Nella mistica
atmosfera della cripta di san Lorenzo al Verano, dedicata al Martire
Proto-Diacono della Chiesa di Roma, martedì 4 aprile u.s. si è svolta la
ricognizione del corpo del Venerabile Papa Pio IX che li riposa dal 13 luglio
1881, tre anni dopo il suo pio transito, avvento in Vaticano il 7 febbraio
1878.
Il
Giudice Presidente del Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma Mons. Gianfranco
Bella aveva tutto disposto con cura e dignità coadiuvato dal Promotore di
Giustizia don Giuseppe D’Alonso e dal Cancelliere del Tribunale dello stesso
Vicariato Cav. Giuseppe Gobbi.
Il
Postulatore della Causa Mons. Brunero Gherardini, promotore “ex iure” della
esumazione dei resti mortali – com’è consuetudine fare prima di ogni
beatificazione e canonizzazione specialmente se distanziate nel tempo – ha
seguito con affettuosa trepidazione questo rito che prelude ormai alla attesa
cerimonia di Beatificazione stabilita per il 3 settembre di questo Anno
Giubilare.
Erano
presenti S.E. il Card. Jorge Arturo Medina Estévez, Prefetto della
Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, e l’Ecc.mo
Segretario dello stesso Dicastero, Mons. Francesco Pio Tamburrino,
particolarmente legati alla memoria della santità di vita e della valenza
ecclesiale di papa Mastai Ferretti.
Senigallia,
la città e la comunità cristiana che il 13 maggio 1792 gli hanno dato i natali,
era ben rappresentata dal Vescovo emerito S.E. Mons. Odo Fusi Pecci anche nella
sua qualità di Delegato del Vescovo Mons. Giuseppe Orlandoni e di Presidente
del Comitato esecutivo costituitosi in Senigallia in vista della prossima
Beatificazione.
La
diocesi di Senigallia del resto era ben presente alla cerimonia con un comitato
di cinque Sacerdoti, tra diocesani e religiosi, coadiuvati da laici
amministratori della famosa “Pia Opera Mastai Ferretti”, tuttora fiorentissima
e benemerita, e “segno sensibile” della carità inesauribile del Venerabile
Pontefice Marchigiano.
Assistevano
anche alcuni rappresentanti della Curia Romana come S.E. Mons. Luigi De
Magistris, Reggente della Penitenzieria Apostolica, Giudici del Tribunale del
Vicariato di Roma e rappresentanti del Ven. Capitolo di San Pietro tra i quali
Mons. Jesús Irigoyen e Mons. Michele Basso.
Nutrita
era anche la presenza di Sacerdoti e Religiosi, venuti anche dall’estero e ai
quali hanno fatto gli onori di casa i Reverendi Padri Cappuccini, Custodi delle
spoglie del Pontefice e presieduti dal parroco P. Marco Luigi Volpi e dal P.
Sergio Martina, Superiore della Comunità dei Padri Cappuccini al servizio della
Basilica e Parrocchia di san Lorenzo al Verano.
Quando
il Giudice Mons. Bella e il Prof. Arnaldo Capelli, anatomo-patologo della Facoltà
di Medicina dell’Università Cattolica del S. Cuore, in Roma, coadiuvati del Dr.
Nazareno Gabrielli del Laboratorio dei Musei Vaticani, hanno dato disposizione
di aprire l’urna contenente il corpo del venerabile Pontefice, c’è stato un
momento di profonda e intensa commozione.
Pio IX, quasi perfettamente
conservato, dopo l’ultima ricognizione effettuata sotto Pio XII dal 25 ottobre
al 24 novembre 1956, è apparso in tutta
la serenità della sua umanità così come è ricordato dalla documentazione
fotografica, dall’iconografia tradizionale e consolidata, dalla descrizione
fatta dai testi nelle deposizione processuali. Se è lecito ricondurci ad
analisi fatte con stile elevante ed invitante alla santità di autori ed
agiografi moderni di grande valore come il non dimenticato Piero Bargellini e
il P. Domenico Mondrone, S.I., potremmo
definirlo un uomo dotato di una spiccata umanità, di una impressionante dignità distesa e resa più significativa dalla
serenità del volto incorrotto nella silenziosa maestà della morte.
Tra i presenti, la sola nipote superstite, la Principessa
Patrizia Torlonia, non ha saputo trattenere lacrime di
intensa commozione e di gioia, lei che unica dei partecipanti aveva assistito
alla ricognizione del 1956. Lei stessa ha
dunque potuto constatare la perfetta conservazione del corpo del Pontefice.
(…)
Quel certo “indefinibile ed amabile sorriso” impresso sul
volto del Pontefice dormiente ha sorpreso e incuriosito gli astanti.
Ricordando di
aver letto parte degli Atti processuali sono tornato con particolare attenzione
al “momento mortis”. Nella storia della Chiesa, per le particolari circostanze
in cui si trovò a vivere, pochi Papi, come Pio IX, furono assistiti sul letto
di morte da tanti Cardinali, Vescovi, Prelati e quasi dall’intero Sacro Collegio
anche per la sua dolcezza ed amabilità. Dicono le testimonianze che il Card.
Bilio, Penitenziere Maggiore che lo assisteva, vedendo il Pontefice ormai alla
fine e molto assorto in preghiera, gli chiese di poter iniziare la preghiera
del congedo cristiano da questo mondo.
Per il lettore
non abituato al “Rituale” latino la preghiera inizia con le parole:
“Proficiscere anima cristiana de hoc mundo”. Così fece il Card. Bilio ma si
fermò quando si accorse che il Papa si rianimava. Allora Pio IX con voce flebile
e con un cenno della mano, sorridendo dolcemente, gli disse: “Sì,
proficiscere…” e al termine della preghiera di commiato lo udirono concludere:
“Laetantes ibimus” – andremo lieti al Signore.
Tutta Roma
accorse in San Pietro nella Cappella del SS.mo Sacramento, vide e ammirò il bel
viso del Pontefice sorridente nel sonno della morte (cfr. “Positio super Causae
Introductione”, pp. 176-179).
Pio IX ha
scritto nel suo testamento che desiderava essere sepolto accanto al
Proto-Diacono san Lorenzo, nella Basilica dedicata al grande Martire della
Chiesa di Roma volendo restare fino al giorno della resurrezione in mezzo al
suo popolo che amò intensamente.
La Provvidenza ha disposto, a distanza di 122 anni, che il
corpo del Pontefice giungesse incorrotto fino a noi.
Dopo la Beatificazione i corpi dei beati possono essere esposti alla
venerazione dei fedeli che si rivolgono a loro come intercessori presso il
Signore. Nel rigoroso rispetto della splendida motivazione della volontà
testamentaria di Papa Pio IX è certamente auspicabile che il corpo del
Pontefice possa essere meglio collocato nella stessa Basilica in un altare
adeguato. Tanto più che, è notizia dell’ultima ora, la diocesi di Senigallia
con gesto di squisita sensibilità ecclesiale si è offerta per donare un’urna di
metallo pregiato e di cristallo ove riporre le venerate spoglie del Pontefice.
Dalla lettera
di Pio IX al presidente e ai membri del Circolo Sant’Ambrogio di Milano, del
6-3-1873, in La Civiltà Cattolica,
Roma 1873, serie VIII, vol. X, fasc. 547, pp. 99-100:
«Ma, sebbene i figli del secolo siano più
astuti dei figli della luce, le loro frodi però e la loro violenza
riescirebbero meno nocive, se molti, che diconsi cattolici di nome, non
stendessero loro amica la mano. Poiché non mancano di quelli che, quasi per
andar di conserva con essi, si sforzano di stringere società tra la luce e le
tenebre, e comunanza tra la giustizia e l’iniquità per mezzo di dottrine che
dicono cattolico-liberali, che, basate su perniciosissimi principi, blandiscono
alla laica podestà che invade le cose spirituali, e spingono gli animi ad
ossequio o almeno a tolleranza d’iniquissime leggi, come se non fosse scritto:
niuno può servire a due padroni. Questi sono molto più pericolosi e più fatali
degli aperti nemici, sia perché inosservati, e forse anche senza che se ne
accorgano, assecondano gli sforzi loro, sia perché limitandosi fra certi
confini di riprovate opinioni, presentano un’apparenza di probità e di
intemerata dottrina, la quale affascina gl’imprudenti amatori della
conciliazione, e trae in inganno gli onesti, i quali si opporrebbero all’errore
aperto; e così dividono gli animi, squarciano l’unità, e fiaccano quelle forze,
che insieme unite si dovrebbero opporre agli avversari».