La
Chiesa cattolica nel Sudan lacerato dalla guerra e dall’islamizzazione.
L’appello
dell’Arcivescovo di Khartoum.
L’intervento di Mons.
Gabriel Zubeir Wako è stato pubblicato sul mensile austriaco di informazione
religiosa “Kirche Intern” (3/2000). Titolo originale: “Sudan: die Welt uns
vergessen”
L’arcidiocesi di Khartoum ha accolto
più di 2 milioni e mezzo di persone fuggite di fronte alla guerra e alla fame
nel Sud, nell’Est e nell’Ovest del Sudan. Dei 5 milioni di cristiani del Sudan
(3,5 milioni i cattolici), circa 1 milione vive, al momento, nell’arcidiocesi
di Khartoum.
Nonostante
questo grande numero, noi, cristiani del Sudan, crediamo che proprio il mondo
cristiano ci abbia dimenticati, o per lo meno che le nostre difficoltà non
siano state capite. Come che sia, noi siamo cristiani che hanno accettato il
loro dolore e il loro allontanamento come un ordine, un atto della provvidenza.
(…)
Le posizioni
ufficiali del governo sudanese contestano con veemenza ogni forma di
persecuzione o di discriminazione dei cristiani. Così vengono citati esempi di
tolleranza, parità di trattamento e coesistenza pacifica. (…)
Noi teniamo
conto di tutto questo, ma la realtà appare diversa. Il nostro sistema federalista
è molto centralistico. Dagli anni ’60 i cristiani non hanno più potuto erigere
nessuna chiesa. Anche se sono state presentate tutte le autorizzazioni
necessarie, la costruzione della chiesa a Kennana è stata ritardata di sei
anni. La Chiesa non può acquistare a suo nome un'area fabbricabile. Così la
maggior parte dei centri parrocchiali nella mia arcidiocesi sono a mio nome.
Dal 1995 le
scuole ed i centri di preghiera cristiani vengono sistematicamente demoliti con
il pretesto che si trovano esattamente nel luogo dove la pianta della città
prevede la costruzione di strade, o che erano costruiti illegalmente su terreni
non consacrati (la maggior parte del terreno in Sudan non è consacrato!).
Stranamente tutte le nuove strade passano attraverso i nostri centri (almeno 25
sono stati demoliti con questo pretesto).
La Chiesa per
questo non ha in nessun caso ricevuto qualcosa in cambio né un resarcimento.
(…)
Un altro fatto che ci preoccupa molto è
l’impiego di polizia armata di agenti di pubblica sicurezza e soldati per
disorientare e destabilizzare la Chiesa. Io sono stato fermato da un gruppo
armato di almeno 15 persone, che avevano scavalcato la recinzione ed erano
penetrati in casa mia. Padre Hilary è stato arrestato da 10 persone armate,
padre Gilles è stato espulso con la forza dal Paese. Il club cattolico è stato
soppresso da uomini armati, arrivati con due autocarri. Gli stessi metodi di
intimidazione sono stati utilizzati nelle nostre scuole. Sei giorni fa 9 uomini
armati delle forze di sicurezza hanno fatto irruzione la sera tardi
nell’ufficio della Conferenza episcopale e hanno sequestrato il computer e il
server, donati da Roma, che servivano a mettere in rete tutte le diocesi
sudanesi. (…)
L’intenzione
dell’attuale governo di fare del Sudan un Paese al 100% arabo e islamico è
venuta chiaramente alla luce del sole. Dopo il raggiungimento dell’indipendenza
l’arabizzazione e l’islamizzazione sono sempre state in primo piano: il
generale Abboud ha promesso un solo Sudan, una sola lingua (l’arabo) ed una
sola religione (l’islam). Marschall Nimeiri ha stabilito la sharia per tutto il
Paese. L’attuale regime ha posto al culmine del programma l’islamizzazione.
L’islam deve essere introdotto in ogni settore, nella politica, nella
giustizia, nell’ambito esecutivo e legislativo, nell’economia e nel programma
sociale. (…)
Non soltanto
la religione è causa di difficoltà, ma anche il sistema di governo, che viola i
diritti umani e usa metodi repressivi (come la detenzione in un luogo segreto,
esecuzioni capitali di massa, torture in carcere, prigionia senza processo), il
sistema di polizia segreta, le intimidazioni per poter agire al di fuori
dell’ambito giuridico, la scarsa informazione dei media e in seguito la
soppressione della libertà di stampa e del diritto alla libera espressione
delle opinioni (anche se la situazione sembra migliorare, i giornali spariscono
dal mercato e i giornalisti più critici vengono arrestati). Non sono colpiti
soltanto i cristiani e i non arabi, ma tutti coloro che non pensano e agiscono
come vuole il governo, e cioè anche gruppi islamici. (…)
Ecco le
esigenze più importanti della Chiesa in Sudan:
1) Azione per la
pace: dar vita a commissioni per la giustizia e la pace a livello nazionale e
diocesano.
2) Azione per lo
sviluppo sociale e umano in tutti gli ambiti e in particolare nell’educazione
scolastica, nel settore sanitario, nella questione delle done.
Facciamo
appello perciò a voi tutti affinché:
-
preghiate per noi;
-
appoggiate nel nostro nome una soluzione pacifica in Sudan,
che si fondi sui dialogo e il rispetto dei diritti umani;
-
non dimentichiate che nella nostra diocesi di Khartoum
vivono più di 2 milioni e mezzo di profughi, dei quali siamo responsabili. In
conclusione vi vorrei informare che il primo ottobre 2000 la beata Josephina
Bakhita, ex schiava sudanese, sarà dichiarata santa da Giovanni Paolo II. Vi
ringrazio per tutto quello che farete per il Sudan. Dio vi benedica.