Questo
articolo, pubblicato sul quotidiano cattolico francese “La Croix” (8/3/00), è
firmato da P. Jean, sacerdote della
chiesa clandestina cinese. Titolo originale: “Quelle unitè pour les catholiques
de Chine?”
La Chiesa
cattolica della Cina continentale è divisa: c’è, da una parte, la Chiesa
“sotterranea” e, dall’altra, la Chiesa “ufficiale”. Questa divisione è dovuta a
scelte fondamentali differenti. Sotto l’autorità del governo cinese, la Chiesa
ufficiale ha optato per l’indipendenza per avere la sua propria organizzazione
e per ordinare i suoi vescovi, ha deciso di separarsi dalla Santa Sede di Roma.
I suoi organismi sono l’Associazione patriottica dei cattolici di Cina, la Conferenza
episcopale cinese e l’organismo decisionale supremo, l’Assemblea dei delegati
cattolici, eletti ogni cinque anni.
La Chiesa
sotterranea è formata da tutti coloro che rifiutano di aderire all’Associazione
patriottica, che tengono alla comunione con la Chiesa universale, che sono
fedeli al papa e alla totalità della fede. Non vogliono fare alcuna concessione
nel campo della fede. Per questo, accettano volentieri le persecuzioni e le
costrizioni legate all’obbligo di intraprendere la strada della clandestinità.
Per il
governo, la Chiesa cattolica sotterranea di Cina è un’organizzazione illegale.
Risultato: la opprime, cerca con tutte le sue forze di smantellarla e di
sopprimerla. I mezzi e l’intensità della persecuzione variano a seconda dei
luoghi e delle epoche. Tuttavia, l’intenzione profonda del governo non cambia:
vuole obbligare i membri della Chiesa sotterranea ad aderire all’Associazione
patriottica, cerca ed arresta i vescovi e i preti, chiude i seminari
clandestini, disperde le comunità religiose, confisca le chiese clandestine e i
luoghi dove si svolgono le attività religiose.
Malgrado le
persecuzioni e l’oppressione, la Chiesa clandestina non ha mai smesso di
formare i membri del suo clero e di organizzare senza tregua il lavoro di
evangelizzazione. Quando una chiesa è chiusa, il prete celebra la messa e
amministra i sacramenti nelle case dei cattolici. Quando un prete viene
incarcerato, un responsabile laico della comunità continua a animare i
cristiani. Il corso di catechismo per bambini, i gruppi di condivisione della
Bibbia per i giovani, i ritiri spirituali per i cristiani, tutto questo
funziona molto bene e si sviluppa sotto l’autorità del prete o del catechista
locale. Inoltre, abbiamo ogni anno candidati all’ingresso nella Chiesa.
Con la grazia
del Signore, non temiamo la persecuzione da parte delle forze del male. Questa,
lo sappiamo, è un privilegio speciale accordato da Dio. Quando si ripercorre la
storia della Chiesa, ci si rende conto che in tutte le epoche ci sono state
persecuzioni. Siamo fieri di poter condividere le sofferenze di nostro Signore.
Oggi,
tuttavia, la Chiesa clandestina subisce una prova ancora più crudele della
persecuzione del governo. Questa pressione ci sconvolge, ci stordisce e ci fa
soffocare: si tratta di modi di vedere e di tendenze, all’interno della Chiesa
stessa, che disprezzano la Chiesa sotterranea e vorrebbero strangolarla.
Riguardo al
riconoscimento dei vescovi dell’Associazione patriottica, vorrei spiegare
qualcosa (quasi tre quarti dei vescovi della Chiesa ufficiale sono attualmente
riconosciuti dal Vaticano). Il nostro Santo Padre, il Papa, compie questi gesti
nella speranza che i membri dell’Associazione patriottica diventino membri
della Santa Chiesa cattolica e che possano accettare la comunione con la Chiesa
universale, per giungere finalmente ad un’unità visibile. Ma so anche che il
Papa non vuole che i membri della Chiesa clandestina abbandonino i loro
principi fondamentali e aderiscano all’Associazione patriottica. Noi saremmo
felicissimi di accogliere tra di noi dei vescovi “ufficiali”, a patto che
abbandonino l’Associazione patriottica e accettino di diventare vescovi della
santa Chiesa. Saremmo felici non solo di lavorare con loro, ma anche di dar
loro la dovuta obbedienza.
Ora, in questi
ultimi anni, si registra uno strano fenomeno. I vescovi “ufficiali”
riconosciuti da Roma restano membri dell’Associazione patriottica, vi assumono
responsabilità e partecipano sempre alle sue attività. Alcuni allineano le loro
dichiarazioni a quelle dell’Associazione. Così, benché riconosciuti da Roma e
divenuti legittimi, continuano nello stesso tempo a far parte
dell’associazione. Tra i vescovi “ufficiali”, a dire il vero, alcuni hanno
contribuito a fare del bene alla Chiesa di Cina. Altri, invece, si sono serviti
del mandato della Santa Sede per migliorare la loro condizione sociale e farne
motivo d’orgoglio: non soltanto disprezzano la Chiesa clandestina, ma fanno
appello alle forze del governo per estendere i loro poteri e ridurre lo spazio
vitale della Chiesa clandestina.
Questi vescovi
ufficiali hanno un doppio statuto: sono vescovi legittimi della Chiesa
cattolica e membri dell’Associazione patriottica. Da una parte sono fedeli al
Papa, dall’altra sono fedeli al governo. Fantastico: questo soddisfa entrambe
le parti! Ma, da un altro punto di vista, si constata che questo stile e questo
atteggiamento sono equivoci, vaghi e, in definitiva, non convengono. Questo
disorienta i cattolici in buona fede e semina inquietudine nella coscienza dei
vescovi. Gesù Cristo ha avvertito: “Che il vostro sì sia sì e il vostro no,
no”. Considerando la loro posizione ambigua, non possiamo che rimanere
perplessi. Forse nel XXI secolo la posizione di Gesù sarebbe diventata ambigua?
Vorrei che la Santa Sede, prima di approvare i vescovi cinesi, riflettesse
anticipatamente.
Molti
stranieri vogliono aiutare la Chiesa del continente. Per esempio, inviano preti
e religiosi ad insegnare nei seminari cinesi; questi si sforzano di aiutare a
formare dei preti. Noi li ringraziamo della loro benevolenza e dei loro sforzi.
Ma la maggior parte di essi andrà ad insegnare nei seminari ufficiali;
raramente si recano in quelli clandestini, perché le nostre condizioni di vita
sono più modeste e perché è difficile garantire loro la sicurezza. Si ha dunque
l’impressione che, loro malgrado, le Chiese locali straniere sostengano
l’Associazione patriottica, la quale ci disprezza… Benché noi non disponiamo di
professori di teologia di fama, abbiamo avuto una buona formazione, grazie ad
un’educazione sistematica. Per un prete, il sapere è necessario, ma la vita
spirituale è ugualmente importante.
In questo
Giubileo dell’anno 2000, il nostro Santo Padre richiama i cattolici del
continente all’unità. È una cosa che ogni cattolico cinese desidera
ardentemente. Noi preghiamo con forza perché questa unità si possa realizzare
al più presto. La pietra d’inciampo è costituita dal fatto che l’Associazione patriottica vuole separarsi
dalla Chiesa universale, che nomina i suoi vescovi e guida la Chiesa stessa.
Basterebbe che un certo numero di responsabili ecclesiastici facessero cadere
questa maschera senza alcun valore e che esprimessero pubblicamente la loro
fedeltà alla Santa Sede, perché si potesse realizzare l’unità della Chiesa
cattolica cinese. Bisognerebbe perciò che i vescovi riconosciuti da Roma
dichiarassero la loro fede pubblicamente e dessero le dimissioni
dall’Associazione patriottica.
Ho saputo che
la normalizzazione dei rapporti tra Cina e Santa Sede ha fatto passi avanti.
Spero che saranno stabilite relazioni diplomatiche, se questo può apportare una
vera libertà alla Chiesa cinese e può permettere il rispetto dei diritti della
Chiesa. Noi sogniamo una normalizzazione di questo tipo. Ma se i diritti della
Chiesa sono continuamente ridotti dal governo, non l’accetteremo. Per quanto mi
riguarda, non accetterò una libertà limitata allo spazio di una gabbia da
uccelli. Per me sarebbe meglio restare ancora in prigione ed essere
perseguitato per la mia fede. Questo mi permetterebbe di sperimentare una gioia
ancora più grande!