Corriere della Sera, 2 ottobre 2000

  

Santificati i martiri cinesi. Pechino: «Provocazione»

 

 

Luigi Accattoli

 

 

CITTÀ DEL VATICANO - Sotto una fitta pioggia e in mezzo a dure polemiche, il Papa ieri ha proclamato santi 120 «martiri» cinesi degli ultimi quattro secoli, presentando la celebrazione come un atto di «onore al nobile popolo cinese». Ma da Pechino è arrivata immediatamente la protesta del governo, che ha definito l’atto papale un’«evidente provocazione». Non sono «martiri» del comunismo, ma di epoche precedenti: 87 cinesi e 33 missionari stranieri, uccisi in Cina «in odio alla fede» tra il 1649 e il 1930. In maggioranza si tratta di morti provocati dalla rivolta dei Boxer (1898-1900), che il governo di Pechino considera vittime della «lotta del popolo cinese contro l’oppressione straniera».

Nel ricordare «il fulgore della santità di questi figli e figlie della Cina», il Papa ha rievocato le circostanze in cui morirono Anna Wang, decapitata a 14 anni per il rifiuto di rinnegare la propria fede, e Chi Zhusi, 18 anni, che si lasciò scorticare vivo pur di non rinnegare la sua fede: «Ogni pezzo della mia carne e ogni goccia del mio sangue vi ripeteranno che io sono cristiano».

Giovanni Paolo - con la stessa argomentazione già fatta valere per la beatificazione di Pio IX, il 3 settembre - ha tenuto a precisare che una canonizzazione mira a segnalare la santità di uno o più cristiani, ma non comporta un giudizio sulle vicende storiche di cui furono protagonisti o vittime. «Ciò è avvenuto - ha detto della «testimonianza» data dai martiri cinesi - nell'arco di vari secoli e in complesse e difficili epoche della storia della Cina. La presente celebrazione non è il momento opportuno per formulare giudizi su quei periodi storici: lo si potrà e dovrà fare in altra sede».

E ancora, allo scopo evidente di togliere materia alla protesta di Pechino: «Oggi, con questa solenne proclamazione di santità, la Chiesa intende soltanto riconoscere che quei martiri sono un esempio di coraggio e di coerenza per tutti noi e fanno onore al nobile popolo cinese».

Ma le buone intenzioni del Papa non sono state ascoltate a Pechino. Un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha definito la canonizzazione dei martiri «un'evidente provocazione e un grossolano insulto alla patriottica resistenza del popolo cinese contro l'aggressione e l'oppressione straniera». Essa «ha danneggiato le basi della normalizzazione delle relazioni tra Cina e Vaticano e avrà un grave impatto negativo su tale processo».