Fides, 1-9-2000

CINA

Vite spezzate per la "politica del figlio unico"

 

Pechino (Fides) – La popolazione di Caidian, villaggio nella provincia dell’Hubei, protesta per un caso di infanticidio. L’episodio ha richiamato l’attenzione dei media locali e nazionali e, il "rumore" creato, ha indotto il governo dell’Hubei a promettere una punizione per i responsabili.

Cinque ufficiali del governo cinese hanno affogato in una risaia un neonato, davanti agli occhi atterriti dei genitori. Lo ha riportato il 24 agosto scorso il quotidiano londinese "Times". L’infanticidio è stato commesso in nome della "one child policy", legge che impone alle famiglie un unico figlio.

Questa la vicenda di Liu, madre del neonato: incinta del quarto figlio, le è stata iniettata una soluzione salina per distruggere il sistema nervoso del nascituro. Ma il bambino è nato sano. I funzionari governativi hanno ordinato al padre di ucciderlo, ma questi si è rifiutato. Essi hanno atteso il ritorno a casa della famiglia e, preso il piccolo, lo hanno affogato.

Solo un mese fa, Zhang Weiqing, ministro cinese della "Pianificazione familiare" ha affermato che il governo non avrebbe tollerato abusi commessi dagli ufficiali addetti al controllo delle nascite. Nonostante la "politica del figlio unico" la popolazione cinese è aumentata, toccando quota 1 miliardo e 200milioni di persone alla fine del 1998. Le famiglie residenti in campagna, circa il 70% dell’intera popolazione, hanno più di un figlio, e rischiano di subire gravi punizioni da parte della polizia. Introdotta nel 1970, la "politica del figlio unico" è ancora imposta con severe sanzioni per arrestare la crescita demografica. (B.P.)