L’Osservatore Romano, 9 Aprile 2000

 

La ricognizione dei resti mortali del venerabile Papa Pio IX

 

Carlo Liberati

 

Nella mistica atmosfera della cripta di san Lorenzo al Verano, dedicata al Martire Proto-Diacono della Chiesa di Roma, martedì 4 aprile u.s. si è svolta la ricognizione del corpo del Venerabile Papa Pio IX che li riposa dal 13 luglio 1881, tre anni dopo il suo pio transito, avvento in Vaticano il 7 febbraio 1878.

Il Giudice Presidente del Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma Mons. Gianfranco Bella aveva tutto disposto con cura e dignità coadiuvato dal Promotore di Giustizia don Giuseppe D’Alonso e dal Cancelliere del Tribunale dello stesso Vicariato Cav. Giuseppe Gobbi.

Il Postulatore della Causa Mons. Brunero Gherardini, promotore “ex iure” della esumazione dei resti mortali – com’è consuetudine fare prima di ogni beatificazione e canonizzazione specialmente se distanziate nel tempo – ha seguito con affettuosa trepidazione questo rito che prelude ormai alla attesa cerimonia di Beatificazione stabilita per il 3 settembre di questo Anno Giubilare.

Erano presenti S.E. il Card. Jorge Arturo Medina Estévez, Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, e l’Ecc.mo Segretario dello stesso Dicastero, Mons. Francesco Pio Tamburrino, particolarmente legati alla memoria della santità di vita e della valenza ecclesiale di papa Mastai Ferretti.

Senigallia, la città e la comunità cristiana che il 13 maggio 1792 gli hanno dato i natali, era ben rappresentata dal Vescovo emerito S.E. Mons. Odo Fusi Pecci anche nella sua qualità di Delegato del Vescovo Mons. Giuseppe Orlandoni e di Presidente del Comitato esecutivo costituitosi in Senigallia in vista della prossima Beatificazione.

La diocesi di Senigallia del resto era ben presente alla cerimonia con un comitato di cinque Sacerdoti, tra diocesani e religiosi, coadiuvati da laici amministratori della famosa “Pia Opera Mastai Ferretti”, tuttora fiorentissima e benemerita, e “segno sensibile” della carità inesauribile del Venerabile Pontefice Marchigiano.

Assistevano anche alcuni rappresentanti della Curia Romana come S.E. Mons. Luigi De Magistris, Reggente della Penitenzieria Apostolica, Giudici del Tribunale del Vicariato di Roma e rappresentanti del Ven. Capitolo di San Pietro tra i quali Mons. Jesús Irigoyen e Mons. Michele Basso.

Nutrita era anche la presenza di Sacerdoti e Religiosi, venuti anche dall’estero e ai quali hanno fatto gli onori di casa i Reverendi Padri Cappuccini, Custodi delle spoglie del Pontefice e presieduti dal parroco P. Marco Luigi Volpi e dal P. Sergio Martina, Superiore della Comunità dei Padri Cappuccini al servizio della Basilica e Parrocchia di san Lorenzo al Verano.

Quando il Giudice Mons. Bella e il Prof. Arnaldo Capelli, anatomo-patologo della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del S. Cuore, in Roma, coadiuvati del Dr. Nazareno Gabrielli del Laboratorio dei Musei Vaticani, hanno dato disposizione di aprire l’urna contenente il corpo del venerabile Pontefice, c’è stato un momento di profonda e intensa commozione.

Pio IX, quasi perfettamente conservato, dopo l’ultima ricognizione effettuata sotto Pio XII dal 25 ottobre al 24 novembre 1956, è apparso in tutta la serenità della sua umanità così come è ricordato dalla documentazione fotografica, dall’iconografia tradizionale e consolidata, dalla descrizione fatta dai testi nelle deposizione processuali. Se è lecito ricondurci ad analisi fatte con stile elevante ed invitante alla santità di autori ed agiografi moderni di grande valore come il non dimenticato Piero Bargellini e il P.  Domenico Mondrone, S.I., potremmo definirlo un uomo dotato di una spiccata umanità, di una impressionante dignità distesa e resa più significativa dalla serenità del volto incorrotto nella silenziosa maestà della morte.

Tra i presenti, la sola nipote superstite, la Principessa Patrizia Torlonia, non ha saputo trattenere lacrime di intensa commozione e di gioia, lei che unica dei partecipanti aveva assistito alla ricognizione del 1956. Lei stessa ha dunque potuto constatare la perfetta conservazione del corpo del Pontefice. (…)

Quel certo “indefinibile ed amabile sorriso” impresso sul volto del Pontefice dormiente ha sorpreso e incuriosito gli astanti.

Ricordando di aver letto parte degli Atti processuali sono tornato con particolare attenzione al “momento mortis”. Nella storia della Chiesa, per le particolari circostanze in cui si trovò a vivere, pochi Papi, come Pio IX, furono assistiti sul letto di morte da tanti Cardinali, Vescovi, Prelati e quasi dall’intero Sacro Collegio anche per la sua dolcezza ed amabilità. Dicono le testimonianze che il Card. Bilio, Penitenziere Maggiore che lo assisteva, vedendo il Pontefice ormai alla fine e molto assorto in preghiera, gli chiese di poter iniziare la preghiera del congedo cristiano da questo mondo.

Per il lettore non abituato al “Rituale” latino la preghiera inizia con le parole: “Proficiscere anima cristiana de hoc mundo”. Così fece il Card. Bilio ma si fermò quando si accorse che il Papa si rianimava. Allora Pio IX con voce flebile e con un cenno della mano, sorridendo dolcemente, gli disse: “Sì, proficiscere…” e al termine della preghiera di commiato lo udirono concludere: “Laetantes ibimus” – andremo lieti al Signore.

Tutta Roma accorse in San Pietro nella Cappella del SS.mo Sacramento, vide e ammirò il bel viso del Pontefice sorridente nel sonno della morte (cfr. “Positio super Causae Introductione”, pp. 176-179).

Pio IX ha scritto nel suo testamento che desiderava essere sepolto accanto al Proto-Diacono san Lorenzo, nella Basilica dedicata al grande Martire della Chiesa di Roma volendo restare fino al giorno della resurrezione in mezzo al suo popolo che amò intensamente.

La Provvidenza ha disposto, a distanza di 122 anni, che il corpo del Pontefice giungesse incorrotto fino a noi. Dopo la Beatificazione i corpi dei beati possono essere esposti alla venerazione dei fedeli che si rivolgono a loro come intercessori presso il Signore. Nel rigoroso rispetto della splendida motivazione della volontà testamentaria di Papa Pio IX è certamente auspicabile che il corpo del Pontefice possa essere meglio collocato nella stessa Basilica in un altare adeguato. Tanto più che, è notizia dell’ultima ora, la diocesi di Senigallia con gesto di squisita sensibilità ecclesiale si è offerta per donare un’urna di metallo pregiato e di cristallo ove riporre le venerate spoglie del Pontefice.

 

 

 

“Questi molto più pericolosi e più fatali degli aperti nemici”

 

Dalla lettera di Pio IX al presidente e ai membri del Circolo Sant’Ambrogio di Milano, del 6-3-1873, in La Civiltà Cattolica, Roma 1873, serie VIII, vol. X, fasc. 547, pp. 99-100:

 «Ma, sebbene i figli del secolo siano più astuti dei figli della luce, le loro frodi però e la loro violenza riescirebbero meno nocive, se molti, che diconsi cattolici di nome, non stendessero loro amica la mano. Poiché non mancano di quelli che, quasi per andar di conserva con essi, si sforzano di stringere società tra la luce e le tenebre, e comunanza tra la giustizia e l’iniquità per mezzo di dottrine che dicono cattolico-liberali, che, basate su perniciosissimi principi, blandiscono alla laica podestà che invade le cose spirituali, e spingono gli animi ad ossequio o almeno a tolleranza d’iniquissime leggi, come se non fosse scritto: niuno può servire a due padroni. Questi sono molto più pericolosi e più fatali degli aperti nemici, sia perché inosservati, e forse anche senza che se ne accorgano, assecondano gli sforzi loro, sia perché limitandosi fra certi confini di riprovate opinioni, presentano un’apparenza di probità e di intemerata dottrina, la quale affascina gl’imprudenti amatori della conciliazione, e trae in inganno gli onesti, i quali si opporrebbero all’errore aperto; e così dividono gli animi, squarciano l’unità, e fiaccano quelle forze, che insieme unite si dovrebbero opporre agli avversari».