ADISTA, Suppl. al n. 5590, Roma, 27 marzo 2000

 

Questo articolo, pubblicato sul quotidiano cattolico francese “La Croix” (8/3/00), è firmato da P. Jean, sacerdote della chiesa clandestina cinese. Titolo originale: “Quelle unitè pour les catholiques de Chine?”

 

Ombre cinesi sulla Chiesa

 

La Chiesa cattolica della Cina continentale è divisa: c’è, da una parte, la Chiesa “sotterranea” e, dall’altra, la Chiesa “ufficiale”. Questa divisione è dovuta a scelte fondamentali differenti. Sotto l’autorità del governo cinese, la Chiesa ufficiale ha optato per l’indipendenza per avere la sua propria organizzazione e per ordinare i suoi vescovi, ha deciso di separarsi dalla Santa Sede di Roma. I suoi organismi sono l’Associazione patriottica dei cattolici di Cina, la Conferenza episcopale cinese e l’organismo decisionale supremo, l’Assemblea dei delegati cattolici, eletti ogni cinque anni.

La Chiesa sotterranea è formata da tutti coloro che rifiutano di aderire all’Associazione patriottica, che tengono alla comunione con la Chiesa universale, che sono fedeli al papa e alla totalità della fede. Non vogliono fare alcuna concessione nel campo della fede. Per questo, accettano volentieri le persecuzioni e le costrizioni legate all’obbligo di intraprendere la strada della clandestinità.

Per il governo, la Chiesa cattolica sotterranea di Cina è un’organizzazione illegale. Risultato: la opprime, cerca con tutte le sue forze di smantellarla e di sopprimerla. I mezzi e l’intensità della persecuzione variano a seconda dei luoghi e delle epoche. Tuttavia, l’intenzione profonda del governo non cambia: vuole obbligare i membri della Chiesa sotterranea ad aderire all’Associazione patriottica, cerca ed arresta i vescovi e i preti, chiude i seminari clandestini, disperde le comunità religiose, confisca le chiese clandestine e i luoghi dove si svolgono le attività religiose.

Malgrado le persecuzioni e l’oppressione, la Chiesa clandestina non ha mai smesso di formare i membri del suo clero e di organizzare senza tregua il lavoro di evangelizzazione. Quando una chiesa è chiusa, il prete celebra la messa e amministra i sacramenti nelle case dei cattolici. Quando un prete viene incarcerato, un responsabile laico della comunità continua a animare i cristiani. Il corso di catechismo per bambini, i gruppi di condivisione della Bibbia per i giovani, i ritiri spirituali per i cristiani, tutto questo funziona molto bene e si sviluppa sotto l’autorità del prete o del catechista locale. Inoltre, abbiamo ogni anno candidati all’ingresso nella Chiesa.

Con la grazia del Signore, non temiamo la persecuzione da parte delle forze del male. Questa, lo sappiamo, è un privilegio speciale accordato da Dio. Quando si ripercorre la storia della Chiesa, ci si rende conto che in tutte le epoche ci sono state persecuzioni. Siamo fieri di poter condividere le sofferenze di nostro Signore.

Oggi, tuttavia, la Chiesa clandestina subisce una prova ancora più crudele della persecuzione del governo. Questa pressione ci sconvolge, ci stordisce e ci fa soffocare: si tratta di modi di vedere e di tendenze, all’interno della Chiesa stessa, che disprezzano la Chiesa sotterranea e vorrebbero strangolarla.

Riguardo al riconoscimento dei vescovi dell’Associazione patriottica, vorrei spiegare qualcosa (quasi tre quarti dei vescovi della Chiesa ufficiale sono attualmente riconosciuti dal Vaticano). Il nostro Santo Padre, il Papa, compie questi gesti nella speranza che i membri dell’Associazione patriottica diventino membri della Santa Chiesa cattolica e che possano accettare la comunione con la Chiesa universale, per giungere finalmente ad un’unità visibile. Ma so anche che il Papa non vuole che i membri della Chiesa clandestina abbandonino i loro principi fondamentali e aderiscano all’Associazione patriottica. Noi saremmo felicissimi di accogliere tra di noi dei vescovi “ufficiali”, a patto che abbandonino l’Associazione patriottica e accettino di diventare vescovi della santa Chiesa. Saremmo felici non solo di lavorare con loro, ma anche di dar loro la dovuta obbedienza.

Ora, in questi ultimi anni, si registra uno strano fenomeno. I vescovi “ufficiali” riconosciuti da Roma restano membri dell’Associazione patriottica, vi assumono responsabilità e partecipano sempre alle sue attività. Alcuni allineano le loro dichiarazioni a quelle dell’Associazione. Così, benché riconosciuti da Roma e divenuti legittimi, continuano nello stesso tempo a far parte dell’associazione. Tra i vescovi “ufficiali”, a dire il vero, alcuni hanno contribuito a fare del bene alla Chiesa di Cina. Altri, invece, si sono serviti del mandato della Santa Sede per migliorare la loro condizione sociale e farne motivo d’orgoglio: non soltanto disprezzano la Chiesa clandestina, ma fanno appello alle forze del governo per estendere i loro poteri e ridurre lo spazio vitale della Chiesa clandestina.

Questi vescovi ufficiali hanno un doppio statuto: sono vescovi legittimi della Chiesa cattolica e membri dell’Associazione patriottica. Da una parte sono fedeli al Papa, dall’altra sono fedeli al governo. Fantastico: questo soddisfa entrambe le parti! Ma, da un altro punto di vista, si constata che questo stile e questo atteggiamento sono equivoci, vaghi e, in definitiva, non convengono. Questo disorienta i cattolici in buona fede e semina inquietudine nella coscienza dei vescovi. Gesù Cristo ha avvertito: “Che il vostro sì sia sì e il vostro no, no”. Considerando la loro posizione ambigua, non possiamo che rimanere perplessi. Forse nel XXI secolo la posizione di Gesù sarebbe diventata ambigua? Vorrei che la Santa Sede, prima di approvare i vescovi cinesi, riflettesse anticipatamente.

Molti stranieri vogliono aiutare la Chiesa del continente. Per esempio, inviano preti e religiosi ad insegnare nei seminari cinesi; questi si sforzano di aiutare a formare dei preti. Noi li ringraziamo della loro benevolenza e dei loro sforzi. Ma la maggior parte di essi andrà ad insegnare nei seminari ufficiali; raramente si recano in quelli clandestini, perché le nostre condizioni di vita sono più modeste e perché è difficile garantire loro la sicurezza. Si ha dunque l’impressione che, loro malgrado, le Chiese locali straniere sostengano l’Associazione patriottica, la quale ci disprezza… Benché noi non disponiamo di professori di teologia di fama, abbiamo avuto una buona formazione, grazie ad un’educazione sistematica. Per un prete, il sapere è necessario, ma la vita spirituale è ugualmente importante.

In questo Giubileo dell’anno 2000, il nostro Santo Padre richiama i cattolici del continente all’unità. È una cosa che ogni cattolico cinese desidera ardentemente. Noi preghiamo con forza perché questa unità si possa realizzare al più presto. La pietra d’inciampo è costituita dal fatto che  l’Associazione patriottica vuole separarsi dalla Chiesa universale, che nomina i suoi vescovi e guida la Chiesa stessa. Basterebbe che un certo numero di responsabili ecclesiastici facessero cadere questa maschera senza alcun valore e che esprimessero pubblicamente la loro fedeltà alla Santa Sede, perché si potesse realizzare l’unità della Chiesa cattolica cinese. Bisognerebbe perciò che i vescovi riconosciuti da Roma dichiarassero la loro fede pubblicamente e dessero le dimissioni dall’Associazione patriottica.

Ho saputo che la normalizzazione dei rapporti tra Cina e Santa Sede ha fatto passi avanti. Spero che saranno stabilite relazioni diplomatiche, se questo può apportare una vera libertà alla Chiesa cinese e può permettere il rispetto dei diritti della Chiesa. Noi sogniamo una normalizzazione di questo tipo. Ma se i diritti della Chiesa sono continuamente ridotti dal governo, non l’accetteremo. Per quanto mi riguarda, non accetterò una libertà limitata allo spazio di una gabbia da uccelli. Per me sarebbe meglio restare ancora in prigione ed essere perseguitato per la mia fede. Questo mi permetterebbe di sperimentare una gioia ancora più grande!