Avvenire, 2-9-2000
PECHINO
Il regime comunista inasprisce la
persecuzione in vista della canonizzazione
di 120 martiri il prossimo
ottobre
Giro di vite in Cina contro i
cattolici
Marco Moriconi
La linea dura sta
creando una ribellione anche nella chiesa patriottica
Un
prete e altri 23 cattolici, tra cui 20 suore, sono stati arrestati nella contea
cinese di Luoyan (provincia del Fujian) all’interno di una campagna lanciata
dalle autorità per costringere i cattolici della Chiesa sotterranea a
registrarsi nell’Associazione patriottica, cioè la Chiesa ufficiale,
riconosciuta e controllata dal governo. Ne ha dato notizia la Fondazione
cardinale Kung, con sede negli Stati Uniti. Il sacerdote, padre Liu Shaozhang,
sarebbe stato anche brutalmente picchiato dai poliziotti che lo tenevano in
custodia, lasciandolo pesantemente sanguinante, secondo quanto riferito da
testimoni. Oltre al sacerdote e alle suore, tra i fermati ci sono un
seminarista e due laici. Un gruppo di fedeli ha pagato per la liberazione di due
suore, ma il prete e gli altri 22 cattolici sono restati nelle mani della
polizia. Un portavoce della Fondazione ha dichiarato che “il governo ha
intensificato la sua persecuzione a causa della tenace resistenza opposta dalla
Chiesa sotterranea all’adesione alla Chiesa patriottica”.
In realtà è ormai da tempo che il controllo
sulle religioni “non ufficiali” si è fatto molto più stretto ed episodi di
arresti o altre forme di repressione sono praticamente quotidiani. (…)
In
particolare nei confronti della Chiesa cattolica il regime comunista appare
molto impaziente, fino a imporre politiche che si sono rivelate un boomerang.
Come, ad esempio, la campagna di ordinazioni episcopali illegittime – senza
cioè il mandato del Papa – che ha provocato forti reazioni e ribellioni anche
all’interno dell’Associazione patriottica. L’ultima è avvenuta lo scorso 25
giugno a Hangzhou (nella provincia sud-orientale del Zhejang), ma il caso più
clamoroso è stato quello delle 3 ordinazioni episcopali avvenute lo scorso 6
gennaio a Pechino in aperta provocazione verso il Papa che, tradizionalmente,
in quello stesso giorno ordina vescovi di ogni parte del mondo.
In
realtà le ordinazioni annunciate erano 5 e nei progetti iniziali dovevano
essere addirittura 12, ma molti candidati hanno rinunciato a una ordinazione
che li avrebbe messi fuori della comunione con Roma. Ma il gesto più eclatante
fu allora quello della diserzione di massa di 130 seminaristi del Seminario
nazionale di Pechino, che alla vigila erano stati obbligati a partecipare alle
prove generali della cerimonia. Una riprova della crescente insofferenza
all’interno della Chiesa patriottica per la linea dura del governo si è avuta
lo scorso 6 agosto quando il vescovo patriottico di Pechino, Michele Fu
Tieshan, ha ordinato 4 sacerdoti: ben 14 sacerdoti che avrebbero dovuto
concelebrare hanno rifiutato di presentarsi alla cerimonia e appena entrata la
processione dei candidati con Fu Tieshan – come ha riportato l’agenzia Fides – una parte dei fedeli ha
abbandonato la chiesa.
Il
fatto è che c’è un significativo riavvicinamento tra Chiesa ufficiale e
clandestina, un processo che sta ricevendo un nuovo impulso dalla decisione
della Santa Sede di proclamare santi il prossimo 1 ottobre 120 martiri cinesi
(tra cui alcune decine di missionari europei), frutto della persecuzione che la
Chiesa ha dovuto subire in diversi secoli fino alla rivolta dei boxer del 1900.
Tutti i martiri appartengono dunque al periodo antecedente al comunismo e,
quindi, alla divisione della Chiesa cinese, creata dal regime comunista nel
1951 con l’istituzione dell’Associazione patriottica.