Dal
sito http://www.viewsfromrome.org:
I cattolici in piazza
contro il “Gay Pride”
Roma,
2 luglio 2000
Oltre mille
persone hanno partecipato alla grande fiaccolata, promossa il 1 luglio a Roma
dal Centro Culturale Lepanto, in spirito di riparazione e di protesta contro il
“Gay Pride”. I partecipanti hanno formato un lungo corteo che si è snodato da
Piazza San Giovanni in Laterano a Piazzale Numa Pompilio, dove il prof. Roberto
de Mattei, presidente del Centro ha tenuto un breve discorso per spiegare le ragioni
della manifestazione. A mezzanotte, il corteo si è mosso verso il Santuario del
Divino Amore, a quindici chilometri dalla città, dove i partecipanti alla
manifestazione sono giunti alla prime luci dell’alba.
Tra i
partecipanti alla fiaccolata, preceduta da un grande striscione recante la
scritta "In difesa dell'ordine naturale e cristiano", religiosi e
religiose, sacerdoti e laici, cittadini di ogni estrazione sociale. Tra questi,
i rappresentanti di numerose organizzazioni italiane e straniere tra i quali
l’australiano Peter Westmore, presidente del National Civic Council, Juan
Miguel Montes in rappresentanza delle associazioni internazionali di difesa
della Tradizione, Famiglia e Proprietà, il marchese Luigi Coda Nunziante,
presidente dell'associazione Famiglia Domani e alcuni parlamentari come l'on.
Domenico Gramazio, deputato del collegio elettorale in cui si è svolta la
manifestazione e il senatore Riccardo Pedrizzi, vice presidente del gruppo dei
senatori di Alleanza Nazionale.
Numerose altre
personalità italiane e straniere, impossibilitate a intervenire, hanno inviato
la loro adesione. Tra queste S. E. Rev.ma Mons. Harb Chucrallah (patriarca
Maronita) e S. E. mons. Custodio Alvim Pereira che nello stesso pomeriggio del
1 luglio ha celebrato una solenne messa per le intenzioni dei partecipanti in
una delle principali piazze di Lisbona. Numerosi monasteri e abbazie in Italia
e all'estero si sono uniti alla stessa ora in adorazione e preghiera. Tra
queste le abbazie benedettine di Notre-Dame de Triors e di Notre Dame de
Fontgombault.
“Con il Gay Pride – ha dichiarato il prof. Roberto de Mattei nel suo discorso - la pratica dell’omosessualità assurge a teoria e a movimento culturale: diviene omosessualismo. La parola d’ordine è quella del passaggio dalla clandestinità alla visibilità, dal complesso di colpa all’orgoglio, dalle “catacombe della vergogna” omosessuali, alla omosessualizzazione della società, seguendo un itinerario analogo e contrapposto a quello che portò i cristiani, dopo le persecuzioni, a costruire la grande civiltà cristiana che è alle nostre spalle. Usciti dalle “catacombe”, gli omosessualisti vogliono ricacciarvi i cattolici. L’intolleranza anticristiana che li anima spiega perché il Colosseo è il loro simbolo”.
“Il fine del
raduno omosessualista è quello di esercitare una pressione propagandistica
perchè le leggi europee e mondiali introducano un nuovo crimine, un nuovo
reato, quello di omofobia: il delitto di chi crede nella famiglia naturale e
cristiana, di chi crede nell’ordine naturale e cristiano. Gli “omofobi” non
meritano altro che i gladiatori e le fiere. Noi, non loro – ha aggiunto il
prof. de Mattei - siamo gli aggrediti. Noi, non loro, siamo gli emarginati e i
discriminati. Noi reagiamo perché ci sentiamo aggrediti. Noi difendiamo questa
sera, con la nostra voce, con la nostra protesta, la civiltà cristiana
aggredita e l’onore della Chiesa oltraggiato. Nel silenzio di questa notte la
nostra vuole essere innanzitutto una voce umile e supplice che si leva di
fronte a Dio e alla storia per chiedere perdono di tutti gli oltraggi, le
bestemmie e i sacrilegi che saranno compiuti durante il sabba di questa
settimana. E’ una voce dunque di riparazione e di penitenza. Una penitenza che
è la lotta di ogni giorno di chi combatte per essere coerente, in pubblico e in
privato con la propria visione del mondo. Ogni lotta tende però alla vittoria
Noi abbiamo la certezza razionale e morale di questa vittoria, che nasce grande
nella vitalità e nella forza del messaggio cristiano”.