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venerdì 25 giugno 2010

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Caro lettore, gentile lettrice,

In questo periodo in cui la gente conta i giorni per le vacanze, crediamo che sarebbe utile offrire alcune parole che siano utili da portare con sé insieme ai “bagagli”… e meditarle.

In mezzo alla situazione di caos del mondo contemporaneo, c’è una parola che vale molto: speranza! Però questa ha soltanto un vero e profondo senso quando è letta in chiave cattolica, cioè illuminata dalla Fede.

Ma perché avere speranza? “Siamo realisti – ha detto Papa Benedetto XVI durante il suo viaggio in Portogallo, lo scorso maggio. Il male attacca sempre, attacca dall’interno e dall’esterno, ma sempre anche le forze del bene sono presenti e, alla fine, il Signore è più forte del male. La Madonna è per noi la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima parola della storia”.

Per confermare la nostra speranza in modo da averla salda, possiamo prendere diversi spunti. Prendiamo, per esempio, le parole di San Luigi Grignion da Montfort che, secondo Pio XII, è stato “un profeta” (“il Montfort è un profeta!”, cfr. L’Osservatore Romano, 28-29 aprile 2003, LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT, UN PROFETA PER I NOSTRI GIORNI di ALBERTO RUM):

San Luigi Maria Grignion da Montfort, un santo profetico

Plinio Corrêa de Oliveira (*)

San Luigi Maria Grignion da Montfort nacque nel 1673 e morì nel 1716. Durante i 43 anni della sua esistenza l’Europa ha vissuto l’ultima fase di una delle sue epoche più brillanti. L’Ancien Régime attraversava un periodo di grande stabilità, rotto solamente nel 1789 con la Rivoluzione scop­piata «im­provvisamente» in Francia. Osservando le cose solo in modo superfi­ciale, sem­brava che soprattutto due forze godessero della sicurezza di un avvenire tran­quillo e glorioso: la religione e la monarchia, garantite l’una e l’altra dal pol­so fermo dei Borboni e degli Asburgo, che allora governavano quasi tutto l’orbe cattolico. Questa sensazione di splendida sicurezza era condivisa non solo da re, principi e nobili, ma anche da molti vescovi, teologi e superiori religiosi. Un’atmosfera di distensione trionfante aveva con­qui­stato soprat­tut­to la Francia, certamente provata dai rovesci militari del tramonto di Luigi XIV, ma largamente compensata dalla stabilità delle istituzioni, dalla na­tu­ra­le ricchezza del paese, dalla brillante atmosfera culturale e sociale, e dalla «douceur de vivre» nella quale era, in un certo senso, immersa l’esistenza quo­ti­diana.

Perciò si deve immaginare la sorpresa, la meraviglia e il disagio provati da certe alte personalità venendo a sapere che laggiù nella Bretagna, nel Poitou e nel­l’Au­nis un sacerdote sconosciuto, chiamato Luigi Maria Grignion da Montfort, con un’elo­quenza trascinante ma popolare, agitava i centri abitati e le campagne predicendo per la Francia un terribile e straordinario futuro. E­co significativa di queste predicazioni la troviamo nelle parole di fuoco della sua preghiera per chiedere a Dio missionari per la sua Compagnia.

«Hanno violato la tua legge [Sal. 119, 126], è stato abbandonato il tuo Vangelo, torrenti di iniquità dilagano sulla terra e travolgono perfino i tuoi servi. Tutta la terra si trova in uno stato deplorevole, l’empietà siede in trono, il tuo santuario è profanato e l’abominio è giunto nel luogo santo.

«Signore, Dio giusto, lascerai nel tuo zelo, che tutto vada in rovina? Tutto diverrà alla fine come Sodoma e Gomorra? Continuerai sempre a tacere e sempre pazienterai?» (1).

«Guarda, Signore Dio degli eserciti! I capitani mobilitano intere com­pa­gnie, i sovrani arruolano armate numerose, i navigatori formano flotte com­plete, i mercanti si affollano nei mercati e nelle fiere. Quanti ladri, empi, u­briaconi e dissoluti si raggruppano in gran numero ogni giorno con tanta fa­ci­lità e prontezza contro di te! Basta dare un fischio, battere un tamburo, mo­strare la punta smussata di una spada, promettere un ramo secco di alloro, offrire un pezzo di terra gialla o bianca! Basta insomma prospettare una vo­luta di fumo d’onore, un interesse da nulla e un misero piacere a­ni­malesco... e in un istante si riuniscono i ladri, si ammassano i soldati, si con­giun­go­no i battaglioni, si assembrano i mercanti, si riempiono le case e le fiere, e si coprono la terra e il mare di un’innumerevole moltitudine di per­versi! Ben­ché divisi fra loro a causa della distanza di luogo o della di­ffe­ren­za di ca­rat­tere o della diversità d’interesse, si uniscono tutti insieme fino al­la morte per muoverti guerra sotto la bandiera e la guida del demonio!» (2).

«Lasciami allora gridare dappertutto: Al fuoco! al fuoco! al fuoco!... Aiu­to! aiuto! aiuto!... C’è fuoco nella casa di Dio! C’è fuoco nelle anime! C’è fuoco perfino nel santuario... Aiuto! stanno assassinando il nostro fratel­lo!... Aiuto! stanno uccidendo i nostri figli!... Aiuto! stanno pugnalando il no­stro buon padre!...» (3).

*   *   *

Ebbene, fra tanti uomini di Stato trionfanti, fra tanti prelati ottimisti, nes­su­no ebbe la chiara e profonda visione di san Luigi Maria. Dietro le appa­ren­ze di una splendida tranquillità del mondo di allora, una sete di piaceri divo­ra­tri­ce, un naturalismo crescente, una tendenza sempre più accentuata di domi­nio dello Stato sulla Chiesa, del profano sul religioso, il fermentare del galli­ca­ne­simo, del giansenismo, l’azione corrosiva del cartesianesimo, pre­paravano gli spiriti a enormi trasformazioni. Voltaire e Rousseau erano na­ti quando san Luigi Maria era ancora in vita. Prima della fine del secolo, in Francia, gli or­di­ni religiosi venivano chiusi, i vescovi fedeli a Roma espulsi, un’attrice veniva adorata come Dea Ragione in Notre Dame. Sulla ghi­gliot­ti­na correva abbon­dante il sangue dei martiri. E se la storia non può smettere di essere se­vera con quanti non hanno previsto la tormenta, non può rifiutarsi di onorare l’uomo di Dio che si è mostrato tanto chiaroveggente.

Quali sono le virtù alla base di una tanto eccezionale chiaroveggenza?

Anzitutto un grande zelo, un implacabile amore per la verità.

Quando si a­ma la fede, quando si desidera tenere i piedi ben saldi nella realtà oggettiva, quando si odiano le illusioni e le chimere, l’intelligenza non si sazia di ve­de­re le cose da lontano, o frammentariamente, e la volontà non si accontenta di sforzi sporadici in momenti di fervore. Un cattolico che ama veramente la Chiesa vuol sapere quali ne sono i grandi interessi essenziali e li distingue dagli interessi secondari. Il livello della moralità pubblica e privata, la con­formità delle leggi, delle istituzioni e dei costumi con la dottrina cattolica, le tendenze implicite o esplicite del pensiero nelle diverse categorie sociali, e specialmente nella classe colta, l’intensità della vita religiosa, la devozione dei fedeli alla sacra Eucaristia, alla Madonna e al Papa, il loro amore alla dottrina ortodossa, il loro odio alle eresie, alle sètte, a tutto quanto possa da lontano macchiare la purezza della fede e dei costumi: ecco alcune delle cose più importanti per la vita religiosa di un popolo. Per la sua vita religiosa e, quindi, per la sua vita morale. Per la sua vita morale e, di conseguenza, per tutta la sua vita temporale. Ebbene, il progresso o il declino in queste materie raramente si manifesta attraverso fatti percepibili. In genere, si tra­duce in sintomi discreti ma tipici, che abbisognano di molta attenzione per venire percepiti, di molto discernimento per essere interpretati, di molto tatto per incentivarli oppure per reprimerli.

Quanto gli spiriti senza zelo non vedevano

Al tempo di san Luigi Maria gli spiriti superficiali, in tutta Europa, vede­vano le cose in altro modo. Le vocazioni sacerdotali e religiose erano nume­rose: questo era loro sufficiente e si curavano poco della formazione e della se­le­zio­ne. Le chiese erano molte e ricche, le feste religiose brillanti: poco im­portava loro sapere se l’arte religiosa, in queste chiese, era infettata da ispi­ra­zioni profane, tanto caratteristiche del secolo; se queste feste erano sola­men­te este­riorità o se, di fatto, elevavano le anime a Dio. I detentori del potere o­sten­ta­vano fede: si curavano poco di sapere se questa fede era attiva e in­for­mava il modo con cui tenevano le redini dello Stato e della società. Esisteva una censura contro i libri immorali o eretici e, di principio, tutto l’inse­gna­men­to era strettamente cattolico: a loro importava poco sapere se la censura faceva da filtro reale all’eresia o se, nelle pieghe di quanto veniva stampato oppure s’insegnava nelle università, vi era implicito qualche germe di errore.

Il proprio comodo, fonte di cecità

Guardare tutto questo è molto faticoso, suppone molta serietà spirituale, e­sige dedizione, espone a lotte, crea il rischio di sacrificare amicizie.

Quanto più felice è la posizione degli spiriti superficiali! Hanno il «diritto» di dormire bene, di vivere allegramente, in armonia con tutti. I cattolici ci ap­plaudono perché siamo dei loro. I non cattolici ci applaudono perché non creiamo nessun ostacolo alle loro trame e ai loro progressi. E così passano le generazioni di quanti sono esenti da problemi, mentre i problemi si ag­gra­va­no, le crisi aumentano e le catastrofi si avvicinano. Alcuni muoiono nel lo­ro letto e provano un terribile spavento quando vedono che il Cielo non ap­par­tiene a quelli del loro genere. Altri sono sorpresi da una Rivoluzione co­me quella del 1789.

Feroce intransigenza degli imprevidenti

Se vi è un uomo che non ha commesso il peccato di trascuratezza, questo è stato san Luigi Maria. Ha visto tutto. Le sue parole, che abbiamo trascritto, sono un quadro completo delle realtà religioso-morali della Francia e del­l’Eu­ropa del suo tempo. Chiaramente non fu l’unico a vedere questi pro­ble­mi. Non sappiamo chi, nel suo paese, li abbia visti così completamente. Me­no rari sono quanti li hanno visti in modo soltanto frammentario. Ma la maggior parte — e fra questi la maggioranza delle persone con responsabilità — non ha visto nulla. Nel 1789 la crisi era ormai irrimediabile. Questi sono i frutti dell’imprevidenza...

L’imprevidente ha un punto dolente nell’anima. È come il sibarita sdra­ia­to su un letto di rose, ma terribilmente disturbato da un petalo fuori posto. Que­sto punto dolente è la convinzione che lo assale di quando in quando, ma in profondità, che nella vita lui svolge una parte, ma non compie una mis­sio­ne.

Chi s’imbatte in questo punto dolente è un uomo previdente. Infatti, deve mettere in guardia, scuotere, risvegliare. Egli comunque previene in tutti i modi, con il suo atteggiamento fermo, con il suo ragionamento ferreo, con il suo portamento grave. E perciò l’imprevidente lo odia. Lo odia e lo com­bat­te. Lo combatte in due modi. Anzitutto con l’isolamento. Ma gli uomini pre­videnti attirano e non v’è chi li isoli. Allora vengono la diffamazione, l’o­stra­ci­smo, la per­secuzione dichiarata. Contro san Luigi Maria queste armi sono state tutte usate. Il terribile è che, per questo, egli assunse un’aureola di mar­tire, salì la scala della santità e divenne invincibile.

Quando, nel 1789, l’alluvione trascinava tutto vorticosamente e gli im­pre­videnti piangevano, venivano a patti, fuggivano o morivano, essa trovò da­vanti a sé solo un ostacolo. Fu la Chouannerie, fiore cavalleresco e santo, na­to dall’apostolato di san Luigi Maria. Questi sono i premi della pre­vi­den­za. 

Previdenza non è pessimismo

Ebbene, questo santo mirabilmente previdente e che ha previsto accadi­menti tanto terribili, era ben lungi dall’essere pessimista, intendendo il ter­mi­ne nel senso di un’ostinazione morbosa nel vedere le cose solo dal lato cat­ti­vo.

Ecco i giorni previsti nella sua Preghiera Infocata, dopo la grande crisi giunta oggi al suo parossismo: «Quando verrà questo diluvio di fuoco del puro amore, che devi accendere su tutta la terra in modo così dolce e veemente da in­fiammare e convertire perfino i musulmani, i pagani e gli ebrei? Nulla si sottrae al suo calore. Si ac­cenda dunque questo divin fuoco, che Gesù Cristo è venuto a portare sulla terra, prima che divampi quello della tua ira che ri­durrà in cenere tutta la terra.

«Mandi il tuo Spirito e tutti sono creati, e rinnovi la faccia della terra [cfr. Sal. 104, 30]. Invia sulla terra questo Spirito tutto fuoco e crea sacerdoti tutto fuoco! Dal loro ministero sia rinnovato il volto della terra e riformata la tua Chiesa» (4).

Note:

(*) Trascrizione quasi integrale dell’articolo “O Reino de Maria, realização do Mundo Melhor”, sul mensile di cultura “Catolicismo”, anno V, n. 55, Campos (Rio de Janeiro) luglio 1955.

(1) [San Luigi Maria da Montfort, Preghiera infocata, [5], in Idem, Opere, trad. it., vol. 1, Scritti spirituali, Edizioni Monfortane, Roma 1990, 2a ed. riveduta e aggiornata, pp. 543-557 (p. 545).]

(2) [Ibid., [27], pp. 555-556.]

(3) [Ibid., [28], p. 556.]

(4) [San Luigi Maria da Montfort, Preghiera infocata, [17-18], in Idem, Opere, trad. it., vol. 1, Scritti spirituali, Edizioni Monfortane, Roma 1990, 2a ed. riveduta e aggiornata, pp. 543-557 (pp. 550-551).]

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Per approfondire l’argomento vi consigliamo:

- Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-2009) con materiali della “fabbrica” del testo e documenti integrativi, a cura di Giovanni Cantoni, Milano, Ed. Sugarco, pp. 493. Potete farne richiesta direttamente alla vostra libreria;

- visitate il sito www.pliniocorreadeoliveira.it

Cogliamo l'occasione per formulare a tutti i nostri amici e sostenitori i nostri più sinceri auguri di una estate vissuta nella grazia di Dio, per intercessione della Madonna del Carmine (la cui festa si celebra il 16 luglio), invocazione con la quale la Vergine ha voluto apparire anche a Fatima.

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