Fides,
5-9-2000
VATICANO
Città del
Vaticano (Fides) – Il 5 settembre è stato presentato nella sala Stampa della
Santa Sede la Dichiarazione "Dominus Jesus" sulla "unicità e
l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa". Il piccolo
documento, di poco più di 30 pagine, è stato sottoscritto e presentato dal
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, card. Joseph
Ratzinger.
Il testo è
rivolto soprattutto all’interno della Chiesa, "a vescovi, teologi e tutti
i fedeli cattolici" per metterli in guardia da alcuni pericolosi corti
circuiti che diminuiscono il peso salvifico della salvezza offerta da Gesù
Cristo e rischiano di svilire la missione della Chiesa Cattolica nel mondo. Va
notato che il documento, "nell’amore alla verità e nel rispetto della
libertà" (n.2), vuole sottolineare alcuni punti irrinunciabili della fede
cattolica, come è presente nella tradizione della Chiesa. Per questo, senza
voler bloccare la ricerca teologica, il testo ricorda una serie di principi
tratti dal Concilio Vaticano II e da alcune encicliche di Giovanni Paolo II.
Fra tutte spiccano le citazioni della Redemptoris Missio (22 citazioni su 102).
Le
sottolineature del documento tendono a chiarire il valore e la necessità della
missione ad gentes (ai non cristiani) da parte della Chiesa, messa in pericolo
dal "relativismo verso la verità"; dal "soggettivismo"
nella ricerca; dalla divisione fra il Gesù storico e la persona del Cristo o
del Verbo; dalla troppa enfasi data all’impossibilità ad esprimere la verità
divina; all’opposizione fra la "logica mentalità occidentale" e
quella "simbolica orientale" (cfr. n.4).
La situazione
a cui sembra riferirsi il documento riguarda in modo speciale alcuni teologi
asiatici che, trovandosi davanti a tradizioni religiose più antiche del
cristianesimo, arrivano fino a minimizzare o escludere la proposta cristiana
verso di loro, riducendo la persona di Cristo a "un salvatore fra
tanti" o a un semplice maestro di virtù, affianco a quelli delle altre
tradizioni religiose.
Ma anche in
occidente vi sono teologi che secolarizzano il mistero della salvezza
attingibile nella persona di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, riducendo il
cristianesimo a un semplice apporto di "valori" quale la pace, la
giustizia, la salvaguardia del creato, ecc.
Il documento
consta di un’introduzione, di 6 capitoletti e una conclusione. Nel primo
capitolo, dal titolo "La pienezza e la definitività della rivelazione di
Gesù Cristo" si afferma, contro una mentalità relativista, che Gesù
"è la piena rivelazione della verità divina" (n. 5). Per questo la
teoria che essa "sarebbe complementare a quella trovata in altre
religioni, è contraria alla fede della Chiesa" (n.6). La Chiesa, pur
ritenendo che molti testi sacri alle religioni presentano ricchezze spirituali,
definisce "libri ispirati" solo l’Antico e il Nuovo Testamento (n.8),
mantenendo la distinzione fra "fede teologica" e semplice
"credo" (n.7). Inoltre è il mistero di Gesù Cristo la fonte da cui i
libri sacri delle altre religioni "ricevono… [gli]elementi di bontà e
grazia che contengono" (n. 8).
Il secondo
capitolo, dal titolo "Il Logos incarnato e lo Spirito Santo nell’opera di
salvezza" corregge alcune teorie secondo cui vi sono un’economia di
salvezza che porta alla Chiesa, ma anche un’altra fuori della Chiesa, garantita
dallo Spirito Santo, "molto più universale" senza alcuna relazione
con la prima (cfr. nn. 11 e 12). Il testo riafferma, citando il Concilio
Vaticano II che, sebbene vi sia "un’azione salvifica di Gesù Cristo… fuori
dei confini visibili della Chiesa", vi è comunque "una singola divina
economia", essendo "l’azione dello Spirito…non fuori o parallelo
all’azione del Cristo".
Il terzo
capitolo parla della "Unicità e universalità del mistero salvifico di Gesù
Cristo". In esso si invita a studiare come "figure storiche ed
elementi positivi" delle religioni "possono cadere all’interno del
piano divino di salvezza" (n.14), ma si afferma pure che la piena salvezza
è attinta solo "nel mistero dell’incarnazione, morte e resurrezione del
Figlio di Dio". Alla timidezza di certi teologi che evitano l’uso di
parole come "unicità", "universalità",
"assolutezza" il testo risponde che questa è semplicemente "un
linguaggio….fedele alla rivelazione" (n.15).
Il quarto
capitolo su "Unicità e unità della Chiesa" sottolinea il legame fra
Cristo e "la sposa", cioè la Chiesa. Per questo si mette in guardia
contro un certo relativismo ecumenico (tipica del Consiglio Ecumenico delle
Chiese) secondo cui la Chiesa di Cristo "non esiste [attualmente] da
nessuna parte" (n.17): al suo posto vi sono gruppi di comunità ecclesiali
che cercano di raggiungere l’unità. Secondo il documento la Chiesa di Cristo
vive dove è salvaguardata la successione apostolica e l’Eucarestia, come è per
le comunità cattoliche e quelle ortodosse, anche se queste non riconoscono il
primato petrino. Con le altre chiese, grazie al Battesimo, vi è "una certa
comunione, sebbene imperfetta" (n.17).
Il quinto
capitolo ("La Chiesa: Regno di Dio e Regno di Cristo") riafferma il
nesso fra il Regno e la Chiesa definita come "seme, segno e
strumento" (n.18) e il nesso fra Cristo e il Regno (n. 19). In tal modo si
corregge quella visione che parla di una "Chiesa per gli altri" o di
un Cristo come "l’uomo per gli altri", che tendono ad oscurare il
valore della redenzione di fronte ai valori presenti nel mistero della
creazione (cfr. n.19).
Il sesto
capitolo ("La Chiesa e le altre religioni in relazione alla
salvezza") mette in luce che "la Chiesa …è necessaria alla
salvezza" (n. 20). Esiste "la reale possibilità di salvezza in Cristo
per tutta l’umanità", ma la Chiesa, offrendo "la pienezza dei mezzi
di salvezza" (n.22), non può essere paragonata a nessuna tradizione religiosa.
Tutto ciò riafferma la necessità per la Chiesa di essere missionaria e di
proporre l’evangelizzazione anche di fronte alle altre religioni che sono
"uguali" per "l’uguale dignità delle parti in dialogo, non per
il contenuto dottrinale, né ancora meno per la posizione di Gesù Cristo…. in
relazione agli altri fondatori di religione" (n.22).
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NdR:
Questa Dichiarazione ha valore di "magistero universale": pertanto le
verità della fede cattolica che espone "esigono - spiega la Congregazione
- un assenso irrevocabile da parte dei fedeli". Già nel 1997 la
Commissione teologica internazionale aveva pubblicato un documento dal titolo
"Il Cristianesimo e le religioni" per confutare la "teologia
pluralistica delle religioni".