Fides, 2-10-2000

 

CINA

Campagna di governo e polizia contro la canonizzazione dei martiri

Roma - Sessioni ideologiche per sacerdoti e vescovi, minacce al clero della Chiesa ufficiale, un lungo fiume di articoli sui maggiori quotidiani: sono i passi di una vera e propria campagna anti-canonizzazione lanciata dal governo in occasione della proclamazione di 120 martiri della Cina, di cui 87 cinesi e 33 missionari, che il Papa, lo scorso primo ottobre, ha offerto come "esempio di coraggio e di coerenza" per tutta la Chiesa universale e che "fanno onore al nobile popolo cinese".
Secondo l'agenzia cattolica Ucan di Hong Kong, vescovi e preti della Chiesa ufficiale (che hanno chiesto l'anonimato) in diverse diocesi della Cina Popolare hanno ricevuto pressioni perché "evitassero di parlare in pubblico" della canonizzazione durante le messe domenicali del primo ottobre. Un vescovo ha detto anche che personale della polizia e autorità governative erano presenti alla messa "probabilmente per verificare" quanto lui diceva. Un altro vescovo nell'est della Cina ha detto che non ha potuto menzionare la canonizzazione perché "il governo gli ha proibito di parlare". Il prelato ha anche rivelato che personalità del governo sono giunti da Pechino nei giorni scorsi per tenere incontri con i leaders ecclesiali della zona su questo tema. Un vescovo del nord ovest ha detto che lui e il suo clero dovranno partecipare a una sessione di incontri alla fine di questa settimana. Con ogni probabilità anche qui verrà affrontata e criticata la canonizzazione. Anche nel nord est della Cina sono programmati incontri del personale dell'Ufficio Affari Religiosi con vescovi e preti.

Uniche eccezioni registrate al black-out: un sacerdote della Chiesa ufficiale del nord della Cina ha voluto menzionare durante la sua omelia del Primo ottobre la canonizzazione dei martiri cinesi e la festa di Santa Teresa di Lisieux. In un'altra diocesi del nord est, il clero ha celebrato una messa dei santi martiri della Cina, ma in segreto e a tarda sera. Va detto che in molte diocesi cinesi vi sono già da anni chiese dedicate ai martiri canonizzati ieri.

Il South China Morning Post (1/10/2000) rivela che anche la diocesi di Hong Kong ha ricevuto pressioni per celebrare "in tono minore" la canonizzazione dei martiri cinesi.

"Il 18 settembre - dice l'articolo - un rappresentante della diocesi di Hong Kong è stato redarguito da personalità dell'Ufficio di Liason [per i contatti fra Cina e Hong Kong] e gli è stato detto di tenere le celebrazioni a un livello basso (low key)". Per tutto il fine settimana ad Hong Kong si sono tenuti incontri di preghiera e messe nelle chiese e cappelle dedicate ai nuovi santi. Una celebrazione solenne sarà tenuta nella cattedrale dell'Immacolata il prossimo 29 ottobre.

Secondo il prestigioso quotidiano, "la reazione di Pechino alla canonizzazione riflette la paura che esso [il governo] ha di perdere la presa sui gruppi religiosi del paese. Le autorità cinesi si oppongono al Papa, che nomina vescovi senza l'approvazione del governo e della… Associazione Patriottica… Ma vi sono segni che diversi [vescovi e sacerdoti], nell'organizzazione voluta dallo stato, stanno diventano sempre meno desiderosi di fare quello che vuole il governo… Il governo è cosciente che sta perdendo il controllo e ha deciso di usare la canonizzazione come un'opportunità per dipingere il Vaticano come un nemico della nazione".

La campagna contro la canonizzazione si avvale dell'appoggio di stampa e televisione governative. Nei giorni scorsi giornali e siti internet in cinese sono stati invasi da articoli, opinioni, analisi "storiche" sull'operato della Chiesa in Cina e sui missionari stranieri. In un solo giorno (sabato 30 settembre) la redazione di Fides ha potuto registrare oltre 82 articoli sullo stesso tema sul sito cinese sina.com.