Corriere
della Sera, 2 ottobre 2000
Il
racconto dei rituali dell’assassinio del giugno scorso. Gli investigatori:
menti deviate, hanno agito da sole
«Abbiamo
ucciso la suora per Satana»
Delitto
di Chiavenna, le ragazze confessano: «E’ stato un sacrificio al demonio»
Davide Gorni
CHIAVENNA
(Sondrio) - «Sì, è vero! L’abbiamo fatto per Satana. Solo per lui». La
confessione era attesa, anzi scontata. Ma non per questo è risultata meno
agghiacciante. Due delle tre ragazze hanno ammesso, una dopo l’altra, che
l’omicidio di suor Maria Laura Mainetti è stato un atto sacrificale. Dedicato
al demonio. E per rafforzare quel folle patto le diciassettenni hanno compiuto
una serie di riti satanici. Uno, in particolare, dai risvolti raccapriccianti:
ognuna delle tre assassine si è procurata una ferita, alla mano o al polso, per
raccogliere un bicchiere di sangue. Da bere, come eterno giuramento e supremo
dono di vestizione nel nome di Lucifero. Soltanto due di loro però l’avrebbero
bevuto, la terza invece si sarebbe rifiutata, perché più del voto poté, per
lei, il ribrezzo. Occultismo e satanismo: nient’altro. Queste le motivazioni
del delitto della religiosa, straziata con 19 coltellate la sera del 6 giugno
scorso, lungo una stradina sterrata nel parco delle «Grandi Marmitte» a
Chiavenna da tre ragazze di «buona famiglia». Indagine chiusa quindi, o quasi.
«Per noi era
importante accertare che nessun’altra persona fosse coinvolta nell’assassinio
della suora», sottolinea Giovanni Ingrascì, procuratore capo del Tribunale dei
minori di Brescia. E questo è stato confermato: ad agire furono solo loro. Ora
per chiudere definitivamente il fascicolo il pm Cristina Rota, che nei giorni
scorsi ha sentito le tre minorenni, aspetta i risultati delle perizie
psicologiche sulle personalità delle assassine.
Personalità
deviate, menti dissociate e distorte, spinte da un «atteggiamento emulativo».
Dalle registrazioni delle intercettazioni telefoniche delle tre giovani, dai
loro diari, dalle memorie dei loro computer, passati al setaccio per mesi dagli
investigatori, sono emersi elementi fin troppo chiari. Come le croci
rovesciate, i sei ripetuti fino all’ossessione, o come le frasi «ispiratrici»
del poeta maledetto del rock, quel Marilyn Manson idolo e simbolo dei «figli di
Satana». Altro che gioco, altro che noia. «Si è trattato di un sacrificio umano
da dedicare al diavolo», hanno scritto i carabinieri nella relazione conclusiva
sul delitto. Relazione precisa, dettagliata, che chiarisce tutti i punti oscuri
relativi non solo al movente, ma anche alla preparazione e alla dinamica
dell’omicidio di Maria Laura Mainetti.
Confermata la
versione della trappola (la suora si presentò all’appuntamento convinta che una
ragazza incinta avesse bisogno del suo aiuto), è stato appurato che la vittima
fu colpita con un cubetto di porfido alla testa e con una coltellata. Quindi fu
fatta inginocchiare, perché il rito satanico prevedeva l’assoluta
«sottomissione» della religiosa. Due i coltelli da cucina usati a turno da
tutte e tre le ragazzine, che infierirono senza pietà mentre la madre superiora
pregava per il perdono delle sue assassine e loro ripetevano: «Muori,
bastarda», «Prega pure il tuo Dio». Poi, per crearsi un alibi, le tre minorenni
raggiunsero il paese e da un amico (risultato estraneo alla vicenda) si fecero
accompagnare al luna park. Solo al rientro a casa, quando ormai era notte, una
di loro si preoccupò di pulire i coltelli, riposti infine in un cassetto della
dispensa.
«Era
ragionevole ipotizzare - si legge ancora nei verbali degli investigatori - che
le tre ragazzine avessero potuto mettere in atto un simile gesto, se non
indotte, o almeno condizionate, da una quarta persona, più adulta di loro».
Ma dopo mesi di accertamenti (tra cui i
controlli di tabulati telefonici di oltre centomila cellulari) «non sono emersi
elementi che possano far ritenere il coinvolgimento di qualcun altro». Hanno
fatto tutto da sole. Convinte di essere loro le «prescelte figlie di Satana».