Avvenire,
4-8-2000
Il
vescovo uniate in Italia: abbiamo versato sangue per 45 anni
«Persecutori
noi? Piuttosto vittime»
«Una volta lasciate le catacombe
abbiamo chiesto indietro le chiese dei nostri padri: mi sembra legittimo»
Dalla
Nostra Redazione
Roma. (S.M.)
«Noi persecutori?». Sorride, il vescovo Ivan Choma, procuratore a Roma di
Leopoli degli Ucraini. Ha letto di prima mattina l'intervista rilasciata da
Alessio II a Vittorio Strada: «Noi persecutori? - ripete - No, non posso
credere che qualcuno ci possa davvero considerare tali». E va subito al punto:
«Il problema è quello delle chiese che abbiamo chiesto indietro dopo che ci
erano state tolte. Ma questa non è una persecuzione. Persecuzione è quella che
abbiamo patito noi per quarantacinque anni».
Si presenta
all'intervista con una pila di libri, fascicoli, giornali, alcuni vecchi di
mezzo secolo, pieni di segnalibri e sottolineature. E parte da lontano. Dalla
fine del 1400 e dal Concilio di Firenze. Per spiegare una storia complessa e
precisare che l'Ucraina occidentale non ha mai fatto parte della Russia
(«dell'Unione sovietica sì - precisa - dal '45, ma mai della Russia») e che,
per questo, il cosiddetto "sinodo" che nel '48 fu fatto celebrare da
Stalin e che decise la "riunione" dei greco-cattolici al Patriarcato
di Mosca era due volte farsesco. Ricorda il coraggio di Pio XII che, nel
dicembre del '45, all'inizio delle persecuzioni contro i greco cattolici, ne
prese pubblicamente le difese; ma anche i successivi silenzi quando, nel '71,
nel suo discorso d'insediamento il Patriarca Pimen dichiarò
"annullata" l'unione di Brest.
Monsignor
Choma, come vede l'accusa secondo cui, in Ucraina occidentale, i
greco-cattolici "perseguitano" gli ortodossi?
Ho letto
l'intervista al Patriarca. Che cosa devo dire? Noi saremmo i persecutori? Mi
sembra piuttosto difficile sostenerlo. La questione delle chiese, che erano
nostre e ci furono tolte da Stalin, quella è un'altra questione. Abbiamo
chiesto che ci siano restituite, ma questa non mi sembra si possa chiamare
persecuzione. Persecuzione è quella che abbiamo subito noi dal '45.
È
dal '90, da quando i greco-cattolici sono usciti allo scoperto, che il problema
si trascina.
Mi
sembra normale che, una volta lasciate le catacombe, abbiamo chiesto indietro i
nostri beni. Erano le chiese costruite dai nostri nonni, dai nostri padri,
volevamo rientrarvi. È successo a me: quando, nel '92, sono rientrato in
Ucraina, non potevo celebrare nella chiesa in cui ero stato battezzato. Alcune
volte è stato possibile trovare dei compromessi, per esempio celebrare
alternativamente la Messa, nella stessa chiesa, cattolici e ortodossi, ed è
quello che per esempio è successo nel mio paese; ma tante altre volte ci è
stato detto di no. Ripeto, però, mi sembra naturale che chiedessimo indietro
ciò che era nostro.
(…)