Adista, n. 32, 24 aprile 2000

 

Dimenticati dal mondo

 

La Chiesa cattolica nel Sudan lacerato dalla guerra e dall’islamizzazione.

L’appello dell’Arcivescovo di Khartoum.

 

 

L’intervento di Mons. Gabriel Zubeir Wako è stato pubblicato sul mensile austriaco di informazione religiosa “Kirche Intern” (3/2000). Titolo originale: “Sudan: die Welt uns vergessen”

 

L’arcidiocesi di Khartoum ha accolto più di 2 milioni e mezzo di persone fuggite di fronte alla guerra e alla fame nel Sud, nell’Est e nell’Ovest del Sudan. Dei 5 milioni di cristiani del Sudan (3,5 milioni i cattolici), circa 1 milione vive, al momento, nell’arcidiocesi di Khartoum.

Nonostante questo grande numero, noi, cristiani del Sudan, crediamo che proprio il mondo cristiano ci abbia dimenticati, o per lo meno che le nostre difficoltà non siano state capite. Come che sia, noi siamo cristiani che hanno accettato il loro dolore e il loro allontanamento come un ordine, un atto della provvidenza. (…)

Le posizioni ufficiali del governo sudanese contestano con veemenza ogni forma di persecuzione o di discriminazione dei cristiani. Così vengono citati esempi di tolleranza, parità di trattamento e coesistenza pacifica. (…)

Noi teniamo conto di tutto questo, ma la realtà appare diversa. Il nostro sistema federalista è molto centralistico. Dagli anni ’60 i cristiani non hanno più potuto erigere nessuna chiesa. Anche se sono state presentate tutte le autorizzazioni necessarie, la costruzione della chiesa a Kennana è stata ritardata di sei anni. La Chiesa non può acquistare a suo nome un'area fabbricabile. Così la maggior parte dei centri parrocchiali nella mia arcidiocesi sono a mio nome.

Dal 1995 le scuole ed i centri di preghiera cristiani vengono sistematicamente demoliti con il pretesto che si trovano esattamente nel luogo dove la pianta della città prevede la costruzione di strade, o che erano costruiti illegalmente su terreni non consacrati (la maggior parte del terreno in Sudan non è consacrato!). Stranamente tutte le nuove strade passano attraverso i nostri centri (almeno 25 sono stati demoliti con questo pretesto).

La Chiesa per questo non ha in nessun caso ricevuto qualcosa in cambio né un resarcimento. (…)

 

 

Con violenza contro la Chiesa

 

Un altro fatto che ci preoccupa molto è l’impiego di polizia armata di agenti di pubblica sicurezza e soldati per disorientare e destabilizzare la Chiesa. Io sono stato fermato da un gruppo armato di almeno 15 persone, che avevano scavalcato la recinzione ed erano penetrati in casa mia. Padre Hilary è stato arrestato da 10 persone armate, padre Gilles è stato espulso con la forza dal Paese. Il club cattolico è stato soppresso da uomini armati, arrivati con due autocarri. Gli stessi metodi di intimidazione sono stati utilizzati nelle nostre scuole. Sei giorni fa 9 uomini armati delle forze di sicurezza hanno fatto irruzione la sera tardi nell’ufficio della Conferenza episcopale e hanno sequestrato il computer e il server, donati da Roma, che servivano a mettere in rete tutte le diocesi sudanesi. (…)

 

 

Una lingua, una religione

 

L’intenzione dell’attuale governo di fare del Sudan un Paese al 100% arabo e islamico è venuta chiaramente alla luce del sole. Dopo il raggiungimento dell’indipendenza l’arabizzazione e l’islamizzazione sono sempre state in primo piano: il generale Abboud ha promesso un solo Sudan, una sola lingua (l’arabo) ed una sola religione (l’islam). Marschall Nimeiri ha stabilito la sharia per tutto il Paese. L’attuale regime ha posto al culmine del programma l’islamizzazione. L’islam deve essere introdotto in ogni settore, nella politica, nella giustizia, nell’ambito esecutivo e legislativo, nell’economia e nel programma sociale. (…)

 

 

Violazione dei diritti umani

 

Non soltanto la religione è causa di difficoltà, ma anche il sistema di governo, che viola i diritti umani e usa metodi repressivi (come la detenzione in un luogo segreto, esecuzioni capitali di massa, torture in carcere, prigionia senza processo), il sistema di polizia segreta, le intimidazioni per poter agire al di fuori dell’ambito giuridico, la scarsa informazione dei media e in seguito la soppressione della libertà di stampa e del diritto alla libera espressione delle opinioni (anche se la situazione sembra migliorare, i giornali spariscono dal mercato e i giornalisti più critici vengono arrestati). Non sono colpiti soltanto i cristiani e i non arabi, ma tutti coloro che non pensano e agiscono come vuole il governo, e cioè anche gruppi islamici. (…)

Ecco le esigenze più importanti della Chiesa in Sudan:

1)       Azione per la pace: dar vita a commissioni per la giustizia e la pace a livello nazionale e diocesano.

2)       Azione per lo sviluppo sociale e umano in tutti gli ambiti e in particolare nell’educazione scolastica, nel settore sanitario, nella questione delle done.

Facciamo appello perciò a voi tutti affinché:

-          preghiate per noi;

-          appoggiate nel nostro nome una soluzione pacifica in Sudan, che si fondi sui dialogo e il rispetto dei diritti umani;

-          non dimentichiate che nella nostra diocesi di Khartoum vivono più di 2 milioni e mezzo di profughi, dei quali siamo responsabili. In conclusione vi vorrei informare che il primo ottobre 2000 la beata Josephina Bakhita, ex schiava sudanese, sarà dichiarata santa da Giovanni Paolo II. Vi ringrazio per tutto quello che farete per il Sudan. Dio vi benedica.