Fides, 1-9-2000

 

VATICANO

 

Un Papa vituperato, che rilancia le missioni

 

Contributo dello scrittore Rino Cammilleri su Pio IX

 

Roma (Fides) – La vulgata risorgimentale (molta mitologia e poca storia) che abbiamo assorbito sui banchi della scuola dell'obbligo ci ha abituati a vedere in Pio IX il Papa "miope" e "retrivo" che si ostinò per tutto il suo lunghissimo pontificato (trentadue anni: il più lungo della storia dopo quello di S. Pietro) a non capire che il "senso della storia" esigeva la gratuita cessione, della millenaria capitale della cristianità universale e dell'intero Stato della Chiesa al Piemonte sabaudo.

 

Da qui lo stupore per la sua beatificazione in contemporanea con quella di Giovanni XXIII. Tanto popolare questo, quanto vituperato quello. Ma il credente sa che non è la Chiesa a fare i "Beati"; essa si limita a prendere atto della loro santità – certificata dai miracoli post-mortem – e non può esimersene.

 

Comunque, una conoscenza meno superficiale delle cose mostrerebbe alcuni fatti che collidono con la vulgata di cui sopra. Innanzitutto, la profondissima devozione che Giovanni XXIII ebbe per Pio IX. Papa Roncalli, anzi, si pose come il continuatore dell’opera che papa Mastai aveva iniziato ma non aveva potuto concludere: il Concilio. Il Vaticano I aperto da Pio IX, fu bruscamente interrotto dalla presa di Roma da parte dei bersaglieri. Pochi ricordano che Giovanni XXIII, nel convocare il Vaticano II, intese innanzitutto portare a termine quel che era stato iniziato col Vaticano I. Naturalmente nel frattempo i tempi erano profondamente cambiati, e il secondo Concilio fu di necessità "pastorale", laddove il primo era stato essenzialmente "dogmatico".

 

Un'altra cosa mostrerebbe, poi, un'indagine appena approfondita. Certa storiografia è usa plaudire al successore di Pio IX, Leone XIII, lodandone le "aperture" e, contrapponendole alle "chiusure" dell'altro, che fu _ orrore! – il Papa del demonizzatissimo Sillabo. Ebbene, l'idea del Sillabo fu proprio dell'arcivescovo di Perugia, Gioacchino Pecci, poi divenuto Leone XIII. Quest'ultimo Papa, infatti, non lesinò di citare, e più volte, quel documento nelle sue encicliche. Dunque, non c'è una Chiesa di Pio IX ("retriva!"), una di Leone XIII ("aperta"), una di Giovanni XXIII ("buona") e una di Wojtyla ("mediatica"). La Chiesa era ed è sempre una e sempre la stessa. Cambiano solo i modi di proporre il messaggio che le è stato commesso duemila anni fa dal suo Fondatore.

 

Ma, continuando nella nostra indagine non superficiale, poniamo la lente su Pio IX. Ancora oggi c'è chi lo accusa di "antisemitismo", quando fu proprio lui a ricevere gli elogi e la gratitudine della comunità ebraica romana, che aveva liberato dalle restrizioni del ghetto e dagli odiosi insulti di cui era fatta segno ad ogni inizio di carnevale. Gli si rinfaccia il caso Mortara, quel bambino nato ebreo ma battezzato dalla balia perché in pericolo di vita. Sudditi dello Stato Pontificio, i genitori avevano eluso il divieto (posto per evitare proprio casi dei genere) di assumere domestici cristiani. Il piccolo sopravvisse e fu adottato dal Papa; il quale, ricordandosi di essere anche un sacerdote, lo fece educare cristianamente. Giunto ai quattordici anni, il ragazzo espresse la sua ferma e libera volontà dì entrare in seminario. Si gridò e si grida al "lavaggio del cervello" (alla cui possibilità la moderna psichiatria non crede). Più di tutti si scandalizzarono i liberali inglesi, dimentichi di aver fatto rinchiudere coattivamente gli orfani irlandesi della guerra di Crimea in collegi protestanti. Lo stesso faceva lo zar con i bambini polacchi. Il Sillabo? Ma proprio noi, uomini del Duemila, siamo in grado di valutarne appieno la portata realmente profetica. Quel documento condannava in anticipo tutti gli ismi tra i quali, il comunismo. Occhio alle date: il Sillabo è del 1864, il Manifesto, del 1848, ma cominciò a circolare – clandestinamente – solo durante la sanguinosa Comune di Parigi del 1871. Basterebbe questo a dar conto della profeticità del Sillabo. Pio IX aveva davanti quel "sol dell’avvenire" che baluginava negli occhi dei suoi contemporanei gravido di radioso futuro. Ma il Pastore supremo dei cristiani, veramente ispirato, volle lanciare, col Sillabo, quell’ultimo avvertimento al suo gregge: le filosofie ottocentesche si sarebbero rivelate veleno. Infatti ne seguì "il secolo del male", come è stato definito, il secolo dei genocidi, dei totalitarismi e della guerre mondiali ideologiche.

 

Pio IX è stato anche descritto come sant'uomo, sì, ma pessimo Papa. Invece, anche qui, i crudi fatti dicono il contrario: fu lui a ripristinare, dopo secoli, la gerarchia ecclesiastica in Inghilterra, regno in cui i cattolici erano passati dalla persecuzione cruenta a quella amministrativa (che cessò proprio nell’Ottocento). Fu lui a dare uno slancio incredibile alle missioni (e fin nella lontana Birmania), cominciando col fondare l'Istituto per le missioni estere. Furono quasi centocinquanta le nuove diocesi che videro la luce, in tutto il mondo grazie all’opera di Pio IX. Sotto il suo pontificato avvenne, prima ed unica volta, che una repubblica democratica inserisse la consacrazione dello Stato al Sacro Cuore di Cristo nella sua Costituzione: l'Ecuador del presidente Garcia Moreno (che infatti finì assassinato). Quel papa non "comprese" il Risorgimento? In realtà lo comprese, benissimo, specialmente quando dopo gli "evviva Pio IX!", si ritrovò esule a Gaeta. E lo compresero anche i suoi contemporanei, specialmente i più insospettabili.

 

Come Proudhon, il "teologo" dei rivoluzionari ottocenteschi, il teorico di , "Dio è il male" e "la proprietà è un furto". Così scriveva, infatti: "Deponete i papi dal loro trono temporale, ed il cattolicesimo degenera in protestantesimo, la religione di Cristo si discioglie in polvere. Coloro i quali dicono che il Papa allora sarà meglio ascoltato, quando si occuperà esclusivamente degli affari del cielo, coloro o sono politici di mala fede che si studiano di mascherare con la devozione delle parole l'atrocità dell’azione, o cattolici imbecilli, non atti a comprendere che nelle cose della vita il temporale e lo spirituale sono solidali, come appunto l’anima e il corpo" (Rino Cammilleri).