Newsletter, Dicembre 2011
Cari amici,
Vorremmo chiudere questo anno 2011 facendo nostre le
parole che nello scorso Angelus il Santo Padre
Benedetto XVI ci ha rivolto ricordandoci che “La vera
gioia non è frutto del divertirsi, inteso nel senso
etimologico della parola di-vertere, cioè esulare
dagli impegni della vita e dalle sue responsabilità.
La vera gioia è legata a qualcosa di più profondo.
Certo, nei ritmi quotidiani, spesso frenetici, è
importante avere spazi di tempo per il riposo, per la
distensione, ma la gioia vera è legata al rapporto con
Dio”.
Purtroppo, questa falsa idea della gioia gangrena
l’Occidente da diversi anni. Almeno è quello che si
deduce dall’articolo sotto
trascritto dalla "Folha de S. Paulo", 27 dicembre 1970
Fermatevi e vedete
Plinio Corrêa de Oliveira
Dal
fondo della mia anima salgono le armoniose e serene
reminiscenze del Natale di una volta. Attorno a me -
nello sguardo di molti noti e ignoti che incrocio per
le strade, nel riflesso degli amici accanto ai quali
lotto e lavoro, e degli intimi la cui amicizia mi ha
accompagnato lungo gli anni - noto una sete spirituale
mal appagata, un desiderio muto e forse anche
inconscio di ritrovare un poco della vera gioia del
vero Natale. Così mi sembrava inopportuno rifiutare a
me e a tanti altri un'occasione per liberare dalla
prigione del passato tanti ricordi aurei, per placare
quella sete di meraviglioso, di dolce, di sacrosanto
che assale durante il Natale.
Mettiamo da parte, dunque, tetre visioni di popoli
oppressi, di tiranni adirati, di folle elettrizzate
dai demagoghi, di amanuensi intenti a distorcere i
fatti per scrivere notizie tendenziose che ingannano
il pubblico. Per qualche istante, apriamoci alla luce
del Natale al fine di incoraggiare gli animi
travagliati e sconsolati.
Certo, non parlo dell'allegria pubblicitaria e
artificiosa che domina il Natale odierno. Esso ha
perso nelle nostre costumanze sociali quasi tutto il
suo smalto di un tempo. E' passato a vivere in
funzione del commercio. Gli annunci frenetici quasi
non lasciano la libertà psichica di evitare le spese.
Spese che poi rientrano o non rientrano nei bilanci
familiari di ognuno. Bisogna "costringere" il popolo a
comprare, far girare gli stock di magazzino,
accrescere i fatturati dei negozi. Da anni, il Natale
ha preso l'aspetto affannoso, trepidante, di una corsa
popolare al servizio del mercato.
Così è cambiata ipso facto la psicologia soggiacente
al regalo e alle feste, che vanno perdendo sempre più
il carattere affettivo, disinteressato e intimo. Il
regalo è un'appendice degli affari, la sua ragion
d'essere è creare e mantenere ampi rapporti
commerciali. Sulla scia di questa mentalità, anche il
regalo disinteressato sembra acquisire connotazioni
economiche. Ognuno cerca di indovinare il costo del
dono che riceverà per ricambiarlo con uno di
altrettanto valore. Se il regalo fatto sarà più
costoso di quello ricevuto, ci si sentirà sciocchi e
frustrati. Insomma, il regalo è barattato calcolando
il suo valore materiale. Riguardo alla festa,
preparata con grande fatica, quante volte l'interesse
economico prevale sull'amicizia, condizionando la
lista degli invitati e il volume delle spese?
"Gloria a Dio nell'alto dei Cieli e pace in terra agli
uomini di buona volontà". Come questo cantico angelico
trovò adeguata accoglienza nelle distese desertiche
dei campi di Betlemme, e nei cuori retti dei pastori
che si svegliarono da un sonno tranquillo e pesante!
Come, al contrario, le parole del coro angelico
sembrano strane, senza risonanza, senza affinità con
le riflessioni degli uomini che abitano queste
megalopoli assettate di oro, cioè di materia!
*
* *
E' morto l'autentico Natale? Con un po' di
esagerazione si potrebbe dire di sì. E' morto
nell'anima plumbea di tanti milioni di uomini. E'
morto persino in certi presepi, in quelli che
rappresentano la Sacra Famiglia con tratti sfigurati
che inducono alla rivoluzione sociale e al disordine.
Ma, se è un tantino esagerato dire che è morto, è vero
invece che il Natale ancora fa vedere alcuni lampi
vitali. Andiamo a cercarli.
Li riscontriamo innanzitutto, sfavillanti, nel fatto
stesso che è Natale. Ogni festa del calendario
liturgico effonde grazie particolari. Lo si voglia o
meno, la grazia viene a bussare alla porta delle
anime, e lo fa in modo più soave, più sublime, più
insistente in questi giorni natalizi. Si direbbe che
aleggia una luce, una pace, un respiro, una forza
d'ideale e dedizione che non è difficile percepire.
Inoltre, in molte chiese, in molti focolari
l'autentico presepio ci mette davanti agli occhi
l'immagine di un Gesù Bambino, venuto per rompere le
catene della morte e schiacciare il peccato, per
perdonare, per rigenerare, per aprire agli uomini
orizzonti nuovi e illimitati di fede e di ideali,
nuove e illimitate possibilità di virtù e di bene.
Dio, eccoLo, compassionevole, alla nostra portata,
fatto uomo come noi, con accanto a sé la Madre
perfetta. Madre di Lui ma anche nostra. Per mezzo di
Lei, anche i peccatori più incalliti possono sperare.
Ecco San Giuseppe, uomo sublime che riunisce qualità
apparentemente antitetiche: Principe della casa di
Davide e falegname; intrepido difensore della Sacra
Famiglia e nel contempo padre tenerissimo, marito
pieno di affetto; sposo perfetto e tuttavia sposo
castissimo di quella che è stata sempre Vergine; padre
vero e tuttavia non secondo la carne. Modello di tutti
i guerrieri, di tutti i principi, di tutti i saggi, di
tutti i lavoratori che, in futuro, la Chiesa avrebbe
generato per il Paradiso. Eppure egli primariamente
non fu niente di tutto questo. I suoi titoli più alti
sono due: padre di Gesù e sposo di Maria. Titoli
piccoli e immensi, che ad un tempo, oscurano e danno
vita, nobiltà, splendore, a tutti i titoli della
terra.
I pastori si presentano in amabile confidenza con gli
animali... e con la Madonna, San Giuseppe, lo stesso
Gesù Bambino. E' l'immagine commovente di un Dio
eccelso che irradia la sua grandezza fino al punto di
raggiungere e assorbire in sé ciò che negli uomini c'è
di più piccolo e umile. Non sazio di questo, attira e
ricopre di benedizioni persino le creature
irrazionali.
Contemplando tutto ciò, i nostri spiriti rattrappiti
si distendono. I nostri egoismi si disarmano. La pace
ci sta attorno e ci penetra. Anche nel nostro prossimo
sentiamo qualcosa di nobilitato e di rappacificato. I
doni dell'anima fioriscono: l'affetto, il perdono. E
per simboleggiarlo, si offre disinteressatamente un
regalo. Perché nulla manchi, il fratello corpo, come
lo chiamava San Francesco, ha anche la sua parte nella
gioia. Fatta la preghiera davanti al presepio, ci si
siede tutti a tavola. Si mangia con moderazione e si
beve senza ubriacarsi. E' la festa in cui brilla il
gaudio della fede, della virtù, di aver rimesso tutto
in ordine.
*
* *
Gioia del Natale? Sì. Ma molto di più: per il
cattolico vero è la gioia dei 365 giorni dell'anno,
poiché nello spirito in cui per la Grazia abita il
Salvatore, questa gioia è permanente, non si cancella
mai. Né il dolore, né la lotta, né la malattia, né la
morte riescono a cancellarla. E' la gioia della fede e
del soprannaturale, la gioia dell'ordine.
"O Voi che camminate lungo la strada, fermatevi e
vedete se c'è dolore somigliante al mio", esclama il
profeta Isaia, prevedendo la Passione del Salvatore è
la com-passione di Maria. Egli avrebbe potuto dire
anche, profetizzando le gioie perenni e
indistruttibili del Natale: "O Voi che camminate lungo
la strada, fermatevi e vedete se c'è gioia più grande
della mia".
O voi che vivete avidamente per l'oro, che vivete
scioccamente per la vanagloria, turpemente per la
sensualità, che vivete diabolicamente per la
ribellione e il crimine: fermatevi e vedete le anime
veramente cattoliche, illuminate dalle gioie del
Natale. Quanto vale la vostra gioia paragonata a
quella?
Vi prego, non vedete in queste parole né provocazione
né sdegno. Esse vogliono essere tutt’altra cosa. Sono
un invito al Natale perenne, che è la vita del vero
fedele: "christianus alter Christus", il cristiano è
un altro Cristo. No, gioia uguale non c'è, persino
quando il cattolico sta come Cristo inchiodato alla
croce.
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Inginocchiati davanti al Presepio, rivolgiamo al
Divino Bambino, per mezzo della Sua Santissima Madre,
le nostre più ardenti preghiere per le intenzioni di
Maria, per la Santa Chiesa ed in particolare per tutti
i cristiani perseguitati nel mondo a causa della loro
fedeltà al “dolce Cristo nella terra”, cioè il Santo
Padre, con una crescente devozione al Santissimo
Sacramento e alla Madonna. E, ovviamente, chiediamo
per tutti i nostri amici e sostenitori grazie ai quali
è stato possibile anche quest’anno fare tanto
apostolato.
Con gli auguri di un Santo Natale ed un 2012 sotto la
materna protezione di Maria Santissima e del Suo
Divino Figlio,
lo staff di Luci sull’Est
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