FILIPPINE
Violenze e omicidi a Mindanao: una catena che non si spezza
Zamboanga (Fides, 29/3/2000) – Sull’isola
di Mindanao la situazione resta critica e i rapporti fra governo e popolazione
musulmana sono peggiorati: è quanto affermano fonti locali di Fides. Fazioni di guerriglieri islamici
come il Moro National Liberation Front
(MNLF), che lottano per uno stato islamico sull’isola, reclutano manovalanza
criminale, addestrando nuovi "mujaheddin". Dopo l’accordo firmato con
il governo nel 1996, fra la popolazione è cresciuto il malcontento, soprattutto
a causa della povertà. Secondo gli osservatori, l’ex presidente Fidel Ramos
aveva mitigato la protesta dei separatisti migliorando le loro condizioni
economiche. L’attuale presidente Estrada, invece, preferisce la strategia del
"pugno di ferro", che ha rinvigorito la guerriglia.
"Sequestri,
estorsioni e omicidi avvengono di continuo. La tensione è alta. Il 6 febbraio
le Forze Armate sono venute a piantonare la residenza vescovile: i servizi
segreti erano stati informati di un imminente attacco del MNLF contro Jolo. Ma
poi non è accaduto nulla" racconta allarmato mons. Angelito Limpon OMI,
vicario apostolico di Jolo, nel Sud delle Filippine.
Intanto i
fondamentalisti islamici continuano a minacciare la comunità cattolica. Sui
muri della città Jolo di recente è stata esposta una lettera minatoria contro i
cristiani, che li invitava a convertirsi all’Islam. La provincia filippina
degli Oblati di Maria Immacolata ha tenuto in marzo una Assemblea pastorale
speciale sulla situazione a Mindanao. "Nonostante i rischi, i nostri
missionari continuano a lavorare con tranquillità e speranza" dice a Fides il vescovo.
I recenti
incontri tra Nur Misuari, capo della Regione
Autonoma Musulmana di Mindano e capo del MNLF, il gen. Angelo Reyes, capo
delle Forze Armate filippine e mons. Limpon, hanno evidenziato gravi difficoltà
per riportare pace nell’area. A settembre 2000 in Mindanao si terrà un
referendum sull’allargamento o meno della Regione
Autonoma e le autorità temono disordini.
Tra gli
episodi più recenti che hanno colpito la comunità cattolica di Mindanao è da
ricordare l’assassinio del Vicario apostolico di Jolo, mons. Benjamin De Jesus,
OMI, i cui assassini sono ancora in libertà. Mentre Norberto Manero, assassino
di un altro missionario, p. Tullio Favali, PIME (ucciso l’11 aprile 1985 a
Tulunan, sempre a Mindanao) è stato tratto in arresto, i killer del vescovo
cattolico di Jolo, sono ancora in libertà. Lo ho dichiarato a Fides mons. Angelito Limpon: "Dei
cinque sospettati della brutale uccisione del vescovo, avvenuta il 4 febbraio
1997, uno solo è stata arrestato". Nel terzo anniversario della sua morte,
la città è stata tappezzata di manifesti che ricordavano l’assassinio, ma non
ci sono sviluppi delle indagini. Il solo testimone dell’omicidio è sotto
protezione della polizia. "Chiedo ai cittadini di continuare a chiedere
giustizia" dice a Fides il
vescovo, che ha incaricato una commissione di scrivere una biografia di De
Jesus, specialmente sul suo ministero di vicario apostolico a Jolo, dove
risiedeva dal 1970.
Nel 1998 un
altro missionario era stato sequestrato per più di due mesi: p. Luciano
Benedetti PIME, rapito insieme ad altre 11 persone nella notte tra l’8 ed il 9
settembre 1998 a Dipolog, (sempre nell’isola di Mindanao), era stato liberato
all’alba del 16 novembre a Labuan, nei pressi di Zamboanga city.
I sequestratori islamici di Basilan :
"Trattiamo solo col Vaticano"
Basilan (Fides, 29/3/2000) – "I ribelli vogliono
trattare con un rappresentante vaticano": lo ha detto a Fides p. Carlos Rivas, CMF, superiore
provinciale dei missionari claretiani nelle Filippine, impegnato da 8 giorni
nel negoziato con il gruppo islamico "Al Harukatul" di Abu Sayyaf .
Il gruppo tiene in ostaggio 33 persone, tra insegnati e studenti, fra cui p.
Rhoel Gallardo, CMF, missionario claretiano, 34 anni, filippino. Il sequestro è
avvenuto il 20 marzo a Tumahugong, villaggio sull’isola di Basilan, a paca
distanza dalla penisola di Zamboanga, Mindanao. I guerriglieri hanno fatto irruzione
nella Scuola Claret di Tumahugong e in altre tre scuole della zona, prendendo
in ostaggio oltre 50 tra studenti e maestri. Fra loro p. Rhoel Gallardo, CMF,
parroco e direttore della scuola. Il gruppo ribelle, attivo a Mindanao e
Basilan, fa parte dei guerriglieri islamici che lottano per l’indipendenza nel
sud del Filippine.
P. Angel
Calvo, confratello e stretto collaboratore di p. Gallardo, ha detto a Fides: "Bisogna ricordare ai
sequestratori che il Vaticano non potrà mai condurre direttamente le trattative.
La Chiesa locale può farlo: essa ha l’autonomia necessaria e opera per il bene
del suo popolo". Subito dopo il sequestro, mons. Romulo De la Cruz,
vescovo della Prelatura territoriale di Isabela, a Basilan, e p. Carlos Rivas
sono giunti sul posto per dare solidarietà ai parenti delle vittime e attivarsi
per i negoziati.
"Quando
siamo arrivati a Tumahubong – racconta a Fides
p. Rivas – molta gente era riunita nella cappella a pregare per le vittime.
La nostra presenza ha dato nuovo coraggio. Hanno bisogno di sostegno morale per
affrontare la situazione. Nell’area non ci si può muovere, se non sotto scorta
armata, giorno e notte. Sono in pericolo specialmente il vescovo e gli
stranieri: secondo i ribelli, "valgono" più della gente locale. Nella
comunità locale c’è forte tensione".
"Ho
visitato gli insegnati e studenti" dice a Fides p. Rivas. "Alcuni ragazzi musulmani mi hanno raccontato
di aver salvato un insegnante cristiano, mettendogli una divisa da studente e
facendolo confondere tra loro, sicché i ribelli non l’hanno riconosciuto".
P. Rivas
riferisce che p. Nestor Banga e il seminarista Jonas Centeno, sono arrivati in
Tumahubong per sostituire p. Rohel e dare continuo incoraggiamento alla gente
della zona che "è disperata". "Continuano ad arrivare messaggi
di solidarietà da diverse parti del mondo, anche dal Papa. Preghiamo per una
soluzione pacifica della crisi". Al termine dell’udienza generale di oggi,
Giovanni paolo II ha lanciato un appello per la fine degli scontri a Mindanao,
esprimendo "vicinanza e solidarietà alle famiglie che soffrono questa
situazione". La congregazione dei claretiani (Missionari Figli del Cuore
Immacolato di Maria) ha nelle Filippine 8 case, di cui 5 a Mindanao. I
missionari sono 47, gli studenti di teologia 98 e 16 i novizi.
Intanto il
governo ha istituito un "Unità di crisi", con a capo l’ex governatore
dell’isola di Basilan Gerry Salapuddin. A Zamboanga il gen. Narciso Abaya ha
annunciato di aver bloccato temporaneamente le azioni militari per facilitare i
negoziati, sebbene l’esercito continua a tenere sotto controllo la zona dove si
nascondono i guerriglieri di Abu Sayyaf.
In un primo
mento i ribelli hanno chiesto riso, alimenti e medicine, minacciando di
uccidere gli ostaggi se l’esercito li avesse seguiti. Nei giorni seguenti essi
hanno posto come condizione per la liberazione degli ostaggi la rimozione del
capo provinciale della polizia Amldul Pangambayan, e hanno chiesto di trattare
direttamente con un esponente del Vaticano.
Ma intanto è
scoppiata la ritorsione contro i sequestratori: il 24 marzo un gruppo di uomini
di Abdul Mijal, guardia del corpo dell’attuale governatore dell’isola, che
aveva le sue due figlie tra gli ostaggi, ha sequestrato 10 persone, parenti di
Khaddafy Janjallani, uno dei leader del gruppo Abu Sayyaf. Secondo i militari,
il contro-sequestro, che include la moglie e la figlia del leader ribelle,
serve a far pressioni sui sequestratori e convincerli a rilasciare gli ostaggi.
La risposta dei guerriglieri non si è fatta attendere: il 25 marzo essi hanno
liberato 18 ostaggi, tra cui 10 studenti e 8 insegnati, consegnandoli a
Salapuddin. Tra loro le due figlie di Mijal, Dana Rose e Danne Rose.