L’inferno, il comunismo e la
terza parte del “segreto” di Fatima
Dal
recente libro “Reportage da Fatima – La storia e i prodigi nel racconto del
nipote di suor Lucia” di Renzo e Roberto Allegri (Ancora, 2000, pp. 223):
(ndr:
i sottotitoli sono redazionali)
Padre (José dos Santos) Valinho è un religioso salesiano di
73 anni. È nato e cresciuto a Fatima, ha studiato teologia in Portogallo e in
Italia, a Torino. Parla bene l’italiano. Data la sua “posizione” di nipote di
suor Lucia (e cugino di Francesco e Giacinta), padre Valinho potrebbe essere un
religioso di grande fama. Conosciuto e ricercato. È invece una persona umile e
riservata. Non ha mai voluto mettersi in evidenza e non lo farebbe mai. Aveva
accettato di darci una mano solo per amicizia. (…)
- Io sono
nipote di suor Lucia – dice padre Valinho –. Mia madre Maria dos Anjos, che
significa “Maria degli Angeli”, era sorella di Lucia. Era la sua sorella
maggiore: tra loro c’erano quattordici anni di differenza. Mia madre, quindi,
in un certo senso, è stata una “seconda madre” per Lucia. Erano molto legate
tra di loro. (…)
La prima parte del “segreto” riguarda
la visione dell’inferno. Quando venne resa nota, fu molto criticata.
Soprattutto da teologi illustri che affermavano essere una visione
anacronistica, legata a vecchie tradizioni, ma non supportata da precise verità
teologiche.
- Sì, ci
furono molte critiche. L’inferno è una verità scomoda, per questo si cerca di
vanificarla. (...)
La Madonna
parlò a Fatima del comunismo,
“la più grande
eresia di tutti i tempi”
Sempre
raccontando l’apparizione del 13 luglio 1917 – insistiamo – Lucia dice che la
Madonna parlò della Russia. La Madonna le avrebbe detto che, per impedire la
guerra, sarebbe tornata “a chiedere la consacrazione della Russia al suo Cuore
Immacolato e la comunione riparatrice durante i primi sabati di ogni mese”. Poi
disse che “se fossero state ascoltate le sue richieste, la Russia si sarebbe
convertita; altrimenti, la Russia avrebbe sparso i suoi errori per il mondo
suscitando guerre e persecuzioni della Chiesa. I buoni sarebbero stati
martirizzati e varie nazioni sarebbero state distrutte”. Sono previsioni molto
dettagliate, ma è certo che allora, nel 1917, la Madonna nominò esplicitamente
la Russia?
- Naturalmente anche su questo
argomento sono state fatte molte domande a suor Lucia e lei ha sempre risposto
di essere certa che la Madonna nominò la Russia. Nel 1917 aveva 10 anni e non
era mai andata a scuola. “Io avevo sentito parlare dei Gallici e degli Spagnoli
e non conoscevo altre nazioni – disse –. Con certezza so bene che,
nell’apparizione del luglio 1917, Nostra Signora ha nominato espressamente la
Russia”. Allora, in Russia, non si era ancora affermata la rivoluzione bolscevica
che avrebbe portato al potere i comunisti. Lucia, una bambina di dieci anni,
non poteva sapere che cosa fosse il marxismo. Neanche nel 1927, quando rivelò
quel segreto, poteva immaginare che, in nome di quell’ideologia, ci sarebbero
state tremende “persecuzioni alla Chiesa”, “varie nazioni sarebbero state
annientate”, “i buoni sarebbero stati martoriati”. Oggi noi sappiamo che quella
ideologia, definita da Pio XI “la più grande eresia di tutti i tempi”, non solo
si propagò per il mondo, portando odio e rivoluzioni, ma, alla fine, è
risultata fallimentare anche da un punto di vista politico e ha portato alla
rovina socioeconomica molti Stati. E sappiamo anche che seminò morte e sangue.
Solzenitsin ha scritto che, il regime comunista russo ha eliminato 65 milioni
di persone colpevoli di avere una fede religiosa. Ma sulla base di documenti
recenti, usciti dal Cremlino, si ritiene che le vittime siano state molte di
più: 80, 100 e anche 150 milioni di persone. Tutto questo venne previsto dalla
Madonna nel 1917. (…)
Lucia ricevette il permesso di
rivelarla nel 1941, ma solo al Papa. Si trovava nel convento di Tuy, in Spagna.
Il 17 giugno inviò il plico in busta sigillata al proprio vescovo, il quale a
sua volta lo inviò in Vaticano. La relazione sul segreto era accompagnata da
una lettera, in cui Lucia diceva che la Madonna aveva detto che quel segreto
poteva essere divulgato solo dopo il 1960. Nel 1958 salì sul trono di Pietro
Giovanni XXIII. L’anno successivo prese visione della lettera di Lucia, ma
decise di non rivelarne il contenuto. Lo stesso fecero i Pontefici successivi e
ancora non sappiamo nulla di quanto Lucia scrisse.
Questo fatto ha scatenato la curiosità morbosa di molti.
- È vero. Cominciarono a circolare indiscrezioni,
rivelazioni, illazioni. Si parlò di distruzione del mondo, di guerra nucleare.
Si disse che papa Giovanni avesse inviato il contenuto di quel segreto ai
potenti della terra e che così fu letto da persone che poi lo rivelarono. Ma in
realtà non si è mai saputo niente con certezza. La Chiesa non ha mai preso
posizione.
Lei
certamente avrà parlato tante volte con sua zia di quel segreto: che cosa sa
più degli altri?
- Niente. Mia zia è impenetrabile su
questo argomento. Ho tentato qualche volta di affrontare il tema per assaggiare
le sue reazioni. Lei cambiava subito discorso. Non ha però mai smesso di farmi
capire che bisogna essere ottimisti. Ha sempre detto che nel mondo c’è tanto
male, che Satana sta rovinando tante anime, ma aggiungeva sempre che la bontà e
la misericordia di Dio sono più forti di ogni male e che finiranno per
trionfare.
Lei
si è fatto una sua opinione personale sul contenuto di quella parte di segreto
che è ancora rimasta sconosciuta?
- Sì, io ho una mia idea, che potrebbe
naturalmente essere del tutto sbagliata. Ritengo che quella parte di segreto
riguardi la Chiesa, al suo interno. Forse difficoltà dottrinali, crisi di
unità, lacerazioni, ribellioni, divisioni. L’ultima frase dello scritto della
zia, che precede la parte ancora sconosciuta del “segreto”, dice: “In
Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede”. Dopo, inizia il brano che
non conosciamo. Però quella frase fa capire che il tema della parte mancante
potrebbe appunto essere legato all’ultima affermazione nota. Quindi, in altre
parti della Chiesa questo dogma potrebbe vacillare. Ma siamo sul filo delle
supposizioni. (cfr. op. cit., pag. 17, 18, 19, 123, 124, 125, 126, 127 e 128).