Avvenire, Venerdì 5 maggio 2000

 

DIRITTI UMANI – Peggiora la già tragica condizione femminile in Afghanistan: una nuova campagna di Amnesty International

 

Notizie dall'inferno delle donne

 

La denuncia di Selay: «Ho visto picchiare un'anziana di 75 anni perché indossava scarpe bianche»

«I talebani continuano a commettere atrocità appellandosi al Corano e alla legge islamica»

 

Chiara Zappa

 

«Pochi giorni fa ero a Kabul e una mattina mi sono recata al mercato. Un gruppo di talebani stava picchiando qualcuno per la strada: sentivo dei pianti, così mi sono avvicinata per vedere chi fosse, e mi sono accorta che era una donna sui 75 anni. È svenuta dopo due o tre minuti. L'avevano picchiata perché indossava delle scarpe bianche e questo non è permesso, perché il bianco è anche il colore della bandiera dei talebani».

L'inferno quotidiano della donne afgane è racchiuso nell'episodio raccontato da Selay, attivista di Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan), un'associazione con sede in Pakistan che da oltre vent'anni lotta contro le continue violazioni dei più elementari diritti umani in Afghanistan. (…)

«Per quell'anziana donna non ho potuto fare nulla - torna a raccontare Selay - ma ho giurato ancora una volta a me stessa di continuare la mia battaglia contro queste creature disumane. (…) Con l'avvento al potere dei fondamentalisti islamici la ruota della storia è stata riportata indietro centinaia di anni». La vita di bimbe, ragazze e anziane del suo Paese è raccontata da Selay in modo drammaticamente dettagliato, e senza mezzi termini: «I talebani trattano le donne esattamente come bestiame. Esse sono private dei loro diritti basilari, come istruirsi e lavorare. Non possono lasciare la casa senza una scorta maschile (un parente stretto), non possono essere curate o operate da medici uomini. Sono obbligate ad indossare sacchi senza forma chiamati "burqas" che coprono completamente i loro corpi, non è loro permesso essere fotografate o filmate. Sono diffidate dall'usare qualsiasi tipo di cosmetici, dal ridere ad alta voce in pubblico, dal parlare alla radio, anche le finestre delle case sono oscurate in modo che le donne non possano essere viste dall'esterno. Nei loro confronti lapidazioni, fustigazioni, pestaggi e stupri da parte dei talebani e dei loro fratelli jehadi sono la routine. Molte donne, specialmente le vedove, per sopravvivere non hanno altra scelta che darsi all'accattonaggio e alla prostituzione».

In questa società dominata dagli uomini (benché i talebani non risparmino persecuzioni anche agli oppositori maschi), e dove i fondamentalisti vengono educati fin da piccoli a disprezzare la "metà debole della popolazione", l'oppressione femminile viene giustificata e legittimata attraverso il richiamo alla tradizione e soprattutto alla religione: «I talebani - continua Selay - commettono la maggior parte di queste atrocità nel nome del Corano e della Sharia, la legge islamica. Ci sono numerosi verdetti nel Corano e nell'Hadit (i detti del profeta Maometto) esplicitamente contro le donne, e sebbene ce ne siano altri che sono stati interpretati in difesa dei diritti femminili, fondamentalmente essi non si prestano in modo inequivocabile a questa interpretazione».

Dopo aver subito crudeli abusi, la vita può diventare terribile, a volte insopportabile: una recente indagine realizzata da Physicians for Human Rights ha rivelato che in Afghanistan almeno il 97% delle donne soffre di depressione maggiore, l'86% presenta sintomi significativi di ansia e quasi un quarto pensa con frequenza al suicidio. «Esistono molti casi di donne - conferma Selay - che si sono suicidate a causa di questi abusi: in particolare quelle che sono state violentate si ritrovano completamente umiliate. La maggior parte delle ragazze afgane preferirebbe essere uccisa piuttosto che stuprata, e molto spesso chi deve sopportare una violenza simile, dopo non trova altra strada se non quella di prostituirsi». (…)

«In Afghanistan esistono alcuni gruppi ed individui con ideali di libertà i quali combattono per la pace e la democrazia, ma essi sono deboli, non hanno risorse economiche e perciò non possono giocare un ruolo forte nella scena politica del Paese. Se le riserve estere di denaro ed armi che sostengono i terroristi fossero bandite una volta per tutte, la pace potrebbe prevalere nella nostra nazione».