Avvenire, Venerdì 5 maggio 2000
ROMA
– Al convegno sui martiri di comunismo e nazismo anche una profezia di Pio XII:
«Il Fuhrer è un invasato»
Paola Springhetti
ROMA. L'Albania, prima che il dittatore
Enver Hoxha prendesse il potere nel '44, aveva circa 200 sacerdoti. Quasi tutti
finirono in prigione e furono torturati, 31 furono fucilati, quattro vescovi
uccisi. Furono otto i sacerdoti che morirono sotto tortura, altri due in
conseguenza delle torture stesse; 19 in campi di sterminio, quattro furono
giustiziati senza processo. Ascoltare la testimonianza di Zef Simoni, vescovo
ausiliare di Scutari - intervenuto al convegno che ieri a Roma l'Ateneo
pontificio Regina Apostolorum ha dedicato ai «Martiri dell'Europa dell'Est e
del nazismo» - non è stato facile. E non solo per i numeri, ma per l'elenco
delle torture a cui religiosi e laici credenti erano sottoposti: scariche
elettriche, bocca piena di sale, frusta, uova bollenti sotto le ascelle,
piastre metalliche incandescenti…
Le cifre dei martiri del XX secolo sono spaventose, ma
all'interno di questa enorme realtà la persecuzione del regime comunista contro
i cattolici della piccola Albania sembra segnata da un sadismo paragonabile
forse solo alla violenza di alcuni episodi delle persecuzioni in Croazia. Simoni, che
è sopravvissuto a 12 anni di carcere, ha spiegato che la persecuzione, durata
fino al 1990, era totale perché «l'elemento cattolico teneva in vita e
coltivava la cultura occidentale e la umile civiltà europea, atlantica e la
civiltà cristiana in tutto il mondo». Non si trattava insomma di combattere un
gruppo, ma di cancellare una cultura, una morale, una storia. E le
discriminazioni verso i cattolici, in Albania, non sono del tutto sparite.
È proprio nel XX secolo che il
cristianesimo ha sperimentato la più grande persecuzione della storia, sia per
durata di tempo, sia per numero di vittime, grazie al nazismo da una parte, al
comunismo dall'altra. Nei Paesi comunisti si verificò, secondo padre Romano
Scalfi, fondatore di Russia Cristiana, «il tentativo di sostituirsi a Dio
attraverso la divinizzazione del partito», demiurgo unico garante della
felicità perfetta e universale. La Chiesa ortodossa russa prima del 1917
contava circa 210.000 membri del clero: prima del 1941 ne erano stati fucilati
130.000, insieme a 250 dei 300 vescovi. La Chiesa cattolica, con i suoi 900
sacerdoti, nel 1939 era completamente dispersa, cancellata per decreto e
deportata - quando non massacrata.
In Polonia
durante la seconda guerra mondiale circa 6400 ecclesiastici sono stati vittime
della repressione nazista: alcune diocesi hanno perso il 65% del loro clero.
Solo a Dachau furono internati 2794 sacerdoti e religiosi di 37 nazionalità, ad
Auschwitz erano imprigionati 416 ecclesiastici. Nella Germania di Hitler - che voleva «schiacciare la Chiesa
come si schiaccia un rospo» - un terzo del clero regolare e secolare subì
persecuzioni e un buon numero di preti finì nelle prigioni e nei campi di
concentramento.
Sono solo
alcune cifre, alcuni esempi, perché è molto più difficile quantificare le
vittime laiche, finite nei gulag o nei campi di concentramento o uccise per la
loro fede. Padri imprigionati perché avevano battezzato il figlio, contadini
russi deportati in blocco con le loro famiglie, profughi croati intercettati
durante la fuga…
Nel tracciare
un quadro della persecuzione nazista nei confronti della Chiesa, padre Peter Gumpel ha proposto di ricordare
non solo i martiri, ma anche «i moltissimi cattolici che rimasero fedeli alla
Chiesa, anche a costo dei più gravi sacrifici… Questa loro fedeltà è una
pagina di gloria per la Chiesa, che non deve essere dimenticata». Gumpel,
postulatore della Compagnia di Gesù, è convinto della necessità di rileggere
con più obiettività la storia di quegli anni, e in essa l'atteggiamento della
Chiesa nei confronti del nazismo e in particolare la figura di Pio XII, nei
confronti del quale «è in atto una vera campagna di diffamazione cominciata nel
1963». Lo storico gesuita ha riferito in proposito il giudizio pronunciato dal
Nunzio Pacelli poco prima di lasciare la Germania, all'inizio del 1930: «Hitler
è completamente invasato; quest'uomo è capace di calpestare i cadaveri e di
eliminare tutto ciò che gli è di ostacolo. Non riesco a capire come tanti in
Germania non sappiano trarre insegnamento da ciò che scrive e dice. Chi di
questi ha almeno letto il suo raccapricciante libro Mein Kampf?».