S.
Anselmo, Dottore della Chiesa: “da quando il Salvatore ascese al cielo, la
santa chiesa è stata agitata da grandi tribolazioni”
Dall’Enciclica
di S. Pio X “Communium rerum” (21-4-1909):
Vive Iddio e
farà che “tutte le cose si volgano in bene per quelli che amano Dio” (Rm 8,28);
anche da questi mali egli trarrà il suo bene, e sui tanti ostacoli, opposti
dalla umana perversità, farà rifulgere più splendido il trionfo dell’opera sua
e della sua chiesa. È questo il consiglio mirabile della sapienza divina:
queste “le imperscrutabili sue vie” (Rm 11,33) nel presente ordine di
Provvidenza – “poiché i pensieri miei non sono i pensieri vostri; né le vie
vostre, le vie mie, dice il Signore” (Is 55,8), - che la chiesa di Cristo
rinnovi sempre più in sé la vita del suo Istitutore divino, il quale tanto
patì, e in certo modo “dia compimento a ciò che rimane dei patimenti di Cristo”
(Col 1,24). Quindi la sua condizione di
militante in terra è quella appunto di vivere in mezzo alle difficoltà, alle
lotte, alle molestie continue, e così “entrare nel regno di Dio per via di
molte tribolazioni” (At 14,21), ricongiungendosi con quella già trionfante
nei cieli.
Il che ci
spiega pure assai opportunamente Anselmo nella sua omelia sopra le parole di
Matteo: “Gesù obbligò i suoi discepoli a montare nella barca. Secondo la
intelligenza mistica viene descritto sommariamente lo stato della chiesa dalla
venuta del Salvatore sino alla fine del mondo. … La nave dunque era sbattuta
dai flutti in mezzo al mare, mentre Gesù dimorava sulla vetta del monte; perché
da quando il Salvatore ascese al cielo,
la santa chiesa è stata agitata da grandi tribolazioni in questo mondo,
sbattuta da svariate tempeste di persecuzioni e vessata da perversità diverse
di uomini malvagi e tentata da vizi in molti modi. Perché le era contrario il
vento, mentre il soffio degli spiriti
maligni l’avversa continuamente, affinché non giunga al porto della salute;
tenta di travolgerla sotto i flutti delle avversità del secolo, movendole tutte
le contrarietà che può” (Hom. III).
Errano dunque gravemente coloro che si perdono di fede nella
tempesta,
perché vorrebbero per sé e per la chiesa uno stato permanente di piena
tranquillità, di prosperità universale, di riconoscimento pratico e unanime del
sacro suo potere senza contrasti. E
molto peggio e turpemente errano quelli che s’illudono di guadagnarsi questa
pace effimera col dissimulare i diritti e gli interessi della chiesa, col
sacrificarli ad interessi privati, con l’attenuarli ingiustamente, col
conformarsi al mondo, “che tutto sta sottoposto al maligno” (1Gv 5,19),
sotto specie di riconciliarsi i fautori della novità e ravvicinarli alla
chiesa, quasi fosse possibile una
composizione o accordo tra la luce e le tenebre, fra Cristo e Belial. È questa
un’allucinazione vecchia quanto il
mondo, finché vi resteranno soldati deboli o traditori che al primo colpo
gettano le armi o scendono a patteggiare col nemico, che qui è il nemico
irreconciliabile di Dio e degli uomini.