. Altri sono sorpresi da una Rivoluzione come quella del
1789.
Feroce
intransigenza degli
imprevidenti
Se vi è un uomo che non ha commesso il peccato di
trascuratezza, questo è stato san Luigi Maria. Ha visto tutto.
Le sue parole, che abbiamo trascritto, sono un quadro completo
delle realtà religioso-morali della Francia e dell’Europa del
suo tempo. Chiaramente non fu l’unico a vedere questi problemi.
Non sappiamo chi, nel suo paese, li abbia visti così
completamente. Meno rari sono quanti li hanno visti in modo
soltanto frammentario. Ma la maggior parte — e fra questi la
maggioranza delle persone con responsabilità — non ha visto
nulla. Nel 1789 la crisi era ormai irrimediabile. Questi sono i
frutti dell’imprevidenza...
L’imprevidente ha un punto dolente nell’anima. È come il
sibarita sdraiato su un letto di rose, ma terribilmente
disturbato da un petalo fuori posto. Questo punto dolente è la
convinzione che lo assale di quando in quando, ma in profondità,
che nella vita lui svolge sì
una parte, ma non compie una missione.
Chi s’imbatte in questo punto dolente è un uomo previdente.
Infatti, deve mettere in guardia, scuotere, risvegliare. Egli
comunque previene in tutti i modi, con il suo atteggiamento
fermo, con il suo ragionamento ferreo, con il suo portamento
grave. E perciò l’imprevidente lo odia. Lo odia e lo combatte.
Lo combatte in due modi. Anzitutto con l’isolamento. Ma gli
uomini previdenti attirano e non v’è chi li isoli. Allora
vengono la diffamazione, l’ostracismo,
la persecuzione dichiarata. Contro san Luigi Maria queste armi
sono state tutte usate. Il terribile è che, per questo, egli
assunse un’aureola di martire, salì la scala della santità e
divenne invincibile.
Quando, nel 1789, l’alluvione trascinava tutto
vorticosamente e gli
imprevidenti piangevano, venivano a patti, fuggivano o
morivano, essa trovò davanti a sé solo un ostacolo. Fu la
Chouannerie, fiore cavalleresco e santo, nato
dall’apostolato di san Luigi Maria. Questi sono i premi della
previdenza.
Previdenza
non è pessimismo
Ebbene, questo santo mirabilmente previdente e che ha
previsto accadimenti tanto terribili, era ben lungi dall’essere
pessimista, intendendo il termine nel senso di un’ostinazione
morbosa nel vedere le cose solo dal lato cattivo.
Ecco i giorni previsti nella sua
Preghiera Infocata, dopo la grande crisi giunta oggi al
suo parossismo: «Quando verrà questo diluvio di fuoco del
puro amore, che devi accendere su tutta la terra in modo così
dolce e veemente da infiammare e convertire perfino i
musulmani, i pagani e gli ebrei? Nulla si sottrae al suo
calore. Si accenda dunque questo divin fuoco, che Gesù
Cristo è venuto a portare sulla terra, prima che divampi quello
della tua ira che ridurrà in cenere tutta la terra.
«Mandi il tuo Spirito e tutti sono creati, e rinnovi la
faccia della terra [cfr. Sal. 104, 30]. Invia sulla terra questo
Spirito tutto fuoco e crea sacerdoti tutto fuoco! Dal loro
ministero sia rinnovato il volto della terra e riformata la tua
Chiesa» (4).
Note:
(*)
Trascrizione quasi integrale dell’articolo “O Reino de Maria,
realização do Mundo Melhor”, sul mensile di cultura
“Catolicismo”, anno V, n. 55, Campos (Rio de Janeiro) luglio
1955.
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Per
approfondire l’argomento vi consigliamo:
- Plinio
Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione.
Edizione del cinquantenario (1959-2009) con materiali della
“fabbrica” del testo e documenti integrativi, a cura di
Giovanni Cantoni, Milano, Ed. Sugarco, pp. 493. Potete farne
richiesta direttamente alla vostra libreria;
- visitate
il sito
www.pliniocorreadeoliveira.it
Cogliamo
l'occasione per formulare a tutti i nostri amici e sostenitori i
nostri più sinceri auguri di una estate vissuta nella grazia di
Dio, per intercessione della Madonna del Carmine (la cui
festa si celebra il 16 luglio), invocazione con la quale la
Vergine ha voluto apparire anche a Fatima.
Lo staff di
Luci sull’Est
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